“La città di Dio” e la cultura nell’Ordine agostiniano

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agostino

Il mondo della cultura si sta preparando per celebrare l’anniversario nel 2026, dei 1600 anni (426-2026) – oggi diremmo pubblicazione – da parte di sant’Agostino de La città di Dio. Ed è interessante raccogliere dallo stesso Agostino – Dalle Ritrattazioni – il perché sia stata scritta l’opera che nei secoli, in tutto il mondo, non ha mai smesso di assurgere, incidere, segnare le coscienze delle persone.

«Frattanto Roma fu messa a ferro e fuoco con l’invasione dei Goti che militavano sotto il re Alarico; l’occupazione causò un’enorme sciagura. Gli adoratori dei molti falsi dèi, che con un appellativo in uso chiamiamo pagani tentarono di attribuire il disastro alla religione cristiana e cominciarono a insultare il Dio vero con maggiore acrimonia e insolenza del solito. Per questo motivo io, ardendo dello zelo della casa di Dio, ho stabilito di scrivere i libri de La città di Dio contro questi insulti perché sono errori. L’opera mi tenne occupato per molti anni. Si frapponevano altri impegni che non era opportuno rimandare e che esigevano da me una soluzione immediata. Finalmente questa grande opera, La città di Dio, fu condotta a termine in ventidue libri»[1] (in cauda dell’articolo sintesi de La città di Dio).

Ora, tra le tappa di avvicinamento all’evento è inevitabile mettere in risalto, in tutti i suoi aspetti, qual è la portata culturale dell’Ordine Agostiniano. E per l’occasione, abbiamo contattato, per SettimanaNews, il padre agostiniano Pasquale Cormio, docente al Pontificium Institutum Patristicum Augustinianum.

  • Padre Cormio, qual è l’ambito Accademico più prestigioso?

L’Ordine di sant’Agostino promuove un’attenzione particolare agli studi scientifici di carattere teologico e patristico attraverso il “Pontificio Istituto Patristico Augustinianum”, inserito, ad instar facultatis, nella Pontificia Università Lateranense. Fin dalla sua fondazione da parte della Sede Apostolica nel corso del secolo XIII, l’Ordine agostiniano ha saputo affiancare ad un servizio pastorale anche gli studi nelle discipline sacre, al punto tale da occupare con alcuni maestri di primo livello (Egidio Romano, Giacomo da Viterbo, Gregorio da Rimini, Tommaso da Strasburgo, Agostino da Ancona e molti altri) le cattedre accademiche di Parigi, Oxford, Cambridge, Bologna e di altre principali università europee.

L’attuale Istituto Patristico ha ereditato le prerogative dello Studium Generale Romanum, eretto nel secolo XIV presso il convento di Sant’Agostino in Campo Marzio al quale, a partire dal secolo XVII, venne annessa la celebre Biblioteca Angelica, fondata nel 1604 dall’agostiniano Angelo Rocca da Arcevia (1545-1620), vescovo titolare di Tagaste e prefetto del Sacrario apostolico. In seguito alla soppressione del convento di Sant’Agostino (1873) – antica sede della Curia generale dell’Ordine – e incamerata dallo Stato italiano la Biblioteca Angelica, il Priore generale e la sua Curia si trasferirono, insieme all’annesso centro di studi dell’Ordine, nella sede attuale, l’antica villa rinascimentale della famiglia Cesi che è adiacente al colonnato di piazza San Pietro. Il 14 febbraio 1969 veniva fondato l’Institutum Patristicum Augustinianum, riconosciuto dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica. Con rescritto di papa Francesco, datato il 16 gennaio 2023, l’Istituto è stato insignito del titolo di “Pontificio”.

L’Istituto promuove la ricerca e l’insegnamento su autori e scritti cristiani, del mondo greco e latino, dal I al IX secolo, dando attenzione ai contenuti teologici e dottrinali, ma senza trascurare quelli linguistici e letterari. Affianca alla docenza anche un’intensa attività di studio, disponendo di una rifornita biblioteca sull’antichità cristiana e sui Padri della Chiesa e di pubblicazioni periodiche, come la rivista Augustinianum, o di collane, come Studia Ephemeridis Augustinianum (1967- ) e Sussidi Patristici (1981- ). Con cadenza annuale, a partire dal 1972, nel mese di maggio si tengono presso l’Istituto importanti simposi e manifestazioni culturali dedicate a tematiche inerenti all’antichità cristiana.

  • Ci sono rapporti tra mondo accademico e istituzioni nazionali e locali?

La Provincia agostiniana d’Italia, con sede a Roma nel Convento di sant’Agostino in Campo Marzio, si impegna in una diffusione della conoscenza di sant’Agostino, delle sue opere e della storia dei frati agostiniani attraverso propri organi di servizio culturale. Tra questi l’Ente, che più la qualifica per questa mediazione culturale, è la “Nuova Biblioteca Agostiniana”. In collaborazione con la casa editrice “Città Nuova”, la NBA ha curato la pubblicazione dell’opera omnia del Vescovo di Ippona, in traduzione italiana con testo latino a fronte. Si tratta di un lavoro unico, perché nessun’altra collana estera può sfoggiare tra i propri titoli la traduzione in lingua moderna di tutto Agostino. Siamo di fronte ad una serie di oltre 70 tomi rilegati in tela, con l’aggiunta di strumenti di ricerca, di indici e di tre volumi sull’iconografia agostiniana, per offrire una panoramica delle immagini e dei cicli pittorici del nostro Santo dalle prime testimonianza medievali sino ai nostri giorni.

A fianco della edizione cartacea vi è la possibilità di navigare nel sito www.augustinus.it per consultare le opere di Agostino in italiano e in latino, ma anche in altre traduzioni moderne, e per avvalersi di altri documenti sul pensiero agostiniano. La “Nuova Biblioteca Agostiniana” è attenta a promuovere gli studi agostiniani ad ogni livello, organizzando convegni di studio, congressi, incontri culturali anche fuori della propria sede, istituendo borse di studio per giovani dottorandi e ricercatori in materia agostiniana.

  • I riferimenti di realtà agostiniane sul territorio nazionale: biblioteche, archivi, centri di ricerca?

Il servizio della cultura della Provincia agostiniana d’Italia è svolto a livello locale attraverso l’apporto offerto da Biblioteche o Enti che lavorano in collaborazione con le comunità religiose territoriali. Si tratta della promozione e conoscenza del patrimonio storico, artistico e letterario ereditato nel corso dei secoli. Tra le biblioteche attive nella ricerca sulla storia dell’Ordine agostiniano vogliamo citare alcuni esempi più rappresentativi nel territorio italiano: la Biblioteca “Luigi Torelli” del Convento di san Giacomo Maggiore a Bologna. Con la comunità agostiniana, presente a Bologna dal 1267, collabora il Centro Studi “Cherubino Ghirardacci”, associazione di promozione sociale che si occupa dello studio della città, del paesaggio e della loro rappresentazione per una crescita consapevole e critica della società e della persona umana. Il “San Giacomo Festival” è una manifestazione affermata dal 2006 a livello internazionale, proponendo una serie di concerti di musica vocale o da camera, ad ingresso gratuito, nell’adiacente Oratorio di Santa Cecilia.

A Tolentino, nelle Marche, la “Biblioteca Egidiana” del Convento di san Nicola è attenta alla ricerca e catalogazione dei testi su Agostino, la storia dell’Ordine e la presenza agostiniana nella regione Marche. La comunità di Firenze promuove ogni anno iniziative di studio su Agostino e il pensiero agostiniano alla luce dei recenti sviluppi del pensiero filosofico e teologico. Viterbo, con la comunità della SS. Trinità, è divenuta un centro qualificato di ricerca sia per la Biblioteca, specializzata in materia agostiniana, sia per l’Archivio della Provincia agostiniana d’Italia, dove sono confluiti i fondi storici e i documenti della presenza dei frati agostiniani, dalla loro prima esperienza eremitica risalente al periodo medioevale fino alla sezione moderna e contemporanea.

A Genazzano, in provincia di Roma, la comunità del Santuario della Madre del Buon Consiglio, sta completando i lavori di allestimento e catalogazione della Biblioteca conventuale Vasqueziana, che prende questo nome da Francesco Saverio Vasquez, Priore generale degli Agostiniani, che promosse e finanziò l’ampliamento del convento.

  • Quali sono i sistemi e metodi di veicolo della cultura: riviste, bollettini?

Le comunità agostiniane d’Italia sono impegnate nella stampa di Bollettini, spesso associati a Santuari e luoghi di culto, per favorire una diffusione e conoscenza del Santo venerato in quel territorio e delle iniziative che vengono organizzate per attestarne la devozione. La produzione cartacea è stata affiancata anche da una divulgazione delle notizie per via digitale, sfruttando i canali dei media oggi di particolare uso. Le riviste in formato cartaceo, stampate a Cascia, Genazzano, Milano, Tolentino, Noicattaro, costituiscono un’importante rete di relazione tar le comunità, ma anche propongono una divulgazione storica e locale, con un approfondimento al servizio pastorale svolto dai religiosi.

  • Luoghi ed eventi culturali? Appuntamenti tradizionali di incontri culturali (Viterbo, Napoli).

Ogni comunità è sollecita nel promuovere iniziative culturali, sotto forma di giornate di studio, di appuntamenti settimanali, di incontri distribuiti nel corso dell’anno: sono una preziosa occasione di approfondimento su Agostino, di letture di opere agostiniane, di presentazioni di libri che riguardano la storia dell’Ordine.

Tre iniziative accademiche coinvolgono direttamente la Provincia Agostiniana d’Italia – attraverso l’Ente “Nuova Biblioteca Agostiniana” – in collaborazione con le Università statali o Ecclesiastiche o altri centri studi. Il primo evento è la “Lectio Augustini” di Pavia: giunta alla sua 55ª edizione, consiste in una giornata di studio su sant’Agostino, con la partecipazione di Università statali, quali l’Università di Pavia e la Cattolica di Milano. Inserita nel programma della Settimana Agostiniana, che coincide con la festa del Battesimo di sant’Agostino (24 aprile), ha consentito dal 1969 di sviluppare l’analisi dei principali temi del pensiero agostiniano: la concezione del male e l’esistenza di Dio, la Provvidenza che guida la storia, i rapporti tra Chiesa e Cultura e Storia: In una seconda fase si è passati ad una lettura cursiva delle principali opere di Agostino, dalle Confessioni ai Dialoghi filosofici, dal De civitate Dei al De Trinitate e ai Commenti alla Genesi. In uno sviluppo recente la proposta formativa si tiene a fine febbraio, in prossimità del 28 febbraio quando si ricorda l’arrivo delle reliquie del Santo di Ippona dalla Sardegna a Pavia. La “Lectio Augustini Neapolitana” è una seconda opportunità di ricerca su sant’Agostino.

Ha avuto inizio a Napoli in incontri mensili pomeridiani presso la Chiesa di S. Girolamo delle Monache, su proposta degli Agostiniani di Napoli nel 1997, in occasione del XVI centenario dell’elezione a vescovo di Ippona (396-1996). Da quel primo appuntamento sono seguite altre 29 edizioni, alle quali hanno contribuito con sempre maggior interessamento la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Sezione San Tommaso, l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” e “Federico II”.

La scelta degli interventi consente di indagare un tema ricavato dalla produzione letteraria di Agostino, posto a confronto con sviluppi contemporanei: tra gli ultimi titoli, spiccano le riflessioni sull’etica del linguaggio, sul fondamento dell’agire responsabile, sui rapporti tra Ebrei e Cristiani, sulla guerra giusta, sulle prospettive della teologia trinitaria in relazione con i 1700 anni dal Concilio di Nicea. Di recente istituzione è la giornata di studi su sant’Agostino che si tiene a Viterbo, nel convento della SS. Trinità, organizzata dai frati agostiniani e l’Istituto Teologico “San Pietro”: un’occasione per proporre agli studenti di teologia un approccio diretto ai testi del vescovo di Ippona.

  • Vige nell’Ordine la logica si andare incontro a ogni esigenza e livello coscienziale culturale. Non esiste solo il mondo Accademico?

A chi desidera avere un primo approccio alla conoscenza di Agostino possiamo offrire una proposta culturale in due sezioni, una settimanale l’altra semestrale. Entrambe sono organizzate dalla Cathedra Augustiniana, una istituzione che collabora con l’Augustinianum dal 1959, anno della sua fondazione, per mettere in luce, attraverso pubbliche letture, la dottrina di sant’Agostino e il suo influsso sui posteri, specialmente la sua importanza per la teologia, la filosofia e le problematiche contemporanee. Per assolvere ad una tale finalità, far conoscere la dottrina e la spiritualità del vescovo di Ippona a studenti delle diverse discipline umanistiche ed ecclesiastiche, a membri di istituti e congregazioni religiose e ai laici, la Cathedra Augustiniana organizza nella seconda settimana di novembre un ciclo di lezioni su sant’Agostino, con al centro le sue opere principali, gli aspetti teologici e letterari del suo pensiero; mentre nei mesi da febbraio a maggio, ogni mercoledì, propone la lettura e analisi di un’opera di Agostino. Per maggiori informazioni è consultabile il sito: www.patristicum.org

  • Oggi alla luce dell’elezione di Leone XIV l’Ordine si sente maggiormente chiamato a testimoniare la sapidezza culturale di sant’Agostino?

In un incontro familiare che si è tenuto il 13 maggio nella Curia Generalizia Agostiniana, papa Leone XIV, dopo aver presieduto la celebrazione della Messa e condiviso il pasto con i suoi confratelli, nel saluto finale alla comunità ha voluto ribadire l’importanza del ruolo che l’Augustinianum ha rivestito e continua a rivestire nella conoscenza e diffusione dell’insegnamento di sant’Agostino.

Riscoprire l’attualità del pensiero di Agostino consente di avere strumenti culturali per interpretare il nostro tempo storico, rintracciando quei “principi universali” per affrontare questioni teologiche, ma anche politico-sociali o antropologiche, che costituiscono le sfide dei nostri giorni. Come possiamo constatare con tutti gli autori classici, sebbene essi siano datati, vale a dire collocati in uno spazio e in un tempo lontano da noi, e segnati dalla loro cultura, tuttavia sono portatori di un messaggio che li oltrepassa, che in ogni epoca non perde la sua incisività e la sua portata di attualità.

Vorrei proporre un esempio: il ricorso al dialogo, come paradigma interpretativo nei rapporti politico-religiosi, come una via privilegiata per costruire ponti di amicizia, per promuovere legami di pace. Sappiamo quanto questo tema risulti urgente in questi ultimi tempi, come testimonia la cronaca internazionale non solo a livello politico-sociale (scenari di guerra in corso, minaccia del terrorismo, dell’uso delle armi nucleari…), ma anche sul piano religioso-culturale (scontro tra civiltà, critica all’Occidente, rapporto con la scienza e la tecnica…).

Agostino si serve del dialogo per illustrare l’identità della fede cattolica, prospettando un principio di tolleranza nell’incontro con la cultura pagana, le istituzioni politiche e civili, i movimenti religiosi del suo tempo. Anche quando la polemica è rovente e sfocia nelle accuse personali da parte dei suoi avversari (manichei, ariani, donatisti, pelagiani), Agostino, vescovo e pastore, sceglie di dialogare, di cercare un punto di incontro.

La sua preoccupazione è di affermare la verità cristiana, senza compromessi nei confronti dell’errore, volendo tutelare sempre le persone, riconoscendo quanto di buono e di vero può esservi nelle altrui posizioni. Agostino è convinto che Cristo, come Verbo di Dio e Verità, illumina le menti di tutti gli uomini, per cui tutti possono arrivare, in misura limitata, magari in mezzo a tanti errori, a cogliere qualche germe di verità: questo vale nell’etica (ecco la legge naturale), ma vale anche sul piano della conoscenza dell’esistenza e dell’azione provvidente di Dio. La regola, sempre valida, è di cercare in colui con cui dialoghiamo, non in primo luogo l’errore, ma la verità che anche lui ammette come noi.

Da queste premesse si possono ricavare alcuni principi costitutivi dell’approccio dialogico di Agostino: a) Avviare il dialogo non dai punti di contrasto o di divisione, ma da ciò che accomuna gli interlocutori; b) Guidare l’interlocutore alla verità, definita come il bene comune; c) Approvare e lodare tutto ciò che di retto, vero e giusto si ritrova negli uomini, sapendo che non vi è alcuna dottrina tanto falsa che non contenga in sé qualcosa di buono; d) Condannare con risolutezza l’errore, ma mostrando indulgenza verso le persone. Agostino ci indica una via da percorrere anche per il nostro tempo così minacciato più da contrasti che da vie di riconciliazione e di incontro rispettoso e fraterno.


Sintesi de La città di Dio di sant’Agostino[2]

I primi cinque confutano coloro i quali vogliono la vicenda umana così prospera da ritenere necessario il culto dei molti dèi che i pagani erano soliti adorare. Sostengono quindi che avvengano in grande numero queste sciagure in seguito alla proibizione del culto politeistico.

Gli altri cinque contengono la confutazione di coloro i quali ammettono che le sciagure non sono mai mancate e non mancheranno mai agli uomini e che esse, ora grandi ora piccole, variano secondo i luoghi, i tempi e le persone. Sostengono tuttavia che il politeismo e relative pratiche sacrali sono utili per la vita che verrà dopo la morte. Con questi dieci libri, dunque, sono respinte queste due infondate opinioni contrarie alla religione cristiana. Qualcuno poteva ribattere che noi avevamo confutato gli errori degli altri senza affermare le nostre verità. Questo è l’assunto della seconda parte dell’opera che comprende dodici libri. Tuttavia, all’occasione anche nei primi dieci affermiamo le nostre verità e negli altri dodici confutiamo gli errori contrari.

Dei dodici libri che seguono dunque i primi quattro contengono l’origine delle due città, una di Dio e l’altra del mondo; gli altri quattro, il loro svolgimento o sviluppo; i quattro successivi, che sono anche gli ultimi, il fine proprio. Sebbene tutti i ventidue libri riguardino l’una e l’altra città, hanno tuttavia derivato il titolo dalla migliore. Perciò è stata preferita l’intestazione La città di Dio. Nel decimo libro non doveva esser considerato un miracolo il fatto che in un sacrificio che Abramo offrì, una fiamma venuta dal cielo trascorse tra le vittime divise a metà, perché gli fu mostrato in una visione. Nel libro decimosettimo si afferma di Samuele che non era dei figli di Aronne. Era preferibile dire: Non era figlio di un sacerdote. Infatti, era piuttosto costume garantito dalla legge che i figli dei sacerdoti succedessero ai sacerdoti defunti; tra i figli di Aronne si trova appunto il padre di Samuele, ma non fu sacerdote. Né si deve considerare tra i figli, nel senso che discendesse da Aronne, ma nel senso che tutti gli appartenenti al popolo ebraico son detti figli di Israele. L’opera comincia così: Gloriosissimam civitatem Dei.


[1] Agostino, Le Ritrattazioni, 2.43.

[2] Ibidem, 2.43.

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