
Settimana News ha già ospitato lo scorso 1° dicembre 2025 una lucida e puntuale reazione al bestseller di Vito Mancuso Gesù e Cristo (Garzanti 2025) a firma di Andrea Grillo. Nella scia di quelle osservazioni di taglio contenutistico, il presente contributo del teologo Marco Vergottini (il cui titolo proposto dall’autore è «Gesù è, o non è, il Cristo. Una scelta di affidamento e di libertà») si premura di affrontare il testo con un registro più formale e metodologico.
Una cosa va detta in apertura: Vito Mancuso è un «drago» nel formulare i titoli. Sa dare ai suoi libri nomi che sembrano sentenze definitive e un po’ spavalde (Io e Dio), formule magnetiche (Il principio passione), prescrizioni esistenziali (Questa vita, Non ti manchi mai la gioia). Anche Gesù e Cristo (Garzanti, 2025) rientra perfettamente nella categoria: nel binomio è come se la copertina dicesse: «Qui troverai la soluzione».
In quest’ultimo bestseller, il celebre studioso dichiara di voler disinnescare un riflesso apologetico: l’idea che dal «Gesù storico», passando per la risurrezione, si possa pervenire quasi logicamente al «Cristo del dogma».
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L’intento è comprensibile: quando la fede si traveste da dimostrazione, perde il suo significato e rischia di trasformare la Pasqua in un anello di catena causale, come se l’evento decisivo del cristianesimo fosse certificabile con gli strumenti della verifica sperimentale. La risurrezione – vale la pena di riaffermarlo – non è un fatto «ripetibile», né un reperto da laboratorio. È un evento che accade nella storia e insieme la eccede: lascia delle tracce (testimonianze, trasformazioni, nascita di comunità), ma richiede interpretazione e libertà.
Proprio qui però il libro inciampa, perché alla critica dell’automatismo «pro-fede» pare sostituirsi un automatismo rovesciato. Per evitare che il Cristo della Chiesa venga «dedotto» dalla storia, Mancuso finisce per far valere un criterio selettivo sul Gesù storico e, su questa base, suggerire una frattura strutturale tra Gesù e Cristo.
La distinzione – legittima e necessaria – tra storia e fede si trasforma così in contrapposizione: non più due registri che dialogano senza confondersi, ma due figure e, di fatto, due religioni. Per contestare un’apologia dogmatica, l’autore produce una contro-apologia (dogmatica!) uguale e contraria: con la pretesa di concludere con necessità ciò che resta, per sua natura, realtà logica e condivisibile.
Occorre invece difendere – tanto per i cosiddetti «credenti», quanto per gli stessi «non-credenti» – lo spazio vero della fede, che non è né irrazionalità, né deduzione. Il credente non può «provare» la divinità di Cristo come un teorema: riconosce, nella testimonianza pasquale, un «di più» che non contraddice la ragione, ma non è deducibile da essa. Simmetricamente, chi non crede non può appellarsi a una ragione autosufficiente e apodittica capace di dimostrare l’impossibilità della risurrezione: può sospendere l’assenso, proporre letture alternative, giudicare insufficienti gli indizi; ma non trasformare tale sospensione in una sentenza scientifica.
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La fede cristiana nel Crocifisso-Risorto viene ricondotta da Mancuso a etica ispirata e simbolo comunitario; mentre la confessione cristologica finisce per essere liquidata come sovrastruttura ecclesiale. È qui che la proposta perde equilibrio: più che liberare la fede dall’apologetica, finisce per sostituire alla fede un criterio previo, e alla libertà del credere/non credere un verdetto sul «vero» Gesù contrapposto al Cristo confessato.
Ecco allora l’ambiguità del libro in questione: quando, per criticare l’apologia cattolica, si pretende di dimostrare che il Gesù della storia non può essere il Cristo della fede (o che il Cristo della tradizione ecclesiale è una costruzione che tradisce Gesù), si produce un altro tipo di dogmatismo. È vero soltanto ciò che «io» posso e voglio capire!
Colpisce poi gli «addetti ai lavori» che, dopo oltre 700 pagine e una bibliografia sterminata, Mancuso non citi alcuni nomi-chiave del semi-razionalismo teologico ottocentesco di area tedesca: Georg Hermes, Anton Günther, Jakob Frohschammer. Si tratta di una semplice svista, oppure di un’omissione significativa (vero lapsus freudiano!) – quasi a evitare una genealogia troppo vicina alle stesse tensioni tra ragione e fede che il libro riattiva?
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Un’ultima obiezione, doverosa. In un post attribuito a Vito Mancuso su Facebook, si vorrebbe mettere in evidenza una presunta «incongruenza» del cardinale Carlo Maria Martini, ricavandola da una pagina di Conversazioni notturne a Gerusalemme, ove l’anziano presule confessa la sua fatica (teologico-spirituale) nel comprendere fino in fondo il senso del sacrificio del Figlio e, insieme, il nostro dover morire dopo essere stati «salvati» dalla sua Croce.
Ma questo uso del testo da parte di Mancuso è metodologicamente scorretto. Non si isola una frase da un testo e non la si può mettere sotto il microscopio come se ciò bastasse a definire l’intentio auctoris e operis. Prima regola ermeneutica: il frammento si interpreta a partire dal tutto, la singola tessera dev’essere collocata e letta dentro l’intero mosaico. E il «tutto» di Martini è un continente: centinaia di libri, migliaia di interventi, una traiettoria spirituale e teologica coerente, attraversata da domande vere, non da contraddizioni opportunistiche.
Perciò, caro Vito, te lo dico con franchezza e anche con amicizia: non trasformare la sincerità di un gigante della fede in un capo d’accusa. Le sue domande non sono falle: sono profondità mistica. E allora, ti scongiuro: «Giù le mani dal cardinale Martini!».






Un libro scritto bene.
Recupera le riflessioni più o meno note organizzandole dentro le pareti della ragione.
Kant sicuramente sarà contento perché la fede viene ricondotta nei limiti della ragione.
Peccato perché la fede appartiene al mondo della libertà più largo dei muri di Mancuso.
Nel vasto libro ho incontrato autori a me ignoti ma non argomenti propriamente nuovi nella sostanza.
Ma qualcuno ha letto i libro? Trovo molte osservazioni non pertinenti, fatte un tanto al chilo, che non entrano nel merito delle questioni poste da Mancuso… leggete il libro!
Se un teologo poco “allineato” produce tanto dibattito, mi chiedo se gli allineati non si sentano un po’ inutili.. se le facoltà di teologia vanno deserte, mentre le conferenze di Mancuso fanno il tutto esaurito , non sarà che la teologia allineata – quella che non muove un neurone se non per ribadire il già detto – è già morta e sepolta ?
È come dire che se Elodie vende è perché la musica più colta è morta. Non sarà che Mancuso è un teologo pop? Non c’è nulla di male tra l’altro.
Meglio pop che inutile. Inoltre Elodie non toglie niente a Beethoven , mentre la chiusura conclamata e certificata di chi crede di saperle tutte toglie il respiro .
Non intendevo Beethoven, per dire Lucio Corsi prima di Sanremo chi lo conosceva? Eppure era li. La saggistica è sempre un pò di nicchia, che sia filosofia, teologia o storia..
Facciamo un altro esempio nella fisica: Rovelli e Penrose. Ho quasi tutti i libri fi entrambi (anzi di Penrose tutti) eppure non mi verrebbe mai in mente di ritenere la fisica morta vedendo Rovelli in televisione e sugli scaffali dell’Ipercoop mentre Penrose no! Lo stesso Rovelli viene letto (e venduto) come divulgatore, ma non nella sua produzione più scientifica. Già Kung (e non mi piace più di tanto nemmeno lui è di un altro livello. (Infatti vende meno.) Poi per carità, per me è troppo pop pure Barbero, funziona così il mercato dei libri…
Da cattolico credente e rispettoso della teologia più nota non mi sembra che l’impostazione data dall’autore aggiunga nulla e possa creare disappunto nel credente.
Bravo Marco, grazie, condivido in pieno!
Gentile Vergottini,
quando Lei scrive che “nella testimonianza pasquale, [c’è] un «di più» che non contraddice la ragione”, sta contraddicendo la ragione. La resurrezione di un morto contraddice eccome la ragione, anche la ragione dei credenti. La ragione non fa distinzione tra credenti e non credenti.
È più logica l’affermazione: il nulla ha originato il tutto; oppure: ciò che c’è stato può tornare a esserci?
Alcuni uomini si domandano ancora se un altro uomo era dio. Oceani di parole in oltre 2000 anni. Un “gioco” che in tanti trovarono e trovano ancora (ma sempre meno) divertente e lucrativo. Mi torna in mente una frase: “è sorta in Galilea un’eresia, senza dio e senza legge”. Un’eresia. Magari era una proposta evolutiva dell’essere umano. Fu giudicata inutile, anzi dannosa. Ci scappò il morto. Meglio una nuova religione con dentro dio e la legge. Eppure quella proposta (senza dio e senza legge) mi attira; magari si potrebbe partire da lì … un modo tra i migliori per dare un senso al sacrificio di quell’uomo.
È Paolo quello che rielabora il concetto ebraico di legge. Portando avanti la critica al fariseismo presente già nei profeti. Se Paolo insiste sulla dimensione del peccato è proprio perché vuole mettere in evidenza che la legge da sola non salva, la legge al massimo mostra il peccato. (Se non ci fosse un limite di velocità non avresti alcuna consapevolezza di superarlo, ma il limite da solo non garantisce che tu voglia o riesca rispettarlo. Questa è un pò la sintesi della Lettera ai Romani.)
Interessanti riflessioni, beh non ero credente, con un percorso ventennale di Yoga meditativo ho compreso che alla fonte l’acqua è Pura, strada facendo purtroppo si inquina, Gesù meditava… coraggio e buon viaggio.
Da credente impegnata sono ora solo un’ umana che ha “scoperto” di vivere in un granello di sabbia nel deserto. Allora: tutto questo tempo e spazio nell’universo sono occorsi solo perché noi umani terrestri diventassimo l’apice di una creazione voluta da una relazione d’amore divino? E, se non siamo soli, c’è/c’è stata altrove un’analoga incarnazione/rivelazione di questo amore? Dalla concezione Terra/uomo al centro della creazione al concetto di “multiverso” (forse) , ha ancora senso chiedersi del Cristo piuttosto che accogliere con semplice gratitudine tutti quelli come Gesù, che hanno portato -portano – “buone novelle” per renderci più uomini degni? Scusate, non c’entra niente con Mancuso, se solo potessi conoscere come il pensiero religioso si interfaccia oggi con il nostro uniiverso !
Penso che dovremmo partire da una semplice domanda, che ci può aprire altre porte, verosimilmente propedeutiche ad una maggiore comprensione.
Ci sono differenze tra Santi, Mistici, Profeti e Illuminati?
Definito ciò posso azzardare una chiave di lettura che potrebbe suggerire una risposta a qualche tuo quesito.
1) che Dio x sanare il rifiuto di Adamo abbia preteso il sacrificio del Figlio.. tesi indifendibile, imo anche x Martini.
2) Siamo nel post_teismo. Stop a Gesù Dio, Trinità, Resurrezione, ecc, ->si assiste ad una corsa&fuga vs. Incarnazione profonda, Generazione Eterna, Panteismi vari e Panenteismi e panpsichismi che vede il Mancuso (e tanti) impegnato a trovare una collocazione x Cristo.
3) imo purtroppo si discute ad Intra e si trascura il teatro del mondo. Significativi qui i commenti di non/credenti! Ma anche quelli che ancora oggi vedono la salvezza alla Spic&Span spogliando Dio dal SUO giudizio..
4) dico la mia : Gesù non sta nella Resurrezione ma nella sua Vita ( Via_Veritā)
Il suo msg è semplice chiaro vivibile; empatia con il diverso indipendente da quello che è. Come Dio con noi. Sostituire relazione a sostanza, vicinanza a Dio a Salvezza. Nudi nascemmo..nudi moriremo!
Aprire la mente verso altre ipotesi sul Credo , può ingenerare turbamenti nell’ animo cristallizzato su una speranza di venuta del Cristo in un mondo sanguinante di guerre frattricide .Ma se nostro Padre ci avesse abbandonato al nostro destino ?
Ma gli scritti di Mancuso vengono da un ex cattolico ex sacerdote (buttato l’abito alle ortiche). IDDIO ci lascia completamente mente liberi nel cammino terreno sono libri che in un credente possono ingenerare solo confusione o/ e perdita della fede sconsiglio questo tipo di letture!! Con i più cordiali saluti e con sempre rispetto dello scrittore in questione Pio
D’accordissimo Mancuso non fa altro che creare confusione, ho comprato molti dei suoi libri ma adesso non lo seguo più perchè per me sta esagerando. Non lo sento piu un cattolico.
Sono pienamente d’accordo con Te, Pio. Vogliamo metterci al di sopra con la pretesa, arroganza di sapere tutto e spiegare come ci è dato di capire. La Fede è la Fede. Punto
Lei,Pio ,sbaglia. Un credente è un umano la cui mente si pone delle questioni e dei dubbi.Per cui è giusto cercare di approfondire delle tematiche ascoltando e leggendo le argomentazioni proposte da un vero pensatore che può essere discorde da chi la pensa in modo diverso. Poi c’è la libertà della coscienza di ciascuno nell’ aderire o meno a chi espone le proprie considerazioni.
Fermo restando che ognuno è libero di pensarla come vuole, sembra davvero strano che Mancuso continui a dire di essere cristiano. Teologo sì, ma perché cristiano?
Mancuso trascura un dato importante, la celebrazione della Pasqua Ebraica che Gesù trasforma in annuncio del proprio dono, del proprio “sacrificio” e della propria sofferenza per noi. Tutto il percorso di Gesù unisce la potenza di Dio alla debolezza umana fondendo vita e comunione a sofferenza e debolezza, pianto a speranza. La risurrezione è un annuncio!
Mancuso con il suo “scientismo” pensa di risolvere i problemi di fede in base alla razionalità ed al principio di non contraddizione.Visto che non è più cattolico(cosa ovviamente legittima) e visto che scrive bene farebbe bene ad occuparsi d’altro.
Anna
Mancuso non si propone di “risolvere i problemi di fede” degli altri. Lo dice sempre nelle sue conferenze. È troppo intelligente per volere questo. Tra l’ altro è sempre umile quando parla e quando scrive. A lui piace esporre il suo pensiero con estrema sincerità. Ma non è il solo a farlo; altri lo seguono su questa via, su questo proponimento.
Chi vuole seguirlo, lo faccia, altrimenti no. Ma senza criticarlo.
Le 2 città di San Agostino sono in relazione e conflitto in ognuno di noi, il prevalere dell’etica e del comportamento, nella vita terrena, della Città celeste determina la salvezza e non il sangue di nostro Signore. Il cardinale Martini, maestro del dialogo, parlava di un conflitto continuo tra il credente e il non credente nella nostra interiorità, quello che lo preoccupava era la mancanza di inquietudine, il non pensare, la non tolleranza del pensiero dell’altro, il credere dogmatico.
Credere che Gesù è Cristo rimane un fatto di fede, non dimostrabile con la scienza. Non riconoscerlo comunque significa disconoscere tutti i miracoli avvenuti nel corso dei secoli e riconducibili a quel credo, compreso le innumerevoli apparizioni Mariane.Allora è tutto un falso storico?.La mia ragione mi porta a credere il contrario.
Più che altro fare a meno della fede significa ricadere in una forma di neoscolastica, con l’illusione che basti la ragione, e aprendo tra l’altro un nuovo divario anche all’opposto. Per contrastare il suo razionalismo si ricadrà in un neofidelismo. Dopo di che fatico a capire in cosa sarebbe più facile credere, togliendo di mezzo il Cristo della fede. Dal punto di vista “scientifico” gli esseri umani sono un’insignificante specie animale persa in un pianeta che sta al cosmo come un granellino di sabbia rispetto ad uno sterminato deserto, che significato razionale in più avrebbe il Gesù storico? Sempre che si tratterebbe di un ebreo vissuto duemila anni fa, che per di più nemmeno piace completamente a Mancuso dato che sente la necessità di ripulirlo da alcuni atteggiamenti escatologici o messianici.
A quel punto è più coerente Ernst Bloch, anche più radicale in Ateismo nel cristianesimo, Mancuso vuole rimanere nella nicchia confortevole della razionalità ma tenendosi aperta la strada di una fede sempre pronta all’uso.
Almeno i mistici che attraversano la notte oscura prendono sul serio il non senso del mondo…
Seguo e commento spesso i post di Mancuso su facebook. Trovo molto interessante e idonea alle moderne società multi etniche e plurireligiose il suo tipo di Ricerca spirituale aperto a tutte le Tradizioni Religiose, una forma di Sincretismo oltre ogni dogma e pretesa da parte di alcune Religioni di possedere la unica Verità su Dio e il mondo spirituale.
Per quanto riguarda l’ argomento in questione la mia idea è un po’ in contraddizione con quella di Vito sulle due figure di Gesù e Cristo.
Penso che il suo limite sia quello di essere troppo radicato nella mente da buon filosofo e teologo, ma poco nel cuore come certi Mistici che sono arrivati alla percezione diretta della figura di Gesù Cristo per Esperienza Mistica che si può ottenere solo in uno stato di “non mente” di Silenzio mentale in cui si trova insieme Verità e Felicità.
Un simile stato è precluso ai dotti e ai sapienti, ma è alla portata delle persone più semplici, dei bambini, di chi pensa più con il cuore che con la mente.
Grazie, Di Benedetto. Per questo Gesù disse, rivolgendosi al Padre: ” io ti lodo pubblicamente perché hai nascosto queste cose ai saggi e agli intelligenti e le hai rivelate ai bambini “. Matteo 11:25. Lei mi ha ricordato l’ episodio nel quale uno scriba chiede a Gesù quale fosse il primo dei comandamenti. Dopo che Gesù gli rispose citando Deuteronomio 6: 4,5, lo scriba aprì il suo cuore esprime di la sua fede dell’ unico vero Dio. E Gesù gli disse: ” Non sei lontano dal Regno di Dio “. Marco 11: 29-34. Un saluto cordiale .
Giancarlo Randone
È tutto qui il cristianesimo e San Paolo lo ha riscritto, diventando chi il CRISTO promise di mandarci per capire meglio le cose che devono accadere (Gv 16,12-15). Nel QUO VADOS Gesù va a Roma per morire una seconda volta e spiegare a Pietro, che fuggiva una seconda volta, che seguirlo con la propria croce non vuol dire rifiutarsi di salirci sopra. Poi c’è la questione delle tre cadute inesistenti di Gesù sotto il peso della sua croce che sono spirituali e non materiali. Un teologo deve spiegare questi misteri tramandati a voce e non il suo pensiero su quello che altri hanno scritto come scrive lui. Poi, la croce, verso in Calvario, la portò per tutto il tragitto Simone di Cirene.
C’è un punto che io cristiano non riesco a comprendere in merito all’analisi di Mancuso. Ammesso e non concesso che il Gesù storico sia altro dal Cristo soteriologico, dove posso trovare, vedere, incontrare il Cristo Messia che salva?
Perché se il Messia della salvezza è soltanto una pura emanazione del concetto di Dio, mi pare che ritorniamo pari pari aila filosofia greca, al logos, al principio immanente, al motore immobile. E dunque che novità? Che rivoluzione?
Più che neo-cristiano, pare un approccio di tipo gnostico…
Infatti. Hai colto il punto centrale: trattasi di agnosticismo ripresentato con un linguaggio accattivante e moderno
Gnostico e agnosticismo sono due concetti diversi. Agnostico significa che non puoi sapere, e di fatto è la posizione scientifica per eccellenza. La scienza di suo non sa più di tanto, ovvero sa che un dato è valido fino a che non viene smentito da un altro dato più solido. Gnostica invece è la posizione di chi crede che il mondo materiale sia negativo e per salvarsi serva una salvezza iniziatica. Ci si salva attraverso la conoscenza, che aiuta a distaccarsi dalla realtà negativa. E’ una salvezza per pochi tra l’altro, perchè pochi sono in grado di arrivare a conoscere.
Sono un ex credente. Sono cioè uno che nella sua vita contiene l’essere stato credente con cui l’attuale non credente vive in continuità. Leggo, non essendo in grado di uscire da me stesso, le diverse posizioni che leggo più come una ricerca dell’errore che del ciò con cui si concorda. I commenti, mi sembra, sono conseguenze di apriori; il tema, cioè, del Gesù-Cristo non può non pormi un’ ottica privilegiata, o quella del Gesù o quella del Cristo, dato che noi siamo quotidianamente alla ricerca dell’ uno e dell’altro , spesso sovrapponendoli alternativamente. Il figlio del Dio sembra essere l’ unico ad essere stato sempre ambedue, eppure al momento della nascita e in quello della morte è stato essenzialmente uomo. Nascendo tutti Gesù aspiriamo, crescendo, all’ irraggiungibile meglio di noi, ma non certo alla morte in croce. Questa è una conseguenza della prepotenza e della presunzione di chi sceglie un ” meglio” egoistico, condannandoci ad essere Cristo. In questa ottica, siamo sempre degli umani, mai degli esseri divinizzati, uguali a tutti gli altri, qualunque fede abbiano e non abbiano. La visione del Cristo Gesù, non è forse disumana e presuntuosa e integralista?
Cristo è un archetipo. Gesù è la persona cui San Paolo ha appiccicato il suo archetipo. Una genialata per annichilire i movimenti messianici ebraici che creavano problemi a tutti, compreso quello dei gesuani di Giacomo il giusto fratello di Gesù. E pure per invadere l’impero romano con una dottrina che ne avrebbe minato le fondamenta. Una tale genialata che io credo che davvero Paolo l’abbia appresa nel suo rapimento al terzo cielo.
Ma per forza volete che il DOGMA cristiano/ cattolico sia una realtà vera. Il signor Vito Mancuso potrà essere uno studioso della grandezza di Dio e di suo figlio; che poi sono la stessa entità, ma voler fare capire che Dio esiste e suo figlio resuscitato,lo vada a dire alle persone povere di spirito; perché sono proprio loro che entreranno e vedranno il regno di Dio.
Libro impegnativo e ben scritto, ma l’impostazione teologica non appare realmente nuova. La proposta si muove lungo un filone già noto, che fatica ad accogliere lo scandalo dell’incarnazione, della croce e della risurrezione come evento storico reale. Ne deriva una rilettura razionale che riduce Gesù a profeta tra altri, mettendone in secondo piano l’unicità e l’identità di Figlio di Dio, e attribuendo in particolare a Pietro e Paolo la nascita del Cristo della fede. Una visione coerente sul piano razionale, ma che rinuncia all’irruzione di Dio nella storia.
In definitiva, Vito Mancuso è un <> nel formulare i titoli, ma per il resto … niente di nuovo sotto il sole.
Io da laico non credente, di fede marxista, ho fatto un lungo cammino per uscire da da una crisi esistenziale e uno stato di profonda Insoddisfazione di ilavoro che frustrante e privo di senso. La bussola della fede l’h cercata intraprendendo un percorso con un certo numero di coetanei. La convinzione pii’ profonda che ne ho ricavato e’ che la fede nel Cristo non puo’ essere frutto di una conoscenza che si affida alla logica scientifica e strumentale ma grazia d rivelazione che si va compiendo nella storia che di illumina giorno per giorno.
Deve essere onesto. Mi dispiace vedere tanta passione per un libro che a mio avviso non merita. Vergottini, che è esperto del Vaticano II, potrebbe scrivere qui tanto e invece…
Alla Redazione invece consiglierei, dato l’approssimarsi dei Giochi olimpici di parlare un po’ di più di teologia e gioco, teologia e sport, Chiesa e sport (cfr. https://iltuttonelframmento.blogspot.com/2021/07/teologia-del-gioco.html?m=1).
Il giro è quello: Grillo, Perroni, Mancuso. Altra teologia non esiste o devi cercartela da solo.
Io credo solo a ciò che può essere scientificamente dimostrato e storicamente documentato. La fede e i suoi racconti non rientrano in questi parametri, quindi non mi interessano. Quanto al libro di Mancuso, il tanto parlarne gli porta vantaggio: la curiosità è stuzzicata, viene la tentazione di leggerlo.
Scientificamente non può neppure sapere di essere libera. Si figuri lei. Inoltre, facendo un passettino oltre il caro Kant, chi decide cosa sia dimostrabile? Cosa vuol dire documento storico? In che senso i Vangeli sono documenti?
Gentile signore,la scienza dimostra la validità concreta della fede nel Cristo,Figlio di Dio.Basta conoscere gli ultimi Miracoli EUCARISTICI avvenuti e STUDIATI DALLA SCIENZA.Veda i Miracoli avvenuti a LANCIANO,con gli studi effettuati dal Professor Odoardo Linoli, a Buenos Aires,nel 1992,1994,1996, in Messico nel 2006,in Polonia a Sokolka nell 2008,a Legnica nel 2013, Chi si occupa di Scienza e SOPRANNATURALE possiede prove concrete.BUONA RICERCA ,
Io e Vito siamo amici da un fracco di anni. Ci vogliamo bene. Ma quando si discute di cose serie: sono botte di santa ragione! O di “laica” ragione?
Ma per il cristianesimo laico non significa non religioso, significa solo non appartenente al clero. Cosa che tra l’altro Mancuso per un certo periodo ha pure fatto, magari gli è rimasta questa sua formazione, anche nel volerla demolire…
Gentile Vergottini, Mancuso discute sempre di cose serie, mai di banalità. Quindi Le consiglio di non “fare a botte” con lui.
Cordiali saluti.