Negoziato Iran-USA: una danza sul filo

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oman

Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi in Oman per i negoziati con gli Stati Uniti.

I negoziati procedono. Lo ha detto il presidente Trump dopo una giornata al cardiopalmo.

Venerdì sera: i negoziati tra la delegazione iraniana e quella statunitense si sono conclusi da ore, senza annunci ufficiali, ma la diffusa percezione è che ci si tornerà a vedere nei prossimi giorni. Dalla Casa Bianca improvvisamente fanno sapere che nuove entità sono state sottoposte a sanzioni perché coinvolte in traffici di petrolio iraniano, poi si sono sollecitati, tramite l’ambasciata virtuale a Teheran, i cittadini americani a lasciare subito l’Iran o a tenere un basso profilo.

Questa sembrava la mossa decisiva per valutare una giornata strana ma avara di notizie ufficiali. Strana perché gli iraniani, dopo aver mandato all’aria i negoziati in formato più ampio a Istanbul, estesi ai principali Paesi arabi che stanno mediando per evitare il conflitto, per il loro dichiarato desidero di negoziare direttamente con gli Stati Uniti ma nella più discreta sede tradizionale dei negoziati, l’Oman, hanno chiesto di tornare al negoziato indiretto,

Ossia senza parlare con gli americani, ma usando come tramite il ministro degli esteri dell’Oman, il padrone di casa che riferiva a una parte e all’altra le rispettive posizioni. Per questo, e per eccezioni iraniane sulla “cornice” da concordare dei colloqui, si è cominciato a negoziare con due ore di ritardo, poi si è andati avanti per un’ora e mezza, nella quale si dovrebbero essere fissati i paletti negoziali. Ma questo non si sa.

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Siccome pochi potranno dubitare che tutto rientri in una evidente strategia tesa a prendere tempo, o a guadagnare tempo, l’azione serale di Trump può essere capita come un dire “attenzione! La corda sta per rompersi”. La diplomazia ha le sue regole, la diplomazia coniugata alla forza anche.

Ma poi, durante la notte Trump ha confermato che ci sarà un nuovo incontro a inizio settimana e definito la partenza del negoziato “molto buona”. Sarà successo qualcosa?

Il punto più importante da capire è cosa Teheran sia disposta a mettere sul tavolo negoziale del suo programma nucleare, e quanto questo possa contenere la richiesta americana, sin qui presentata come imprescindibile, di estendere la trattativa anche al programma missilistico, che Teheran considera non negoziabile, ma che potrebbe impegnarsi a non usare mai per prima – almeno stando a fonti anonime vicine ai mediatori.

Poi la Casa Bianca chiede che si discuta anche delle temibili milizie filo-iraniane, diffuse in tanti Paesi arabi e della questione drammatica della repressione in Iran. È chiaro dall’inizio che Teheran intendeva e intende limitare la discussione al nucleare. Difficile dire quali progressi si siano fatti.

Alcuni aggiungono al quadro diplomatico anche la telefonata tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping. Secondo qualche lettura, visto l’aiuto vitale che la Cina in termini economici fa arrivare all’Iran, Trump avrebbe chiesto al suo interlocutore cinese un sostegno ad ammorbidire l’Iran. È difficile dire se esistano le condizioni per immaginare la richiesta nel contesto odierno.

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Il ministro degli esteri iraniano ha dato subito il tono positivo, affermando per primo che tutto è andato bene e che quindi si va avanti. Se fosse vero, come è quasi certamente vero, che il suo primo obiettivo è prender tempo, non può sorprendere. La questione che però ora si pone è come procedere.

Può l’Iran continuare a pretendere negoziati indiretti, o quando fosse definita la struttura dei colloqui non dovrà accettare un negoziato diretto? Sarebbe un fatto storico, mai accaduto, ma sono stati loro a parlarne, come accennato in precedenza.

Farlo potrebbe compromettere la “retorica” di Stato, fondativa del regime, scatenare la reazione dei duri nel regime, come potrebbe anche dare a Trump elementi per procedere nei colloqui. Cosa si vuole?

I fautori di un’intesa, pur di non perdere tutto, avranno certamente presente che l’incidente può sempre verificarsi.

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