
Morto sabato 14 febbraio in seguito a un linciaggio per le strade di Lione, Quentin Deranque è descritto dai suoi cari come uno studente devoto, senza problemi e laborioso, impegnato nell’aiuto ai più poveri, poco sospettabile di radicalismo. I gruppuscoli che dal fine settimana rendono omaggio al loro «compagno» raccontano anche la storia di un giovane alla ricerca della propria identità. Attraverso di lui emerge il ritratto della nuova gioventù di estrema destra, di un cattolicesimo integralista e attratto dall’«autodéfense».
Studente di scienza dei dati all’Università Lyon-II, Quentin Deranque era anche e soprattutto, secondo i suoi cari, un parrocchiano appassionato di filosofia e morale, con la convinzione di un missionario. Assiduo frequentatore della chiesa tradizionalista di Saint-Georges, dove la messa viene celebrata in latino nel quartiere della Vecchia Lione, si era convertito «alcuni anni fa», secondo il suo amico Vincent, che ha elogiato «le sue virtù morali e spirituali» sull’emittente di estrema destra Radio Courtoisie.
«Ha letto molto San Tommaso d’Aquino, Sant’Agostino», ha aggiunto, tracciando il ritratto di un topo di biblioteca piuttosto che di un «topo nero», soprannome dato ai militanti violenti del Groupe union défense (GUD). La visione politica radicale del giovane traspare da queste parole: «Era un ragazzo normale che aveva ritrovato le sue radici. Amava il suo Paese, il suo popolo, la sua civiltà, la sua religione. Quentin appartiene alla leggenda, è già un eroe e un martire».
Il giorno prima, sui gradini della Sorbona, a Parigi, un altro amico della sua parrocchia, Baptiste, lo ha descritto come «un giovane profondamente devoto, intelligente, curioso, (…) [un] giovane francese, radicale nella sua fede, con un acuto senso della giustizia». Prima di trasferirsi a Lione per motivi di studio, Quentin Deranque frequentava la parrocchia di Notre-Dame-de-l’Isle, a Vienne (Isère), un altro luogo tradizionalista a pochi chilometri dal suo villaggio di Saint-Cyr-sur-le-Rhône (Rodano). Secondo quanto raccontato dai suoi familiari, convinse parte della sua famiglia a convertirsi e due anni fa divenne padrino di suo padre nella chiesa di Saint-Georges a Lione.
In questo contesto, partecipa anche alle conferenze dell’Academia Christiana a Lione, alla sua festa di inizio anno scolastico e al suo pellegrinaggio in Provenza. Con la copertura di una scuola di fede, l’Academia Christiana è anche il punto di convergenza dell’estrema destra radicale, sostenitrice della remigrazione e dell’addestramento al combattimento fisico, e la cui lista di letture consigliate include numerosi autori antisemiti.
All’epoca ministro dell’Interno, Gérald Darmanin aveva promesso il suo scioglimento nel 2023, prima di rinunciarvi: nel frattempo, l’Academia Christiana si è diffusa in diverse «comunità» su tutto il territorio. «Questo è rivelatore di una tendenza attuale, quella dei born again che passano per l’Academia Christiana e si ritrovano insieme nonostante le differenze ideologiche», osserva il teorico identitario Jean-Yves Le Gallou, che incarnava l’estrema destra pagana. «Nel complesso, condividono la stessa lotta per l’identità e possono far parte di più gruppi contemporaneamente».
Movimento nazionalista-rivoluzionario
Tutte le fazioni dell’estrema destra radicale sono intrecciate nel percorso personale di Quentin Deranque, fino alla sua tragica fine. È stato proprio per proteggere il gruppo identitario e «femonazionalista» Némésis che il giovane si è trovato faccia a faccia con un gruppo di militanti antifascisti. Eppure lui stesso era militante del movimento nazionalista-rivoluzionario (NR), oggi dominante nell’estrema destra lionese, che secondo fonti della polizia conta tra i 400 e i 500 membri, contro gli 800 dell’estrema sinistra.
Mentre gli identitari si concentrano sulla lotta per la «civiltà europea», necessariamente bianca, contro l’Islam e la presunta «grande sostituzione», gli «NR», altrettanto etnicisti, si distinguono per la loro fibra sociale, il loro antisemitismo e il sostegno alle cause anti-imperialiste – tra cui la lotta per la Palestina, oggetto della conferenza della deputata «ribelle» Rima Hassan che Némésis voleva disturbare.
Come rivelato dal sito Mediapart, Quentin Deranque era membro di un piccolo gruppo dell’Isère, gli Allobroges, i cui membri si contano sulle dita di due mani, secondo quanto riportato sui social network. Creato nel 2025 a Bourgoin-Jallieu (Isère), questo gruppo informale aveva sfilato all’ombra delle croci celtiche durante la parata annuale del Comitato del 9 maggio, un raduno annuale organizzato dal movimento neofascista. Anche Quentin Deranque era nelle strade di Parigi quel giorno, con il volto nascosto da un passamontagna e occhiali da sole, come quasi tutti i militanti, come ha confermato al Figaro un attivista lionese.
Prima di allora, Quentin Deranque aveva fatto parte della terza corrente principale dell’estrema destra: i monarchici dell’Action française hanno affermato, tramite la loro sezione di Vienne, che egli aveva militato nelle loro file. Il passaggio dalle file monarchiche a quelle più radicali e orientate all’azione violenta dei nazionalisti-rivoluzionari non è insolito tra i giovani militanti, riferisce il giornalista indipendente Sébastien Bourdon, specialista del movimento, nel suo libro-inchiesta Drapeau noir, jeunesses blanches (Seuil, 2025).
Marc de Cacqueray-Valménier, figura di spicco dell’ambiente, ne è l’esempio più noto, avendo egli stesso teorizzato la necessità di creare una «interfaf», ovvero un’alleanza tra queste diverse famiglie unite dal rifiuto della sinistra e dell’immigrazione e dalla difesa della «razza bianca».
«La scomparsa [degli apparati nazionali] ha portato a una frammentazione del movimento in piccoli gruppi locali e ha ridotto l’importanza delle distinzioni ideologiche», osserva l’autore. La tendenza all’«interfaf» nell’azione prevale sui disaccordi che in genere riguardano più la forma e l’apparenza che la sostanza». Una tendenza illustrata dalla co-organizzazione dell’omaggio di domenica a Parigi tra militanti identitari da un lato e nazionalisti-rivoluzionari dall’altro.
«Autodifesa bianca»
Un altro gruppo che ha rivendicato la propria affiliazione con Quentin Deranque è Audace Lyon, discendente dal Bastion social, un gruppo nazionalista-rivoluzionario sciolto nel 2019. Oltre a un comunicato che salutava «il nostro compagno Quentin» e denunciava «la destra parlamentare e sionista», Audace Lyon ha confermato all’AFP, tramite un portavoce, la partecipazione del giovane «a numerosi allenamenti sportivi al nostro fianco, anche la settimana scorsa», per praticare boxe o jogging. Non era «né violento né aggressivo», ha tuttavia precisato.
Questo gruppo neofascista fa dell’addestramento all’«autodifesa bianca» («Autodéfense blanche») un pilastro del proprio impegno, al fine di «difendere» il territorio lionese dagli antifascisti. Nato nel 2019 per «difendere gli interessi dei francesi di origine europea», Audace Lyon ha sede nella Vecchia Lione, epicentro dell’estrema destra locale, dove viveva anche Quentin Deranque. Insieme al suo coinquilino Rémy Chemain, si allenava anche nella boxe e nel bodybuilding per migliorare il suo fisico esile, come ha raccontato quest’ultimo al Dauphiné libéré, descrivendolo come «serio e ponderato», «assolutamente non violento».
Quentin Deranque non aveva precedenti penali, come confermato dal procuratore di Lione lunedì 16 febbraio. Rémy Chemain, dal canto suo, era stato rinviato a giudizio dopo un attacco contro militanti antifascisti a Lione nel 2018, insieme ad altri membri del Bastion social. Davanti al tribunale minorile, aveva spiegato di essersi allontanato dal movimento nazionalista.
Dal sito del quotidiano Le Monde, 17 febbraio 2026 (qui l’originale francese)





