
Padre David Neuhaus, gesuita, è professore di Sacra Scrittura presso il seminario del patriarcato di Gerusalemme dei Latini. Già vicario patriarcale per i cattolici di lingua ebraica e per i migranti è membro della comunità gesuita di Terra Santa e corrispondente da Israele per La Civiltà Cattolica. Scrive questo suo commento da Gerusalemme nei primi giorni della guerra di Israele e Stati Uniti contro la Repubblica islamica dell’Iran (qui l’originale inglese)
Scrivo mentre risuonano sopra di noi le sirene d’allarme a Gerusalemme e il rumore degli aerei da guerra israeliani. Siamo di nuovo in guerra. Gli aerei israeliani hanno attaccato l’Iran sabato mattina, 28 febbraio 2026. Gli Stati Uniti si sono velocemente uniti all’attacco.
Siti in tutto l’Iran sono stati bombardati e nelle ore serali, gli israeliani hanno proclamato con orgoglio che il leader dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, era stato ucciso. In una nota a margine si apprende che anche molti altri sono morti con lui, tra cui la figlia, il genero e il nipote.
L’Iran ha risposto con bombardamenti in tutto Israele e in altri Paesi vicini, tra cui Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita (paesi che ospitano basi militari statunitensi). Ancora una volta le persone muoiono a causa di scelte politiche.
Senza dubbio, il leader che ha investito di più nel fare in modo che vincesse l’opzione della guerra piuttosto che l’opzione dei negoziati è stato il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu.
Mentre Israele è ancora impegnato a bombardare Gaza e il Libano, e a brutalizzare i palestinesi in Cisgiordania, Netanyahu stava facendo pressioni con tutte le sue forze per la guerra con l’Iran. Lo ha mostrato lucidamente l’analista politico israeliano Ori Goldberg in un articolo pubblicato sul sito +972 due giorni prima dello scoppio della guerra.
Molti si affrettano a sostenere che questa è una guerra giusta. Dopotutto, l’Iran non è una dittatura islamica brutale che ha schiacciato ogni opposizione, opprimendo le donne e governando con il terrore?
Non intendo giustificare nessuno dei lati oscuri del regime iraniano. Tuttavia, alcuni degli argomenti che sentiamo sono troppo spesso iperboli basate sulla rozza islamofobia. Faccio alcuni esempi:
Donne iraniane
La vulgata popolare sostiene che le donne in Iran non solo siano costrette a portare il velo, ma siano anche rinchiuse nelle loro case, soggette agli uomini e incapaci di esprimersi. Le donne dovrebbero essere libere da ogni oppressione ovunque e anche in Iran!
Tuttavia, alcuni fatti sulle donne in Iran offrono un contrappunto interessante. Due donne servono come ministri nel governo iraniano (al contrario in Israele ce n’è una sola), 14 donne servono come rappresentanti parlamentari su 290 (al contrario di 29 su 120 in Israele), il 18-19% di coloro che detengono posizioni manageriali nel servizio pubblico iraniano sono donne (al contrario in Israele non ce n’è nessuna) e nel 2019, il 41% dei dipendenti pubblici erano donne (fonte Google AI overview).
L’Iran non è una società egualitaria secondo gli standard occidentali, ma non è peggio di molti altri Paesi. Certamente l’imposizione del velo alle donne che non vogliono indossarlo è inaccettabile e oppressiva. (Ma è forse interessante ricordare che nel 1936, lo Scià dell’Iran ha brutalmente applicato una legge che vietava il velo).
Le repubbliche islamiche sono oppressive
La vulgata popolare sostiene che essendo una Repubblica islamica, l’Iran opprima le minoranze religiose. Alcune precisazioni sulle minoranze religiose in Iran possono offrire un contrappunto interessante. La Costituzione iraniana riconosce l’Islam, il Cristianesimo, l’Ebraismo e lo Zoroastrismo come religioni ufficiali. La maggior parte degli iraniani cristiani sono armeni, assiri e caldei. I non musulmani sono definiti secondo la legge islamica come Popolo del Libro.
A loro vengono concessi diritti non solo per esercitare i loro riti religiosi, nonché per gestire le loro scuole, centri comunitari e pubblicazioni, che sono finanziate dal Governo. Sinagoghe, chiese e templi zoroastriani sono aperti nel Paese. Le minoranze religiose detengono cinque seggi nel parlamento iraniano.
Quelli che non rientrano in categorie ufficialmente definite come i bahai, gli evangelici cristiani e i convertiti al cristianesimo sono stati spesso presi di mira e perseguiti. Questo non è un paese che garantisce una completa uguaglianza per i membri delle comunità religiose non musulmane, ma è di gran lunga migliore di alcuni alleati e amici di Israele degli Stati Uniti.
L’Iran è un regime crudele e sanguinario
La vulgata popolare descrive il regime come particolarmente crudele e sanguinario, richiamando immagini create durante la lotta contro l’ISIS. Il paragone con l’ISIS è improprio però, in quanto l’ISIS perseguitava gli sciiti (la maggioranza religiosa dell’Iran) ed è stato combattuto anche dall’Iran. Le recenti ondate di manifestazioni contro il regime iraniano sono state davvero schiacciate in modo spietato, e molte persone sono state uccise.
Tuttavia, questa orrenda realtà di schiacciante opposizione caratterizza molti degli alleati degli Stati Uniti in Sud America, Asia e Africa. Inoltre, va ricordato che il regime iraniano che ha preceduto la Repubblica islamica, quella dello Scià dell’Iran, sostenuta fino all’ultimo dagli USA e da Israele, ha utilizzato un brutale apparato di polizia, noto per la sua crudeltà, che schiacciava ogni opposizione (compresa quella dei movimenti religiosi sciiti).
È difficile comprendere la proposta avanzata dagli Stati Uniti e Israele di sostituire l’attuale leadership in Iran con il figlio del defunto Shah. Inoltre, non dimentichiamo le migliaia di palestinesi che languono nelle prigioni israeliane, molti dei quali senza processo.
Sostegno al terrorismo
La vulgata popolare descrive il regime come sostenitore del terrorismo globale. L’Iran è accusato di sostenere Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina e gli Houthi in Yemen, organizzazioni considerate terroristiche dagli Stati Uniti, da Israele e dai loro alleati.
Va tuttavia osservato che anche gli Stati Uniti e Israele sostengono a loro volta organizzazioni non meno problematiche. Il rapimento statunitense del presidente venezuelano Maduro è solo un esempio dell’uso della violenza per intervenire in un Paese d’oltremare.
Israele arma e sostiene le milizie e i gruppi di opposizione in un certo numero di Paesi (per esempio nello stesso Iran, nella Striscia di Gaza – armando le milizie locali – Siria, Libano, Sudan e Somalia).
Armi nucleari
Infine, la vulgata popolare diffonde la paura col dire che l’Iran possiede armi nucleari. Questo fa realmente paura. Tuttavia, suscita analoga preoccupazione il fatto che Israele disponga di un vasto arsenale nucleare. Chiedere all’Iran di rinunciare al suo arsenale nucleare è davvero giustificato, ma non lasciamo che Israele se la cavi così facilmente.
Non confondiamoci dunque: questa non è una guerra tra le forze della giustizia e della luce contro le forze dell’oppressione e delle tenebre. Questa guerra non riguarda la libertà per il popolo iraniano. Netanyahu e Trump, veri guerrafondai, fanno questo per il proprio tornaconto politico. Entrambi hanno bisogno di guerre per distogliere l’attenzione dalle questioni reali su cui dovremmo concentrarci.
Si può leggere un’affascinante analisi della politica iraniana di Trump da parte del britannico David Hearst, co-fondatore e caporedattore di Middle East Eye.
Continuo a pensare: non abbiamo imparato nulla dalla guerra in Iraq di solo qualche decennio fa? Dobbiamo pregare affinché i guerrafondai possano essere fermati perché continueranno fino a quando il nostro mondo non sarà ridotto in rovine.
Meditiamo ancora sulle parole di Papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti, paragrafo 261:
«Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni. Rivolgiamo lo sguardo a tanti civili massacrati come “danni collaterali”. Domandiamo alle vittime. Prestiamo attenzione ai profughi, a quanti hanno subito le radiazioni atomiche o gli attacchi chimici, alle donne che hanno perso i figli, ai bambini mutilati o privati della loro infanzia. Consideriamo la verità di queste vittime della violenza, guardiamo la realtà coi loro occhi e ascoltiamo i loro racconti col cuore aperto. Così potremo riconoscere l’abisso del male nel cuore della guerra e non ci turberà il fatto che ci trattino come ingenui perché abbiamo scelto la pace».





