Un ricordo di Dede Prodi

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dede11

Paul Klee: Angelo in divenire.

Sono passate circa tre settimane dal pomeriggio in cui abbiamo preso congedo da Dede Prodi (1937-2026), con una celebrazione dell’eucaristia nella piccola chiesa di S. Andrea Apostolo a Colombaia, in provincia di Reggio Emilia. Vicino a Santa Caterina, dove Dede e Paolo avevano costruito un luogo di convivialità, per la loro famiglia e per gli amici e amiche che lì andavano a trovarli.

Di SettimanaNews Dede è stata amica, attenta lettrice e generosa sostenitrice di tanti progetti culturali che hanno visto impegnata la nostra redazione. Di questo cammino amicale di ricerca e studio, che ha coinvolto istituzioni accademiche italiane e straniere, un punto di approdo simbolico è stata l’inaugurazione del Fondo librario «Paolo Prodi» presso la biblioteca della Provincia dehoniana dell’Italia settentrionale posta accanto alla sede della comunità dello Studentato.

In quell’occasione, tre amici (Daniele Menozzi, Stefania Ninatti e Giuliano Zanchi) avevano ripreso alcune aree di ricerca del lavoro di Paolo (storia, diritto e arte) sviluppandole nei contesti della contemporaneità. Con l’ascolto sempre attento e gentile che caratterizzava Dede.

Di Paolo Prodi certo Dede è stata la compagna di tutta una vita, ma è stata anche e sempre una sponda critica con la propria visione delle cose e delle vicende del nostro paese nella seconda metà del XX secolo – fino al primo ventennio del XXI. Con astuzia sorniona si celava dietro l’ombra di Paolo, ma di questi lunghi decenni è stata intelligente lettrice e interprete.

Con la sua morte, la Chiesa e la società civile italiana perdono una memoria storica di grande qualità e finezza di interpretazione; perché di esse Dede è stata ben più di un «archivio» di fatti – ben oltre questo, ne è stata sempre una lettrice attenta e profonda, capace di cogliere i molti non scritti che si celano dietro gli eventi, il loro ricordo e ricostruzione storica.

E, forse, proprio la lettura può essere la pratica che più ha caratterizzato la sua vita. Certo, lettura instancabile di innumerevoli libri – fino al giorno del suo ricovero in ospedale; lettura delle storie che hanno fatto l’Italia del dopoguerra e la Chiesa del post-concilio; ma anche lettura delle persone e dei loro cuori. E, poi, la conversazione – a cui Dede non si sottraeva mai, anzi; l’amava profondamente, aprendo all’interlocutore/interlocutrice di turno scenari inattesi, riletture inedite del tutto originali di passaggi oramai divenuti stereotipi nell’interpretazione comune.

Amante della Scrittura, che frequentava con la curiosità di una bambina, e della sua esegesi, che recepiva con l’intelligenza di una maestra del testo sacro, Dede ha vissuto una lieta devozione di parte verso papa Francesco – con il quale si trovava in sintonia praticamente su tutto, senza però mancare di coglierne alcuni scivoloni.

Per amicizia e affetto, si è addentrata con sagacia e pazienza anche nel campo della teologia – che, però, non trovava così intrigante come la Bibbia o il suo papa argentino. Con una eccezione: se c’è stato un teologo capace di farsi breccia nel suo cuore e nella sua intelligenza, questo è stato PierAngelo Sequeri. Non mancava mai di segnalarci i suoi articoli di fondo su Avvenire, sempre con puntuale tempestività e con qualche breve annotazione che spiegava perché riteneva importante questo o quell’articolo del teologo milanese.

Non amava atteggiamenti (anche accademici) che guardassero al passato solo per ripeterlo, piuttosto sentiva l’urgenza di apprendere dalla storia per attivare pratiche socio-civili ed ecclesiali in grado di costruire un futuro secondo giustizia. Crediamo che il modo migliore per coltivarne la memoria grata sia quello di andare avanti nel nostro lavoro di informazione e di cultura per contribuire, nel nostro piccolo, a quella giustizia più grande del mondo che Gesù desidera dai suoi e dalle sue.

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