
È morto il 16 giugno 2026 a Roma, all’età di 95 anni, il cardinale Camillo Ruini. Protagonista della lunga stagione ecclesiale italiana che ha accompagnato il pontificato di Giovanni Paolo II, Ruini era stato segretario generale (1986-1991) e poi presidente della CEI (1991-2007) e vicario del papa per la città di Roma (1991-2008). Ne ha dato notizia un comunicato del cardinale vicario di Roma Baldassare Reina, nel quale si legge: «La sua guida pastorale dal 1991 al 2008 ha lasciato un segno profondo della sua intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nella città, unendovi la responsabilità di Presidente della Conferenza episcopale della Chiesa italiana». Lo ricordiamo con un profilo tra storia e memoria tracciato dallo storico Daniele Menozzi, professore emerito di storia della Chiesa alla Scuola Normale Superiore di Pisa.
Ho incontrato per la prima volta Camillo Ruini sullo scorcio degli anni Cinquanta del secolo scorso. Allora a Reggio Emilia, ogni settimana, nelle mattine di martedì e venerdì si teneva il mercato. I miei genitori, che vendevano tessuti, allestivano un banco nello Stradone del Vescovado, che fiancheggia il palazzo episcopale. Quando ero libero da impegni nella scuola media inferiore andavo ad aiutarli.
Ruini, ordinato nel 1954, era nato nel 1931 a Sassuolo, provincia di Modena, ma diocesi di Reggio Emilia. Aveva studiato a Roma presso l’Università Gregoriana, risiedendo al Collegio Capranica (comunemente ritenuto una «fucina» di papi). Rientrato in diocesi, dal 1957 era professore di filosofia al seminario. Tutte le volte che passava per il mercato si fermava a scambiare due parole con i miei genitori.
Non so come e perché si erano conosciuti. Presumo che ne sia stato tramite il titolare, a Sassuolo, di una ditta di vendita di tessuti all’ingrosso. Ogni martedì veniva a prendere gli ordini di acquisto ed era diventato un amico di famiglia. Ma qui importa rievocare quel che è rimasto impresso nella mia memoria.
Dopo che don Camillo si era allontanato, qualche battuta tra i miei genitori alludeva alla fine di un fastidio, dal momento che i suoi discorsi, regolarmente inerenti a temi d’attualità, sfociavano infine in propaganda per la Democrazia Cristiana. Non che essi svolgessero qualche attività politica, anzi in casa si leggeva Il Resto del Carlino. Ma avevano consolidati orientamenti elettorali.
Mia madre – che pure aveva fortemente voluto per il suo unico figlio un’educazione religiosa: infatti frequentavo regolarmente la parrocchia ed ero iscritto all’Azione Cattolica – aveva partecipato alla Resistenza in collegamento con il Partito socialista. Continuava a votarlo. Mio padre, costretto dalla leva alla guerra fascista e più volte scampato, dopo l’8 settembre, alle retate della GNR, votava comunista.
Nella mia memoria l’immagine di don Ruini si è così legata al prete che fa politica. È probabile che, durante i successivi anni di liceo, lo abbia di nuovo incontrato al Centro culturale Giovanni XXIII di Reggio Emilia. Ma quegli incontri, se ci sono stati, non hanno lasciato traccia nella memoria. Poi, nel periodo universitario, l’assistente diocesano della FUCI reggiana era don Enrico Mazza. Inoltre, io gravitavo ormai su Bologna.
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Ho così ritrovato Ruini molti anni dopo, quando, occupandomi dello svolgimento storico del rapporto tra Chiesa e società, ho avuto occasione di ricostruire alcuni tratti della presenza cattolica nell’Italia contemporanea. Ovviamente non era più il giovane sacerdote che vedevo intrattenersi con i miei, bensì un personaggio centrale nella vicenda della Chiesa italiana.
Vescovo ausiliare di Reggio Emilia nel 1983, viene infatti nominato segretario della CEI dal 1986 al 1991. In questo stesso anno, creato cardinale, ne diventa presidente, carica che detiene fino al marzo 2007, quando Benedetto XVI ne accetta le dimissioni per raggiunti limiti di età.
Al contempo, dal 1991 al 2008, svolge anche la funzione di Vicario del papa per la Diocesi di Roma.
Mi sono accostato a questo attore ecclesiale di primo piano con gli strumenti critici dello studioso di storia, che cerca di restituire quel che è effettivamente successo, nella consapevolezza di non poter mai riuscire a ricostruire interamente il passato. Non penso che il ricordo giovanile abbia inciso su questo mio lavoro; ma sono giunto alla stessa conclusione sedimentata nella memoria: il rapporto con la politica costituisce l’aspetto caratterizzante di questa figura.
Cercherò di mostrarlo, ricordando solo alcuni momenti salienti di un itinerario certamente più ricco e complesso.
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Come è noto, la rapida carriera ecclesiastica di Ruini è dovuta al totale allineamento alle posizioni espresse da Giovanni Paolo II al Convegno ecclesiale di Loreto del 1985. Dopo gli esiti dei referendum sul divorzio e sull’aborto, il pontefice polacco proclama che la recente secolarizzazione non può aver cancellato le radici cristiane della nazione italiana.
Invita perciò l’episcopato della penisola a compattare i cattolici per lanciarli, sotto la guida della gerarchia, alla riconquista cristiana del Paese. Convinto dell’incapacità dell’uomo contemporaneo di autodeterminare forme sostenibili di vita collettiva, Wojtyla ritiene che solo sotto la direzione ecclesiastica il consorzio civile potrà incorporare, senza dissolversi, i valori essenziali delle moderne libertà.
Si trattava di un progetto di neo-cristianità, che non contrastava − come pretendevano le frange del dissenso cattolico – con la prospettiva di aggiornamento ecclesiale presente nei documenti conciliari. Ma certo implicava l’abbandono di una ridefinizione del rapporto tra Chiesa e mondo moderno che pure era rinvenibile in quei testi del Vaticano II dove si indicava la via della riforma, in una lettura dei segni dei tempi, in grado di far comprendere il Vangelo agli uomini d’oggi.
Ruini recepisce la concezione wojtyliana attraverso la proclamazione dei cosiddetti «valori non negoziabili»: la disciplina morale di alcune materie – matrimonio, famiglia, aborto, scuola cattolica, questioni relative alla bioetica ecc. – deve diventare anche legislazione positiva dello Stato. Per ottenere questo risultato traccia la linea politica da seguire.
Inizialmente orienta la CEI a riproporre, nonostante l’ormai diffuso pluralismo, il tradizionale richiamo all’unità politica dei cattolici nella Democrazia Cristiana. Poi, dopo il crollo del partito sotto le macerie di indagini giudiziarie e processi per corruzione, Ruini offre sul mercato elettorale i voti dei cattolici allo schieramento che si impegna a realizzare gli obiettivi indicati dalla Chiesa italiana.
A stringere l’alleanza saranno i raggruppamenti politici di centro-destra, federati dal magnate dell’informazione Silvio Berlusconi. La sua immagine pubblica e, ancor più, i programmi delle sue televisioni, difficilmente possono rientrare nei canoni dell’etica cattolica. Ma il risultato politico – almeno nei termini di una legislazione rispondente alle generali indicazioni della CEI – non manca.
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Tuttavia, un sistema democratico è legato agli orientamenti degli elettori.
Al di là delle alternanze tra governi di centro-destra e centro-sinistra, che segnano il periodo tra la fine del secondo e l’inizio del terzo millennio, un punto nodale è il referendum indetto nel giugno 2005 sull’abrogazione delle norme relative alla procreazione assistita. Rischia di mostrare il fallimento del disegno di neo-cristianità come via per un effettivo contenimento della secolarizzazione.
Ruini, invitando i fedeli a non partecipare alla consultazione, ottiene che, in conseguenza del mancato raggiungimento del quorum, le norme non vengano cancellate dall’ordinamento italiano. Dunque alla sua linea arride, ancora una volta, uno strepitoso successo politico. Ma il prezzo è alto. Palesi risultano i limiti di un progetto che affida alla norma giuridica l’efficacia della presenza cristiana nel mondo contemporaneo.
Da un lato, il risultato positivo viene conseguito attraverso la pesante censura verso quanti, proclamandosi «cattolici adulti», decidono, in antitesi alle indicazioni della gerarchia, di partecipare al referendum. In tal modo i confini tra sottomissione all’autorità ecclesiastica e autonomia dei credenti in campo politico, che il Vaticano II aveva allargato, risultano assai più ristretti di quanto nella comunità ecclesiale si ritenesse.
Dall’altro lato, il cardinale presenta l’esito referendario come testimonianza inoppugnabile dell’esistenza di una nazione cattolica. La tesi, oltre a essere assai problematica sul piano fattuale, incrina quel rapporto tra cattolicesimo e democrazia che, fin dal primo dopoguerra, si era fondato proprio sulla sollecitazione ecclesiastica alla partecipazione al voto come dovere morale.
L’intelligenza politica di Ruini sembra del resto aver previsto la fine della stagione inaugurata dall’alleanza berlusconiana e aver anticipato le vie per continuare in altri modi il suo disegno. Nel dicembre 2004 la relazione introduttiva al sesto forum del Progetto culturale della CEI – l’iniziativa che avrebbe dovuto, invero con modesti esiti, far recepire alla comunità ecclesiale italiana gli indirizzi della presidenza – sottolineava come tratto caratteristico del tempo presente il risveglio identitario delle nazioni.
Prospettando nelle religioni il canale con cui alimentarlo, il cardinale osservava che in tal modo, nei paesi cattolici, si poteva ottenere, pur nel rispetto della libertà religiosa voluta dal Concilio, quell’introduzione negli ordinamenti pubblici dei principi etici del cristianesimo che di nuovo, e perentoriamente, indicava come l’autentico servizio della Chiesa per gli uomini contemporanei.
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Il ritiro, per raggiunti limiti di età, dalle sue funzioni ha impedito di vedere le concrete traduzioni politiche di una intuizione sul rinsaldarsi dei nessi tra religione e nazione, di cui il mondo attuale sta rivelando (anche tragicamente) tutta la fondatezza. Peraltro la storia del papato e della Chiesa contemporanea ha preso altre strade rispetto alla linea ruiniana.
Le dimissioni di Benedetto XVI hanno ragione anche nell’incapacità (ma forse nell’impossibilità) di guidare i fedeli verso la ricostruzione di una neo-cristianità. Al contempo papa Francesco ha più volte ricordato che inseguire le nostalgie di un ordine cristiano della vita collettiva significa soltanto ritardare la capacità della Chiesa di comunicare il Vangelo agli uomini contemporanei.
Nell’ultimo quindicennio al cardinal Ruini erano così rimaste le interviste rilasciate ai giornali conservatori, dove proponeva qualche alternativa all’indirizzo ormai prevalente nei vertici ecclesiastici. Ma il problema reale che aveva lasciato era altro: come riparare al tempo perso dalla Chiesa italiana nel perseguire una forma dell’aggiornamento conciliare che, fin dalla netta distinzione di Giovanni XXIII tra pastorale e politica, appariva in Italia obsoleto?






… insomma” : un demo/cristiano di centrodestra , ovvero , detto in “soldoni” : un neoberlusconiano! Salvo censura!
Dicevano che avesse una rara, sottile intelligenza. La stessa cosa si dice di quel coperchio buono per tutte le padelle che è Giuliano Amato. Ma mi chiedo: E’ veramente intelligente una persona che non sappia decifrare i segni dei tempi? Che porti continuamente acqua al suo mulino (come ha sempre fatto quel campione di cinismo autoreferenziale di Amato) senza accorgersi che il mulino è una macchina ormai sorpassata, ancorché pittoresca?
Prego Dio che ci protegga dai geni.
Era lontano dal Vaticano II, era rimasto sostanzialmente al Vaticano I, al potere mondano della Chiesa; e, coerentemente, si è sempre comportato di conseguenza: don Tonino Bello, ad esempio, gli era sempre sembrato una stranezza difficile da comprendere: due mondi diversi
Non si può impostare il credo cristiano per combattere e sconfiggere qualcuno che si ritiene un nemico
Probabilmente, i due governi del cattolico Prodi caddero anche per i suoi maneggi politici, governi che se avessero potuto operare senza avere contro tanta ostilità preconcetta ci avrebbero forse evitato di trovarci ora in una situazione in cui si parla di remigrazione – condannata senza riserve dal Papa – e si inneggia , senza alcuna remora, al “ventennio” mussoliniano
… a quei tempi l’anziana sacrestana della mia parrocchia si vantava di votare Berlusconi – il quale era religioso ed aveva la zia suora – piuttosto di quel “comunista senza Dio” di Prodi …. era l’inizio della fine dei cattolici in politica …
Ha lasciato macerie
Leggendo alcuni commenti ieri, devo dire che mi stupisce sempre di più la pigrizia nel non andare oltre il discorso politico, alla fine a Ruini si rimproverava la vicinanza con il centro destra, esattamente come oggi si da del comunista a Zuppi. Puoi anche essere un fine (si fa per dire) teologo ma oltre al “me lo dice il partito” non si riesce ad andare.
Anche la velocità con cui si sale e scende sul carro del momento mi lascia perplessa, vedi Ferrario ieri che si accodava al Papa antri-Trump dopo aver criticato il cattolicesimo per anni. A volte mi chiedo se esista davvero la realtà o non sia tutto un parto della nostra immaginazione..
Guardi la bonomia di zuppi non c’entra nulla con la severa mano d’acciaio con cui Ruini ha piegato la chiesa alla sua volontà e a quella GPII. Non so lei dove fosse in quel periodo (forse sulla luna) ma chi ha vissuto la chiesa in quegli anni dalla parte sbagliata (progressista) ha sofferto molto per anni.
Oggi molti hanno fatto notare ad un infervorato Enzo Bianchi che è stato proprio Bergoglio a cacciarlo da Bose e non i panzerkardinal che lo avevano preceduto, come dicevo a quei tempi un po’ di misericordia a ciascuno non fa male a nessuno..
Non dire le cose come stanno è ipocrisia non misericordia.
Appunto, chi di parresia ferisce di parresia perisce. (Oppure:c’è sempre uno più parretico di te in questo mondo) . Fa un pò triste leggere i commenti, ma capita a tutti, Martini Bergoglio Ratzinger,.. Amen.
Comunque è tutta politica alla fine, Israele, Gaza i poveri piuttosto che Bioetica famiglia o altro, entri in una pagina e in un nanosecondo capisci subito se è destra sinistra o centro, al massimo ci spruzzano su una spolverata di retorica evangelica per darsi un tocco di stile. Lo dico anche di persone che stimavo come Alici o Ferrario, al massimo cambia lo schieramento, sdraiati su Repubblica invece che sulla Verità ma quasi sempre senza nulla di veramente originale da dire. Morto Habermas, Morin, Ginzburg , mi rimane giusto Cacciari.. Forse Zuppi e Riccardi provano ancora a non farsi tirare troppo per la giacca.
A me sembra molto obiettivo ed espresso con estremo rispetto
Un uomo di potere che, probabilmente, avrebbe svolto meglio l’attività politica, attività per la quale era specificamente versato. Voleva una Chiesa più che disciplinata, compatta, senza alcuna voce critica, forza sociale uniforme, capace di combattere i numerosi “nemici” che, a suo avviso , l’attorniavano; in questa Chiesa non c’era ovviamente posto per un laicato non completamente sottomesso alla Cei, cioè a lui’. I risultati della sua gestione (ha governato la Cei con pugno di ferro, direttamente o indirettamente, per circa tre decenni) credo non abbiano soddisfatto nemmeno i suoi estimatori. Comunque, ora riposi in pace
Il Card Ruini più che un vescovo e un cardinale è stato un grande stratega politico cattolico assimilabile al Card Richelieu. Meno male che Ruini non è diventato papa nel 2005 invece è stato scelto Ratzinger.
Trovo l’articolo realistico e condivisibile. Come emiliano riconosco in Ruini il taglio del prete emiliano di destra che sogna rivincite su un contesto politico ostile.
Io fucino ho pessimi ricordi delle sue attività di riforma del mondo associativo cattolico negli anni 90.
Noto un tentativo malcelato di esaltare la distanza fra Giovanni Paolo II, e i suoi collaboratori, e Francesco. A me sembra molto evidente, al contrario, una continuità quasi assoluta nel bene e nel male. Ecumenismo, una passione esagerata per la politica, scelta preferenziale per i poveri, sviluppo delle idee del Concilio Vaticano II. Solo guardando da una prospettiva molto estrema si possono vedere delle differenze sostanziali.
Aveva previsto le critiche alle derive del mondo tecnologiche oggi ben elaborate da Magnifica Humanitas.
La differenze è abissale ma ammetterlo significherebbe dire che le cose cambiano e lei questo non può accettarlo.
Er passa-mano
di Giuseppe Gioachino Belli
Er Papa, er Visceddio, Nostro Siggnore,
È un Padre eterno com’ er Padr’ Eterno.
Ciovè nun more, o, ppe ddí mmejjo, more,
Ma mmore solamente in ne l’isterno.
Ché cquanno er corpo suo lassa er governo,
L’anima, ferma in ne l’antico onore,
Nun va nné in paradiso né a l’inferno,
Passa subbito in corpo ar zuccessore.
Accussí ppò vvariasse un po’ er cervello,
Lo stòmmico, l’orecchie, er naso, er pelo;
Ma er Papa, in quant’ a Ppapa, è ssempre quello.
E ppe cquesto oggni corpo distinato
A cquella indiggnità, ccasca dar celo
Senz’anima, e nun porta antro, ch’ er fiato.
“Nell’ultimo quindicennio al cardinal Ruini erano così rimaste le interviste rilasciate ai giornali conservatori”. Ah, come le decine di interviste al Corriere della Sera (noto focolaio di nazionalisti, anzi, di fautori della “neo-cristianità)? È insensato sciacquare via così il ruolo culturale di Ruini dal pensionamento in poi. Sarebbe anche interessante che l’autore (e con lui il settimanale, che pubblica un bilancio così parziale su Camillo Ruini nemmeno 24 ore dopo la sua morte) rispondesse a una semplice domanda: i “cattolici adulti”, o i loro epigoni di oggi (chiunque essi siano), hanno forse portato una qualche originalità alla presenza cristiana in politica? Non si sono forse appiattiti sulla militanza nel centrosinistra, a scapito dei virgolettati “valori non negoziabili”? E forse sarebbe ora di piantarla, dopo quasi quarant’anni, con le polemiche da beghine contro la tv berlusconiana: certo, la sinistra DC, gli ulivisti e i cattoliconi cresciuti negli scout hanno regalato all’Italia divorzio e aborto, ma la vera immoralità sta nella tv del “magnate Berlusconi” (la presentabilissima legge 194 contro il Gabibbo).
Sicuramente sarà il tempo a dirci chi e cosa è stato Ruini, nel bene e nel male. Alla Chiesa, o meglio alla gerarchia ecclesiastica, che è in Italia dagli anni Novanta ad oggi è mancata una serena, lucida e pacata lettura dei segni dei tempi. Ci sono ancora vescovi, benché emeriti alcuni, che coltivano l’idea di una neo-cristianità. Per fortuna lo Spirito ci ha mandato Papa Francesco (https://iltuttonelframmento.blogspot.com/2025/04/grazie-papa-francesco.html) e per fortuna ora abbiamo Papa Leone (https://iltuttonelframmento.blogspot.com/2026/04/un-anno-con-Leone%20XIV.html) che sta sviluppando una forte avversione verso quel tentativo di una neo-cristianità condotto dal trio Ttrump-Vance-Rubio e non solo. Stupendi, sotto questo aspetto, sono i suoi discorsi tanto al Parlamento spagnolo quanto alla Conferenza episcopale spagnola che andrebbero approfonditi (magari anche in questa sede e magari dallo stesso bravo Menozzi).
Che articolo sgradevole in questo momento.
Ognuno raccoglie quello che semina.
Aspettare un’oretta sarebbe più elegante, ma la guerra è guerra, che ci vuoi fare..
Le trova tutte pur di colpire la redazione. :)))))))))
Grazie del sintetico e chiaro contributo. Certo che per persone come me, l’essere diventati adulti tra due protagonisti, nella chiesa Ruini e nella politica Berlusconi è stato come stare sempre in panchina. E se nella politica è accettabile perche’ chi prende più voti decide, nella chiesa è triste perché chi comanda, la gerarchia, decide per tutti, e con il sostegno dello spirito santo (dicono).
Articolo decisamente troppo severo e ingrato. Nell’ora del cordoglio per un pastore le preferenze di parte devono lasciare il passo alla fede nel Risorto, per la quale il cardinal Ruini ha dedicato la vita con ardore