
La Segreteria Generale del Sinodo ha diffuso a settembre il Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 6 sulla revisione, in prospettiva sinodale e missionaria, dei documenti sulle relazioni fra vescovi, vita consacrata, aggregazioni ecclesiali. E contemporaneamente è stata pubblicata la seconda parte − quella relativa alle visite ad limina − del Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 7 su alcuni aspetti della figura e del ministero del vescovo in prospettiva sinodale missionaria.
Come ha spiegato il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo, sintetizzando i documenti, «non c’è missione senza relazioni convertite. Fra un vescovo e le comunità religiose, fra un vescovo e la porzione di popolo di Dio a lui affidata, fra una Chiesa locale, le Chiese di uno stesso territorio e il vescovo di Roma, vale la stessa regola: ci si ascolta, ci si rende conto, si scambiano doni. Entrambi i testi pongono al centro quella che il Sinodo ha chiamato corresponsabilità differenziata».
***
Il Rapporto finale del Gruppo di studio n. 6 è stato redatto come «un contributo pratico da offrire al Santo Padre» circa l’urgenza di promuovere una «conversione relazionale» fra vescovi, vita consacrata e aggregazioni ecclesiali.
Le proposte si articolano attorno a tre ambiti: «i rapporti tra vescovi e vita consacrata; la collaborazione tra conferenze episcopali e conferenze dei superiori maggiori; le relazioni fra aggregazioni ecclesiali e Chiese locali».
Per il primo ambito, il Gruppo propone di elaborare criteri teologico-giuridici di discernimento per l’approvazione di nuovi istituti, società di vita apostolica e forme emergenti; la nomina, in ogni diocesi, di un delegato o vicario per la vita consacrata, con incontri annuali fra vescovi, persone consacrate e conferenze dei superiori maggiori; un accompagnamento sinodale nelle transizioni più delicate che molti istituti stanno attraversando – il calo delle vocazioni, la soppressione di comunità, la destinazione dei beni – attraverso visite personalizzate, spazi di dialogo e sostegno spirituale.
Il Rapporto chiede inoltre contratti d’intesa obbligatori fra diocesi e istituti, che disciplinino missione, formazione, parità di genere, remunerazioni e gestione patrimoniale, accompagnati da comitati di conciliazione, scadenze e indicatori di responsabilità.
Tra le proposte concrete, il documento nota che «sono auspicabili e necessari incontri regolari, quantomeno annuali, efficaci e ben organizzati, tra i responsabili della diocesi e i superiori maggiori (con i loro consigli) delle diverse comunità consacrate». A livello nazionale, dovrebbero essere organizzate riunioni congiunte tra le conferenze dei superiori e delle superiore maggiori e le conferenze episcopali per dialogare insieme anche sull’attuazione dell’eventuale futuro documento sulle relazioni tra i vescovi e le persone consacrate. Inoltre, dovrebbero essere promossi incontri al fine di migliorare le relazioni cordiali evitando una comunicazione meramente rutinaria e funzionale.
Nell’ambito della «collaborazione fra Conferenze Episcopali e Conferenze dei superiori maggiori, il Rapporto suggerisce anzitutto che le Visite ad limina siano preparate congiuntamente dagli uni e dagli altri, così che il confronto con i Dicasteri di Curia, rifletta l’intera realtà ecclesiale di un territorio».
Vengono anche proposti «spazi di fraternità, come ritiri e giubilei, e incontri annuali dei segretariati generali per favorire la conoscenza reciproca; una formazione congiunta, con moduli su sinodalità, ecclesiologia e leadership da realizzare insieme nei seminari, nei noviziati e nei centri di formazione; iniziative annuali multidisciplinari al servizio delle periferie».
Sul piano delle strutture, poi, «il Rapporto indica protocolli chiari sulla collaborazione pastorale e sulle risorse disponibili, la presenza di delegati religiosi nelle conferenze episcopali e la rappresentanza piena di persone consacrate e laici negli organismi decisionali».
***
La seconda parte del Rapporto finale del Gruppo di studio n. 7 intende offrire una comprensione rinnovata e una revisione procedurale delle visite ad limina, secondo i criteri Costituzione apostolica Praedicate Evangelium di Papa Francesco.
La visita, sottolinea il Rapporto, non deve occuparsi esclusivamente di questioni attinenti all’amministrazione interna della Chiesa locale, ma sostenere anche la missione che la comunità cristiana è chiamata a svolgere nel mondo, diventando uno strumento al servizio della conversione missionaria della pastorale ordinaria. Il criterio di valutazione proposto è la conversione realizzata nelle strutture diocesane, nei processi decisionali e nei legami fra i soggetti ecclesiali, in vista della fecondità della missione.
Nella preparazione della visita ad limina, il Rapporto invita il vescovo diocesano a convocare il suo popolo affinché quest’ultimo si impegni in modo corresponsabile, attraverso un discernimento ecclesiale, nella redazione della Relazione previa, il documento sullo stato della diocesi inviato alla Santa Sede prima della visita.
È auspicabile – sottolinea il Rapporto – che una rappresentanza diocesana affianchi il vescovo nella visita ad limina, secondo le modalità che sembreranno più opportune, privilegiando coloro che hanno collaborato alla sua preparazione in loco.
Al termine della visita, i Dicasteri della Curia dovranno trasmettere un resoconto della visita alle Conferenze episcopali e alle strutture gerarchiche orientali; ciascun vescovo diocesano, insieme ai fedeli che lo avranno eventualmente accompagnato a Roma, renderà conto alla Chiesa locale dei risultati. Spetterà poi agli organismi di partecipazione e ai competenti uffici diocesani discernere i passi da compiere.
I Rapporti finali e una breve sintesi in cinque lingue sono disponibili sul sito della Segreteria generale del Sinodo, www.synod.va





