
Ai suoi discepoli, interdetti dal fatto che anche altri avevano fatto… del bene, Gesù dice: “Chi non è contro di noi è con noi” (Lc 9,49).
Non sono un teologo. Mi permetto però di leggere e interpretare la frase così com’è.
Esagero se affermo che, con questa frase, Gesù dichiara ottusi gli integralisti? Lui non avrebbe certo usato la parola “ottusi” ma, quando parlava, le cose le diceva chiaramente.
Come chiaramente aveva anche detto: “Chi non è con me è contro di me” (Mt 12,30; Lc 11,23). E non era illogico! Diceva un’altra cosa; non si può essere in relazione per finta!
Affermazioni in netta opposizione a quegli integralisti che, certi delle loro certezze, pretendono di aiutare le persone che “stanno male dentro” partendo dalle loro convinzioni; convinte o/e solo esibite… per opportunismo.
Non si può essere in una relazione vera assolutizzando la propria posizione. Le relazioni vere con “chi sta male dentro” esigono il cercare di mettersi nei loro panni. «… se io m’intuassi come tu t’immii…» (Dante: IX canto del Paradiso). Il massimo dell’empatia!
Qua Dante esagera un po’, per noi che viviamo sulla terra.
Vale la pena, però, tenerne conto, quando si desidera stabilire una relazione d’aiuto; quando cioè l’altro si presenta mostrando le sue fragilità.
All’opposto di questo modo di porsi ci stanno le sette psicologiche.
Che sono comunità con leaders carismatici, detentori di verità, omologatori di pensieri e di comportamenti, promotori di emozioni e sentimenti generalizzati, suggeritori di modalità del vivere più funzionali ai sensi di colpa che alla promozione della libertà interiore.
Le strategie di queste comunità sono precostruite; assicurano i risultati che si ottengono con tempi lunghi, perché lo esige l’assimilazione delle imposizioni.
E arrivo al dunque! Considero la “cristo-terapia”, dichiarata o sottintesa, molto simile alle pratiche delle sette psicologiche. Comunità che impongono riti religiosi e messaggi evangelici salvifici in automatico.
Queste comunità, a supporto del/la leader – che si mostra con atteggiamenti carismatici – hanno sempre alle spalle poteri forti di ruolo ed economici, che non perdono mai l’occasione di esibirsi.
Gesù – sempre lui! –, dopo i miracoli e la trasfigurazione, diceva di non dirlo ad alcuno.
Queste comunità hanno bisogno di presenze numerose. Più numerose sono le “fotocopie”, maggiormente attrattiva è la loro immagine.
Il rispetto di “chi sta male dentro” esige avvicinamento riguardoso e personalizzante, attraverso relazioni vere. Mai la pretesa di essere promotori di salvezza.
Anche le dipendenze patologiche sono sintomi dello “star male dentro”! Spesso da certe patologie non si guarisce, ma se ne prende atto e si impara a non esserne vittime. E si sta meglio. Anche prendere atto della propria fragilità aiuta a costruire relazioni più vere. E a non far finta!
Mentre l’approfittare della fragilità altrui si chiama abuso. A mio parere, è abuso anche l’assolutizzare alcuni approcci terapeutici. Questo però è un discorso importante, ma di natura diversa.





