
Navid Kermani, orientalista, romanziere e saggista di origine iraniana, ha tenuto il discorso di ringraziamento a nome delle ventuno persone a cui è stata conferita, il 5 ottobre, la Croce al Merito Federale per mano del presidente tedesco Franz-Walter Steinmeier.
Mi è stato chiesto di rivolgere alcune parole a voi a nome di tutti i 21 concittadini e concittadine che oggi hanno ricevuto la Croce al Merito Federale. Ebbene, noi 21 non potremmo essere più diversi tra noi: le nostre professioni, la nostra età, i motivi per cui siamo stati insigniti di questo riconoscimento. Ma se c’è un punto in comune, forse è proprio questo: che tutti noi, consapevolmente o inconsapevolmente, abbiamo seguito il vecchio, ma sempre attuale, motto: «Non chiedere cosa il tuo paese possa fare per te, ma cosa tu possa fare per il tuo paese».
E improvvisamente il paese ci ringrazia, o, per essere precisi, lo stato, la Repubblica Federale di Germania. Questo è, ne sono certo, un momento molto speciale e anche inaspettato per tutti e 21.
Che tipo di stato è questo? Si potrebbero dire infinite cose al riguardo, sia positive che critiche. Ma poiché il mio discorso di ringraziamento deve essere breve, vorrei soffermarmi solo su un punto, quello che per me è il più importante: è uno stato che ha imparato dalla storia – non immediatamente, non in modo completo, ma comunque in modo tale che, nel corso dei decenni, sia diventato sempre più parte integrante dell’identità della Repubblica Federale fare tutto il possibile affinché crimini come quelli commessi dal territorio tedesco tra il 1933 e il 1945 non si ripetano mai più.
Per me, che non sono nato tedesco, questa è la ragione principale per cui sono orgoglioso di essere diventato cittadino della Repubblica Federale: il fatto che questo stato non chiuda gli occhi davanti al proprio passato. Che, a differenza del suo predecessore, tuteli la dignità di ogni persona o, quantomeno, si impegni a tutelarla, indipendentemente dalla sua religione, origine, orientamento sessuale o nazionalità. Che combatta il razzismo e, in particolare, l’antisemitismo.
Detto con grande preoccupazione
Il solo fatto che la signora Tova Friedman sia oggi tra noi, che abbiamo ascoltato le sue parole commoventi e ammonitrici e che, si spera, le ascolteremo ancora spesso, che noi tedeschi le stiamo accanto – già solo questo: per quanto crudele e in effetti anche imperdonabile sia tutto ciò che è stato fatto alla signora Friedman, alla sua famiglia e ai sei milioni di ebrei assassinati, tanto è motivo di gioia – no, probabilmente non tanto per lei, quanto per noi, per il nostro paese – il fatto che le sia stata appena conferita la Croce al Merito Federale.
In questo sta tutto ciò che rende grande la Germania di oggi: il fatto che ricordi i propri crimini e onori le proprie vittime. Solo la memoria rende possibile la riconciliazione. Ma nella memoria risiede anche un impegno per il presente.
Lo dico, naturalmente, con grande preoccupazione. Tutti noi, signore e signori, assistiamo all’evoluzione, alla recrudescenza dell’antisemitismo negli ambienti di sinistra, di destra e musulmani, al rafforzamento di un partito che si oppone apertamente alla cosiddetta cultura della memoria e considera una vergogna il monumento agli ebrei assassinati nel centro storico di Berlino.
Felici e umili
Ma lo dico anche come stimolo: affinché facciamo ancora di più per il nostro paese. Nel prossimo futuro non ci saranno più sopravvissuti all’Olocausto. Allora spetterà a noi, anche a noi che non siamo più così giovani, trasmettere la memoria alle generazioni future. E non dobbiamo mai rassegnarci al fatto che oggi in Germania le sinagoghe assomiglino a reparti di massima sicurezza e che gli ebrei debbano di nuovo avere paura quando sono riconoscibili come tali per strada.
La Croce al Merito Federale ci rafforzerà nell’impegno a lottare con ancora maggiore determinazione per una Germania aperta, democratica e basata sullo stato di diritto, che difenda la dignità di ogni persona in qualsiasi parte del mondo.
Sappiamo che c’è ancora molto da fare per adempiere al mandato della Legge fondamentale. Le irregolarità, le ingiustizie, le violazioni della legge non possono essere ignorate e tendono piuttosto ad aumentare. A livello internazionale, la Germania non è più percepita come motore dell’unificazione europea e paladina del diritto internazionale.
Ma sappiamo anche che ne vale la pena, perché è un meraviglioso angolo di terra che è la nostra patria. Ringraziamo il Presidente federale, e ringraziamo la Repubblica Federale di Germania per questo speciale riconoscimento, che ci rende felici, ma soprattutto umili.





