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Come partecipante all’incontro dei presidenti delle conferenze episcopali dopo dieci anni dall’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia (Roma,7-14 ottobre), il teologo pastoralista Christian Bauer (Münster, Germania) offre una testimonianza diretta. Pregi, limiti e suggestioni di un’assemblea che ha lasciato alle spalle le polemiche rafforzando una conversione pastorale ancora incompiuta. L’intervista è stata condotta da Christoph Brüwer ed è apparsa su Katholisch.de il 16 ottobre.
– Dott. Bauer, quando papa Francesco pubblicò la sua esortazione post-sinodale “Amoris laetitia” dieci anni fa, suscitò forti controversie in alcune frange della Chiesa. Qual è la situazione a Roma adesso? Esistono ancora tendenze a censurare le posizioni pastorali più permissive di papa Francesco?
Negli ultimi giorni non se n’è parlato. Ci sono state alcune voci isolate che chiedevano maggiore chiarezza dottrinale. Al contrario: tutti coloro che hanno partecipato ai due sinodi dei vescovi del 2014-15 prima di Amoris laetitia parlano di un cambiamento di atmosfera che corrisponde quasi esattamente all’agenda di pace interna alla Chiesa di papa Leone XIV: un allontanamento dalle forti polarizzazioni dogmatiche di dieci anni fa, verso una complessità che sia, al contempo, realistica e orientata al consenso, con una dinamica di sviluppo pastorale.
Si parte dal vissuto
– In sintesi: qual è stato l’esito dell’incontro?
Forse il risultato più importante dell’assemblea dei presidenti delle conferenze episcopali è il crescente consenso all’interno della Chiesa universale riguardo al tema e alla metodologia di Amoris laetitia. Per quanto riguarda il tema: si tratta di ascoltare, accompagnare e discernere – in sintesi, di un approccio pastoralmente sensibile che non sia più dottrinalmente giudicante, di un linguaggio che prenda sul serio le ferite e non infligga più sofferenze.
In ogni caso, non si insiste più sui cosiddetti stili di vita “irregolari”. Sono altrettanto lieto che il cambio di paradigma metodologico del documento non sia più in discussione: sinodalmente, dobbiamo partire dalle esperienze concrete, non in via gerarchica da principi astratti. Con questo approccio basato sull’esperienza, la svolta pastorale del concilio Vaticano II è emersa a Roma.
– Le posizioni sul matrimonio e sulla famiglia, e le sfide ad essi connesse, differiscono notevolmente in diverse parti del mondo. Quale consenso è stato raggiunto durante l’incontro a Roma?
In tutti i singoli casi specifici – dai matrimoni interreligiosi e dalla migrazione per motivi di lavoro alla violenza domestica e agli abusi familiari, fino alle coppie dello stesso sesso e ai divorziati risposati – il principio fondamentale è stato chiaro: è necessario un approccio pastoralmente sensibile e basato sull’esperienza per una Chiesa che si pone in solidarietà e testimonia in modo credibile il “Vangelo della famiglia”. Le famiglie non sono semplici oggetti passivi, ma anche soggetti attivi di trasformazione sociale nello spirito di Gesù.
– Quali ulteriori sviluppi rispetto all’insegnamento di papa Francesco in “Amoris laetitia” potresti individuare?
Questo è stato il punto più deludente per me: non si scorge alcun progresso specifico. Si tratta di conversione pastorale – e questo è già un grande passo – e anche di conversione teologica, ma non di conversione dottrinale nel senso della tradizione vivente della Chiesa. La “conversione pastorale” deve comprendere l’intera esistenza della Chiesa, incluso il suo magistero, che, secondo il discorso di apertura di papa Giovanni XXIII al concilio, ha un’essenza pastorale.
– Papa Leone XIV non ha potuto partecipate alla parte finale delle deliberazioni a causa dell’intervento chirurgico ai polmoni. Che impatto ha avuto sull’assemblea?
È stato un vero peccato che papa Leone non abbia potuto continuare a seguire dopo il suo potente discorso di apertura. All’inizio dell’assemblea, ho avuto persino l’impressione che il suo intervento – insieme alla meditazione introduttiva della suora domenicana Helen Alford – fosse la voce teologicamente più profetica.
Il papa è sinceramente interessato all’accoglienza universale di Amoris laetitia. Il suo predecessore, Francesco, ha aperto delle porte che lui vuole tenere aperte. Per usare l’approccio del sinodo sulla sinodalità: Francesco ha allargato pastoralmente la Chiesa secondo il motto “Aprite lo spazio della vostra tenda…”. Leone sta ora consolidando istituzionalmente questa apertura secondo il motto “…ancorate saldamente i picchetti della vostra tenda” (Isaia 54,2).
La parola alle coppie (poche)
– Sebbene alcune coppie ed esperti di teologia fossero stati invitati all’incontro, i partecipanti erano essenzialmente i presidenti delle conferenze episcopali nazionali. Questa è una netta differenza rispetto alle sessioni del sinodo mondiale. È stato discusso il fatto che si trattava principalmente di un incontro di chierici non sposati per dibattere di temi come il matrimonio e la famiglia?
Questo era effettivamente un argomento di discussione ricorrente, soprattutto tra i vescovi – provenienti da tutte le parti della Chiesa universale. La forte enfasi sul ruolo attivo delle coppie e delle famiglie nella cura pastorale, e non solo come destinatarie di essa, ha anch’essa questo retroscena.
Il fatto che le singole coppie avessero l’opportunità di parlare all’inizio di ogni giornata non era solo simbolico. La loro testimonianza personale ha avuto un peso considerevole durante l’assemblea. Anche se, naturalmente, rimane ancora un fatto piuttosto insolito che una sala piena di ecclesiastici non sposati discuta di matrimonio e famiglia.
– Cosa l’ha sorpreso di più personalmente durante l’incontro?
La quasi totale assenza di voci estremiste, nel senso dei troppo noti dubia espressi da alcuni cardinali ultraconservatori dopo Amoris laetitia. L’incontro non è stato né un drammatico passo indietro né un gigantesco balzo in avanti, bensì un approfondimento di quanto già realizzato, all’interno di un crescente consenso universale della Chiesa. L’ampliamento di quest’area di consenso non era scontato!
– Quali riscontri ha ricevuto, come tedesco, dai partecipanti provenienti da tutto il mondo riguardo alla Chiesa in Germania?
Purtroppo, in alcune parti della Chiesa universale permangono notevoli riserve, in parte basate su informazioni errate e giudizi sbagliati, non solo riguardo al Cammino sinodale, ma anche nei confronti della teologia tedesca. Tuttavia, negli ultimi giorni a Roma, ho riscontrato non solo un cauto scetticismo, ma anche una grande apertura e una calorosa simpatia. In futuro, sarà necessario un contatto personale molto più intenso a tutti i livelli!
– Lei ha contribuito al documento finale della riunione, che sarà trasmesso a papa Leone XIV e successivamente pubblicato. Quali sorprese contiene il documento?
Sono rimasto sorpreso che alcune voci profetiche provenienti dall’assemblea siano confluite nel documento, voci che racchiudono ciò di cui Karl Rahner parlò a proposito dell’ultimo Concilio: “segni di aggancio” per un ulteriore lavoro teologico. E non solo nel senso di un ulteriore sviluppo della pastorale e della teologia, ma anche del magistero della Chiesa.
Si applica il principio della gradualità, stabilito da papa Giovanni Paolo II e ripreso da papa Francesco in Amoris laetitia: la grazia di Cristo è all’opera non solo nei matrimoni sacramentali, ma anche, in modo misterioso, nelle forme di vita “imperfette”, nell’“anelito ferito” per il vero amore di molte persone.





