Spagna-cinema: “La bola negra”, un inno alla gioia di vivere

la bola negra

La bola negra è un film del 2026 diretto da Javier Calvo e Javier Ambrossi, liberamente tratto dall’opera teatrale «La pietra oscura» di Alberto Conejero (2015), sceneggiatore con Calvo e Ambrossi, e dall’omonimo romanzo incompiuto di Federico García Lorca. È stato proposto agli Oscar 2027 come rappresentante della Spagna nella categoria miglior film internazionale.

Javier Calvo e Javier Ambrossi l’hanno rifatto. Se già avevano alimentato il dibattito nazionale unendo risate e lacrime — La llamada, Paquita Salas, Veneno e La mesías sono ormai un genere a sé stante — con La bola negra hanno portato a compimento l’obiettivo di creare uno stile inconfondibile. Chiunque si trovi davanti a una delle loro opere sa, fin dal primo minuto, che «è dei Javis».

È una strada che oggi percorrono davvero in pochi; forse Yorgos Lanthimos, Quentin Tarantino o Paolo Sorrentino. Eppure questo cammino, a volte doloroso quanto la Via Crucis di Gerusalemme, è l’unico capace di far trascendere chi concepisce un’idea nella propria mente e riesce a farla nascere dal foglio bianco, fino a commuovere le anime.

Questo miracolo trova forma nel film, che è molto più di «un altro film sulla Guerra civile». Il suo grande merito è la scommessa che lancia: sceglie lo spagnolo più amato di tutti i tempi, Federico García Lorca, e riesce a rendergli un omaggio soltanto all’altezza… dello stesso Federico García Lorca.

Chiunque abbia letto l’immortale poeta di Granada si affaccia su un universo di luce, bellezza, desiderio, passione e vita. Ed è proprio questo che riescono a ottenere Calvo e Ambrossi: far sì che quel fuoco profondamente lorciano ci tocchi direttamente il cuore. Per, con e a partire da Federico García Lorca. Dormendo nelle sue viscere, cercando con lui, novant’anni dopo, il luogo in cui lo gettarono i barbari che lo assassinarono.

L’omosessualità è il canale attraverso cui si intrecciano diverse storie che alla fine convergono l’una nell’altra. Una questione complessa, alimentata nel modo migliore possibile: rendendo così evidente che il desiderio non può essere cattivo in sé, da ritrarre nella loro perversità coloro che si adoperano soltanto per castrarlo.

Come odiare il poeta che cerca soltanto di amare e che finisce divorato dalla neve? «E se non mi trovano?», diciamo — piangiamo — tutti con lui. Dove sei, Federico, che non ti troviamo?

In questi anni, tutti gli omaggi al nostro Lorca hanno generato un torrente di piccoli fiumi di poesia… Erano così tanti che, alla fine, dovevano confluire tutti in un mare magico. Quel banchetto della fantasia è La bola negra.

Perché, prima di tutto, è un inno alla gioia di vivere. Lo vediamo in ogni istante e in tutti i personaggi. Perfino i soldati, immersi in un quotidiano fatto di sangue e apparentemente indifferenti alla ferocia che le loro mani incarnano, appena trovano uno spiraglio per svanire, lo sfruttano. E giocano a calcio con una gioia travolgente, fumano e bevono senza misura, ridono a gran voce, esplodono di desiderio davanti a una cantante di copla… Sono pedine nel mezzo di una guerra civile incivile, sì, ma prima di tutto sono persone che vogliono vivere, vivere, vivere.

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