Gerusalemme e il suo messia

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messia

Il professore di Ebraico e di Antico Testamento alla Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna, oltre che docente invitato presso la Pontificia Università Gregoriana, raccoglie in questo volume sedici studi dedicati ai passi più importanti del libro di Isaia, frutto del suo insegnamento accademico e del proprio interesse personale.

Il libro di Isaia

Il rotolo di Isaia è molto lungo, consta di ben 1.273 versetti distribuiti in 66 capitoli. L’attività del profeta storico si colloca verosimilmente tra il 738 e il 701 a.C., ossia tra l’anno della morte del re Ozia e l’anno della terza campagna di Sennacherib.

Nel libro a lui attribuito traspare chiaramente un lavoro editoriale che, cominciato nell’VIII secolo, si protrasse con una certa intensità fino al V sec. a.C.

I cc. 1–39 – conosciuti come «Proto-Isaia» – sono di ambientazione preesilica; i cc. 40–55 (conosciuti come Deutero-Isaia) risalgono al periodo esilico e del primo postesilio, mentre i cc. 56–66, ascritti a un «Trito-Isaia», sono di epoca successiva.

La predicazione del profeta storico ha quindi conosciuto un lavorio di allargamento, approfondimento e attualizzazione mediante aggiunte e integrazioni ad opera di discepoli e di scuole scribali posteriori che raccoglievano le tradizioni interpretative accumulatesi nel frattempo. Questa era un’attività ritenuta normale anche in altre culture religiose coeve.

L’interpretazione dei singoli passi presuppone la conoscenza dei precedenti, ancora freschi nella memoria del lettore, ma – nella cultura degli scribi autori del rotolo – pure di quelli successivi.

Isaia e i Vangeli

Settembrini studia il testo biblico ritenendolo testo sacro, studiato in specifico in ragione del suo rilievo nei racconti evangelici. Il testo di Isaia è ripreso in occasione della nascita di Gesù raccontata alla luce dell’Emmanuele (cf. Is 7,14); la predicazione di Giovanni Battista ripropone le parole di consolazione di Is 40,3-5; Gesù al battesimo è riconosciuto come il profeta suscitato dallo spirito di cui si dice in Is 42,1. Nella sinagoga di Nazaret Gesù trova in Is 61,1s il senso del proprio ministero; in Is 6,9 si riscontra il medesimo indurimento di chi ascolta Gesù; il fatto che si debba ritirare dinanzi alle trame persecutorie intessute dagli avversari indirizzano Gesù a chi non appartiene al suo popolo, come è scritto del servo del Signore in 42,1-4. La sua cacciata dei venditori dal tempio riconferma la volontà di Gesù che esso sia «casa di preghiera per tutti i popoli», come affermato in Is 56,7. Gli oltraggi subìti nella passione ripresentano l’umiliazione del servo che dà la sua vita in riscatto per molti ed è destinato a essere salvato da Dio, come affermato in Is 50,6 e 53,10-12.

Gli oracoli di Isaia indirizzano i primi discepoli nell’interpretazione degli eventi di cui sono testimoni e servono quale strumento per interpretare più profondamente gli altri scritti biblici.

Isaia è conosciuto per la bellezza della sua lingua e Girolamo afferma di commentare un evangelista più che un profeta, tanto i suoi testi sono pertinenti al vangelo, ai misteri di Cristo e della Chiesa, quasi come potesse descrivere cose passate anziché eventi futuri.

Metodo e contenuti

Settembrini segue un metodo di lavoro strettamente esegetico fondato sul testo ebraico, cercando di ricostruire il contesto storico e letterario originario di ciascun oracolo, attirando l’attenzione sulle successive espansioni e reinterpretazioni riconducibili a nuovi ambiti della vita dell’Israele antico.

In sostanza, egli cerca di fare un percorso che parte «dai molteplici significati contenuti in un oracolo, pronunciato e udito talora prima dell’esilio, poi nel postesilio, ora all’interno di una certa sequenza, ora nell’insieme dell’intero rotolo, poi in seno al corpo profetico, infine – nelle comunità giudaico-cristiane in cui comparve il Nuovo Testamento – come profezia della salvezza riconosciuta nel ministero e nella pasqua di Gesù di Nazareth, il messia crocifisso a Gerusalemme, portatore di parole di salvezza per tutte le genti» (p. 15).

Settembrini studia in sequenza alcuni testi appartenenti ai tre grandi blocchi letterari di cui è composto il rotolo di Isaia. Dopo l’arringa iniziale (Is 1) e la visione del tempio (Is 6) con le prime parole pronunciate a Gerusalemme e l’intuizione della gloria che la inabita, si analizzano gli annunci riguardanti l’Emmanuele (Is 7; 8,23–9,6; 11) e il racconto dell’assedio assiro (Is 36–39). Sono testi in cui appare con chiarezza il legame che stringe Gerusalemme e il suo messia in un unico destino.

Dopo aver delineato la composizione dei cc. 40–55, l’autore si sofferma sulla «vangelo della consolazione» (Is 40,1-11) e sull’annuncio di YHWH quale creatore e re della storia (Is 40,12-31), destinati a interessare ogni vivente.

L’analisi dei cosiddetti «carmi del servo» (Is 42,1-9; 49,1-13; 50,4-11; 52,13–53,12) guidano il lettore a osservare la progressiva riformulazione dell’attesa messianica. Da una prospettiva regale si passa a una rappresentata da un servo sofferente che si offre in salvezza dei peccatori e di tutte le genti.

Esaminata la disposizione dei cc. 55–66, l’autore analizza di seguito il manifesto del cosiddetto Trito-Isaia (Is 56,1-8), l’avvento del messia profeta (Is 61) e la conclusione del rotolo (Is 66). Sono «tre passi che indicano nell’avvento di un messia, non più re, l’alba di una stagione in cui Gerusalemme si apre ad accogliere dinanzi al suo Signore uomini di ogni lingua e cultura» (p. 16).

Percorso e teologia del libro di Isaia

Settembrini sottolinea come nell’insieme del rotolo di Isaia si può scorgere un percorso teologico ben articolato (cf. pp. 21-25, che seguiamo da vicino, spesso letteralmente anche quando non specificato).

A un iniziale appello al popolo perché si apra al riconoscimento del suo Signore (Is 1), fanno seguito oracoli indirizzati a Giuda e a Israele (Is 2–12) articolati fra giudizio e salvezza, con la promessa che il Signore riscatterà il suo popolo. Si parla del re degli eserciti, del suo messia e delle schiere nemiche, come avvenne in Egitto.

I popoli stranieri, destinatari degli oracoli successivi (cc. 13–27) sono visti, da un lato, come fedeli esecutori del giudizio divino e, dall’altro, come una pericolosa occasione di apostasia oltreché ingiusti oppressori.

I cc. 24–27 riportano la cosiddetta «apocalisse» di Isaia. Nei cc. 28–35 sono contenuti nuovi rimproveri e minacce mossi a Israele e a Giuda che però sfociano in una promessa di giustizia e di salvezza.

Nei cc. 36–39 si racconta in prosa dell’assedio assiro, repentinamente abbandonato, e della miracolosa guarigione del re Ezechia.

Is 40 segna il passaggio a una nuova stagione, nella quale gli assiri non incutono più timore, e persino Babilonia, che ha distrutto Gerusalemme e ne ha deportato gli abitanti, appartiene al passato. Risuona una parola di consolazione, gratuita, donata da YHWH, descritto come unico e incontrastato signore tra le genti. Egli è il creatore dell’universo e il solo artefice della storia, ma deve rapportarsi con la durezza di cuore di Israele, che invece dovrebbe essere il naturale testimone della grandezza di YHWH.

La salvezza, operata per conto del Signore dal re persiano Ciro, diventa il segno di una missione affidata a un personaggio che, come lui, è chiamato col titolo regale di «servo» (cc. 41–48). Nei cc. 49–55 si descrive la missione di questo servo, inviato a stabilire Giacobbe e a portare luce alle nazioni. Egli guadagnerà con la propria morte il dono di una nuova alleanza, allargata oltre i confini di Israele.

Il capitoli conclusivi (Is 56–66), disposti in modo concentrico, celebrano Sion, città finalmente fedele al Signore, aperta ai pellegrini che arrivano dagli estremi confini della terra.

Gerusalemme è ristabilita grazie al ministero dai tratti sacerdotali e regali di un profeta incaricato di portare un annuncio di gioia (Is 60–62).

Perdura il peccato, annidato nell’animo di alcuni membri del popolo, eppure quanti seguono le orme del servo godranno di una gioia piena assieme a uomini di ogni lingua e provenienza (cc. 56–59; 63–66).

La teologia di Isaia

La teologia di Isaia parte dalle tormentate vicende di Gerusalemme minacciata dal dominio assiro. Isaia esorta il popolo a fare discernimento e a vedere nel male subìto la manifestazione dell’ingiustizia praticata in seno alla comunità.

Isaia propone una comprensione profonda dell’uomo e del mistero di Dio. Sono il male perpetrato e la punizione di Dio a procurare sofferenza e morte (Is 1,2-31). Il castigo sopravviene a sanzione della mancata osservanza delle clausole dell’alleanza e a ridestare in Israele la consapevolezza dell’importanza di un patto e di un sovrano molto più grandi dei trattati e dei re umani che si inseguono.

Isaia invita a non cercare aiuto in Egitto, ma l’alleanza con il re santo. Il Dio di Israele è un alleato e per questo è «padre». Le percosse inflitte dal padre vogliono correggere il figlio ribelle perché si ravveda e viva, senza perdersi.

Isaia rimprovera il popolo ma lo precede in un cammino di purificazione (cf. Is 6,1-8). Purificato nelle labbra, il profeta è inviato ai fratelli perché vedano e ascoltino la parola di Dio, accettino l’incendio che Gerusalemme subirà quale conseguenza delle sue colpe e faccia da testimone presso le genti. YHWH vuole ricostituire il popolo eletto nella sua peculiare identità di nazione santa, scelta per essere luce e strumento di salvezza per tutti (cf. Is 2,1-5). Il peccatore deve convertirsi per gustare la vita di Dio e attirare altri alla stessa meta, diventando non solo figlio, ma padre a sua volta.

La morte è l’esito dell’autosufficienza e della diffidenza verso Dio, ma non è la fine. Quando le speranze sembrano spegnersi, una giovane partorisce (Is 7,14); da un ceppo secco spunta un virgulto (11,1-9); le nazioni accorrono per punire l’Israele indurito, ma per intervento di YHWH il popolo può tornare come attraverso il Mare dei Giunchi, cantando la bontà del Signore (Is 10,5-34; 11,10–12,6). Le moltitudini stringono Sion in una morsa, per svanire d’altronde come un sogno al risveglio (Is 29,7s).

YHWH e il suo messia

Il passaggio dalla morte alla vita coinvolge la figura di un re, ossia di un unto, un «messia». Egli è il primo responsabile della giustizia, del culto, della difesa del territorio, è lo strumento per il ristabilimento della vera pratica religiosa e della liberazione dagli invasori. Il suo avvento annuncia la pace proprio mentre cresce l’oppressione (Is 9,1-6). Il suo successo si impone nel trauma della devastazione della capitale (Is 32), di cui diventa partecipe nel suo stesso corpo (cf. la malattia di Ezechia in Is 38, segno anche del popolo prossimo al decesso). Il re guarisce insperatamente e con ciò già si prefigura la sorte del servo, figura regale sofferente che salva morendo e che trova successo dopo l’umiliazione (Is 52,13–53,12).

La promessa di YHWH si avvera con il crollo subitaneo dell’impero babilonese e la conseguente possibilità offerta agli esuli deportati di rimpatriare.

Il Dio dei padri appare come il vero regista della storia universale. Egli è vittorioso su Marduk, si rivela a lui superiore e autentico creatore dei cieli e della terra (Is 40).

Il riconoscimento esplicito dell’unicità di YHWH spinge il profeta a sollecitare i correligionari a offrire la loro testimonianza presso le nazioni: gli altri dèi sono nulla e tutti sono destinati ad aderire all’alleanza con il Signore grazie ai figli di Giacobbe e al servo (Is 42,6; 49,6; 55,1-5).

L’esperienza della salvezza gratuita muove Israele a ritrovarsi simile a quelli che si stimavano lontani e diversi: la salvezza ricevuta è sperimentata come gratuita, non legata all’osservanza dei precetti o all’appartenenza a una certa stirpe. Nel tempio di Gerusalemme si adora colui che ha creato il cielo e la terra. Ogni vivente disposto ad ascoltare vi è atteso (Is 66,1s). In una pagina splendida si afferma che YHWH è pronto ad ascoltare la supplica degli egiziani, a suscitare per loro un salvatore e a benedirli assieme agli assiri (Is 19,5).

Gerusalemme e il suo messia

Negli oracoli di Isaia esaminati da Settembrini emerge in molti modi il profilo di una città amata. Essa è la capitale in cui si elabora la strategia politica del regno di Giuda e in cui si concentrano gli interessi dei differenti gruppi di potere. È la fucina della memoria storico-teologica della nazione e sede del tempio. È una città drammaticamente ingiusta, posta su un saldo monte e madre di molti figli, ma anche assediata e desolata. È custodita da YHWH, sebbene adultera. A volte troppo piena di angoscia, a volte troppo stretta per contenere tutti i doni che vi si riverseranno. Gerusalemme è sposa, madre e figlia: interpreta ogni aspirazione alla vita; è ferita dal male e attende chi possa guarirla.

Il messia di Gerusalemme, colui che può salvarla, è anzitutto un discendente di Davide, anche di un qualche ramo collaterale. Alla fine si confida semplicemente in un figlio del proprio popolo. «Questi saprà ascoltare la parola del Signore e dunque potrà insegnare, sanare, liberare. Lo spirito del Signore non consacrerà più un sovrano bensì un profeta-maestro» (p. 195). La salvezza non è assicurata da un re ma giunge da altre strade: dal profeta Isaia stesso e, soprattutto, dal Signore che parla al suo popolo.

Prestiti

Nella conclusione del suo lavoro, Settembrini sottolinea ancora la raffinatezza della lingua impiegata dal profeta ma anche il fatto che i detti profetici sono informati dagli inni di Sion, dalla sapienza dei Proverbi, dai racconti del patriarca Giacobbe, dalle tradizioni del Deuteronomio, di Geremia e dalle elaborazioni letterarie antiche prodotte nei circoli scribali giudaici. Non mancano formule aramaiche ed egizie o espressioni che riecheggiano concezioni presenti nelle fonti accadiche.

L’analisi ha portato a evidenziare significativi prestiti dalle grandi culture imperiali dell’epoca: cultura assira, babilonese e persiana. Esse emergono quando si rievocano le prerogative regali, al momento in cui si approfondisce l’idea della creazione originaria di Dio e dove si definisce la persuasione decisamente monoteista del Deutero-Isaia.

Un’articolazione del libro di Isaia è presentata alle pp. 25-26 dell’Introduzione (pp. 11-26). Alla serie dei sedici studi e della conclusione (pp. 17-196) seguono le Sigle e le abbreviazioni (pp. 197-200), la Bibliografia (pp. 201-212: nelle note a piè di pagina la bibliografia è citata fin dall’inizio in modo abbreviato), l’Indice dei passi discussi (pp. 213-221) e quello delle parole ebraiche (pp. 222-223).

Il volume di Settembrini è un testo di studio, dal taglio tecnico, utile a studenti e docenti a livello accademico e servirà senz’altro a gustare in profondità le ricchezze contenute nel rotolo di Isaia, un profeta che riveste un ruolo decisivo all’interno dell’intera Bibbia.

  • MARCO SETTEMBRINI, Gerusalemme e il suo messia. Teologia e poesia in Isaia profeta (Studi Biblici 207), Claudiana Editrice – Paideia marchio editoriale, Torino 2022, pp. 228, € 26,00, ISBN 9788839 409782.
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