
Trovarsi a un incrocio è spesso occasione fortunata perché, di fatto, agli incroci si intrecciano insieme convinzioni e problemi nonché ipotesi e prospettive che confermano consapevolezze o contribuiscono a farne nascere nuove. È un vero privilegio e, poiché i privilegi vanno condivisi, ho deciso di scrivere questa nota.
Scrivo da Napoli dove sto partecipando al Congresso internazionale La Bibbia e le donne. Esegesi, Cultura, Società. Per quattro giorni si alternano al tavolo accademiche, studiose, esperte di studi biblici che hanno curato i ventuno volumi della Collana “La Bibbia e le donne”, una straordinaria operazione culturale ed editoriale che, con il tempo, verrà considerata una pietra miliare della ricerca biblica. Cosa succede quando le donne prendono la Parola con la competenza che deriva loro dall’essere studiose di fama internazionale e convergono in uno stesso progetto che ha al centro la Bibbia?
***
Per capirlo, basta prendere in considerazione i volumi della Collana La Bibbia e le donne di cui il Congresso napoletano celebra la conclusione dopo venti anni di intenso lavoro e di una ricerca condivisa attraverso una rete accademica internazionale, interdisciplinare e interconfessionale europea e statunitense: si viene investiti frontalmente da un’onda d’urto potente ed emozionante.
Si tratta di ventuno volumi, ma sarebbe meglio dire che si tratta di ottantaquattro volumi perché ciascuno è uscito quasi contemporaneamente in tedesco, italiano, spagnolo e inglese. Di essi, cinque sono di esegesi del testo biblico – tre sull’AT: Torah, Profezia, Sapienza; e due sul NT: Vangeli e Letteratura epistolare – e diciassette percorrono le diverse epoche storiche, a partire da quella degli scritti extrabiblici del giudaismo e dei primi secoli cristiani fino a quella delle correnti esegetiche del XX e XXI secolo.
Un’opera titanica, condotta con rigore e acribia, ma soprattutto una vera e propria “collana”, perché robusto è il filo rosso con cui i diversi saggi sono stati messi in successione e “infilati” uno dopo l’altro. Ed è questo “filo rosso” che costituisce la caratteristica che fa di questa Collana un vero e proprio “gioiello” che si va ad aggiungere ai tesori della lunga e frastagliata storia dell’interpretazione della Bibbia.
Una storia finora scritta e tramandata solo da maschi, un’interpretazione dunque inevitabilmente parziale, e perciò in qualche modo ereticale, anche se, fin qui, dominante perché presuntamente ritenuta universale.
***
In apertura, le relazioni delle quattro ideatrici e direttrici della Collana (Irmtraud Fischer, Adriana Valerio, Mercedes Navarro Puerto e Charlotte Methuen) e, lungo le diverse giornate, le incursioni delle studiose che hanno curato i ventuno volumi e hanno messo in luce quanto importante sia stato dare finalmente voce pubblica a quelle decine e decine di donne che, nei secoli e in tutta Europa, hanno amato la Bibbia, l’hanno studiata e interpretata, l’hanno divulgata in tutti i modi in cui è stato loro consentito, superando resistenze, scomuniche e interdetti perché avevano l’insormontabile limite di non essere maschi.
Se fin qui i nostri professori di Sacra Scrittura sono stati convinti che la storia della recezione del testo biblico, come storia delle interpretazioni e come storia delle correnti e delle scuole esegetiche, sia stata garantita solo da biblisti rigorosamente maschi, numerose donne impongono invece di ripensare la categoria di “biblista” e soprattutto la sua effettiva potenzialità in vista di una riscrittura di una storia dell’esegesi finalmente completa perché finalmente rispettosa della prospettiva di genere.
Decostruire e ricostruire nella giustizia di genere contesti e protagonismi, spazi di studio e memorie di regolamentazione e normalizzazione: una storiografia esegetica che restituisce le donne alla Bibbia e la Bibbia alle donne.
***
L’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, che tanto ha creduto in questo congresso ed ha potuto contare sulla competenza della professoressa Adriana Valerio, una delle sue due delegate per il settore laicato, che lo ha tenacemente voluto, perfettamente organizzato e cordialmente diretto, ci ha accolto con parole che ci hanno aperto alla speranza.
Attestavano con forza, infatti, che è ben possibile anche per un uomo di chiesa capire che solo dando voce alle donne la Tradizione della Chiesa recupera sé stessa nella sua verità storica e teologica: “Quando La Bibbia incontra lo sguardo delle donne, delle sue protagoniste, delle sue lettrici, delle sue interpreti, qualcosa si apre. Si aprono narrazioni, si aprono strade, si aprono orizzonti e si apre anche la possibilità di un nuovo modo di stare nella chiesa e nella società. Viviamo in un tempo che chiede coraggio e lucidità. Un tempo in cui le relazioni sembrano talvolta logorarsi nella fretta, nella superficialità o, tante volte, nella contrapposizione. Un tempo in cui la dignità delle donne è spesso ferita da culture che hanno ancora bisogno di educarsi al rispetto e alla giustizia. In questo contesto, ritrovarsi a riflettere insieme sul contributo femminile all’interpretazione biblica è un gesto necessario. Quasi un atto di custodia della nostra umanità più profonda. La Bibbia non è un testo appartenente ad un’altra epoca. È una grammatica per abitare il presente”.
Ha avuto ragione Adriana Valerio a credere che la conclusione della pubblicazione della Collana “La Bibbia e le donne” andasse celebrata con solennità facendo risuonare le voci di donne che per secoli e secoli hanno letto le Scritture ebraiche e cristiane le hanno amate e interpretate, ne hanno fatto pane da spezzare e da condividere, come le voci di studiose che di queste “bibliste”, hanno restituito la memoria alla storia del pensiero oltre che alle Chiese.
***
Perché dunque all’inizio parlavo di incrocio? Nel primo giorno del nostro congresso piomba sull’assemblea la notizia della pubblicazione della lettera al papa da parte del presidente della seconda commissione, istituita da papa Francesco per studiare la questione della possibilità di aprire il diaconato anche alle donne e che papa Leone ha, evidentemente, voluto che fosse resa pubblica. La reazione di sconcerto come l’amarezza è stata unanime. Per l’ennesima offesa alla chiesa, alla sua storia, alla sua teologia, alla sua verità. È questo l’incrocio sul quale studiosi, teologi, biblisti sperimentano quanto sia difficile essere ascoltati perfino dalle loro chiese.
È vero, il coraggio e la lucidità che, come ha detto mons. Battaglia, questo nostro tempo richiede chi non ce l’ha non se li può dare. Gli incroci sono però luoghi che impongono una decisione: andare avanti sulla strada in cui non è mai possibile separare la ricerca della verità da quella della giustizia, oppure continuare a battere con ottusità strade di discriminazione che, oltre tutto, decreterà inesorabilmente strade chiuse?






Comunque una felice coincidenza le due cose opposte, la positiva ridimensiona la negativa e apre al futuro. Teologhe e Bibliste felicemente laiche e sposate con figli già ci sono in Italia quindi a maggior ragione nel mondo, anche se non conosco i vissuti di tante che hanno cooperato per questa mirabile opera!!
Io trovo molto più interessanti gli studi di filologia applicati alla bibbia perché portano alla luce il vero significato di questa opera umana (non potrebbe essere altrimenti) più volte rimaneggiata a seconda dei tempi e delle convenienze.
Sono contento per quanto qui viene detto. Sarò ancora più felice quando non solo consacrate ma soprattutto laiche, mamme e professioniste di qualsiasi settore, potranno studiare la Bibbia. Perché solo così sarà il segno che gli studi biblici sono davvero per tutti!
Mi pare che possano già farlo.