Bologna: tre preti martiri a Monte Sole

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Riprendiamo dal sito di Avvenire l’articolo con cui Chiara Pazzaglia presenta la beatificazione di tre preti riconosciuti come martiri e uccisi durante gli eccidi perpetrati dalle SS nella zona di Monte Sole (29 settembre – 5 ottobre 1944). A don Giovanni Fornasini, beatificato nel 2021, la chiesa aggiunge ora la memoria anche di don Ubaldo Marchioni, del salesiano don Elia Comini e del dehoniano p. Martino Capelli. Il rito della beatificazione, presieduto dal card. Marcello Semeraro, avrà luogo domenica 27 settembre nella Basilica di San Petronio a Bologna.

Che cosa ha da dire al nostro tempo la beatificazione dei preti martiri di Monte Sole? Quale indicazione offre ai cristiani chiamati oggi ad abitare un mondo segnato da guerre, divisioni e violenza? È una domanda che accompagna la Chiesa di Bologna alla vigilia della beatificazione di don Ubaldo Marchioni, don Elia Comini e padre Martino Capelli, uccisi durante gli eccidi nazisti di Monte Sole e riconosciuti martiri in odium fidei.

Domenica 27 settembre, nella Basilica di San Petronio, sarà celebrata la Messa di beatificazione presieduta dal delegato pontificio, il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi, e concelebrata dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, assieme ad altri vescovi e sacerdoti, fra cui padre Carlos Luis Suárez Codorniú, superiore generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù e don Fabio Attard, rettor maggiore della Congregazione salesiana. Così ne ha parlato il vescovo di Bologna, card. Matteo Zuppi:

«La memoria dei preti martiri di Monte Sole non appartiene soltanto al passato, ma apre al futuro. È una luce che può accompagnare il cammino della nostra Chiesa e delle nostre comunità, indicando a tutti la via esigente e bella della fraternità, della pace e della fedeltà. La testimonianza di chi ha scelto di restare con la propria comunità, interpella profondamente anche noi. Ci chiede di scegliere la pace con decisione, di unirci con tutte le nostre energie a quanti, nel mondo, si impegnano per disarmare i cuori e le mani. Ci invita a disinnescare l’ostilità con il dialogo, a custodire insieme verità e perdono, giustizia e misericordia».

I tre sacerdoti martiri si aggiungono al beato Giovanni Fornasini, ucciso anch’egli durante le stragi naziste e beatificato nel 2021. Negli ultimi anni il cardinale Zuppi ha infatti contribuito a riportare Monte Sole al centro della coscienza civile ed ecclesiale, non solo come luogo della memoria, ma come messaggio per il presente.

Nell’agosto 2025, tra i ruderi di Casaglia, lesse i nomi dei bambini israeliani e palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023 in poi a Gaza. Il 12 agosto 2026 ha ivi guidato una veglia di preghiera per la pace e la giustizia in Terra Santa, collegando gli eccidi di Monte Sole alle sofferenze contemporanee del Medio Oriente. Monte Sole è divenuto così il luogo in cui le vittime di ieri incontrano quelle di oggi.

Vivere da cristiani dentro la violenza della storia

Padre Paolo Barabino, superiore della Piccola Famiglia dell’Annunziata, che custodisce la presenza fondata da Dossetti a Monte Sole, ha sottolineato come questa beatificazione parli direttamente al nostro tempo:

«La vicenda dei tre sacerdoti martiri pone una domanda attuale: come vivere da cristiani dentro la violenza della storia? Quale testimonianza offrire quando il conflitto e l’odio sembrano prevalere? Anche per questo motivo la beatificazione ha molto da dire agli uomini e alle donne di oggi. Non si tratta soltanto di riconoscere quanto accaduto durante gli eccidi di Monte Sole, ma di comprendere il significato di una presenza cristiana capace di restare accanto alle persone nei momenti più drammatici».

Dello stesso avviso lo storico della Chiesa Alberto Melloni che, intervenendo a una commemorazione di don Elia Comini organizzata dalle ACLI di Vergato (Bologna), suo paese natale, ha ricordato come il giovane salesiano scelse di restare vicino ai suoi fedeli fino alla fine, richiamando idealmente il gesto del cardinale Pierbattista Pizzaballa, da poco cittadino onorario di Bologna, che si dichiarò disponibile a offrirsi per la liberazione dei bambini israeliani rapiti dopo l’attacco di Hamas.

«La beatificazione dei preti uccisi è una gioia ma anche una ammissione: ad essere uccisi dallo stesso odio sono stati i pastori e il gregge al cui martirio si sono uniti. Il segno del martirio è grazia a caro prezzo: ogni faciloneria è una bestemmia, ma c’è un’assimilazione all’agnello che è visibile solo ai miti e ai puri di cuore. Per questo leggiamo poco e male questo segno».

Anche monsignor Stefano Ottani, già vicario generale per la Sinodalità dell’arcidiocesi di Bologna e impegnato nel progetto della Casa della Pace, riconosce la grande attualità di questa beatificazione, che «sta nella domanda che pone a ciascuno di noi: qual è oggi la forma della presenza della comunità cristiana nei luoghi del conflitto?». Per Ottani colpisce che i tre sacerdoti avessero sensibilità e posizioni diverse di fronte agli eventi del loro tempo.

«Eppure, tutti e tre saranno proclamati martiri e beati. Questo ci dice che la presenza della Chiesa non è determinata da un’appartenenza ideologica o da una scelta politica, ma dall’obbedienza al Vangelo. Ancora oggi commuove il loro coraggio: andare davanti alle SS per chiedere pietà per i propri parrocchiani, scegliere di non fuggire, rimanere accanto alle loro comunità fino alla fine: un’indicazione chiarissima anche per il nostro tempo. La testimonianza cristiana, anche quando sembra soccombere alla violenza, semina germi destinati a fiorire nel tempo».

Gli eccidi di Monte Sole

Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 l’area di Monte Sole, località collinare dell’Appennino bolognese, fu teatro di una delle più gravi stragi di civili compiute dalle truppe naziste in Italia, che colpì duramente le comunità di Marzabotto, Grizzana e Monzuno.

Don Ubaldo Marchioni, parroco di Casaglia e San Martino di Caprara, rimase accanto ai suoi fedeli fino all’ultimo e venne ucciso il 29 settembre nella chiesa di Casaglia insieme a numerosi civili. Don Elia Comini, salesiano, originario di Calvenzano di Vergato, e padre Martino Capelli, religioso dehoniano originario di Nembro (BG), furono arrestati dalle SS mentre dalla parrocchia di Salvaro − dove erano ospitati − salivano insieme con la stola e l’olio santo alla località della Creda per portare il conforto religioso alla popolazione colpita dalla strage. Dopo pochi giorni, il 1° ottobre, vennero mitragliati con il gruppo dei prigionieri ritenuti inabili al lavoro sul ciglio della botte della canapiera di Pioppe di Salvaro. I loro corpi saranno dispersi qualche giorno dopo nel fiume Reno.

Per comprendere il significato storico e umano di quei fatti resta fondamentale la lettura di Le querce di Monte Sole, volume di mons. Luciano Gherardi, che fu compagno di scuola e di seminario di don Ubaldo Marchioni. Attraverso testimonianze dirette e una rigorosa ricostruzione storica, l’opera restituisce il volto delle vittime e il contesto in cui maturò la loro scelta di fedeltà e servizio. Nell’introduzione, Giuseppe Dossetti, che in quei luoghi scelse di vivere con la sua comunità, definisce la Resistenza come «una rivolta interiore contro ogni prevaricazione e ogni violenza eretta a sistema (…), una sfida dell’amore all’odio, della fede alla disperazione e della vita alla morte».

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