
Che il cristianesimo finisca non è un fenomeno inedito, qualcosa che improvvisamente si annuncia come destino di una estinzione inesorabile mai accaduta. Storicamente, il cristianesimo è già finito più volte – alcune per sostituzione, altre per esaurimento interno. Teologicamente, proprio perché fenomeno della storia umana, il cristianesimo è evangelicamente chiamato a estinguersi per poter continuare a essere.
Alla chiara percezione diffusa della fine del cristianesimo occidentale non sembra accompagnarsi però quella di una sua nuova genesi, del lento parto di un cristianesimo inedito di cui non è ancora possibile concepire la forma – perché continuiamo a guardarlo con le lenti del cristianesimo che sta scomparendo.
E gli albori di questo cristianesimo a venire, che già si annuncia nel tramonto del suo passato, vengono troppo spesso costretti nel letto di Procuste di quello che sta prendendo il suo congedo da noi. Con effetti mortiferi per la possibilità di un cristianesimo a venire. Perché il paradosso davanti al quale ci troviamo è esattamente questo: il miglior cristianesimo di oggi, con il suo apparato pastorale e istituzionale, è la ragione principale che frena la genesi del cristianesimo a venire che sta muovendo i suoi primi passi nelle nostre società occidentali.
D’altro lato, l’inedito di questo cristianesimo, irriducibile a quello che si sta congedando, cerca, in un qualche modo, la sua casa proprio in questa evanescenza di sé stesso. Diventando, a sua volta, ragione della possibile trasformazione della genesi del cristianesimo che verrà nell’istante luttuoso di aver mancato l’occasione che si annuncia alle porte della nostra fede.
Ma anche questo dramma, che scuote oggi le nostre anime credenti, non è qualcosa di nuovo; piuttosto, annuncia quello che è il modo fondamentale di essere del cristianesimo all’interno delle vicende umane. Altri e altre credenti si dovettero confrontare con questa situazione paradossale di una evanescenza del cristianesimo che conteneva in sé la sua genesi a venire. Questi fratelli e sorelle nella fede trovarono la via per sostenere la genesi resistendo alla forza centripeta del cristianesimo che andava scomparendo, del terreno della fede che veniva letteralmente a mancare sotto i loro piedi.
Se noi oggi siamo credenti, lo dobbiamo a loro: alla loro intelligenza e sensibilità evangelica di accompagnare la genesi culturale di una nuova stagione del cristianesimo. La tentazione, per tutti, è quella di una ripetizione letterale del loro gesto – come se ancorare il passaggio di oggi alla storia di quello che siamo stati fosse l’unica possibilità di contrastare l’evanescenza di un cristianesimo in via di congedo.
In questo modo, finiremmo però per dare il colpo di grazia non solo al cristianesimo veniente, ma anche a quello che resta di esso. Perché uscire dalla storia umana vuol dire votarsi a mancare l’appuntamento con il Dio di Gesù, con le presenze del suo Spirito che è sensibilità di Dio per l’umano e le sue storie.
Non si tratta di accettare passivamente che l’essenza del cristianesimo viva della tensione fra «fine» e «genesi»; si tratta, piuttosto, di trovare il modo inedito per dare forma a questa tensione nell’oggi delle nostre società occidentali. In tutti i momenti di soglia che il cristianesimo ha conosciuto nei suoi duemila anni di vita, il dramma e paradosso di una genesi del cristianesimo a venire si sono decisi in virtù di pratiche del Vangelo che, mentre scompaginavano l’evanescente ordinamento cristiano, davano forma all’inedito cristiano dentro una nuova costellazione culturale e sociale dell’umano.
Noi, cittadini del cristianesimo che finisce, abbiamo il compito di essere come dei rabdomanti dello Spirito: che riconoscono e stanano, nella quotidianità del vivere, quelle pratiche del Vangelo che si danno senza ascrizione alcuna – senza titolo, ma non senza nomi e storie. Facendo attenzione però, in questo gesto di riconoscimento, a non ascriverle a noi, al nostro cristianesimo finito, ma al Vangelo stesso.
E, soprattutto, abbiamo il compito di proteggerle dalla forza pervasiva e coloniale del cristianesimo che sta scomparendo – che, pur di non prendere congedo da sé, è disponibile a trascinare con sé nella propria fine ogni pratica di Vangelo che va generando il cristianesimo che verrà.






Io avrei un’altra idea che trae spunto dal passato:
Schiacciare i nostri nemici.
Far capire che esistono conseguenze anche materiali e anche in questa vita.
E per circa 1.000 anni ha funzionato abbastanza bene.
Non neghiamolo, per favore. 🙂
Quale cristianesimo? Non è solo questione di tempi ma anche di spa
Percepisco la gravità del momento nel
FAR FINTA DI NIENTE.
Gaza??
I diversi da noi?
Sappiamo tutti che c’è ne freghiamo altamente.
Ci penserà qualcuno altro..
Ci sono le istituzioni, no???
Tutte le atrocità del mondo..NON RESPIRO!!
Cose lontane da noi. Chi se ne frega?
Padrefigliospiritosanto sono patronimici usati x divulgare??
Cambiare? A che pro??
Il sacrificio del figlio x il peccato originale??
Cosa davvero poco credibile?
Per me la Tradizione è legge.
Cambiare costa.
Non è per niente facile.
Siamo animali abitudinari..
La Religione???
No.
Il Mondo sta per finire.
Grazie dell’articolo, molto utile e per certi versi rasserenante. Sarebbe però importante fornire esempi di situazioni analoghe a quella attuale: chi si è ritrovato a vivere in un tempo in cui la fede cristiana stava morendo? E cos’è cambiato nel modo di vivere la fede? O forse, con più precisione, com’è cambiata la fede stessa, perché potesse sopravvivere?
Tra le varie concause di questa morte del dio cristiano aggiungerei forse lo scientismo, l’idea che la fonte ultima della conoscenza sia l’esperienza empirica, resa credibile attraverso il metodo scientifico e l’uso della ragione. Chi ha mai visto un’anima o misurato la Provvidenza? L’io è una conseguenza dell’attività cerebrale. Morto il cervello, morti noi…
Sono tramontate alcune manifestazioni storiche del cristianesimo, ad esempio Chiesa post-Riforma, l’Europa ne è uscita frantumata. Già il crollo del mondo romano fu diverso, perchè in quel caso crollava il mondo sociale e politico ma la Chiesa si espandeva quasi a prenderne il posto.
Non è che siano passaggi indolori, quando ci capiti.
Oppure Chiesa post-rivoluzione francese, Unità d’Italia. Vi immaginate se lo stato italiano oggi bombardasse qualche muro della città del Vaticano? Eppure è successo..
Lo storico Martina disse che ad ogni Concilio si perde un pezzo, il Vaticano II voleva recuperare i pezzetti persi..
Un cristianesimo che naufraga sedotto dalla sopravvalutazione delle scienze empiriche, ma un altro che affonda per aver sopravvalutato la scienza astratta, dei teologi medioevali e dei filosofi moderni.
Bellissima questa idea del cristianesimo che muore per risorgere, l’ho già sentita da qualche parte. L’importante è che nel frattempo non vengano meno la fede, la speranza e la carità.
Ll
Le porte degli inferi non prevaranno sulla chiesa perché fondata da cristo, cui dette un proseguo con pietro e i suoi successiri fino a papa leone 14dicicesimo. E ci resterà fino la fine del mondo , con la partecipazione sempre attiva dello spirito santo. Per chi ci crede. Coloro che non credono , é evidente per loro il cristianesimo non sara’ in agonia, ma in loro è già morto. Non possono dirsi “noi cristiani stiamo scomparendoLl
Le porte degli inferi non prevaranno sulla chuesa perché fondata da cristo, cui dette un proseguo con pietro e i suoi successiri fino a papa leone 14dicicesimo. E ci resterà fino la fine del mondo , con la partecipazione sempre attiva dello spirito santo. Per chi ci crede. Coloro che non crederanno , é evidente che per loro il cristianesimo non sara’ in agonia, ma in loro è già morto. Non possono dirsi noi cristiani stiamo scomparendo, lo sono già.
La fondazione petrina prevede una Chiesa con le porte dell’inferno annesse oltre quelle di entrata uscita e di servizio. Niente che possa assicurare un vecchio o nuovo cristianesimo vincenti. La forza che anima il cristianesimo cattolico non è la garanzia di Pietro.
Mancuso citato qui sopra non e’ cattolico, e sinceramente parla e scrive male.cio detto..lo Spirito esula dalle riflessioni proposte e trovera sempre la strada nei cuori disposti umilmente ad ascoltare.. serenamente.cordialita
Mancuso sinceramente parla e scrive bene.
Lei fa bene a sperare in Dio ma è vero il detto aiutati che Dio ti aiuta. Qualcosa dovremo pur fare anche noi. Preferisco di gran lunga Mancuso a quanto scrive lei perchè almeno cerca le cause di tanti problemi e fornisce possibili soluzione convincenti Cordialità e serenità sempre.
Il cristianesimo è finito perché per dirla come Mancuso il nuovo Dio è l’Io. Un dio vorace che tutto sacrifica alla propria cupidigia.
Se non riportiamo il centro dell’uomo fuori di sé non finirà solo il cristianesimo ma tutto il mondo occidentale che ha costruito tutto basandosi sugli dei/natura (cultura greco romana) sul Dio metafisico (cultura cristiana) e sul dio/nazione (cultura otto/novecentesca). In ogni caso si credeva in qualcosa di più grande dell’Io. Oggi invece si crede solo nell’Io e non costruiamo più nulla di utile. Prepariamoci all’avvento della tirannide che emergerà dal caos delle guerre fra i tanti Io divinizzati.