Spagna: si riapre lo scontro tra Vox e la Chiesa cattolica

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Il leader del partito spagnolo di estrema destra Vox, Santiago Abascal (Foto: Alberto Di Lolli)

«Molte persone bisognerebbe metterle su una barca, farle stare cinque giorni nell’Atlantico, giorno e notte, senza mangiare, e vedere come arrivano. E allora, quando arriveranno, che cosa faremo? Dovremo accoglierle e prendercene cura, naturalmente». Lo ha dichiarato mons. José Mazuelos, vescovo delle Canarie, il 23 aprile scorso in un incontro della Conferenza Episcopale Spagnola con i giornalisti, convocato per informare sulla visita di Papa Leone XIV a Gran Canaria e Tenerife l’11 e 12 giugno prossimi.

Era la sua risposta a una domanda sulle critiche rivolte al processo di regolarizzazione dei migranti in Spagna, avviato il 20 aprile, il lunedì di quella stessa settimana. La reazione di Santiago Abascal, leader di Vox, è stata immediata su X (già Twitter): «Alcune persone che traggono beneficio dall’immigrazione illegale dovrebbero lasciare i palazzi e scendere a vedere le conseguenze che ciò comporta per gli spagnoli: per la sanità, la sicurezza, i salari e le tasse».

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Si è così riaperto il confronto tra Vox e i vescovi spagnoli. Dico «riaperto» perché già nell’agosto dell’anno scorso Abascal si era detto «perplesso e rattristato» per la posizione di una parte della gerarchia ecclesiastica in materia migratoria. Nel febbraio di quest’anno aveva poi attaccato la «deriva» dei vescovi critici verso Vox: «dicano pure messa».

A differenza dei precedenti scontri, l’ultimo si è distinto non solo per la durezza delle dichiarazioni del leader di VOX, ma anche per il sostegno ricevuto dal vescovo delle Canarie da parte del sindaco di La Laguna, Luis Yeray Gutiérrez, e del ministro della Politica Territoriale, Ángel Víctor Torres. E soprattutto per la chiarezza con cui mons. Mazuelos e gli stessi vescovi spagnoli, riuniti in Assemblea Plenaria, hanno nuovamente preso le distanze da VOX su questo tema, per coerenza con il Vangelo.

Si tratta di un «attacco brutale dell’estrema destra», ha affermato il sindaco socialista. A La Laguna – ha proseguito – si conosce direttamente il lavoro assistenziale di molti volontari e operatori della Caritas a favore delle persone vulnerabili, migranti e popolazione locale. In particolare, il servizio reso a coloro che arrivano nella nostra terra, spesso «in condizioni estreme». Chi, come VOX, critica questo comportamento, mostra semplicemente «il suo volto più insolidale».

Dal canto suo, il ministro Ángel Víctor Torres ha dichiarato che il vescovo Mazuelos aveva «perfettamente ragione» e non avrebbe potuto esprimersi «in modo più chiaro»: sono parole di chi vede arrivare migranti «inermi, affamati o persino morti», dopo una traversata in cui «rischiano» la vita pur di «raggiungere un futuro migliore».

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In dichiarazioni successive, il presule canario, dopo aver invitato «tutti i politici» a sedersi attorno a un tavolo per dare una risposta a una realtà che – assicurava – non scomparirà, ha replicato alle accuse del leader di Vox: «Se mi sto arricchendo con l’immigrazione, vada in tribunale e mi denunci».

Ha poi invitato a non utilizzare la tragedia umana della migrazione nelle Canarie per «fare campagna elettorale tra buoni e cattivi», sottolineando che il dovere della Chiesa e di ogni persona dotata di umanità è «prendersi cura di tutti». La priorità la stabiliscono «i bisogni, non la nazionalità o la razza». Per questo, «non importa che sia spagnolo o no». Occorre semplicemente assistere prima «chi è più nel bisogno».

Questo è il cuore del Vangelo, fondamento di «compassione, empatia» e della difesa della «dignità di ogni persona umana». «Se uno incontra una persona abbandonata, come accade a Lanzarote quando la gente si getta in mare per aiutare un’imbarcazione che arriva, è qualcosa che sgorga dal cuore umano», ha aggiunto, respingendo l’accusa secondo cui i pescatori «fuggirebbero» davanti all’arrivo dei migranti.

Ha infine dichiarato di essere «pienamente d’accordo» sulla necessità di «combattere le mafie» e di intervenire nei Paesi di origine affinché le imbarcazioni di fortuna non siano «l’unica via di uscita». È favorevole a promuovere nei Paesi di origine una migrazione regolata «con documenti e un lavoro definito».

Ma finché continueranno ad arrivare barche, bisognerà continuare ad assistere le persone: non c’è alternativa.

Queste dichiarazioni sono state accompagnate da quelle del portavoce della Conferenza Episcopale Spagnola, che ha difeso la «priorità del Vangelo» rispetto alla «priorità nazionale», e dalla replica del leader di Vox: il portavoce «non osa mai criticare il Governo mafioso, perché il Governo alimenta il suo business con l’invasione. E questa è la sua priorità: il business. E il profondo disprezzo per gli spagnoli che vogliono difendere la loro patria».

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Credo che abbiamo assistito a un altro capitolo – uno dei tanti – di questo confronto tra VOX e la Chiesa cattolica. Non serve essere profeti per prevedere che il prossimo si verificherà in occasione della visita di Leone XIV a Gran Canaria e Tenerife nel prossimo mese di giugno. Sarà allora che il Papa porrà al centro del suo viaggio – e dell’attenzione mediatica mondiale – la crisi migratoria e l’importanza umanitaria della «priorità evangelica», contrapposta alla visione miope e disumana della «priorità nazionale».

Sarebbe auspicabile che in quell’occasione si affrontassero anche due questioni che non è possibile trattare qui per ragioni di spazio e di tempo.

La prima, di natura economica, riguarda il finanziamento e la libertà di una Caritas che, come quella spagnola, ha ricevuto 486,9 milioni di euro, di cui 143,4 milioni provenienti dalle amministrazioni pubbliche (dati della Memoria 2024). È ancora possibile essere pienamente liberi con quasi il 30% dei finanziamenti proveniente da enti pubblici? È una questione che merita una riflessione approfondita, sia da parte dei cattolici sia delle istituzioni.

La seconda, di carattere più teologico e politico, è quella sollevata nel febbraio 2025 da J.D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, sul cosiddetto ordo amoris, cioè sull’organizzazione della solidarietà in cerchi concentrici, rigidamente gerarchizzati: «Ama la tua famiglia, poi il tuo prossimo, poi la tua comunità, poi i tuoi concittadini. E solo dopo puoi dare priorità al resto del mondo».

Per inciso, una posizione più moderata rispetto a quella sostenuta a suo tempo da F. Savater, quando affermava che l’unico «distacco» che conosceva era «quello della retina». Ma è un criterio, quello di Vance, che solleva una domanda decisiva: dove si colloca il programma di Gesù, quando proclama – a vicini e lontani – «ero straniero e mi avete accolto»?

Concludo: si tratta, in ogni caso, di due posizioni – tanto l’una quanto l’altra – agli antipodi della parabola del buon samaritano e del giudizio finale, oltre che di un problema di «visione», almeno nel caso del filosofo basco.

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