Sulla Chiesa in Argentina (1966-1983): interpretazioni

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La pubblicazione del terzo volume (novembre 2023) completa l’opera collettiva La verdad los hará libres che, per la prima volta, ci fa accedere agli archivi della Conferenza episcopale argentina, della Nunziatura apostolica, della Segreteria di stato, per la documentazione relativa agli anni 1966-1983 (prima e durante la dittatura militare).

Dei primi due volumi abbiamo già parlato – in senso generale qui, relativamente all’operato della Nunziatura apostolica qui).

Interpretazioni

Per questo terzo volume vale la raccomandazione già espressa rispetto agli altri: la mole della documentazione (e delle pagine) non è comprimibile in un articolo in maniera esauriente e chi fosse interessato dovrebbe procurarsi e leggere i tre volumi. Davvero l’importanza di questo lavoro di scavo e studio vale la fatica e anche la spesa da affrontare.

Questo terzo volume è composto di un’introduzione e da 22 capitoli, che interpretano i diversi aspetti presentati nei due precedenti, attingendo a quella documentazione e commentandola. I quattro coordinatori dalla Facoltà di Teologia dell’UCA (Universidad Católica Argentina) hanno voluto fortemente la composizione di un volume di «interpretazioni». Ed è il passaggio più innovativo e problematico di tutta l’imponente documentazione.

La domanda di fondo è: come interpretare fatti storici che per larga misura sono acclarati? Vediamo prima di tutto quali sono. Riassumendo, i fatti che emergono riguardano: le vicende che hanno portato alla dittatura militare (fallimento dei governi peronisti); la profonda convinzione della Giunta militare (che permea molta parte della Chiesa e della società) che, senza la soluzione autoritaria, il paese sarebbe caduto nel comunismo; la repressione crudele che colpisce migliaia di innocenti; la repressione verso ampi settori della Chiesa operata da militari e paramilitari; la divisione nell’episcopato.

Se – in estrema sintesi – questi sono i fatti, in che modo si possono interpretare? Qui il volume è ardito, nel cercare spiegazioni di tipo storico, sociologico, teologico. Ma, nonostante tutto, questo  è anche il limite maggiore del testo.

Sempre sintetizzando, c’è il tentativo – nei diversi capitoli – di fornire diverse piste di riflessione secondo tre prospettive: storica, politica, teologica.

Politica e religione

La storia la conosciamo e si intreccia con la politica e la religione. La convinzione che, senza soluzione militare, il paese sarebbe caduto in mano ai comunisti fornisce la legittimazione a tutta l’efferatezza di una barbara repressione che colpisce soprattutto persone innocenti solo perché sospettate di essere contigue al comunismo.

Dal punto di vista politico, ci troviamo di fronte a una strategia di legittimazione del terrorismo di stato, e da qui deriva il notevole sostegno popolare alla dittatura, autoalimentato da una propaganda decisa del governo, che spiega la durata della dittatura stessa.

E coinvolge la Chiesa, che è spaccata a livello di episcopato tra una maggioranza di vescovi e di sacerdoti filo-governativi e due minoranze: una critica, una più moderata. In mezzo, alcuni settori come i cappellani militari, pronti a giustificare le violazioni palesi dei diritti umani che vedono compiersi sotto i loro occhi. Ciò è comprensibile nel quadro di una Chiesa appena uscita dal Concilio, ma che non ha ancora iniziato a recepirlo.

Dal punto di vista della storia della Chiesa e della sua autoconsapevolezza teologica, il capitolo 15 spiega bene il «mito» di un’Argentina società cattolica, per cui in quell’epoca si pensava al Paese come ad una comunità nazionale spirituale prima che politica. Se la cultura moderna è secolarista (contro i valori tradizionali, qualunque cosa voglia dire questa espressione), la cultura popolare è comunitaria-religiosa. L’esercito ne esprime la salvaguardia e i vescovi sono i primi ad esserne convinti, almeno in maggioranza.

Su questo punto, a p. 304, viene riportata un’annotazione del nunzio Pio Laghi alla Santa Sede inviata nel gennaio 1981. Riferendosi alle tensioni e allo stallo nell’episcopato, il nunzio rileva che non è neppure possibile fare ricorso a degli esperti esterni alla Conferenza episcopale che possano aiutare e allargare la riflessione su quanto sta accadendo.

Cambio di paradigma

Suggestivi i capitoli 7, 8, 9, 10.

Nel capitolo 7 l’autore, il gesuita Gustavo Morello, parla della necessità di passare da una lettura teologica a una sociologica.

Nel capitolo 8 William Cavanaugh sviluppa le analogie tra la repressione che colpisce il «corpo» della nazione col terrorismo di stato e il «corpo di Cristo» piagato e ferito nella Passione e nel simbolismo ecclesiale-teologico successivo.

Nel capitolo 9, Marcela Mazzini si interroga sul dramma delle migliaia di familiari che piangono corpi che non ci sono, che presumono morti, ma che non possono vedere, riconoscere, né onorare con la celebrazione dei funerali.

Il capitolo 10 è molto importante nel discutere cosa sia il martirio in epoca moderna e nel contesto latinoamericano, sottolineando che non si tratta di definire un martire a causa della professione di fede (come nell’epoca della Chiesa primitiva) quanto di vedere se c’è l’amore – per il prossimo – alla base dell’atteggiamento che porterà all’uccisione violenta, come è il caso più comune nelle tragedie del Novecento e del Terzo Millennio.

Queste pagine (177 e ss.) – ad avviso di chi scrive – sono le migliori del volume, quando cioè si spiega il cambio di paradigma per interpretare il martirio – da odium fidei a odium amoris – con due corollari: i persecutori sono anch’essi cristiani e i militari in generale, in quel contesto, sono i difensori della fede!

«Errori di discernimento»

L’aspetto che lega storia, politica, teologia, è espresso nel capitolo 16, nei passaggi in cui Carlos Schickendantz, sulla base della documentazione dei due volumi precedenti, si addentra a cercare – e a trovare – gli «errori di discernimento».

Qui emerge la vera questione sistemica: l’episcopato nel suo insieme non aveva una chiara consapevolezza di quanto fossero immorali i metodi repressivi. E si parla di profondo errore dell’episcopato in quanto tale. Ma è davvero così? Nel capitolo 17 si cerca di rispondere alla domanda su quale «cortocircuito» teologico e mentale abbia impedito ai vescovi di vedere cosa stesse accadendo.

La risposta, secondo José Carlos Cammano, va cercata (pp. 326-327) nell’insufficiente formazione in teologia e in diritto (san Tommaso e Suarez sono ampiamente citati nei passaggi in cui legano la giustizia alla teologia) e nella secolare alleanza tra potere, violenza e giustificazione fornita dalla Chiesa.

Altra risposta nel capitolo 18 in cui i 4 autori articolano l’idea di come la paura del «modernismo» – sotto forma di massoneria, anarchismo, storicismo, e poi comunismo – fosse percepita come il super-pericolo da evitare in qualunque maniera. Anche con l’efferata violenza contro i «nemici» della nazione e della Chiesa contigue l’una con l’altra.

Ulteriore approfondimento

Dunque abbiamo una lettura-rilettura dei primi due volumi molto complessa e articolata.

Proprio qui, a giudizio di chi scrive, si trova il limite maggiore del terzo volume. Il lavoro congiunto di storici e di teologi non è sufficiente per rendere sufficiente ragione di cosa sia accaduto. Servirebbe, o sarebbe auspicabile, il concorso di altre discipline. Della sociologia si è detto, ma andrebbe sviluppata una visione più ampia del tentativo del capitolo 7.

Il tema dei diritti umani, a quell’epoca considerato in maniera poco sufficiente – sebbene la Santa Sede si esprimesse a favore (dal Concilio e con i papi seguenti) – andrebbe maggiormente rivisitato. Ma soprattutto servirebbe il concorso di altre discipline: la psicologia, ad esempio, le scienze umane in generale, per capire la psicosi e la paranoia in cui l’Argentina è davvero precipitata in quegli anni. E per capire cosa sia e sia stata la vita delle vittime sopravvissute e i drammi ancora vividi nelle famiglie dei desaparecidos. E quindi la grande questione della riconciliazione a livello nazionale.

Qua e là, nel volume si accenna alla mancanza di un vero sforzo collettivo di rilettura e di riconciliazione con il passato. Però qui si apre uno spazio di ulteriore approfondimento, soprattutto se fosse possibile ricorrere a studiosi e a punti di vista esterni alla Chiesa, molto di più di quanto i tre volumi abbiano fatto finora. Ma vanno letti, riletti, studiati, utilizzati come spunto per approfondire.

È auspicabile che i quattro coordinatori dell’opera si rimettano al lavoro in questo senso!

Carlos Galli, Luis Liberti, Juan Durán, Federico Tavelli (a cura), La verdad los hará libres III. La Iglesia católica en la espiral de la violencia en la Argentina 1966-1983, Buenos Aires, Editorial Planeta 2023.

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2 Commenti

  1. Orso Garibozzi 2 dicembre 2023
    • Nicola Pasqualetto 3 dicembre 2023

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