
Nella lunga e inconclusa ricerca di una data condivisa fra le confessioni cristiane per la celebrazione della Pasqua si inserisce la riflessione di una decina di teologi appartenenti all’eparchia (diocesi) greca ortodossa d’America (costantinopolitana), che il 24 gennaio scorso hanno messo in comune le loro ricerche in merito (Holy Cross Orthodox School of Theology, Brooklin, USA; cf. Orthodoxie.com 3 marzo 2026).
Le conclusioni: le confessioni cristiane non ortodosse che seguono il calendario gregoriano, “correggendo” le imprecisioni del precedente calendario giuliano (XVI sec.), sono più vicine alle indicazioni del Concilio di Nicea e l’eccessivo rigidismo o enfatizzazione circa la valenza teologica della data porta a ferire la vita spirituale dei cristiani che vivono in diaspora, in società multireligiose e pluralistiche.
Le norme di Nicea
La fortunata coincidenza della celebrazione pasquale comune avvenuta nel 2025 sarà sempre più rara e la memoria dei 1700 anni del concilio di Nicea, celebrato solennemente da papa Leone XIV e dal patriarca Bartolomeo I (25 novembre 2025), non avrà portato tutti i frutti sperati (cf. qui su SettimanaNews).
Nel 325 i padri conciliari stabilirono come data per la Pasqua la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Inoltre, il calcolo della data non doveva dipendere dal calcolo ebraico ma da quello romano, anche se restava il legame con la memoria d’Israele.
La progressiva convergenza della prassi liturgica si è ri-divisa dopo l’aggiustamento che le nuove conoscenze astrologiche suggerivano nel XVI secolo. Gregorio XIII cercò il consenso di Geremia II di Costantinopoli, ma i sinodi delle Chiese ortodosse rifiutarono. Solo nel 1923 il patriarca Meletios IV cercò una composizione fra i due calendari, adattando le feste annuali al calendario gregoriano mentre il ciclo pasquale restava secondo il computo giuliano. La decisione produsse uno scisma non ancora risolto, quello dei «veterocalendaristi».
Bisogna arrivare alla dichiarazione Verso una data comune per la Pasqua (Aleppo 1997) perché le Chiese del consiglio ecumenico, compresa la Chiesa cattolica rappresentata in Fede e Costituzione, arrivassero a un orientamento comune che confermava le indicazioni di Nicea (prima domenica dopo il plenilunio di primavera) e col suggerimento di ricorrere ai dati astronomici scientificamente più accurati prendendo come punto di riferimento il meridiano di Gerusalemme. Indicazioni che non ha avuto seguito per la resistenza della grande maggioranza delle Chiese ortodosse.
Secondo i teologi citati, la persistente discordia interna alle Chiese ortodosse, la scarsa attenzione alla cultura e alla società e una concezione ecclesiale più autoritaria (discendente) che pastorale (ascendente) hanno finora impedito di venire incontro alle necessità di comunità che vivono in contesti pluralistici e sono composte di famiglie di varie confessioni cristiane con effetti che, con qualche ironia, papa Francesco traduceva nell’immaginario incontro fra un cattolico e un ortodosso nel 2015 parlando ai preti del Rinnovamento nello Spirito: «Il tuo Cristo è risorto? Il mio risorge la settimana prossima».
Il calendario giuliano e la Pasqua sempre più tardiva
«Divergenze sulla data della celebrazione della Pasqua continuano a riprodursi perché il calcolo della Chiesa ortodossa che utilizza il calendario giuliano è sempre più inesatto. Attualmente, il ritardo sul calendario gregoriano è di 13 giorni. La data dell’equinozio di primavera fissata il 21 marzo (3 aprile secondo il calendario gregoriano) smentisce la realtà dell’equinozio, che cade fra tredici e quindici giorni prima. La Chiesa ortodossa utilizza, inoltre, un’approssimazione matematica circa la prima luna piena di primavera basata sul ciclo lunare metonico (risalente a Metone di Atene, V sec. a.C. − ndr) di diciannove anni.
Nella misura in cui il metodo ortodosso per l’applicazione della formula nicena diventerà sempre più inesatto, la Pasqua ortodossa sarà sempre più celebrato con uno scarto con le norme nicene di riferimento. Per esempio, l’Occidente celebrerà la Pasqua il 28 marzo 2027 (secondo il calendario gregoriano), data conforme alla norma nicena; in compenso, la maggioranza degli ortodossi celebreranno Pasqua il 2 di maggio, data che corrisponde alla seconda domenica dopo la seconda luna piena successiva all’equinozio di primavera.
Il metodo attuale della Chiesa ortodossa per calcolare la data non è più in linea con le norme nicene. La prosecuzione di tale metodo produrrà, nel tempo, una celebrazione pasquale ortodossa molto più tardiva nell’anno solare.
Sono indispensabili rinnovati sforzi perché le Chiese ortodosse calcolino più precisamente la data di Pasqua perché il tempo pasquale ortodosso aderisca alla formula nicena che la Chiesa ortodossa riconosce come normativa. Non farlo significherà che, nel tempo, i cristiani occidentali e quelli orientali non celebreranno più una Pasqua assieme».
Nel dialogo cattolico-ortodosso, dal Nord America si riconosce ai genitori di diverse confessioni una responsabilità spirituale condivisa sui figli e sul cammino cristiano della coppia. I teologi ortodossi auspicano che le Chiese autocefale possano decidere autonomamente la convenienza pastorale di una celebrazione pasquale condivisa.
La questione della data non coinvolge la teologia. Il consenso conciliare delle Chiese ortodosse sembra lontano, visto che il tema non è stato affrontato neppure al concilio di Creta del 2016. Eppure, vi sono già buone pratiche condivise. La Chiesa ortodossa di Finlandia celebra assieme alle altre Chiese la Pasqua. Gli armeni seguono il calendario giuliano. Negli USA comunità ucraine di obbedienza costantinopolitana possono liberamente scegliere la data più opportuna. In Grecia la Chiesa cattolica celebra la Pasqua nella data delle Chiesa ortodossa. Nel Kerala (India) la Chiesa ortodossa sira segue il calendario gregoriano. E tutte sono in sintonia con le rispettive obbedienze.
Le Chiese-madri dell’Ortodossia dovrebbero capire le esigenze pastorali delle Chiese minoritarie della diaspora, pur senza obbligare nessuno. «Lo sforzo di educare e celebrare una data comune della Pasqua è un compito pastorale essenziale e un mandato ecumenico che possono permettere ai cristiani ortodossi di realizzare una unità più profonda e una vicinanza maggiore alle indicazioni nicene».
Continuiamo a cercare
Il papato di Roma si è reso disponibile dal Vaticano II a cercare una soluzione condivisa. Francesco ha detto il 25 gennaio 2025: «Rinnovo il mio appello affinché questa coincidenza (la data comune della Pasqua 2025 − ndr) serva da richiamo a tutti i cristiani a compiere un passo decisivo verso l’unità, intorno a una data comune, una data per la Pasqua (Spes non confundit n. 17); e la Chiesa cattolica è disposta ad accettare la data che tutti vogliono fare: una data dell’unità».
E, nella dichiarazione congiunta di Leone XIV e del patriarca Bartolomeo I (pubblicata durante il viaggio del papa in Turchia lo scorso 29 novembre 2025; cf. qui su SettimanaNews), si dice: «È nostro comune desiderio proseguire il processo di esplorazione di una possibile soluzione per celebrare insieme la festa delle feste ogni anno. Speriamo e preghiamo che tutti i cristiani “con ogni sapienza e intelligenza spirituale” (Col 1,9) si impegnino nel processo volto a giungere a una celebrazione comune della gloriosa Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo».





