Fede di Abramo, fede cristiana

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Francesco Mosetto, professore emerito della Università Pontificia Salesiana, sezione di Torino, traccia un ampio percorso biblico sul tema della fede, centrale per il credo ebraico e per quello cristiano.

Nell’Introduzione egli ripercorre la tematica della fede cristiana nella storia della teologia: teologia patristica e medievale, magistero recente delle Chiesa cattolica (dalla Dei Filius alla Dei Verbum e nel magistero postconciliare), tradizione orientale ortodossa e teologia protestante.

La teologia si era andata irrigidendosi in una concettualista astratta. Il concilio Vaticano II ha recuperato la dimensione personale ed esistenziale della fede. Questo sollecita il recupero della ricchezza del dato biblico e a far tesoro dell’esperienza liturgica e spirituale dell’Oriente cristiano.

Circa la fede di Gesù, esiste un paradigma “scolastico” e una nuova prospettiva. Il tema della fides Jesu può essere affrontato oggi con serenità grazie ai guadagni relativi a una visione dialogica e personalistica della fede, a complemento della sua dimensione cognitiva, più frequente in passato.

La fede di Israele

Mosetto delinea dapprima la fede di Israele. Il Dio è pensato «unico», in un rapporto molto particolare col suo popolo.

L’autore riporta alcuni esempi emblematici circa la fede negli scritti del Primo Testamento: il caso di Abramo (Gen 12,1-3; 15,6); Is 7,4-9 con le parole di Isaia al re di Giuda: «Se non crederete non resterete saldi»; Ab 2,2-4 assicura che Dio salva chi si affida completamente a lui: «Il giusto vivrà per la sua fede». La fede nel libro dei Salmi impiega la costellazione dei termini con la radice ‘mn, con un’accezione esistenziale e interpersonale della fede, piuttosto che veritativa e concettuale.

L’orizzonte teologico è quello dell’Alleanza. Sicuro dell’ḥesed e della ‘emûnah del Signore, il suo popolo e il singolo israelita poggia su di essi come su un solido fondamento. La fede è presente anche negli scritti di Israele in età giudaica (1-2 Maccabei, Giuditta, Ester, Sap 2,22, scritti extrabiblici).

La fede è la risposta dell’intero Israele all’amore del Dio “uno” con il quale ha stretto un patto di fedeltà. Si traduce in obbedienza, fiducia, abbandono, amore e timore, servizio, lode, benedizione e ferma speranza nelle sue promesse. Si proclama con forza l’unità di Dio.

Nel giudaismo rabbinico si giunge a dare un carattere vincolante ad alcune proposizioni di fede.

Maimonide presenta tredici articoli di fede, quali radici e fondamento delle credenze e delle leggi ebraiche: esistenza del Creatore, unicità di Dio, sua immaterialità ed eternità, dovere di servire solo lui, onniscienza di YHWH, origine divina della Torah e della profezia, giustizia divina nel punire i peccatori, venuta del Messia e risurrezione dei morti.

Fede di Abramo e fede cristiana in Paolo

Nel c. II Mosetto analizza la fede di Abramo e la fede cristiana così come è presente nelle lettere dell’apostolo di Paolo.

Le lettere ai Galati e ai Romani sono ricche di spunti. La fede fu attribuita ad Abramo come giustizia. La fede cristiana si basa sull’annuncio della persona e della parola di Gesù e la salvezza è conseguita tramite la fede. Anche qui si impongono le lettere ai Galati, ai Romani e ai Filippesi. L’uomo è giustificato da Dio per la fede in Gesù. L’esempio è tratto dal comportamento di Abramo.

La fede cristiana descritta nelle lettere paoline è una fede biblica, rivolta innanzitutto a Dio, ed è una fede non individualistica, ma ecclesiale. La continuità con il popolo di Dio della prima alleanza è la fede che caratterizza l’intero popolo. La fede si esprime nella vita di carità (Gal 5,6); Rm 13,8-10 ecc.).

Paolo sottolinea anche la fede biblico-giudaica di Gesù quale docile obbedienza e assoluta fiducia in Dio. Gesù ha vissuto esistenzialmente la fede di Israele.

Cristo occupa un posto centrale nella fede dei cristiani anche perché è al centro dell’evangelo e della confessione cristiana, non soppiantando il Dio di Israele, ma in virtù del suo disegno salvifico nei confronti dell’umanità.

Vangeli sinottici

Nel capitolo riguardante la fede di Gesù nei Vangeli sinottici Mosetto sottolinea la giudaicità di Gesù e la sua fede che si arguisce dai racconti dell’infanzia, dalla sua benedizione e preghiera al Padre, dalla sua fedeltà e obbedienza, unita alla fiducia. «Si può dire, in sostanza, che Gesù funge da catalizzatore di una fede che radicalmente è quella di Abramo, una fede rivolta al Dio di Israele, ma che ha il suo termine immediato in Colui che annuncia e rende presente il regno di Dio» (p. 85).

Nel Quarto Vangelo la fede di Gesù si manifesta come fedeltà al Padre e alla sua fedeltà, come fiducia nel Padre, che è sempre con lui.

La fede “cristiana” nel Vangelo di Giovanni è riferita al rapporto tra i segni e la fede. Nei dialoghi, nei discorsi, anche in quelli dell’ultima cena, Gesù manifesta un’interiorità improntata alla fede giudaica. Egli vuole essere in tutto fedele alla volontà del Padre e di essere pieno di fiducia in lui anche di fronte alla morte, sicuro del suo amore nei propri confronti. Gesù è il rivelatore del Padre. La fede cristiana per Giovanni consiste ultimamente nel riconoscere l’amore del Padre che si manifesta nel dono di Gesù, il salvatore del mondo. «Aver fede in Gesù rappresenta in definitiva la forma concreta della fede in Dio» (J. Beutler, cit. a p. 106).

Lettere deuteropaoline e cattoliche

Nelle lettere deuteropaoline e nelle lettere apostoliche il linguaggio della fede rimane legato alle radici bibliche e alla tradizione apostolica, ma è sollecitato da circostanze storico-culturali nuove. Si muove verso una concezione dogmatica della fede, ancorata alla realtà ecclesiale, dalla quale non sono disgiunti gli aspetti pratici, con risvolti che si possono qualificare più largamente religiosi.

Mosetto esamina 2Ts, Col, Ef, le Lettere Pastorali (1-2Tm; Tt) e quelle “cattoliche” (Gc, 1-2Pt, Gd, 1-2-3Gv). Si avverte la preoccupazione di difendere la “verità” del vangelo, messo in pericolo dal diffondersi di insegnamenti erronei.

Le Lettere Pastorali, in particolare, raccomandano di conservare il «deposito» della fede, cioè l’insegnamento trasmesso.

Anche nelle lettere attribuite ai diversi apostoli la fede è diventata quasi sinonimo di “dottrina”, alla quale i veri credenti conformano la loro vita.

Lettera agli Ebrei

Nella Lettera agli Ebrei Gesù è «leader della fede» (Eb 11,2; così si esprime Mosetto). Gesù è il capo che guida alla salvezza, il Figlio di Dio solidale con i fratelli, il sommo sacerdote degno di fede e misericordioso.

Nella seconda esortazione, Gesù è presentato come messo alla prova come noi, mentre, nella terza esortazione, l’autore di Eb si accinge a trattare il tema centrale della lettera – il sacerdozio di Gesù e il suo sacrificio –, inculcando nei destinatari gli atteggiamenti della speranza e della costanza che sono strettamente connessi alla fede. Gesù è presentato come colui che è venuto nel mondo per fare la volontà di Dio.

Nella quarta esortazione, dedicata al sacrificio di Cristo, sommo sacerdote della nuova alleanza (Eb 7,1–10,18), si sfocia nell’esortazione a mantenere ferma la fede-speranza degli inizi.

La parenesi conclusiva (Eb 11–13) prende l’avvio dagli antenati, stranieri e pellegrini in cammino verso la patria celeste. La fede viene definita come «fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede» (11,1). Gli antenati vissero di fede. Gesù è «leader della fede» in quanto guida e precursore e, poi, in quanto modello, visibile nell’affrontare la croce.

Gli ultimi ammonimenti della lettera rimandano ancora a Gesù, in cui avere fede, in quanto Figlio di Dio rivelatore del Padre, il cui sangue è più eloquente di quello di Abele.

L’autore di Eb mostra cosa intende per “fede” soprattutto nell’elogio degli antenati. Essi superarono prove e avversità di ogni genere ponendo la loro fiducia in Dio, che è fedele alle sue promesse. Anche Gesù perseverò nella prova suprema della passione, avendo riposto in Dio tutta la sua fiducia (Eb 2,18; 4,15; 5,17-10; 12,2-3; 13,12).

I cristiani sono invitati a imitare la fede dei “testimoni”, protesa verso le realtà future promesse loro da Dio, volgendo però lo sguardo a Gesù, «leader della fede»: egli è il primo a percorrere l’aspro cammino che conduce alla gloria e li guida verso la stessa meta.

Gesù, però, è anche perfezionatore dei credenti (più che della fede, fa notare Mosetto distanziandosi da CEI 2008): «sommo sacerdote» della nuova alleanza, mediante il suo sacrificio egli li ha «resi perfetti» e ha dato loro la piena libertà di accostarsi a Dio e di entrare nel suo santuario grazie alla «via nuova e vivente» che ha inaugurato per mezzo del suo sangue (Eb 10,19-23).

Lo scopo della poderosa riflessione sul sacerdozio di Gesù e sul suo sacrificio non è – secondo Mosetto – una speculazione fine a sé stessa, ma è quello di elaborare il fondamento di una «parola di esortazione» rivolta ai cristiani messi alla prova nella loro fede.

La fede cristiana oggi

Nell’Epilogo, lo studioso sottolinea dapprima il carattere specifico della fede biblica (fiducia e abbandono a Dio in risposta alla sua gratuita autocomunicazione), quindi esplicita la continuità tra la fede di Israele e la fede cristiana. I cristiani sono discendenza di Abramo in quanto incorporati in Cristo. La fede cristiana è «obbedienza alla fede» in risposta all’annuncio del vangelo. Il compimento della fede di Israele e il modello per i cristiani è la fede di Gesù. La fede cristiana è fede in Dio che, per mezzo del Figlio, si rivela all’intera umanità.

Nel giudaismo e negli scritti del Nuovo Testamento si sottolinea l’intrinseco legame tra la dimensione esistenziale della fede e il suo “contenuto” oggettivo. Ne sono conferma le confessioni di fede ricorrenti nelle lettere paoline.

Mosetto sottolinea, infine, la stretta relazione tra la fede e la totalità della vita credente: il «giusto» è colui che è fedele alla volontà del Padre e la fede opera mediante la carità. La fede innerva la totalità della vita cristiana.

Le sfide che la cultura contemporanea pongono alla fede cristiana esigono di esplicitare al massimo la rivelazione del volto del Dio di Gesù Cristo, «un Dio quale amore inesauribile e irrevocabile, operante e ospitale nei confronti di tutti e in tutti, amante della vita e della libertà degli uomini e anche desideroso del loro amore» (G. Ferretti, cit. a p. 140).

L’evangelizzazione deve superare la concezione puramente “comunicativa”, per andare al nucleo centrale della fede cristiana: Gesù nel dono completo di sé per la vita del mondo, «che quindi implica una testimonianza di vita».

Il CCC ricorda che la fede è la libera risposta dell’uomo all’iniziativa di Dio che si rivela. Essa è innanzitutto un’adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso e inseparabilmente, «è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato» (n. 150).

Il Compendio del Catechismo insiste, invece, maggiormente sulla componente interpersonale ed esistenziale della fede biblica: l’«obbedienza della fede» è «affidarsi pienamente a Dio stesso, affidandosi a lui» (n. 27). È ciò che Mosetto è convinto di aver illustrato nel suo lavoro (cf. p. 141).

Nelle pp. 143-144 è riportata una bibliografia scelta.

Il libro riassume, con linguaggio stringato e didattico, i contenuti dei libri biblici riguardanti il tema. Le numerose note evidenziano il dialogo biblico sostenuto dall’autore. I termini ebraici e greci sono riportati in traslitterazione scientifica.

Un testo di consultazione che può essere utile a un largo pubblico di lettori.

Francesco Mosetto, Fede di Abramo e fede cristiana. Un percorso biblico, LAS, Roma 2023, pp. 148, € 10,00.

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