
Dopo una panoramica storico-culturale, il vescovo Bercea illustra in dettaglio la formazione e la vita dei presbiteri greco-cattolici in Romania.
– Quando inizia la preparazione al presbiterato? A quale età di solito i giovani chiedono di iniziare la preparazione?
Il sacerdozio è una chiamata misteriosa che l’anima riceve da Dio. La risposta dell’uomo a questa chiamata si trasforma in vocazione, che deve essere coltivata nel tempo attraverso una riflessione matura e responsabile, precedente alla decisione esistenziale di intraprendere il cammino di preparazione al sacerdozio.
Si distingue così una preparazione più remota e permanente, che appartiene alla pastorale vocazionale e si ritrova in tutte le attività formative ed educative dedicate ai giovani di ogni età.
La preparazione prossima inizia con l’iscrizione amministrativa nelle nostre istituzioni formative.
Fino al 1948, (anno in cui la Chiesa greco-cattolica fu messa fuori legge da un ordine di Stalin) il Seminario Maggiore assicurava la formazione filosofico-teologica, nonché l’educazione liturgica e spirituale necessarie a un futuro sacerdote greco-cattolico.
Attualmente, dal 1992 in poi, i giovani che sono diplomati del Liceo – dunque a partire dai 18 anni – si iscrivono alla Facoltà di Teologia greco-cattolica dell’Università Babes-Bolyai, Cluj-Napoca, sotto il patrocinio spirituale della diocesi per la formazione filosofico-teologica, e al Seminario Teologico greco-cattolico “I Tre Santi Gerarchi, Basilio il Grande, Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo”, dove ricevono la formazione comunitaria, liturgica e spirituale, necessaria ai futuri presbiteri.
– Come si svolge la preparazione nei seminari?
La formazione spirituale inizia con l’ammissione del candidato, (diplomato di Liceo, oppure, adulti che hanno intrapreso già altre carriere professionali), al sacerdozio nel Seminario. Il candidato presenta una lettera motivazionale personale alla quale fa seguito un colloquio davanti al vescovo e ai formatori; sostiene un esame di ammissione sulle conoscenze catechetiche e bibliche; vengono valutate le competenze musicali ed è richiesto un esame psicologico effettuato da specialisti del settore.
Una volta ammessi, durante il periodo degli studi, i futuri sacerdoti risiedono nel Seminario diocesano, dove completano la loro formazione teologico-intellettuale attraverso corsi universitari, forniti dalla Facoltà di Teologia greco-cattolica e seguono diversi corsi specifici proposti dal Seminario in vista di completare la dimensione totale ed unitaria della formazione umana e spirituale.
Il programma comunitario rafforza la solidarietà e la fraternità tra i ministri della Chiesa, soprattutto attraverso la vita di preghiera comunitaria e la formazione spirituale.
Il Seminario è organizzato secondo l’ordinamento della tradizione della Chiesa cattolica: un rettore, due vice-rettori, un padre spirituale stabile residente e, se necessario, altri sacerdoti collaboratori che contribuiscono alla formazione armoniosa dei seminaristi.
La vita comune ha un ritmo proprio: preghiera e studio, partecipazione ai corsi della Facoltà, ricerca in biblioteca, attività comunitarie e tempo personale – tutti elementi che contribuiscono al discernimento necessario per la scelta dello stato di vita sacerdotale, celibe o uxorato. Nel caso di vocazioni mature, la formazione viene realizzata secondo decisioni adattate a ciascun caso particolare.
– Come si svolgono gli studi?
Gli studi universitari garantiscono l’acquisizione delle conoscenze filosofiche e teologiche, in conformità con le tradizioni della nostra Chiesa, attraverso corsi, seminari e attività pratiche, secondo le esigenze delle università statali, gli standard europei, le normative del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca e la Ratio studiorum propria. Il contenuto dei corsi è analogo a quello delle istituzioni accademiche cattoliche di tutto il mondo, essendo radicato nella tradizione universitaria cattolica.
In conformità con la specificità greco-cattolica, un posto particolare è occupato dalla teologia dei Padri della Chiesa Orientale, dall’apertura al dialogo ecumenico e dall’attenzione ai problemi della cultura e della società contemporanea.
All’interno dell’Università Babeș-Bolyai operano quattro Facoltà di Teologia: ortodossa, greco-cattolica, romano-cattolica e riformata e tutte beneficiano dello stesso status e dello stesso sostegno.
L’Università garantisce lo stipendio dei professori, contribuisce al pagamento delle spese correnti di manutenzione degli spazi destinati allo studio (acqua, riscaldamento, energia elettrica) e offre borse di studio agli studenti seminaristi meritevoli.
Gli studi di teologia si concludono con il conseguimento della laurea (4 anni) e successivamente del master (2 anni) in Teologia greco-cattolica, riconosciuti a livello europeo secondo la Convenzione di Bologna.
I seminaristi che sono propensi allo studio e alla ricerca teologica possono proseguire gli studi presso la Scuola Dottorale di Teologia e Scienze Religiose della Facoltà di Teologia greco-cattolica, sostenendo una tesi per il conseguimento del titolo di “dottore in teologia”, oppure presso le università pontificie a Roma o in altri centri universitari europei.
***
– Quale importanza hanno la formazione umana, psicologica, affettiva, spirituale, culturale e pastorale?
I sacerdoti provengono dal mondo, vivono nel mondo contemporaneo e, allo stesso tempo, sono servitori di Dio, come dice Gesù: «Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo» (Gv 17,16-18).
Le esigenze attuali sono elevate. La formazione del clero supera le richieste strettamente professionali e mira alla formazione di personalità mature, radicate in una visione del mondo nella quale Dio è fonte dei valori e senso ultimo dell’esistenza. Nel Seminario si coltivano il rispetto verso gli altri, la fermezza nel servizio della verità e la capacità di amare il prossimo, indipendentemente dallo stato di vita – familiare o celibatario – avendo come modello Cristo, Amore supremo.
La formazione spirituale dei seminaristi costituisce il fondamento della loro missione: direzione spirituale dei fedeli, amministrazione dei sacramenti e dialogo con la cultura contemporanea. I cambiamenti cognitivi, relazionali, tecnologici e civili segnano la vita spirituale e la pastorale del futuro dipende dalla capacità e dall’apertura delle nuove generazioni di sacerdoti di trasmettere la fede con un linguaggio adeguato al mondo di oggi.
Responsabili della formazione dei futuri sacerdoti sono: il vescovo, il rettore del Seminario insieme all’équipe formativa (vice-rettori, padri spirituali e professori), i vicari e i decani, tutti attenti alla crescita e alla maturazione dei futuri sacerdoti dell’Eparchia. Siamo tutti impegnati ad assicurare un ambiente adeguato – l’edificio, la cappella e gli spazi annessi del Seminario, le aule e la biblioteca – per formare persone equilibrate, responsabili e capaci di costruire e mantenere relazioni interpersonali sane e mature.
Il rettore e l’équipe formativa, attraverso relazioni autentiche e colloqui personali o di gruppo, facilitano ai seminaristi un percorso di autoconsapevolezza, affinché diventino persone emotivamente mature, capaci di gestire la propria libertà interiore, dialogare e affrontare i conflitti in ogni situazione. È un lavoro quotidiano che richiede disponibilità e grande dedizione da parte dei formatori.
Oggi incontriamo giovani sempre più fragili, spesso provenienti da famiglie che vivono difficoltà, alle quali si aggiungono le pressioni della realtà socio-mediatica contemporanea. Per questo è necessario un costante sostegno psicologico.
L’équipe formativa collabora con alcuni psicologi che aiutano i seminaristi a integrare in modo equilibrato la dimensione affettiva con l’intelligenza emotiva, a gestire lo stress e a conoscere i propri limiti personali per prevenire il burnout, eventuali abusi o altre situazioni problematiche – tutto ciò per il bene della persona e per una formazione integrale dei futuri sacerdoti.
Nell’Eparchia di Oradea vi sono sacerdoti celibi e sposati; per questo è naturale preoccuparsi della loro crescita psicologica e affettiva, poiché alcuni avranno una famiglia e altri vivranno soli o in piccole comunità. Gli psicologi e l’équipe formativa li sostengono nell’integrare in maniera matura l’affettività nella chiamata al sacerdozio. Si affronta con serenità e apertura anche la dimensione affettivo-sessuale e la capacità di costruire relazioni sincere e responsabili.
Un sacerdote, sposato o celibatario, deve manifestare pieno rispetto verso la donna e verso ogni persona, ed essere capace di gestire responsabilmente sia la vita familiare sia le eventuali esigenze della solitudine nel caso dei celibi. Tutti questi aspetti sono oggetto di attenzione da parte dei formatori, dei professori e del vescovo.
Allo stesso livello si collocano la formazione spirituale e quella culturale-intellettuale: in realtà, tutte queste dimensioni contribuiscono alla formazione armoniosa della persona del futuro sacerdote. Esse implicano la configurazione a Cristo, l’attenzione agli impulsi dello Spirito Santo, la coltivazione della preghiera quotidiana, dell’ascesi e della conversione permanente, nonché la celebrazione della Divina Liturgia e dei santi sacramenti; la celebrazione della vita. Nel Seminario si praticano la preghiera comunitaria, la lectio divina, il silenzio e la direzione spirituale – tutte componenti di questo cammino con Gesù.
I seminaristi sono sostenuti nell’acquisire un pensiero critico e la capacità di dialogare con il mondo contemporaneo. Oggi è necessario adattarsi costantemente alle nuove realtà, senza perdere le proprie radici, affinché i futuri sacerdoti possano accompagnare i fedeli e il mondo sul cammino della salvezza.
Poiché saranno inviati nel mondo, il Seminario ha acquistato un frutteto e una vigna dove i seminaristi possono sviluppare anche competenze pratiche concrete. La cura della chiesa, della casa e del cortile parrocchiale, la coltivazione delle piante, mantenere uno spazio bello là dove vivono, aiutano i seminaristi a entrare in contatto diretto con la realtà della vita e con tutto il creato di Dio. Queste attività fanno parte dell’insieme delle competenze pastorali e dello spirito di servizio e riguardano l’intera vita parrocchiale: famiglie, giovani, malati, catechesi, lavoro di squadra.
L’intera formazione – umana, psicologica, affettiva, spirituale e culturale-pastorale – si realizza in Seminario in modo integrato e, per quanto possibile, interconnesso, non frammentato, ma nello spirito di dedizione e di servizio al prossimo e al Signore.
***
– Quali sono i gradi? Prima del diaconato ci sono i cosiddetti ordini minori: ostiario, lettore, esorcista, accolito, suddiacono aboliti nella Chiesa latina?
Nella tradizione apostolica, l’Ordine sacro si concretizza nel diaconato, nel presbiterato e nell’episcopato. Allo stesso tempo, nella Chiesa Romena Unita, sui iuris, di rito bizantino, si conservano le tradizioni e il diritto particolare del rito. Gli ordini minori (le hirotesie) segnano le tappe progressive della formazione.
Nella festa eparchiale di San Nicola (6 dicembre), i seminaristi del primo anno ricevono la veste talare solennemente benedetta dal vescovo. Quelli del secondo anno presentano, davanti al vescovo, la domanda di ammissione agli Ordini sacri. I seminaristi del terzo anno vengono istituiti lettori, per proclamare le letture dell’Apostolo e le letture dell’Antico Testamento, mentre quelli del quarto anno ricevono il suddiaconato.
Queste tappe contribuiscono alla maturazione della responsabilità nel servizio della Chiesa e costituiscono una testimonianza ecclesiale per tutta la Chiesa locale.
– Prima di essere ordinati presbiteri, prestano servizio nelle parrocchie, ospedali, case per anziani, caritas…?
Sì, sia durante gli anni di studio, sia nelle attività extracurriculari, i seminaristi, studenti di teologia hanno nel loro programma formativo la pratica pastorale, nell’ambito della quale si impegnano in base alle necessità concrete della diocesi, ma anche in accordo con le loro aspirazioni personali.
I seminaristi, nelle parrocchie, accompagnano spesso i sacerdoti nel ministero (amministrazione) dei sacramenti, partecipano a diverse attività pastorali e si impegnano come volontari in iniziative missionarie e caritative.
– Come avviene l’assegnazione di una parrocchia o di un ufficio?
L’assegnazione dei ministeri, di una parrocchia o di un ufficio, avviene in base alle necessità concrete della Chiesa in un determinato momento. I chierici si assumono la responsabilità di servire ovunque vi sia bisogno e là dove sono inviati dal Gerarca per compiere la missione pastorale.
Al momento dell’ordinazione, insieme alla domanda rivolta al Gerarca, «se il candidato è unito in matrimonio, è richiesto il certificato di matrimonio e il consenso dato per iscritto della moglie» (CCEO can. 769 §1-2); ciò implica l’intera famiglia del sacerdote nell’assunzione delle responsabilità pastorali, attraverso il profilo morale e l’esempio di vita offerto alla comunità.
Per la nomina di un sacerdote in una parrocchia, il vescovo consulta i vicari e i decani per individuare le parrocchie vacanti. Il sacerdote viene convocato dal vescovo, che gli presenta la situazione concreta. Egli può visitare le parrocchie interessate, confrontarsi con la famiglia e con i sacerdoti della zona, e successivamente esprimere la propria disponibilità davanti al vescovo. La nomina avviene di comune accordo.
Analogamente, per incarichi specifici – assistenza spirituale negli ospedali o missio canonica per le istituzioni patrocinate dalla Chiesa, attività didattica presso la Facoltà o insegnamento della religione –, si tiene conto delle capacità e disponibilità personali, delle necessità della comunità e della situazione concreta della Chiesa.
– Si tiene conto dello spirito sinodale, la capacità di un candidato di gestire sinodalmente la parrocchia o un ufficio?
La sinodalità rappresenta la modalità tradizionale con cui le Chiese Orientali governano le comunità locali. Nella prassi si è sempre cercato un equilibrio. Purtroppo, oggi il termine sinodalità ha spesso perso le sue valenze tradizionali, riducendosi a un dibattito prolungato sull’integrazione dei laici nella vita pratica della Chiesa. Nella Chiesa Orientale, i laici sono stati e sono tuttora una presenza viva e attiva.
Nella diocesi di Oradea, la struttura della curia riflette questa realtà: su un totale di 19 persone che vi operano, 5 sono sacerdoti e 14 sono laici; tra questi ultimi, 9 sono donne e 5 uomini. Le decisioni vengono prese collegialmente a livello di curia, e questo stile di lavoro si estende a tutte le istituzioni eparchiali.
La sinodalità è stata e rimane una realtà naturale della vita ecclesiale, dal livello parrocchiale fino alle assemblee diocesane.
***
– Ricevuto il presbiterato, il presbitero è chiamato a frequentare corsi (la formazione permanente)?
Le disposizioni del CCEO, can. 372 §1, prevedono: «I chierici, dopo aver completata la formazione richiesta per gli ordini sacri, non smettano di applicarsi alle scienze sacre, anzi si diano da fare per acquistare una conoscenza e una pratica più profonda e aggiornata delle stesse, per mezzo di corsi di formazione approvati dal proprio Gerarca». Fin qui le disposizioni normative.
Al di là della prescrizione canonica, la formazione permanente dei sacerdoti è sempre stata una prassi della nostra Chiesa: lo studio dei documenti del Magistero e l’aggiornamento continuo delle conoscenze teoriche e della pratica pastorale sono necessari in un contesto segnato da una costante accelerazione della storia.
Nell’Eparchia di Oradea vengono organizzati corsi di formazione permanente tramite l’Università: i formatori della Facoltà e i responsabili diocesani sono coinvolti in conferenze, attività formative e nella valutazione dei partecipanti, sia in conformità al Diritto canonico sia ai fini dell’attribuzione dei gradi in base ai quali viene determinata la remunerazione da parte dello Stato romeno.
– Economicamente, avendo moglie e figli, i presbiteri riescono a farcela?
Nella tradizione delle Chiese Orientali, il sacerdote e la sua famiglia hanno condiviso la condizione dei fedeli, essendo parte costitutiva della vita sociale, culturale e spirituale della parrocchia. Attualmente, la maggior parte delle “presbitere” – mogli dei sacerdoti – svolge attività professionali retribuite, come le altre donne. Tutte lavorano impegnandosi sia nella carriera sia nella vita familiare, offrendo una testimonianza di fede nella società contemporanea.
In Romania, i sacerdoti – ortodossi, cattolici o riformati – sono equiparati agli insegnanti di scuola superiore – Liceo – e ricevono dallo Stato il 75% dello stipendio di un docente, in base all’anzianità e ai gradi conseguiti. La differenza del 25% può essere integrata con le entrate della parrocchia, previo consenso del consiglio parrocchiale.
– Quali sono le difficoltà maggiori che un presbitero deve affrontare e a chi può rivolgersi?
Le difficoltà legate all’esercizio della missione pastorale vengono affrontate, per quanto possibile, con grande cura paterna da parte del vescovo e per via amministrativa, da parte dell’Eparchia. Il sacerdote vive la condizione dell’uomo contemporaneo, con tutte le sfide e le prove della società attuale. Di fronte a qualsiasi problema, può rivolgersi in ogni momento al vescovo e all’Episcopia e, nei limiti del possibile, riceve sostegno.
In situazioni particolari si manifesta la fraternità sacerdotale e la solidarietà tra confratelli, così come la responsabilità verso le famiglie dei sacerdoti. Vi sono stati casi concreti – ad esempio, un incendio in una canonica – in cui tutti i sacerdoti sono intervenuti con spirito di solidarietà, ciascuno secondo le proprie possibilità. In questo senso, i nostri sacerdoti meritano tutta la riconoscenza.
***
– Vengono accettati candidati che manifestano tendenze omosessuali?
La Chiesa possiede una tradizione bimillenaria nella quale il discernimento ecclesiale in materia di morale sessuale si è consolidato nel tempo. Le Chiese Orientali sono rimaste ancorate ai valori apostolici assunti e promossi nelle proprie tradizioni. Pertanto, non si pone la questione di modificare le consuetudini riguardanti il profilo morale dei cristiani e, a maggior ragione, dei sacerdoti.
Nei 35 anni trascorsi dalla riapertura del Seminario, non si sono verificate richieste e non sono state manifestate tendenze di questo tipo.
– Si danno casi di abusi sessuali, psicologici, autoritari?
Per grazia del Signore, non si sono verificati casi di abuso di alcun genere a livello dei sacerdoti. Vi sono state, tuttavia, situazioni in cui i sacerdoti sono stati chiamati a gestire casi di abuso, anche abusi sessuali, avvenuti in famiglie, scuole o altri ambienti, affrontati con responsabilità, caso per caso. Il sacerdote è padre ed e rispettato, non temuto; è sposo e papà ed è amato, non autoritario; è fratello che consiglia e accarezza e si ha fiducia in lui.
– Sono frequenti i casi di sospensione e addirittura di riduzione dallo stato clericale?
Il can. 394 del CCEO precisa: «La sacra ordinazione, una volta ricevuta validamente, non diviene mai nulla; il chierico, tuttavia, perde lo stato clericale:
- per sentenza giudiziale o per decreto amministrativo col quale viene dichiarata la nullità della sacra ordinazione;
- con la pena di deposizione legittimamente inflitta;
- per rescritto della Sede Apostolica o, a norma del diritto, del Patriarca; questo rescritto però non può essere concesso legittimamente dal Patriarca e non è concesso dalla Sede Apostolica ai diaconi senza gravi motivi, ai presbiteri senza gravissimi motivi».
Si tratta di una misura estrema, applicata raramente, riservata a situazioni gravi che mettono in pericolo e compromettono la credibilità della persona in causa e della Chiesa. Vi sono stati casi in cui alcuni sacerdoti sono stati abbandonati dalle mogli; qualora non vi fosse colpa da parte loro e non si fosse verificato scandalo nella comunità, gli è stato permesso di continuare il ministero.
Allo stesso modo, sacerdoti celibi che hanno costatato di non aver scelto correttamente il proprio cammino: sono stati sostenuti nel regolarizzare la loro situazione in modo legale ed ecclesiale.
La Chiesa cerca soluzioni che conducano alla riconciliazione umana, spirituale e sociale di tutte le persone.
***
– Quali sono i pericoli per un presbitero sposato o per un presbitero celibe?
I pericoli possono provenire dall’interno della Chiesa, da una società desacralizzata o dalla condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo, e sono comuni a tutti i chierici, indipendentemente dallo stato di vita. Esiste una critica interna, propria di una Chiesa viva, che può condurre alla correzione di direzioni sbagliate. Il pericolo nasce quando tale critica si trasforma in spirito di fronda o di divisione.
Dall’esterno, le sfide riguardano la marginalizzazione della vita religiosa, la desacralizzazione dei valori e i cambiamenti antropologici che incidono sulla famiglia, sulla vita e sull’etica. Il sacerdote, soprattutto se sposato, avverte anche le pressioni economiche e la responsabilità dell’educazione dei figli. I cambiamenti tecnologici, compreso lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, le trasformazioni delle modalità di comunicazione e le crisi ricorrenti obbligano la Chiesa ad adattarsi.
Alla fine, tuttavia, il piano di Dio trionferà; rimane la missione di formare apostoli per il mondo contemporaneo, fedeli a Cristo, poiché: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8).





