Leone XIV: un ritorno a casa in Uruguay, Argentina e Perù

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La città di Chiclayo in Perù attende la visita di papa Leone XIV (AP Photo/Martin Mejia)

Il viaggio più lungo finora intrapreso da papa Leone XIV, in Uruguay, Argentina e Perù, è soprattutto un ritorno nella terra in cui ha trascorso vent’anni della sua vita. Un viaggio che si compie a poche settimane da un intervento chirurgico per un tumore. Il testo appartiene alla rubrica «Vatican Diary» ospitata da Global Catholic, 4 novembre 2026 (originale inglese)

Il 6 novembre papa Leone XIV partirà per l’Uruguay, l’Argentina e il Perù: dodici giorni, dodici voli e due trasferimenti in elicottero. È il viaggio più lungo del suo pontificato.

Prima di ogni altra cosa, si tratta di un ritorno a casa.

Robert Prevost ha vissuto in Perù per quasi vent’anni, dapprima come missionario agostiniano e successivamente come vescovo di Chiclayo, città della quale ha anche acquisito la cittadinanza.

Prima ancora che la visita di un Papa, è il ritorno di un vescovo nella terra che lo ha reso pastore.

Sette dei dodici giorni saranno dedicati al Perù, con una celebrazione eucaristica nella Pampa de Pimentel, nei pressi di Chiclayo, una tappa a Cuzco e la prima Messa papale mai celebrata a Pucallpa, nell’Amazzonia.

L’Argentina costituisce l’altra ragione del viaggio: è il Paese di Francesco, che nei suoi dodici anni di pontificato non vi fece mai ritorno e che ora accoglie il suo successore.

L’Uruguay, visitato finora soltanto da Giovanni Paolo II, è il Paese più secolarizzato del continente: la percentuale dei cattolici è scesa dal 60 al 33 per cento e il Natale è ufficialmente denominato «Giornata della famiglia».

Le sfide che attendono il Papa sono di tre ordini.

La prima è di carattere fisico. Il 13 ottobre il Pontefice è stato sottoposto a un intervento chirurgico per un adenocarcinoma polmonare e, due settimane più tardi, i medici gli hanno dato il via libera per il viaggio. Leone ha scelto di non rinviarlo.

Neppure il programma, tuttavia, è stato alleggerito: Cuzco si trova a circa 3.400 metri di altitudine, una quota particolarmente impegnativa per chiunque abbia problemi di salute legati alla respirazione, e il calendario prevede spostamenti quasi ogni giorno.

Sarà il viaggio più attentamente osservato dell’intero pontificato: ogni pausa, ogni eventuale modifica del programma sarà interpretata come un segnale delle condizioni di salute del Papa. Anche la presidente del Perù, Keiko Fujimori, ha dichiarato di attendere la visita, aggiungendo che ne avrebbe compreso l’eventuale mancato svolgimento.

La seconda sfida è politica. A Buenos Aires Leone incontrerà Javier Milei, che in passato aveva definito Francesco «il rappresentante del male sulla terra» e le cui misure di riduzione della spesa sociale hanno suscitato le critiche dei vescovi.

La visita al Cottolengo di Claypole, una struttura che accoglie più di trecento persone con disabilità, tocca una ferita ancora aperta: proprio l’assistenza alle persone più fragili è stata infatti tra gli ambiti maggiormente colpiti dai tagli al bilancio pubblico.

A Lima il Papa troverà il nono presidente in dieci anni, deciso a mantenere una linea dura nella lotta alla criminalità, in un Paese che da tempo fatica a raggiungere una stabile continuità istituzionale e nel quale la Chiesa rimane una delle poche voci alle quali la maggioranza della popolazione continua a prestare ascolto.

Il viaggio riporta inoltre all’attenzione la questione degli abusi da parte del clero in Argentina. Sono stati confermati «diversi incontri» dedicati a questo tema.

La terza sfida riguarda la capacità di mantenere la giusta misura. I vescovi argentini insistono sul fatto che il Papa viene «come pastore, non come attore politico»; persino le voci più critiche hanno, almeno per il momento, abbandonato ogni atteggiamento di contrapposizione.

Eppure un Papa nato negli Stati Uniti e in possesso della cittadinanza peruviana rappresenta, già di per sé, un ponte tra il Nord e il Sud dell’emisfero. Questo solo elemento è sufficiente a conferire al viaggio una rilevanza geopolitica.

Leone parlerà a tutti, senza entrare nelle contese politiche nazionali. Lo farà anzitutto attraverso i luoghi che ha scelto di visitare, alcuni dei quali erano stati particolarmente cari anche al suo predecessore: un carcere, un quartiere periferico e un fiume dell’Amazzonia.

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3 Commenti

  1. 68ina felice 6 novembre 2026
    • Angela 6 novembre 2026
      • 68ina felice 6 novembre 2026

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