
Mi fa molto pensare la creazione di comitati cattolici per il «sì» al referendum sulla riforma sulla giustizia.
Lo dico con molto rispetto: ogni cattolico è libero di aderire a partiti, comitati, gruppi e ovviamente ne risponde in coscienza. Come diceva Jacques Maritain, «si può essere cristiani e salvare l’anima militando in qualsiasi regime politico, a condizione, tuttavia, che questo non offenda la legge naturale e la legge di Dio».
Tuttavia, mi pongo una domanda: come si fa a riferirsi e citare costituenti come Moro, La Pira, Dossetti e altri ritenendoli punto di riferimento per l’impegno politico dei cattolici e poi appoggiare riforme costituzionali e compagini politiche abbastanza discutibili? Forse i Costituenti avrebbero approvato una riforma che sembra stravolgere la Costituzione, sia per il testo presentato sia per i meccanismi che la riforma innesca?
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Penso ai Costituenti – tutti – come profondamente e coerentemente antifascisti. Penso che qualsiasi rischio di influsso del potere esecutivo su quello giudiziario, come una remota possibilità di avvicinarsi troppo al fascismo, o a nuove forme di esso, li avrebbe compattati in una difesa dello spirito e della lettera del loro testo costituzionale.
Per quanto riguarda l’approccio cattolico vanno ricordati alcuni punti fermi; lo faccio in maniera sintetica ed esprimendo opinioni del tutto personali.
Primo. Paolo VI nella Octogesima adveniens (n. 24) afferma: «La duplice aspirazione all’uguaglianza e alla partecipazione è diretta a promuovere un tipo di società democratica. Diversi modelli sono proposti, taluni vengono esperimentati, ma nessuno soddisfa del tutto, e la ricerca resta aperta tra le tendenze ideologiche e pragmatiche. Il cristiano ha l’obbligo di partecipare a questa ricerca e all’organizzazione e alla vita della società politica». Quindi il dovere di rendere le democrazie sempre più solide e sane rientra tra i doveri di un cattolico.
Secondo. Nella Centesimus annus (n. 46) Giovanni Paolo II precisa meglio: «La Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno. Essa, pertanto, non può favorire la formazione di gruppi dirigenti ristretti, i quali per interessi particolari o per fini ideologici usurpano il potere dello Stato».
È proprio l’ultima frase del papa a far molto pensare. La riforma presenta rischi che si pongono nella linea del rischio evidenziato dal pontefice polacco. In altri termini si può votare «sì» a una riforma che, a detta di alcuni esponenti del Governo, avrà degli sviluppi che, per quanto ci è dato capire, minano l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, cioè di uno dei tre poteri dello Stato, che è quello giudiziario?
Se il quadro è questo e i rischi, di deriva democratica connessi sono reali, resta la domanda: perché alcuni cattolici votano «sì»? Ripeto ognuno è libero di votare come crede, ma la mia domanda etica non è civile ma cattolica. Il «sì» può essere considerato coerente con il magistero sociale cattolico? Per quel poco che so e capisco, non penso proprio. Allora, probabilmente, le motivazioni non sono dottrinali ma di altro tipo.
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Un’ultima nota. Sembra un po’ strano anche il silenzio assordante di diversi pastori cattolici.
Anche qui una domanda: perché essi intervengono molto spesso su referendum, dibattiti, leggi e scelte politiche che riguardano solo aborto, eutanasia, bioetica (una volta chiamati impropriamente «valori non negoziabili»), invece molto raramente fanno sentire la loro voce su questioni che riguardano giustizia, qualità e solidità della democrazia di fronte ai rischi populisti e sovranisti, solidarietà, pace nei grandi e piccoli scenari, lotta alle mafie e alla corruzione?
È nostro dovere impegnarci per gli uni come per gli altri temi etici, senza distinzione. Altrimenti, come scriveva Aldo Moro, c’è il rischio di essere tentati o irretiti dal «fascino ambiguo e pericoloso di un potere che promette di salvare e chiede di abbandonare nelle mani di pochi la cura del bene comune».






Sono sbalordito dall’approssimazione prevenuta dell’articolista che dà per scontato che il NO alla riforma sia dovuto perché anticostituzionale e voluta da un governo incautamente etichettato come fascista con affermazioni prive di ogni serio fondamento. Ne cito solo una: “Forse i Costituenti avrebbero approvato una riforma che sembra stravolgere la Costituzione, sia per il testo presentato sia per i meccanismi che la riforma innesca?” “Forse? ” “sembra?” “Meccanismi” Quali Meccanismi? Il referendum chiede ai cittadini di informarsi con precisione del dettato sottoposto al voto, entrare nel merito del perché sia necessario che chi viene sottoposto a indagine abbia diritto di vedersi giudicato da un Magistrato assolutamente e al di là di ogni possibile dubbio terzo e indipendente rispetto sia al Magistrato che ha condotto l’indagine verificando prove a carico ma anche pro reo; sia al Professionista che difende l’indagato. Ora così non è perché valutazioni, promozioni, scatti di carriera, destinazioni di lavoro dipendono da un unico organismo, il CSM, la cui composizione è frutto di accordi scoperti e più spesso in passato coperti tra le numerose correnti dei magistrati e purtroppo anche con esponenti dei partiti, come la dolorosissima vicenda Palamara ha evidenziato. Da cittadino cattolico con enorme rispetto della professionalità e integrità dei Magistrati sono contento i due CSM siano composti per sorteggio da una selezione operata dagli stessi Magistrati da una parte giudicanti e dall’altra inquirenti per competenza merito risultati e anzianità di servizio.
X Giuliana, sono andata a controllare chi sia l’autore dell’articolo,. A casaccio non nel senso che non conosce la dottrina sociale della Chiesa ma nel senso che quelle citazioni potrebbero tranquillamente essere utilizzate da entrambi gli schieramenti .Proprio perché fanno parte di una normale dialettica democratica. Mi chiedo sempre poi come mai le questioni bioetiche siano relegate a moralismo da destra e non affrontate nella loro portata sociale, soprattutto oggi con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Rientrano nell’ecologia umana integrale. Se i cattolici di sinistra non se ne occupano ci sta che lo facciano quelli di destra.
Questo articolo è un classico esempio di argomentazione politica tipica di molti cattolici basata sull’antica arte della “scomunica reciproca” (facciamo a gara a chi è più cattolico) a prescindere da qualsiasi valutazione concreta e approfondita della questione normativa alla base.
Si citano politici cattolici vissuti decenni fa dando per scontato che sarebbero contrari. Nessuna valutazione storica e giuridica in merito all’evoluzione inevitabile che la Costituzione ha avuto in 80 anni di vita, Nella sua Parte Seconda relativa all’Ordinamento della Repubblica peraltro non è da considerarsi intangibile, e infatti è già stata modificata varie volte. Perché vengono considerate legittime le modifiche riguardanti il Parlamento (ad es. art. 56, modificato nel 2020) e invece qualsiasi modifica riguardante il Titolo IV (Magistratura) deve essere vista con sospetto?
Un articolo che manifesta una chiusura aprioristica e superficiale facendosi scudo dietro a nomi di politici abituati ad approfondire le questioni. Il tutto senza nemmeno entrare nel merito di anche solo una delle modifiche apportate (certamente discutibili).
Questi contributi rendono i cattolici in politica poco credibili.
Citare il magistero per giustificare una posizione politica è molto pericoloso.
Cosa direbbe Pio XII della libertà di religione?
E, soprattutto, il magistero ha una scadenza?
Quale vale quello vigente fino a Pio XII o quello posteriore?
Se è vincolante allora perché Paolo VI lo ha cambiato?
Un papa può cambiare il magistero come gli pare?
Come vedete la cosa non è così semplice.
Ma in questo caso non mi sembra che si tratti di evoluzione del dogma. Tanto più che i cattolici per il si utilizzano proprio la possibilità di partecipare al dibattito democratico esattamente come i cattolici per il no. Mettono solo in evidenza una criticità (a loro modo di vedere tra parentesi) nel rapporto tra la magistratura e alcune sensibilità tipicamente cattoliche (o per lo meno del magistero cattolico) nel campo della bioetica.
Certo sono personalità (almeno Binetti che in effetti si è espressa diverse volte su questi argomenti) che portano avanti dibattiti finalizzati a far conoscere questi aspetti della bioetica, ma non mi pare che ad esempio Don Ciotti si allarghi ad altri argomenti piuttosto che la lotta alle Mafie o alla giustizia, quindi in cosa consisterebbe la loro stranezza? Davvero, con tutta la buona volontà non si comprende dove sia il problema. Poi uno può pensarla come loro o come le Acli ecc. Personalmente continuo a illudermi che sarebbe più utile cercare di portare avanti un discorso cattolico a 360 gradi, ma l’impossibilità di farlo è un limite della democrazia non della Chiesa, dato che il termine partito viene da pars e rappresenta solo ed esclusivamente una parte degli elettori. Se rappresentasse tutti gli elettori torneremmo ad una forma di corporativismo. Purtroppo in democrazia bisogna scegliere non puoi avere tutto, e scegliere spesso è doloroso perché nel momento stesso in cui scegli A rinunci a B.
Lo dice lo stesso Paolo VI nella citazione riportata: “Diversi modelli sono proposti, taluni vengono esperimentati, ma nessuno soddisfa del tutto, e la ricerca resta aperta tra le tendenze ideologiche e pragmatiche. Il cristiano ha l’obbligo di partecipare a questa ricerca e all’organizzazione e alla vita della società politica”.
Peace and love.
Evidentemente non sono stato capace di spiegarmi.
L’articolo, per giustificare una posizione politica politica legata ad un referendum, cita documenti del magistero.
Volevo soltanto dire che ormai nel magistero si può trovare tutto e il contrario di tutto.
Niente di più, niente di meno.
Sono citazioni a casaccio secondo me. L’articolo stesso poi presuppone già la conoscenza sia di tutti i tecnicismi referendari, sia il contenuto dell’appello. Cosa che non è scontata, se non si spiega di cosa si tratti.
Avevo visto un articolo su Avvenire cartaceo qualche giorno prima, ma purtroppo non mi andava di leggerlo e online non si trova..
“Citazioni a casaccio” di Rocco D’ambrosio? Ne dubito fortemente…..
Per me votare NO al referendum sulla Riforma della Giustizia è coerente con la professione cattolica. Infatti i cattolici sono chiamati a costruire il bene comune. E quale bene comune più grande c’è che salvare la Costituzione Repubblicana? Essa è nata dal dialogo sincero e proficuo tra cattolici, liberali e socialcomunisti. È stata fatta in modo tale da risparmiare agli italiani altri crudeli regimi autoritari come il fascismo. Votare nell’ altro modo significa, invece, indebolire la Costituzione, sottraendo potere alla Magistratura per darne di più al Governo. Questo vuol dire creare squilibri tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario. L’ autonomia di questi tre poteri dal Settecento in poi ha costituito il pilastro delle democrazie in Europa e nel mondo.
Quando leggo articoli come questo (e i dibattiti che ne conseguono) tocco con mano la mia grande fortuna di non credere in alcuna religione (meno che mai in quella cattolica, mai piaciuta) perché così non ne subisco i condizionamenti e posso pensare (e votare) con la mia testa, non con quella di papi, sacerdoti e compagnia.
Sarà ma è sempre qui che scrive. Evidentemente il fascino discreto della religione lo sente eccome.
Io sono sempre dell’avviso che quando l’utilità di una risorsa delicata non è evidente a tutti è meglio votare contro. Perché tutto ciò che non è chiaro e comprensibile a tutti in tempi rapidi nasconde sempre rischi. Facendo quindi una valutazione del rischio in questo caso è meglio votare no. Io non vedo e sento ragioni sufficienti per convincerci che ne abbiamo bisogno. Vedo piaggeria, vedo odio, vedo fumo e vedo ragionamenti del tipo: lo hanno fatto da altre parti e va tutto bene. E allora? Questi discorsi non sono sufficienti.
Sono andata ulteriormente a controllare, Famiglia Cristiana ha ospitato due interventi uno per il no (Bachelet) e uno per il si Ceccanti. Ora al netto che Ceccanti è un renziano e mai e poi mai, a me pare lunare dire che votare per il si sia “non cattolico”.
https://www.famigliacristiana.it/attualita/legalita-giustizia/referendum-cattolici-si-ceccanti-aoarl46o
Anche parlare di attenzione morbosa su “cosiddetti” valori non negoziabili nel 2026 mi sembra assurdo, capisco di più i cristiani di destra che accusano Zuppi (attuale presidente Cei) di essere comunista.
Poi uno vota come gli pare, al netto dell’essere cattolico o meno (infatti se proprio devo contestare qualche cosa ai cattolici per il si contesterei proprio l’uso del termine cattolico, come se solo loro lo fossero, non certo una non ortodossia che non esiste.)
p.s. Ceccanti ad esempio vota si perchè appartenente all’area più liberale della sinistra e ha una posizione diversa da quella di Binetti e soci che insistono su questioni antropologiche. Se proprio vogliamo parlare di libertari è più libertario Ceccanti di Binetti.
https://www.micromega.net/riforma-nordio-riforma-della-magistratura
Un articolo molto chiaro.
Grazie è Micromega, secondo me il problema è proprio trovare media non schierati e più equilibrati. Un conto l’informazione un conto la propaganda palese. Mi conosco: al terzo articolo che mi dirà di votare no, inizieranno a prudermi le mani per il si.. 🙂
Un attimo, perché aborto, eutanasia e bioetica sarebbero “impropriamente” dei valori non negoziabili? Negoziarli significa partecipare al male, e questo non è accettabile per un cattolico (né per ogni essere umano), è in altre parole un peccato.
A favore del Sì stanno persino Azione ed elementi moderati dell’opposizione. Pretendere di schierare il magistero della Chiesa dalla parte del No è davvero strambo (ecco perché i vescovi, saggiamente, non sono intervenuti per una parte), specie se fatto con dubbi che alludono a risposte preparate
Infatti Avvenire qualche giorno fa ha ospitato proprio un intervento dei cattolici per il si , non ho letto articolo perchè volevo rimanere fuori da questi bisticci, ho solo visto che la Cei non è intervenuta a denunciare, ma ne ha parlato tranquillamente.
Se facciano bene o male non ne ho la più pallida idea, al massimo se si decide di scriverne, sarebbe più corretto spiegare la loro posizione più che lanciarsi in una difesa totalmente astratta di De Gaspari, La Pira e Dossetti (che avevano posizioni molto diverse sul ruolo dello stato.)
minano l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, cioè di uno dei tre poteri dello Stato, che è quello giudiziario?
Ma chi lo dice? Certo chi sta all’opposizione trova sempre argomenti oppositivi. E poi perché cercare nelle parole di un papa una giustificazione per schierarsi?
La Magistratura rimane uno dei tre poteri dello stato anche dopo la riforma. Mi pare evidente a chi lo vuole vedere che la Giustizia in Italia sia tutto meno che efficiente. Basto solo dire Garlasco.
Qualsiasi legge che riformi in maniera graduale alcuni aspetti di questo apparato burocratico elefantiaco (vedi Kafka) viene sempre osteggiata con la scusante della deriva autoritaria.
Ma in Francia per esempio, i magistrati da tempo hanno le carriere divise, vi sembra che in Francia ci sia una qualche forma di dittatura?
Anzi, mi pare che la Giustizia funzioni meglio che da noi se sono riusciti a mettere in galera un ex presidente.
Evidentemente la propaganda della destra funzioina, se si pensa che il referendum serva a dividere le carriere…. Il referendum propone di eleggere i componenti del CSM di nomina della magistratura sulla base di un sorteggio e non di libere elezioni tra i magistrati, mentre i componenti di nomina governativa (cosiddetti “laici”) continuerebbero ad essere votati dal governo. Il risultato sarebbe un indebolimento della componente di nomina dei magistrati e, al contrario, un maggiore influsso dei componenti di nomina governativa. Non credo questo sia positivo….
Storicamente la sinistra è molto statale quindi non è per nulla nel privato se non nel socialismo, dove esiste ancora un certo grado di moderazione, quanto alla famiglia del bosco quella non era educazione fai da te, quella era irresponsabilità, non ha niente a che vedere con la politica, se non perchè tirata in ballo da un certo ipocrita che di case nel bosco con piscina e tutti i confort ne ha 4, tutte tirate su con i 49 milioni che deve allo stato italiano. Evitiamo per cortesia. Per altro lo stato garantisce l’ educazione in famiglia ma con degli standard che non erano garantiti cosi come non lo era la tutela dalla saluta dei figli.
Quello della famiglia nel bosco è solo un esempio su come si allineano le tifoserie sul ruolo dello Stato.
Personalmente ritengo che non esistano libertà non mediabili socialmente e non ritengo che lo Stato sia qualche cosa d’altro rispetto alla comunità dei cittadini. Quindi non mi reputo né libertaria né statalista. Sul referendum non ho ancora iniziato a informarmi.
Mi sembra ci sia una questione di metodo e una di merito. Il metodo: il governo ha detto al Parlamento che la riforma andava approvata così come era, senza dibattito, senza modifiche. Così è stato, avendo i numeri per farlo. E’ lo stravolgimento del metodo democratico e di quello attuato nella definizione della Costituzione dopo la guerra. Quindi i ‘cattolici’ fautori del ‘sì’, tra cui alcuni ex parlamentari e giuristi, su cosa basano la loro approvazione al testo di riforma? Dovrebbero spiegarlo. Di merito: la separazione esiste già, come alcuni affannano inutilmente a dire (uno per tutti: il Procuratore Gratteri). Quindi questa riforma ha una finalità politica ‘nascosta’, che riguarda la messa in minoranza della Magistratura nei Consigli Superiori e dunque un cambiamento costituzionale profondo che altera l’equilibrio dei poteri. Personalmente non capisco perché il Capo dello Stato non intervenga in qualche modo compatibile con il suo ruolo di Garante della Costituzione. Se il prof. D’Ambrosio vuole farsi promotore di un appello in tal senso, lo sottoscrivo in pieno da subito!
Condivido pienamente le riflessioni… Ma i Cattolici conoscono la Dottrina Sociale della Chiesa? E il fregiarsi del titolo cattolico senza nessun riferimento al magistero è ancora accettabile?
Ma è evidente che essendoci lo spirito di Berlusconi dietro a questa riforma è inaccettabile per qualunque persona non si riconosca nel tentativo di liberarsi dal controllo dei giudici. Il fatto è che questa idea piace agli italiani che scambiano la libertà per assenza di controllo. Questo paese non capisce che proprio i controlli rendono la società libera e non schiava del potente di turno. E’ un problema di maturità sociale prima che politica.
A destra vogliono essere liberi soprattutto in economia a sinistra nel privato. Non si può dire che gli uni e gli altri siano più libertari o statalisti, lo sono relativamente ad argomenti diversi.
A sinistra ad esempio va bene andare all’estero per la maternità surrogata, ma sono molto interventisti con l’educazione fai da te (ad esempio famiglia del bosco). A destra il contrario.
A volte non si capisce nemmeno bene da cosa dipenda la scelta di questi ambiti, forse è casuale oppure pensata in termini oppositivi (cioè se a destra fanno A a sinistra faranno B per partito preso e il contrario ovviamente.)
Non saprei cosa dirle, siamo passati in poche righe dalla riforma della giustizia alla maternità surrogata passando per la famiglia del bosco. Mancano due carote e due patate e il minestrone è servito.
Ma andando a leggere la maternità surrogata c’entra eccome!
https://www.startmag.it/mondo/comitato-cattolici-riforma-giustizia/
In pratica questi cattolici per il si rimproverano alla magistratura di non essere politicamente neutra, soprattutto da un punto di vista bioetico.
Poi se mi dici che la riforma Nordio sia una toppa peggiore del buco è probabile. Non mi sembra così lunare però come critica, infatti la dottrina sociale della Chiesa è sempre stata più sussidiaria che statalista, se proprio vogliamo fare i precisini.