
Il giorno 6 febbraio è passato dalla vita terrena a quella eterna il professor Virgilio Melchiorre, docente emerito di Filosofia Morale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e già Presidente, dal 2002 al 2008, del Consiglio Scientifico del Centro di Studi Filosofici di Gallarate, figura straordinaria di studioso raffinato, persona di speciale sensibilità, credente di grande fede.
Nato a Chieti nel 1931, laureato all’Università Cattolica di Milano sotto la guida di Francesco Olgiati e di Gustavo Bontadini, Melchiorre fu un “rivoluzionario pacato”. In una koinè metafisica dominata dalla filosofia neoclassica, dalla neoscolastica e dallo spiritualismo, innestò fenomenologia ed ermeneutica, ben impiantandole in un personalismo che, anche nel riferimento a Kierkegaard, alimentò esiti inediti.
Metafisico di prima grandezza, offrì così l’apporto del tutto originale di una metafisica concretissima.
***
Aveva iniziato con studi di estetica (esordì nel 1956 con Arte ed esistenza in Kierkegaard), continuato con la filosofia della storia (Hegel, Marx, Gramsci), pervenendo poi al tema dell’immaginazione, di cui mise in evidenza la centralità antropologica (L’immaginazione simbolica, il Mulino, 1972), dell’analogia e del simbolico (innovativo il suo studio su Kant). Su, e attraverso, questo percorso, innestò un’originale impostazione metafisica, che venne consegnata in particolare a Essere e parola (Vita e Pensiero, 1982) e La via analogica (Vita e Pensiero, 1996).
Melchiorre coglieva la domanda sull’essere emergere proprio dalle molte forme dell’orizzonte coscienziale: per lui essa non andava disgiunta da quella sull’umano. Il suo sguardo si rivolgeva quindi ai differenti contenuti d’esperienza, al loro disvelare inesauribile eppure segnato dal limite, alle pratiche d’esistenza in cui vedeva innestata la forza del pensiero.
Il lavoro sul simbolico si determinò così, con naturalezza, nelle indagini sulle pieghe dell’eros e sulle movenze della coscienza utopica, di cui egli coglieva le condizioni di possibilità nel rinvio a un’eccedenza di senso. L’indicazione diventava, allora, di ritrovare proprio nella persona, singolarità irripetibile e relazionale, la testimonianza non sostituibile dell’Essere.
E la persona, irriducibile all’astratta oggettività delle scienze naturali, veniva compresa nel rilievo centrale conferito alla dimensione corporea (bellissime le sue riflessioni sulla carezza).
***
Da qui, Melchiorre articolava la propria proposta etica: la persona come parola dell’Essere, appunto. Ma se l’etica veniva fondata sulla metafisica, insieme la metafisica veniva ad aprirsi proprio attraverso l’orizzonte etico: egli, appunto, ne rintracciava i tratti cogliendo l’essere consegnati gli uni agli altri degli sguardi, nel darsi dell’istanza ricorrente – anche quando tradita – di un riconoscimento reciproco, e ne mostrava la possibilità ultima nel ricorrere qui di un assoluto del senso.
Lo stile del pensare filosofico consentiva naturalmente a quell’interesse per le forme dell’esperienza, nella loro determinazione e finitezza, in cui, e non a prescindere dalle quali, egli ritrovava il richiamo originario dell’Assoluto Essere.
Nella coerenza teoretica e pratica che lo contraddistingueva, lo stile dei suoi testi, come delle sue conferenze, non era quello perentorio della verità che si impone, ma quello disvelativo del vero che viene portato alla luce, che si propone all’ascolto e al riconoscimento.
La stessa radicalità dell’interrogazione sul senso sollevava quindi in Melchiorre l’esigenza dell’incontro e della composizione: la mediazione non era intesa come cedimento, ma lavoro esigente per pervenire all’incrocio delle prospettive, nella tensione ad un bene e ad una verità in cui, chi cerca, si coglie implicato e da cui si riconosce trasceso.
Ciò corrispondeva, con mirabile consonanza, ad una postura di vita improntata ad un profondo rispetto anche per le piccole cose, ad un’attentività fuori dall’ordinario, ad una paziente capacità di connessione, sempre costruttiva. L’impostazione dialogica si faceva naturalmente colloquio concreto con altri grandi, autentici ricercanti: tra gli altri, Giuseppe Cantillo e Aldo Masullo.
***
Maestro di libertà, la generatività del suo insegnamento si è dispiegata nei corsi di filosofia della storia, di filosofia morale e di filosofia teoretica (all’Università di Venezia e alla Cattolica), e anche attraverso la direzione, dal 1967 al 1995, della Scuola Superiore di Comunicazioni Sociali della stessa Cattolica.
La sua eredità, non circoscrivibile, continuerà a fiorire anche attraverso i suoi molti allievi e allieve, ed è consegnata ad opere di grande rilievo teoretico, imprescindibili per chiunque intenda fare ricerca filosofica. Oltre a quelle già citate, ricordiamo almeno Corpo e persona (Marietti, 1987), Analogia e analisi trascendentale (Mursia, 1991), La via analogica (Vita e Pensiero, 1996), Al di là dell’ultimo (Vita e Pensiero 1998), Qohelet, o della serenità del vivere (Brescia 2006), Breviario di metafisica (Morcelliana 2011).
Da non dimenticare il lavoro monumentale di direzione dell’Enciclopedia filosofica curata per la Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate (dapprima pubblicata per Bompiani in 12 volumi e poi diffusa con il “Corriere della sera” in 20 volumi).
Un’infinita gratitudine ne accompagna e custodisce, generativamente, la memoria.
- Carla Danani è Presidente del Consiglio Scientifico del Centro di Studi Filosofici di Gallarate.





