Cristo è risorto

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pasqua

“Mia gioia, Cristo è risorto!”. Così Serafino di Sarov, starec nella Russia prebolscevica, accoglieva tutti, poveri e ricchi, tra cui lo stesso Zar.

Il monaco benedettino MichaelDavide Semeraro (Fasano 1964), che, dopo aver vissuto nella Koinonia de la Visitation a Rhêmes-Notre-Dame (AO), è stato nominato, nell’ottobre del 2021, priore dell’Abbazia di Novalesa, pone questa acclamazione gioiosa a titolo del suo piccolo libro di meditazioni per il tempo pasquale. Si tratta di cinquanta schegge di solida spiritualità, unita a profonda umanità verso il cuore dell’uomo di oggi tanto tribolato.

Ogni pagina si apre con una citazione del brano biblico letto nella liturgia (Vangeli e Atti degli Apostoli), seguito da una breve riflessione e conclusa da una sintetica preghiera che riassume il tema spirituale principale toccato nella meditazione.

L’autore è ben conosciuto per il suo linguaggio teologico-poetico molto evocativo. Difficile da riassumere il suo pensiero, espresso in frasi incisive, sintetiche, molto profonde. Lo citeremo spesso in modo letterale, anche senza citare la pagina.

Egli attira l’attenzione perché sa unire il messaggio teologico con una profonda conoscenza del mistero dell’uomo. Le sue notazioni di psicologia del profondo fanno percepire come il messaggio biblico, in questo caso dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli, tocca l’animo profondo del lettore, invitandolo alla fiducia, all’apertura e al movimento.

Pasqua, tempo di gioia

La Quaresima è un tempo di purificazione in preparazione alla Pasqua, e forse è più comprensibile del periodo pasquale.

I cinquanta giorni del cammino da Pasqua a Pentecoste invitano alla gioia e a mantenersi nella gioia, cosa non facile secondo Semeraro. Questo è possibile perché Cristo risorto vince la morte, si manifesta ai suoi discepoli e li apre nuovamente alla vita. Fa superare loro la paura che li rinserra nel Cenacolo e in sé stessi, nel dolore e nell’abito del lutto con cui si recano a profumare un corpo pensato definitivamente chiusa dalla pesante pietra.

Il Risorto riapre alla vita, rinvia alla missione, invita alla pesca rinnovata. La sua pasqua fa toccare con mano la misericordia, il perdono e la fiducia rinnovati.

Il Risorto mostra le sue piaghe e richiama all’amore preveniente che infonde quella fiducia di fondo su cui poter ricostruire la propria vita, segnata spesso profondamente da fallimenti, ferite e smentite dolorose. Non bisogna rinchiudersi nel triste rammarico, ma andare ad ogni uomo per annunciare quel vangelo della risurrezione che è seme di vita e di speranza.

La comunità del Risorto accoglie tutti, accompagna, fascia le ferite e dà la possibilità a tutti di conoscere il Signore risorto. Fa spazio agli altri, vince la solitudine, crea comunità come armonia delle diversità riconciliate. I discepoli si sentono amati dal Risorto, e per questo osano la compassione e la misericordia.

Il pane viene condiviso, la gioia della Pasqua non viene stoccata per farne delle riserve, ma viene goduta in modo festivo. «Come la luce del cero pasquale, la luce gentile della condivisione, pur divisa, si accresce proprio nel consumarsi» (p. 35).

Anche quando il Signore sembra assente o dormire, la sua presenza fa compagnia e contamina con la sua serenità, nelle traversie della vita. Fa trovare il “riposo in sé stessi”, cioè Dio che abbraccia, assicura, impregna di eternità.

L’esistenza donata come Stefano rende leggeri e “angelici”, perché liberi dalla paura di morire, di sopravvivere. Stefano non subisce la pasqua del suo maestro e Signore, ma la attraversa con passo leggero e deciso, “angelico”…

Vita, compassione, relazioni

Lo Spirito del Risorto scorre nelle vene degli uomini e delle donne per renderli viventi e vitali. Occorre lasciarsi lavorare dallo Spirito Santo, «che crea in noi gli spazi della risurrezione in cui la gioia è una sorpresa da condividere con generosa magnanimità».

La luce pasquale illumina i tratti oscuri della vita con una luce gentile che rischiara ogni notte e la trasforma in grembo di nuove nascite.

Come Filippo con l’eunuco, evangelizzare è sedersi accanto a ogni umana sofferenza per rileggerla alla luce del mistero pasquale, da fratelli «che sanno accostarsi alla vita dell’altro per srotolarne il mistero di grazia pur nella sofferenza di inevitabili fallimenti, che fanno parte della vita di ciascuno».

La conversione di Paolo avviene per contatto col Risorto ma anche per contatto con un discepolo del Signore che rischia la fraternità con chi è stato persecutore e nemico.

Il Risorto rende partecipi i discepoli della sua capacità di perdonare, dare fiducia, rivedere in modo nuovo le cose «fino ad accogliersi a partire dallo sguardo perdonante dell’altro che ci restituisce alla fraternità». «Signore risorto – prega l’autore -, tu ci appari ogni volta che accogliamo il fratello come rivelazione della tua presenza sul nostro cammino di vita. Sia lode a te. Alleluia!».

La parola di Gesù può essere dura, ma Pietro l’accoglie senza servilismo che sterilizza le relazioni. «Può ascoltare la parola del vangelo solo chi accetta di lasciarsi impastare e infornare dalla logica della Pasqua per diventare pane da masticare e far crescere la vita come lievita il pane prima di essere infornato».

La parola è dura perché scomoda la vita, ma diventa soffice quando la si lascia entrare come balsamo che scioglie le nostre resistenze.

Il tempo pasquale richiede l’ascesi forse più difficile: entrare nella danza divina, nella “pura gioia” di Dio per cui esiste il creato nel quale essa si manifesta e inebria.

Gesù si manifesta con grande vitalità ai discepoli. «In piedi», rinnova i legami di fraternità che si fondano sul perdono e sull’estrema compassione.

«Il Signore risorto irradia quella “gioia pura” che è il segno e il frutto di un distacco radicale dalla logica del successo, della riuscita e della prevaricazione, per fare spazio alla logica del dono smisurato che non si lascia intimidire dall’incomprensione e non si lascia bloccare dalla persecuzione».

Il Risorto è il buon pastore che tiene al sicuro nel suo ovile, ma per aprire la porta alla vita e al meticciato reso possibile dalla fiducia reciproca, che non intristisce ma apre alla comunione fra diversi. La luce di Cristo risorto inonda di forza, rimette in piedi, «illumina e scalda la nostra umanità facendoci crescere in una maturità liberata da ogni timore di osare i passi della vita».

La potenza della risurrezione dà la forza di fare nostro lo stile del Vangelo in cui si compiono le promesse fatte ai padri: aprire sempre cammini di libertà attraverso la liberazione da tutto ciò che esilia dal desiderio più profondo del cuore. «Siamo fatti per la vita e siamo stati pensati per la gioia. Non lasciamoci rendere schiavi dell’idolatria di ciò che rassicura, ma in realtà paralizza la nostra libertà», afferma l’autore.

Fratelli, amici, testimoni

Il tempo pasquale è una scuola di gioia che gli antichi chiamavano “mistagogia”. La Pasqua è tempo di apprendistato della consapevolezza di ciò che è nascosto nel nostro cuore quale germe che “germoglia” e cresce.

Il mistero della Pasqua rende gli apostoli «testimoni di una bella notizia che li ha sconvolti in prima persona: la vita non si arrende, l’amore non si lascia sbarrare la strada dall’odio, il meglio di noi è davanti a noi come dono e opportunità». Come per Paolo e Barnaba, lo Spirito soffia nella vela della nostra barca per sospingerci sempre più al largo nella vita. La vela è la nostra disponibilità a entrare nell’opera del Padre.

Il Risorto si prende cura di noi come pianta amata, perché sia piena di viriditas che attesta quanto siamo vivi. «Il Risorto ci onora del titolo di “fratelli” e di “amici”, aprendo così davanti a noi la via di una vita cristologicamente compatibile a motivo della disponibilità a darsi fino in fondo e senza sconti. L’amico assomiglia al suo amico, ed è nostro compito discepolare estendere le possibilità dell’amicizia con la nostra amabilità» (p. 85).

Paolo ascolta il Macedone che lo invoca. «Essere testimoni della risurrezione non significa avere qualcosa da dire, ma prima di tutto essere disponibile ad ascoltare con le due orecchie della mente e del cuore», commenta Semeraro.

Il Risorto ascende perché possa venire lo Spirito. «Se io non sottraggo il mio corpo al vostro sguardo, non posso mostravi cos’è l’amore dello Spirito; e fino a quando non cesserete di vedermi nella carne, voi non potrete imparare ad amarmi in modo spirituale» (Gregorio Magno, cit. a p. 89).

La risurrezione ha inaugurato il tempo della «grande festa» e ha messo fine al tempo del lutto sulla nostra consapevolezza di essere figli di Dio e da lui creati per la sua gioia. Il giovane vestito di bianco sfolgorante indica al sepolcro l’inizio della festa ritrovata. Nel tempo pasquale siamo invitati a rivestire interiormente l’alba battesimale come l’“abito nuziale” di cui parla il vangelo (Mt 22,12).

Come Lidia con Paolo, il discepolo del Signore accoglie l’altro in casa sua, anche come ospite inatteso o addirittura nemico. Con la Pasqua, il carcere di Filippi diventa per tutti una sala di nozze: tutti diventano commensali di una libertà ritrovata, che non fa male a nessuno e aumenta la serenità di tutti.

Spirito, fuoco, profumo

Nella vita ci sarà la tristezza, ma il Risorto promette che si cambierà in gioia. La fatica del gestire serenamente e creativamente il tempo dell’assenza del Signore Gesù è l’occasione per esercitare la propria libertà e responsabilità.

La gioia della Pasqua non elimina la fatica e l’impegno. Come discepoli non dobbiamo aver paura di pagare il prezzo di una vita realmente risorta. «L’opera dello Spirito permette la congiunzione di tutti gli opposti in vista di quell’armonia che ci rende partecipi della pace di Dio riversata nei nostri cuori e condivisa nelle nostre relazioni umane».

Secondo il monaco benedettino, siamo chiamati ad acconsentire alla vita senza lasciarci impressionare o bloccare dalle costrizioni – grandi e piccole – che ci danno l’occasione di esercitare la nostra libertà e volontà d’amare. Lo Spirito è fuoco che arde nei cuori, fiamma che rischiara ogni notte, calore che distingue e nobilita i metalli, liberandoli dalle impurità e dalle scorie.

Lo Spirito è come il fuoco, lo Spirito trasforma, ci trasforma. Lo Spirito è fonte di coraggio, è come il vento che avvolge e trasporta le nuvole, permettendo la pioggia e la vita. Ci fa conoscere il Padre e il Figlio, intermediario e facilitatore della relazione, operatore della crescita della comunione in un amore sempre in movimento e inedito.

Il tempo pasquale termina lasciando un profumo di risurrezione. Esso penetra a fondo suscitando le emozioni e i sentimenti più profondi. Con onestà e verità siamo chiamati a fare il punto del nostro amore per Dio e per i nostri fratelli. Il profumo attrae e perfino seduce una persona. Sotto il desiderio o il bisogno di seduzione si cela la necessità di entrare in relazione, di uscire dalla solitudine, di creare una comunione che ha i caratteri propri della festa. «Siamo intrisi di desiderio e lo Spirito compie in noi ciò che desideriamo nel più profondo di noi».

Concludo queste note con un’ultima citazione, indicativa dello stile dell’autore e di tanti stimoli da lui offerti. «Annunciare la “risurrezione” significa regalare ai nostri fratelli e sorelle in umanità un orizzonte tanto ampio quanto esigente. Credere nella risurrezione significa infatti portare, ogni giorno, il peso della responsabilità di vivere da risorti così da fare spazio all’insurrezione di una gioia che crea le possibilità infinite di una vita donata nella creatività di un amore che mai si arrende alla rassegnazione e mai cede alla disperazione. Il “peso” di cui parla il Signore Gesù, alla vigilia della sua passione, è il mistero pasquale di cui la nostra esistenza discepolare è chiamata a essere un’esegesi esistenziale» (p. 97).

Il volumetto di MichaelDavide Semeraro è un prezioso breviario della gioia pasquale ben motivata che attende ogni persona che si apre alle proposte del Dio della gioia, manifestate per mezzo di Gesù Cristo risorto e rese praticabili nel fuoco dello Spirito.

  • MICHAELDAVIDE SEMERARO, Mia gioia, Cristo è risorto! (Pregare), Edizioni Messaggero, Padova 2022, pp. 124, € 9,00, ISBN 978-88-250-5418-7.
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