
La croce rimane uno scandalo, uno spettacolo inguardabile, indecifrabile. Un uomo buono, un uomo giusto, subisce il castigo orribile dei condannati a morte, e viene sfregiato e oltraggiato, trattato come se fosse un di meno di uomo. Uno scandalo, come tutte le morti ingiuste e inutili che gli uomini continuano a infierire ai loro fratelli.
Uno scandalo inguardabile, come dice il profeta: “chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione? Come uno davanti al quale si volta la faccia…”. Non ci sono giustificazioni possibile alla morte di un uomo innocente. Anche noi siamo tentati di voltare la faccia di fronte a tutte le morti di innocenti che continuano ad accadere. Ma come si fa a guardare in faccia una morte così!?
E come è possibile che dalla croce ci raggiunga un vangelo di salvezza, come è possibile che “dalle sue piaghe noi siamo stati guariti”? La pagina di Isaia è forse stata la lente con la quale i discepoli, dopo la passione di Gesù, hanno riletto quegli avvenimenti e vi hanno scorto qualcosa di più di uno scandalo inguardabile. Proviamo a rileggerlo con due immagini che Isaia ci consegna. “portava il peccato di molti, intercedendo per i peccatori”.
Ha portato i nostri pesi
“Si è caricato delle nostre sofferenze”, come qualcuno che porta quei pesi che noi non riusciamo a sopportare, che si fa carico di ciò sotto cui noi soccomberemmo, che paga un debito che non possiamo assolvere. Il peso non è il suo, il debito è il nostro, ma lui per amore lo prende su di sé. Sono i pesi della vita, il peso delle nostre colpe, il peso dei peccati. Il peso che grava sui suoi amici che lo hanno tradito, rinnegato e abbandonato, ma anche i pesi dei nemici che lo hanno condannato ingiustamente.
Questi pesi potrebbero schiacciare chi li deve portare, come un debito inestinguibile, una colpa imperdonabile. E allora il Maestro dice: questi pesi li porti io. Come chi, al momento di pagare, dice: pago io anche per te, perché tu non resti inchiodato a questo debito inestinguibile. Portare i pesi di qualcuno a cui si vuole bene, fino a addossarsi i suoi dolori, ecco di cosa ci parla la croce.
Come in fondo fa chi vuole bene: piuttosto che veder soffrire chi ama è pronto a portare i suoi pesi, a soffrire lui perché l’amato sia sollevato dal dolore. Già il portare i pesi cambia tutto: la prova non è più segnata da una solitudine insopportabile, ma diventa il luogo di una comunione possibile.
Oggi Signore ti consegniamo i nostri pesi, le fatiche della vita, ciò che ci fa soffrire e che ci toglie fiato. Li mettiamo ai piedi della tua croce. Ma non solo: deponiamo i nostri pesi per farci carico dei pesi di coloro che ci mette a fianco, per imparare da te la forma dell’amore che porta i pesi dell’altro, che non si sottrae alla fatica della condivisione.
Intercedendo per i peccatori
In questo gesto del portare i pesi c’è anche il senso di una intercessione. Intercedere significa “mettersi in mezzo”. Gesù non abbandona i suoi amici, non abbandona l’umanità anche quando è colpevole, ma si mette tra noi e Dio, e tra noi e la pena che ci spetta. Potremmo dire: ci difende di fronte a Dio e difende Dio di fronte a noi.
Da una parte prende le nostre difese davanti a Dio: “certo sono un popolo di dura cervice” – come aveva detto Mosè intercedendo per il popolo – ma tu, Dio, non abbandonarli, e io non li abbandono. Questo fa Gesù per noi: intercede presso il Padre, prende le nostre difese presso Dio perché non imputi a noi le nostre colpe. Come dirà Paolo: “Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!” (Rm 8, 31-34).
Ora nulla ci potrà mai separare da Cristo che intercede per noi! Abbiamo un avvocato presso il Padre (1Gv2,1) – scriverà Giovanni in una sua lettera –, qualcuno che ci difende presso Dio, che patrocina la nostra causa, che prende la nostra parte, si schiera a nostra difesa. La sua intercessione porta le nostre preghiere fino all’altare di Dio, perché con le nostre sole forze non saremmo in grado di farle salire fino al cielo, perché le nostre colpe “tarpano le ali” alle nostre preghiere.
E dall’altra parte difende Dio di fronte a noi. Ogni volta che pensiamo che Dio sia arrabbiato, che Dio sia insensibile di fronte alle sventure che ci colpiscono, Gesù difende l’immagine di Dio presso di noi, perché si lascia ferire dal male che ci affligge.
Dio non è indifferente, piuttosto soffre con noi, patisce il male come una ferita che porta nel suo corpo. Non è mai indifferente e impassibile, ma patisce con noi e per noi. Le nostre ferite sono le sue, i nostri dolori diventano suoi. Così che possa avvenire questo scambio: lui resta ferito dal male che è nostro e noi ne usciamo guariti; “dalle sue piaghe siamo stati guariti”. Ogni volta che guardiamo il crocifisso, possiamo ritrovare una icona del volto di Dio che intercede per noi.
Oggi Signore ti chiediamo di intercedere per noi peccatori, di essere tu a portare le nostre preghiere presso l’altare di Dio, di essere tu il volto di Dio che si volge a noi con un perdono infinito, come tu hai pregato dal legno della croce.
Per tutti
Nella Pasqua noi volgiamo lo sguardo alla croce, e riceviamo il dono ma anche il compito della sua intercessione per l’umanità colpevole. Per noi e per tutti. Noi per primi veniamo attratti dal suo amore, e insieme lo possiamo indicare come il segno di una speranza per tutti. La sua intercessione deve diventare la nostra, intercedendo per tutto e per tutti.
La chiesa sta in mezzo agli uomini con tutte le loro fragilità e le loro colpe non per condannare ma per intercedere, non per giudicare ma per indicare il crocifisso come colui che continuamente intercede per i peccatori. Chiunque volge lo sguardo alla croce può trovare una speranza: “voi tutti che passate per via guardate se c’è un dolore più grande…”.
Chiunque volge lo sguardo al crocifisso può trovare in lui la salvezza. Dalla chiesa si leva una grande preghiera di intercessione per tutti e per tutto, e questo ci chiede di stare in mezzo, di metterci in mezzo a difesa di Dio presso gli uomini e a difesa degli uomini presso Dio. C’è un compito di intercessione che ci è chiesta dalla croce di Gesù a favore di tutti gli uomini, perché la croce sia ancora e per sempre una segno di intercessione e di speranza.





