
Il presidente della conferenza episcopale polacca, mons. Tadeusz Wojda
Uno dei temi dell’ultima assemblea generale dei vescovi (cf. SettimanaNews) è stato la memoria del documento conciliare Nostra aetate sul dialogo con l’ebraismo. In ragione delle recenti polemiche, di una lunga storia di pregiudizi antigiudaici e di rinnovati rigurgiti antisemiti, i presuli hanno deciso di pubblicare una lettera per i 40 anni della visita di Giovanni Paolo II alla grande sinagoga di Roma (13 aprile 1986; cf. SettimanaNews).
Partendo da 1Gv 3,14: «Chiunque odia il proprio fratello è omicida», si denuncia l’odio, l’indifferenza e la passività davanti al riemergere del fenomeno.
La visita del papa alla sinagoga, in continuità con le aperture del documento conciliare di vent’anni prima, ha imposto alla coscienza credente di avvertire e rinnovare il proprio indissolubile legame con l’ebraismo, il rifiuto di addebitare al popolo ebraico la responsabilità per la morte di Cristo e l’opposizione «alla rappresentazione degli ebrei come rigettati e maledetti. Per oltre 1500 anni questi messaggi presenti nell’insegnamento cattolico e nelle interpretazioni errate delle Scritture hanno plasmato gli atteggiamenti cristiani contribuendo all’odio, alla persecuzione e alle manifestazioni di antisemitismo.
Dobbiamo ricordare che la Chiesa cattolica oggi afferma chiaramente: gli ebrei sono ancora amati da Dio, che li ha chiamati con un’alleanza irrevocabile». «Ispirata dalla dichiarazione del concilio, la riflessione della Chiesa mette sempre più in luce i legami che uniscono ebrei e cristiani. Tra questi, in particolare, la riverenza per la parola di Dio, la preghiera e la liturgia, nonché la speranza messianica per il futuro». Invitano i fedeli a visitare le sinagoghe il 13 aprile ricordando quelle, e sono molte, in cui «la voce gioiosa della preghiera dello Shabbat non risuona più».
I gesti evangelici delle suore
Pochi giorni prima, il 24 marzo, la Polonia ha celebrato la giornata nazionale in memoria dei polacchi che salvarono gli ebrei sotto l’occupazione tedesca. Il riferimento principale è agli eventi del 1944 a Markowa, dove gli occupanti tedeschi assassinarono la famiglia Ulma che nascondeva alcuni ebrei in casa, canonizzata nel 2023.
Quest’anno si è fatta memoria, in particolare, delle circa 2000 suore che si impegnarono nell’accoglienza, nella formazione e nell’espatrio di centinaia di ebrei. In particolare le suore della Sacra Famiglia di Nazareth a Varsavia (guidate dalla superiora Eutalia Jadwiga Wismont), delle suore francescane della Famiglia di Maria sotto il superiorato di madre Matylda Getter, e di centinaia di altre religiose che, in diverse congregazioni, si sono adoperate in merito.
Un’attività rischiosa, silenziosa e non percepita. Solo negli ultimi decenni è diventata nota e pubblica.





