
Il 15 gennaio è stato reso pubblico un rapporto di una commissione indipendente relativo alle suore benedettine del sacro Cuore di Montmartre. Un caso limitato ma grave di un sistema di abusi sulla comunità da parte della suora, Mère Marie-Agnès (al secolo Françoise Jullien), che l’ha diretta dal 1969 al 2012 (morta nel 2016).
L’attuale superiora, sr. Marie-Elie Hancock, ha chiesto un’indagine esterna ad un anziano e stimato funzionario, Hervé Giaume, per indagare su quanto era successo nei decenni precedenti.
Ne emerge un quadro sconfortante di abusi che, pur non conoscendo una declinazione sessuale, si estendono in molti altri campi. In 140 pagine sono censiti 1.489 fatti di violenza della superiore e delle sue due collaboratrici a danno delle consorelle.
Sono state direttamente coinvolte tutte le 86 suore della congregazione e 28 delle fuoriuscite, oltre a diverse altre figure coinvolte: per tutte un questionario con oltre 100 domante e 116 colloqui. Un caso di perversione narcisistica sfuggito ad ogni controllo e al centro di un culto della persona che pretendeva assumere in sé ogni autorità. La madre ha sempre ragione, va apprezzata e onorata sempre, è la nostra ragione di vita: sono alcune delle confessioni riportate nel rapporto.
La manipolazione si avviava già nel reclutamento presso ceti benestanti senza adeguati tempi di discernimento e possibilità di confronti. Progressivamente si esercitavano abusi di autorità. Come resoconti quotidiani particolareggiati, rotture con il mondo esterno, progressiva estraneità rispetto alle famiglie, rapido mutamento delle responsabili intermedie, nessuna possibilità di dialogo interno ecc.
Il culto della personalità impoveriva la volontà delle interessate e rendeva infantili i comportamenti, trasformando gli screzi con le autorità esterne in pretesi attacchi al dono spirituale ricevuto.
Anche dal punto di vista fisico si sono registrati elementi gravi come un lavoro defatigante e prolungato, l’imperativo al cibo per assomigliare alla madre (grassoccia), mancanza di cure grazie a medici compiacenti.
I maltrattamenti psicologici sono riconoscibili nella denigrazione per le suore critiche o nella presenza di una consorella alla visite mediche (la sola autorizzata a parlare).
Non mancano discutibili comportamenti finanziari: acquisti di proprietà e di appartamenti con i soldi di alcune suore (solo successivamente rimborsati senza interessi), grandi spese per le ferie della superiora e delle sue aiutanti.
La parte più inquietante sono gli abusi spirituali: letture spirituali ristrette a un solo autore, biblioteca chiusa, Scrittura manipolata all’uso dell’autorità, corsi formativi riservati alla madre, abolizione dei momenti di preghiera in ragione del lavoro. Anche le confessioni sono contingentate nel tempo e non segrete.
Sembrano tutti elementi paradossali ma convergono nell’esercizio di un plagio che ha le sue radici nella manipolazione spirituale. Se è vero che l’abuso è sempre un atto indebito di potere e di autorità, esso si trasforma grazie alla soggezione di coscienza nell’abuso spirituale.
Soffocare coscienza e libertà
Il rapporto così si esprime: «Sul piano teologico si tratta di un abuso della fiducia e della fede delle persone. Se, fra gli abusi psicologici, è necessario distinguere gli abusi spirituali è perché si sono constatate le gravi conseguenze specifiche. La persona è tradita nella sua fiducia, nel suo legame con Dio. Ferita nella sua identità profonda. La parola di Dio è utilizzata per assicurare un dominio sull’altra che è collocata in uno stato di vulnerabilità, perché costretta a una dipendenza in nome dell’obbedienza. La persona non subisce una costrizione vistosa ma è manipolata nel profondo. La sua libertà è esercitata ma avvelenata. Sotto il pretesto di contribuire alla crescita spirituale, è messo in atto un controllo che attiene al foro interno, distruggendo la libertà interiore.
Nell’abuso spirituale vi è una reale alterazione della libertà. Una persona può essere vittima di abuso spirituale senza rendersene conto tanto è sottile e insidioso. L’abuso spirituale conduce spesso a una perdita radicale di fiducia nella parola dell’altro e più globalmente nella vita: come credere ancora alla vita?».
Note e riflessioni in sintonia con il documento pubblicato dal servizio nazionale per la tutela dei minori e adulti vulnerabili della Conferenza episcopale italiana (aprile 2025). «L’abuso spirituale è una particolare forma di abuso di coscienza che si concretizza nella violazione della dignità, libertà e integrità della persona nella sua autodeterminazione religiosa e spirituale. Tale abuso è il più invasivo dell’intimità della persona, perché si attua in riferimento alla relazione con Dio, con la vita di fede e spirituale, attraverso un esercizio distorto del potere e dell’autorità personale, religiosa e istituzionale».
«L’abuso spirituale si caratterizza come una sequenza di atti intenzionali e manipolatori perpetrati in nome di Dio e si configura come una forma di violenza intrapresa da un leader spirituale o da più persone (guide spirituali, confessori, catechisti, educatori, operatori pastorali…) o da una comunità (movimento, associazione…) sia verso un individuo sia verso un gruppo o un’intera comunità».
L’abuso nel contesto ecclesiale è sempre spirituale e si configura all’interno di un sistema. Sistema in senso ecclesiale «comprende la missione, le norme e le strutture necessarie per realizzare il mandato originario della Chiesa e per garantirne la continuità. Tutti gli elementi del sistema possono, se utilizzati in maniera distorta, contribuire direttamente o indirettamente a permettere, favorire e coprire abusi al loro interno, nonostante ciò che viene dichiarato nel messaggio cristiano con la conseguente richiesta di una condotta morale congruente e trasparente».
Un caso limitato come quello delle benedettine di Montmartre, ma esso esemplifica una questione di grande rilievo che coinvolge, oltre alle interessate, molte altre responsabilità: da quello della famiglia religiosa, al vescovo locale e al dicastero vaticano. Anche se in questo caso vi sono state tre visite apostoliche. La prima nel 1976 resa inutile dalle manipolazioni successive. La seconda nel 2004, poco accurata e sostanzialmente a vantaggio della superiora e, infine, quella più seria e rigorosa del 2012 che ha innestato un cambiamento di gestione a partire dal 2014.
Fra le proposte della commissione d’inchiesta che ha riconosciuto l’autenticità della volontà di rinnovamento si consiglia la diffusione e la lettura del rapporto, la richiesta di sostegno per le sorelle che sono stata costrette ad andarsene, rimediare alle carenze dei controlli interni ed esterni e l’aiuto a ricostruire e a superare il trauma subìto.





