Francia: religiosi/e sul «sistema abusi»

di:
véronique margron

Suor Véronique Margron, presidente della CORREF

L’assemblea generale della CORREF (religiosi e religiose di Francia, Parigi, 11-13 aprile) ha confermato la vita religiosa come elemento trainante nella Chiesa francese per la lotta contro gli abusi. I 200 superiori e superiore maggiori, in coerenza con i lavori della Commissione indipendente per gli abusi nella Chiesa (CIASE), hanno approvato un testo (una ventina di pagine) dal titolo: Raccomandazioni e regole di buone pratiche.

Frederic Mounier, già inviato di La Croix a Roma, coordinatore dei cinque gruppi di lavoro che hanno elaborato il documento approvato dall’assemblea, ha espresso la convinzione comune con una citazione di Thomas Halik:

«Gli abusi sessuali giocano per me un ruolo simile agli scandali legati al commercio delle indulgenze prima della Riforma. All’inizio i due fenomeni sembrano marginali. Ambedue hanno rivelato problemi sistemici molto più profondi. Nel caso del commercio delle indulgenze, si trattava della relazione fra Chiesa e denaro, la Chiesa e il potere, clero e laici. Nel caso degli abusi sessuali, psicologici e spirituali, si tratta della malattia sistemica che il papa ha chiamato “clericalismo”. Riguarda anzitutto gli abusi di potere e di autorità (…). L’identità e autenticità del cristianesimo si colloca dentro la partecipazione al dramma della Pasqua, il mistero della morte e risurrezione. Molte cose nella Chiesa devono morire perché la risurrezione abbia luogo. E la risurrezione non è una “rianimazione”, un ritorno all’indietro, ma una trasformazione radicale».

Nella sua introduzione la presidente, sr. Véronique Margron, dopo aver ricordato la radice della scelta di consacrazione (“per Cristo, attraverso le inquietudini del mondo”), ha continuato:

«Abbiamo scoperto un continente tenebroso. Non nel mondo, ma in noi. Non fra gli altri, ma a casa nostra, nella nostra Chiesa, nella nostra storia, nelle nostre comunità. Tenebre prodotte dalle morti intime inflitte ai corpi, alle anime, allo spirito, all’infanzia, alla speranza, di quanti e quante, piccoli o grandi, vivevano fiduciosamente nelle nostre case, istituzioni, clima, autorità, reputazione, partecipando alle nostre liturgie e celebrazioni sacramentali».

Giustizia riparativa

Dopo la relazione introduttiva, quella di E. Durand (presidente della Commissione nazionale per l’incesto, avviata dal governo in seguito alla Ciase), di Mounier e la sintesi dei gruppi di lavoro e della Commissione interna sul riconoscimento e la riparazione, l’assemblea ha discusso e approvato il testo finale.

Il lavoro è cominciato ben prima (cf. qui su SettimanaNews), della presentazione del Rapporto CIASE. Più direttamente con una assemblea dedicata agli “abusi quotidiani”, alle forme di condizionamento che avvelenano la vita abituale delle comunità (21 novembre 2022) e con la presentazione dei lavori della Commissione interna sul riconoscimento e la riparazione (1° dicembre).

450 le vittime riconosciute e accompagnate, 80 raccomandazioni di riparazione (mediamente 40.000 euro), 37 già chiuse e 43 in esecuzione.

In un intervento a Lipsia, il 23 marzo, da parte del responsabile delle Cellule contro la deriva settaria (servizio congiunto fra vescovi e religiosi), Jean-Pierre Jougla ha tracciato il processo del plagio abusante in otto tappe: l’incontro, la seduzione, l’isolamento progressivo della vittima, il suo indebolimento, l’introduzione nel gruppo dei seguaci, l’interiorizzazione del senso di colpa, l’impegno proselitistico, il fascino settario anche nel momento del distacco.

La vita consacrata in Francia vive un tempo di drastica riduzione, come in molti paesi dell’Occidente. Nel 2000 i religiosi complessivamente erano 66.462 (48.412 suore e  5.237 monache; 12.813 religiosi). Nel 2021 il numero complessivo scende a 23.660 (15.653 suore, 2.972 monache; 5.035 religiosi). Oggi l’età media dei religiosi è 69 anni, quella delle religiose 79.

Strumenti tradizionali e nuovi

Suor Margron ha ricordato che gli abusi non sono un elemento periferico o congiunturale, ma sistemico. A crimini sistematici è necessario opporre risposte sistemiche. Consapevoli che sarà un compito di lunga durata, F. Mounier ha riconosciuto un impegno condiviso dei religiosi sul problema, la libertà di parola, la convergenza delle vedute e il buon funzionamento della “democrazia nei capitoli”. Contrariamente a quanto è successo nella recente assemblea dei vescovi francesi (Lourdes, 28-31 marzo), dove «lo tsunami degli abusi si è dolcemente sprofondato in un muro di sabbia», in un confortevole piccolo cabotaggio.

I religiosi/e sono consapevoli della loro crisi numerica e della fatica improba dei superiori, ma anche dei vescovi, Ma sono altresì decisi a rispondere alle richieste sociali di salvaguardia della libertà. Senza trasformarla in percorsi individualistici. Hanno ribadito il radicamento nei consigli evangelici e nelle forme costruite dalla tradizione (dai capitoli alle visite canoniche, alla rendicontazione dei superiori) come l’apertura a nuove collaborazioni con laici esperti e una rinnovata attenzione alla cura degli archivi.

«Alcuni fra voi chiedono la rapida dissoluzione delle comunità devianti, una moratoria per le nuove entrate nelle comunità problematiche, una sosta nel riconoscimento delle nuove comunità. I luoghi dove il segreto ha reso possibili i deliri gnostici o erotico-mistici. Luoghi dove la fede è divenuta creduloneria». Senza paura di chiedere il rinnovamento di alcuni elementi portanti come la teologia del sacerdozio e dei sacramenti e la morale sessuale. Maggior spazio alle donne e maggiore autonomia alle culture dei popoli sono richieste condivise, consapevoli del possibile pericolo per l’unità della Chiesa.

Le 19 raccomandazioni

Il testo approvato –  Raccomandazioni e regole di buone pratiche – è diviso in 19 punti. Riguardano la Regola, i capitoli, i consigli, la formazione iniziale, i formatori, la formazione permanente, il rispetto della libertà spirituale, la gestione delle denunce degli abusi, le sanzioni, la mappa dei rischi, le visite canoniche, la governance, i rapporti con le autorità ecclesiali, l’identità della CORREF…

Mi limito a citare due numeri: il 9 (come recepire le denunce di aggressioni sessuali) e il 17 (cosa chiedere alle autorità ecclesiali).

Le cellule di ascolto attive negli istituti devono essere affidate a persone competenti e indipendenti o a religiosi di altre congregazioni. Anche i segnali più deboli vanno indagati. L’ascolto iniziale è decisivo. In merito, il superiore maggiore non agirà mai da solo.

Al dicastero e alle autorità ecclesiastiche si chiede la possibilità di nominare come economo un laico, l’incoraggiamento ai vescovi per una maggiore conoscenza della vita consacrata, maggiore vigilanza sugli statuti delle associazioni dei fedeli con vita comune.

Per quanto riguarda la Santa Sede, si chiede di intervenire negli istituti più esposti, impedendo nuovi arrivi e cancellando le comunità che non sanno correggersi (non oltre i 4 anni di attesa), di intervenire anche sulle forme comunitarie delle associazioni laicali, di esercitare grande prudenza nel riconoscimento delle nuove comunità.

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