Salmo 24: Il puro di cuore e il suo Dio

di: Giovanni Giavini
Il Dio creatore

Chi parla in questo Salmo alquanto rivoluzionario? Certamente un ebreo prima di Cristo, forse Davide stesso o un altro laico (o forse un sacerdote ma illuminato e molto saggio). La domanda: chi può avvicinarsi al vero Dio e al suo tempio? Risposta solita: i sacerdoti. Il salmista invece ne dà coraggiosamente una diversa. La cerchiamo.

 Il Salmo, che leggiamo ancora nell’ultima versione della CEI, inizia con un forte atto di fede nel Dio creatore: «Del Signore è la terra e quanto contiene, il mondo con i suoi abitanti». E con espressioni derivanti dalle idee fantasiose di allora, secondo le quali il disco terrestre galleggiava su acque sotterranee a loro volta sostenute dalla misteriosa potenza delle mani di Dio, continua: è «Lui che l’ha fondato sui mari e sui fiumi l’ha stabilito».

Ma se il Creatore è così potente, «chi potrà salire il monte del Signore, chi potrà stare nel suo luogo santo?». C’era da restare terrificati, a meno di essere in grado come i suoi santi sacerdoti? No, ed ecco la risposta rivoluzionaria: «chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli, chi non giura con inganno… Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe! Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza».

Il cuore puro

Mani innocenti, perché non rivolte anche a dèi falsi e perché non insanguinate da delitti; cuore puro, perché, appunto, leale col suo Dio e leale con gli altri. Questa purità è ribadita ancor più chiaramente in un Salmo gemello: il 15(14): «Signore, chi abiterà nella tua tenda, chi dimorerà sulla tua santa montagna? Colui che cammina senza peccato, pratica la giustizia e dice la verità nel suo cuore, non sparge calunnie con la sua lingua, non fa danno al suo prossimo e non lancia insulti al suo vicino. Ai suoi occhi è spregevole il malvagio (cioè non fa alleanza con lui), ma onora chi teme il Signore, anche se ha giurato a proprio danno, mantiene la parola, non presta il suo denaro a usura e non accetta doni contro l’innocente» (anche allora il ricorso a bustarelle?); cf. anche il Salmo 33(32).

Fermiamoci con attenzione e sorpresa su questo concetto di “purità”, espresso già parecchi secoli prima di Cristo («Beati i puri di cuore»!) e dimenticato o addirittura tradito anche in documenti solenni, nella predicazione, nella teologia morale di una volta e nella pastorale (con conseguenze pesantemente dolorose per tutti): «Beati i puri di cuore» divenne nella prassi e nella teoria: Beati i puri per l’obbedienza a leggi e precetti e soprattutto per la purezza sessuale fisica di maschi e femmine!

Come mai un simile spostamento? Storia lunga e complessa… da correggere alla luce della parola di Dio riascoltata già nei Salmi e più ancora con Gesù. Alla ricerca poi personale di una nostra vera purezza: dagli idoli vecchi e moderni, da religiosità falsa, da egoismi e strumentalizzazioni di Dio, di se stessi e del prossimo… per un cammino di vero amore personale e comunitario, verso la «civiltà dell’amore»; in questa staranno meglio anche la vita sessuale e la sua purità.

Una processione di puri

Torniamo ora al salmo 24. Precisata la purità necessaria e sufficiente per avvicinarsi al Creatore, ecco l’invito solenne ad una processione verso il tempio, con l’appello alle sue porte perché si alzino all’ingresso dell’arca dell’alleanza, considerata in antico come la sede principale della «gloria di Dio»: «Alzate o porte la vostra fronte, alzatevi porte antiche ed entri il re della gloria». A voci alterne il popolo di quei puri gridava il suo canto: «Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e valoroso, il Signore valoroso in battaglia (allusione a vittorie sui nemici, come nell’esodo dall’Egitto faraonico), il Signore degli eserciti è il re della gloria!». Eserciti di JHWH: le pur misere truppe di Giacobbe e dei suoi discendenti, ma anche le legioni angeliche (forse) e più ancora il complesso del firmamento, galassie comprese possiamo precisare noi.

Dio, dunque, è così potente da avere come eserciti anche quei miliardi di astri celesti! Ma i puri di cuore, chiunque fossero, anche non sacerdoti, anzi chiunque cerchi Dio con santo timore, chiunque cerchi il suo volto con quel cuore puro, Lo può avvicinare e trovare: «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio!». Con questa beatitudine era come se il tempio di Gerusalemme, con tutte le sue barriere religiose-razziali-classiste-sessuali, saltasse in aria…

Due puri di cuore. E oggi?

Al tempo di Gesù ci furono almeno due esempi di quel cuore puro: il vecchio Simeone e la vecchietta Anna. Proprio nel tempio di Gerusalemme quei due laici seppero intravvedere in un semplice bambino la «luce per illuminare le genti e la gloria di Israele»! Non per niente san Luca (2,25-38) presenta, almeno Simeone, come guidato dallo Spirito Santo. Chissà infatti quante volte avrà prima cantato il solenne salmo 24 sulla gloria di Dio, ma là la vide in un Bambino presentato al tempio da due semplici popolani per di più stupiti e sorpresi a quelle parole. Poi sarà quel Bambino a proclamarsi anche la vera Via per arrivare al Padre (Gv 14,1-14): la Via del Crocifisso risorto e Signore.

Quanta verità dunque già nel salmo 24 e più ancora nella sua rilettura evangelica! Forse abbiamo ancora molto da imparare anche nella Chiesa: ho infatti l’impressione che certi nostri schemi mentali e di prassi siano ancora troppo immaturi. Papa Francesco ci può aiutare anche per questa maturazione. Che lo Spirito ce lo conservi a lungo questo papa venuto da lontano…

Spesso in confessionale accolgo lamenti preoccupati di bravi genitori o nonni perché figli o nipoti non frequentano più i sacramenti. Li capisco, li incoraggio, ricordo a loro di curare in loro stessi e negli altri l’educazione al “cuore puro”, così potranno anch’essi “vedere Dio”; l’educazione, in altre parole, a una coscienza pura, ad ascoltare la sua voce più che quella del proprio comodo, dei compagni, del sentito dire e nemmeno di sole leggi e tradizioni… Non è l’essenziale? Il resto può venire dopo, per tante vie. Compresa, anzi, la preghiera del Miserere: «Crea in me, o Dio, un cuore puro e uno spirito generoso» (Sal 51/50).

Ma questo discorso non vale anche per noi pastori d’anime e per catechisti e insegnanti? Educarsi e educare insomma a essere persone di coscienza, meglio ancora se di coscienza evangelica.

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Un commento

  1. Giovanni Giavini 15 maggio 2019

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