Ripartiamo dall’altro

di:

francesco e al tayyeb

La Chiesa non pretende di fornire una soluzione a tutti i problemi presenti nella drammatica situazione del mondo contemporaneo, ma può e deve dare, illuminata dalla luce che le viene dal vangelo, i principi e gli orientamenti essenziali per l’equa organizzazione della vita sociale, per la dignità della persona umana e per il bene comune.

Persone e non denaro

Questo statuto fondamentale alla base dello sviluppo del Magistero sociale della Chiesa cattolica, scolpito a chiare lettere nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, promulgata dal Vaticano II nel dicembre 1965, è riemerso in modo chiaro nella recente visita di papa Francesco a Cipro e in Grecia.

Sono le basi di un approccio laico, di un parlare nel nome di «un’ecologia integrale», che non entra in competizione con i paradigmi scientifici (lo stato della scienza attuale) o politici (conservatorismo, liberalismo, socialdemocrazia …) e che rende pertinente e interpellante, anche il discorso a culture che fanno riferimento a sistemi di valori non direttamente ispirati al cristianesimo. Persone e non denaro perché solo sulla base della giustizia sociale si attenua la violenza e si può stabilire una pace duratura tra i popoli.

Fin dal «Documento sulla Fratellanza umana» siglato ad Abu Dhabi con l’imam Al-Tayyeb, papa Francesco aveva manifestato il desiderio di coinvolgere le religioni e in particolare il cristianesimo e l’islam, nella diffusione di una civiltà dell’incontro.

I credenti lo sanno

Per far questo il dialogo non va considerato una strategia per realizzare secondi fini, ma una via di verità che merita di essere pazientemente intrapresa per trasformare la competizione in collaborazione, dove ciascuno ha dei doni da mettere a disposizione dell’altro. La collaborazione si esplicita in modo particolare vivendo la propria fede religiosa come servizio alla causa della pace.

Proprio nel recente Messaggio per la 55ma Giornata Mondiale della pace, papa Francesco declina questo tema secondo tre direttive fondamentali: il dialogo fra generazioni, l’educazione e il lavoro, considerate priorità essenziali per edificare una pace duratura. Difficile contestare la pertinenza di tali osservazioni che, per altro, non necessitano di riferimenti espliciti ad argomenti d’autorità attinti dal campo della fede.

Ma i credenti, cristiani o musulmani che siano, sanno bene che la fede stessa chiede compassione, misericordia e attenzione all’umano. Più complesso cogliere che quest’attenzione non è in concorrenza con l’omaggio al Dio trascendente: troppo spesso l’erronea convinzione che si possano affermare i presunti «diritti di Dio» anche a scapito di quelli degli uomini, ha portato a delle derive delle religioni e a delle manipolazioni idolatriche del nome di Dio stesso.

«Nel nome di Dio Clemente e misericordioso»

Mai come oggi risuona rivoluzionaria e profetica l’anaforica ripetizione «In nome dell’innocente anima umana», «In nome dei poveri», «In nome degli orfani», «In nome dei popoli privi di sicurezza» … che risuona nella già citata Dichiarazione di Abu Dhabi.

Il credente sa che, in filigrana, queste forti affermazioni antropologiche contengono il riferimento al «Nome di Dio Clemente e misericordioso», colui che chiama le sue creature a una relazione nel segno della fratellanza, che è il nome di una matrice e quindi di un’appartenenza comune.

Si tratta di comprendere, in maniera «etica», ma non moralistica, che l’altro ci interpella e così facendo ci educa e ci cambia; ci costringe a prendere una posizione, a uscire dall’indifferenza, a dare una «risposta» (respondere, da cui deriva il senso pieno della «responsabilità»).

Ripartire dalle «alterità negate» significa guardare oltre, saltare la siepe di paure e indifferenza, per lasciarsi contaminare. È l’inizio di una svolta antropologica che per il testimone della fede cristiana è compito eminentemente evangelico: è questa l’etica della trascendenza che può mettere d’accordo credenti di fedi e tradizioni diverse e non credenti.

  • Ripreso dalla rivista Nuovo Progetto, n. 1, gennaio 2022, pp. 12-13.
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