Africa-Occidente: Attenzione ai clerici vagantes

di: Ignace Bessi Dogbo

Aprendo la 110ª assemblea generale dei vescovi della Costa d’Avorio (Bingerville, 22 maggio), Bessi Dogbo Ignace, vescovo di Katiola e presidente della Conferenza, ha affrontato anche il problema dei nuovi clerici vagantes, cioè dei preti del paese che vanno in Occidente per varie ragioni e non rientrano più alla fine degli studi o del servizio, senza alcun legame con le Chiesa di partenza e quella di arrivo. Il problema è assai più diffuso di una singola nazione. Per questo riprendiamo il passaggio che mons. Bessi vi ha dedicato.

I vescovi sono sempre più sollecitati dal fenomeno dei preti “senza legami”, peregrinanti nelle diocesi di antica cristianità in Occidente al servizio di non si sa quale missione. Una situazione che offusca, se ce ne fosse ancora bisogno, l’immagine del prete ivoriano.

Merita di essere avviata un’azione vigorosa per arginare questa marea che non si comprende se non come un male del clero e dei religiosi. Non è quindi sorprendente che questa marea funesta verso un preteso eldorado pastorale si connetta con l’immoralità ambientale che occupa le cronache e che lascia intravedere la profondità della debolezza umana, anche dei sacerdoti e dei consacrati.

Consapevoli che una tale situazione non può restare senza un rimedio appropriato, i vescovi della Costa d’Avorio, incaricati del clero, dei seminari e della pastorale delle vocazioni, hanno ascoltato con attenzione l’Unione fraterna del clero ivoriano (UFRACI), che ha dato sostanza ad un progetto di congresso straordinario sulla vita e il ministero dei preti in contesto ivoriano.

Per i vescovi e il presbiterio del paese è evidente che né le uccisioni perpetrate su alcuni né gli sbandamenti di certi altri potranno spegnere la gioia della missione ad intra e ad extra.

Costatiamo con grande gioia che questa missione è realmente in crescita grazie alla magnanimità e alla misericordia di Dio, sostenuta dalla cura organizzativa e programmata della cooperazione missionaria.

Il programma prevede in un prossimo avvenire la costruzione di un centro di cooperazione missionaria per mantenere sempre viva la fiamma della missione.

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