Aparecida: la conferenza che creò un papa

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Sul numero di maggio 2022 della rivista dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, Misión CELAM, dedicato al quindicesimo anniversario della Conferenza generale di Aparecida (aperta il 13 maggio 2007), il cardinale Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida (Venezuela), ricorda il ruolo di leadership svolto dall’allora cardinale di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, e la sua convinzione che quella esperienza lo abbia di fatto preparato e reso autorevole per immaginarlo quale successore di Benedetto XVI (Misión CELAM 5, 2022, 8-9).

francesco

Aparecida è stata una delle esperienze ecclesiali più intense della Chiesa pellegrina in America Latina. Si è trattato della V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e caraibico, che era stata preceduta da una lunga e approfondita fase di preparazione.

Fraternità e naturalezza

Vorrei anzitutto sottolineare lo spirito di fraternità, serenità e comunione in cui si è svolto l’evento. Aparecida, luogo di pellegrinaggio nato e sviluppato intorno alla devozione mariana, è un’oasi di pace, dal sapore popolare, dove tutto ruota intorno al santuario. I numerosi piccoli alberghi a conduzione familiare, dove noi vescovi abbiamo soggiornato, ci hanno permesso di avere un contatto diretto con la gente, soprattutto durante i fine settimana. Le celebrazioni in santuario hanno avuto un effetto benefico, congiungendo il momento della riflessione con la fede della gente, che ci ha sempre accompagnato con gioia e speranza. Noi vescovi non eravamo isolati ma condividevamo, quasi per osmosi, i desideri dei fedeli.

L’atmosfera interna che si è rispirata nella convivenza tra noi vescovi del continente e i vescovi provenienti da Roma e da altri organismi ecclesiali di tutto il mondo è stata di grande fraternità e vicinanza. La tecnologia ha aiutato molto, consentendo di interconnettere tutti i gruppi di lavoro «dal vivo». Abbiamo chiuso ogni riunione con le bozze pronte, senza interferenze o censure. Uno dei momenti più importanti di espressione di questa naturalezza è stata l’elezione della commissione per la redazione del documento finale. La responsabilità è caduta sul cardinale di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, coadiuvato da un gruppo di supporto.

Una delle virtù del cardinale di Buenos Aires era (ed è tuttora) la sua discrezione, aliena da ogni protagonismo, che ha dato fiducia e serenità a tutti. Tutto è stato fatto alla luce, senza modifiche o aggiunte che non provenissero dai gruppi di lavoro. Così, è emersa una leadership a capo di quella commissione, all’epoca non tematizzata, che ha creato un riferimento obbligato, sereno e affidabile al prelato a cui si deve l’unità e la chiarezza del Documento.

Riprendere lo schema tripartito della tradizione latinoamericana (vedere, giudicare e agire) ha facilitato il lavoro di redazione. In continuità con le conferenze precedenti, Aparecida ha arricchito il magistero latinoamericano attraverso l’assunzione della realtà sociale del Continente all’inizio del nuovo millennio e dei progressi dottrinali e pastorali della Chiesa universale tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI secolo.

Missione continentale

La lettura della realtà dal punto di vista della condizione credente dei discepoli missionari è stata assunta come unità indissolubile. Siamo discepoli prima di essere maestri e missionari. E lo siamo fin dall’inizio del nostro impegno battesimale. I suggerimenti e le indicazioni metodologiche della commissione hanno permesso di procedere alla stesura in modo fluido e chiaro. Sempre tenendo sullo sfondo le gravi disuguaglianze e povertà presenti nel nostro continente.

Le diverse scuole o tendenze della teologia pastorale latinoamericana si sono amalgamate e arricchite tra loro. Sono stati fatti progressi su temi come la religiosità o pietà popolare, elevata al rango di autentica espressione di fede; i temi ecologici sono stati sviluppati in modo più ampio, dato che nelle conferenze precedenti erano temi presenti ma un po’ marginali. L’ecclesiologia latente in sintonia con l’eredità post-conciliare ha aperto la strada a temi come la gioia di essere discepoli missionari, concretizzata nella missione continentale; la chiamata universale alla santità come condizione di ogni battezzato; la formazione integrale nella dimensione personale e nelle diverse esperienze di gruppo; il senso profondo della comunione nella Chiesa, senza particolarismi.

La missione evangelizzatrice come primo compito, ma a partire dalla promozione della dignità umana; alcuni tratti della teologia del popolo, ma con una declinazione più rivolta al contesto urbano a motivo della concentrazione della popolazione nelle città e nelle megalopoli; l’impegno per la famiglia, le persone e la vita, sullo sfondo della realtà lacerante di ciascuno dei nostri paesi. Tutto questo ha incoraggiato una pastorale integrale della fede e del servizio come priorità per i più deboli ed esclusi. E non poteva mancare il tema della cultura dei nostri popoli.

L’intero documento (per la traduzione italiana cf. qui) esprime uno spirito di dialogo e di scambio. Senza condanne fuori tono, nella convinzione che il substrato culturale dei nostri popoli contiene una ricchezza che proviene dalla prima evangelizzazione e che non deve essere sradicata dalla crescente secolarizzazione.

Bergoglio e Aparecida

Se confrontiamo Aparecida con la traiettoria di Bergoglio, troviamo una sintonia profonda di pensiero e di azione. Bergoglio è stato da subito un convinto sostenitore di quanto era stato scritto nel Documento finale. Il suo senso di comunione ecclesiale ha arricchito il Documento della riflessione e della prassi ecclesiali argentine.

In famiglia e nella Compagnia di Gesù, Jorge Mario ha riconosciuto la sua vocazione di discepolo missionario. La dura realtà dei primi anni del suo sacerdozio, segnati dalle dittature nel suo Paese, ha temprato il suo spirito. Il cardinale Quarracino ha intuito che avrebbe potuto trovare in lui un valido sostegno e un aiuto e lo ha scelto come suo ausiliare, chiedendo in seguito a Giovanni Paolo II di nominarlo coadiutore.

All’indomani degli attentati dell’11 settembre, ha dovuto assumere la guida del Sinodo dei Vescovi (come Relatore generale aggiunto − ndr) in assenza del cardinale di New York (Edward Michael Egan, che era il Relatore generale; cf. qui − ndr). I vescovi presenti a quella sessione (30 settembre-27 ottobre 2001) hanno scoperto in lui una figura rilevante e di spessore spirituale per la Chiesa. Il preconclave seguito alla morte del papa polacco lo ha reso un possibile candidato alla successione nella Sede di Pietro. È tornato invece nella sua amata Buenos Aires.

Aparecida lo ha catapultato sotto gli occhi dei suoi colleghi vescovi latinoamericani. Nella ricerca del successore di Benedetto XVI, di fronte alle richieste di profonde riforme nella Chiesa, è stato scelto per adempiere questa missione che, in comunione con i suoi elettori, è quella ha portato avanti in questo decennio.

Evangelii gaudium, la sua esortazione apostolica, riprende sia Evangelii nuntiandi sia Aparecida, come lui stesso ha evidenziato, per offrirle quale frutto sostanzioso per il bene della Chiesa e del mondo. È il suo programma che tutti noi, soprattutto noi che condividiamo l’eredità latinoamericana, abbiamo il dovere di accompagnare e sviluppare.

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