Chiesa tedesca, col fiato corto…

di: Marcello Neri

Al termine della plenaria primaverile della Conferenza episcopale tedesca, inevitabilmente risucchiata all’interno e all’esterno dalla questione degli abusi sessuali nella Chiesa e dalla loro gestione, il presidente card. R. Marx ha offerto una sintesi prospettica dei lavori svolti.

Snodi centrali per una Chiesa locale

Una giornata di studio, con una serie di relazioni teologiche, ha aperto tre ambiti di riflessione: la sacralizzazione del potere e il suo (ab)uso all’interno delle relazioni ecclesiali; le forme di vita quotidiana dei vescovi e dei preti; l’arretramento della morale sessuale cattolica rispetto alle conoscenze raggiunte dalle scienze umane.

Si è trattato di un momento di ascolto e confronto con l’impegno della teologia nell’accademia dei saperi a nome e in favore della Chiesa tutta. Un ulteriore aspetto, gestito in maniera più interna dai vescovi tedeschi, è quello delle questioni canoniche legate ai processi di riconfigurazione delle procedure per la protezione dei minori nella Chiesa – in particolare per quanto riguarda la denuncia alle autorità civili, e le questioni inerenti al diritto penale e amministrativo interno della Chiesa cattolica.

Aprire un cammino sinodale

Il card. Marx ha annunciato la ferma intenzione della Chiesa cattolica tedesca di procedere in maniera sinodale per affrontare le questioni tecnico-pratiche garantendo la necessaria indipendenza nelle procedure e giudizi, quelle pastorali e di strutture ecclesiali, e infine quella della complessiva perdita di fiducia nell’istituzione ecclesiale da parte dei credenti stessi.

Processo sinodale ma non sinodo perché l’attuazione di quest’ultimo richiederebbe tempi e formalità impraticabili rispetto all’urgenza della condizione attuale. Quindi, della forma istituzionale si prende lo stile di lavoro che include un coinvolgimento collegiale dei laici e della vita religiosa nei processi decisionali.

Non ci resta che lo stile

La scelta è indubbiamente da applaudire, ma essa è indice anche dell’impedimento che la Chiesa è, in questo momento, a se stessa: l’enorme costruzione canonica che accompagna ogni atto di una Chiesa locale blocca la rigenerazione della medesima comunità nell’orizzonte di un imperativo evangelico che non può più essere demandato.

L’edificazione di una comunità ecclesiale, proprio ed esattamente come istituzione, più fraterna, ossia in grado di distribuire oltre il solo ministero ordinato responsabilità di decisione e gestione del potere, è un’esigenza che va oltre il baratro morale e criminale aperto dagli abusi su minori da parte di personale ecclesiastico.

Il rischio di un «OK Corral»

In merito, due i punti che mi sembra rimangano scoperti in questa sorta di «furia» decostruttrice, assunta talvolta a malavoglia dai vescovi stessi. Manca una seria riflessione sulla presenza del potere nella Chiesa come istituzione del vangelo di Gesù. Finché non si metterà mano seriamente a questo capitolo, si corre il rischio di cadere in un pensiero magico che vede nella traslazione delle mani che detengono il potere la soluzione che funziona in automatico.

Il processo sinodale iniziato dalla Chiesa tedesca è qualcosa di fragile, che può riuscire solo col contributo costruttivo di tutti; ossia richiede, nonostante tutto quello che è successo, una riaffermazione della confessione a favore della Chiesa. Si tratta di un lavorio spirituale, in primo luogo; che mi pare essere però lasciato a se stesso, a quello che resta della buona volontà di ogni singolo credente (laico o prete che sia). Una cosa è certa, non bisogna trasformare il cammino sinodale in una resa dei conti tra i tre soggetti principali della contesa: il ministero ordinato, i cristiani e le cristiane comuni, i teologi e le teologhe. Ma è possibile che qualcosa del genere accada.

Esiste anche la comunità politica

Infine, Marx ha annunciato l’imminente pubblicazione di un documento, da parte di una delle commissioni della Conferenza episcopale, su «Resistere al populismo». Appunto, solo nei titoli di coda; non un documento assunto da tutta la Conferenza episcopale; su un tema che solo qualche anno fa sarebbe stato materia di un testo congiunto con la Chiesa evangelica tedesca. A quanto pare quella cattolica ha oramai il fiato corto.

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