Una storia di abusi e manipolazioni nel Sodalizio

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Il Sodalizio di vita cristiana (SVC) è una comunità ecclesiale fondata dal peruviano Luis Fernando Figari nel 1971. L’8 luglio del 1997 papa Giovanni Paolo II approvò con decreto il Sodalizio come società di vita apostolica di diritto pontificio.
È composto da laici e sacerdoti che, avendo come punto di riferimento la dottrina sociale della Chiesa, si dedicano particolarmente all’apostolato fra i giovani, alla solidarietà con i poveri, all’evangelizzazione della cultura e alla promozione della famiglia.
«Nel giugno 2008 abbiamo ricevuto una testimonianza che dava conto di condotte sessuali di Germán Doig [già vicario generale, morto il 13/2/2001] in contraddizione con la sua condizione di cristiano e di laico consacrato del Sodalizio», spiega il comunicato emesso dal SVC all’inizio di febbraio 2011.
In seguito a queste acquisizioni, viene «deciso di fermare gli atti preliminari che stavamo svolgendo per iniziare il processo di riconoscimento pubblico di colui che credevamo avesse una vita esemplare, e di ritirare il suo ritratto da vari luoghi. Non escludiamo la possibilità di prendere altre misure».
Testimonianze ulteriori permettono di ricostruire una prassi continuata di manipolazioni e abusi che risale ai primi anni di vita del SVC e coinvolge personalmente il fondatore, Luis Fernando Figari. Questi, nel 2002, è stato nominato consultore del Pontificio consiglio per i laici e nell’ottobre 2008 è intervenuto al Sinodo dei vescovi.
Martedì 5 aprile 2016, Alejandro Moroni, superiore generale del SVC, parlando a nome del Consiglio superiore, dichiara Luis Fernando Figari «persona non gradita». Lo si riconosce colpevole di abusi sessuali e viene chiesto l’intervento della Santa Sede per il suo allontanamento dal Sodalizio (cf. Luis Figari cacciato dal Sodalizio, di Francesco Strazzari).
La Commissione etica per la giustizia e la riconciliazione, richiesta dallo stesso Moroni, ha consegnato il 16 aprile un Rapporto finale nel quale vengono ricostruiti gli abusi perpetrati all’interno del SVC e si indicano alcuni interventi riparatori urgenti. Di seguito il testo.

Nota del Sodalizio di vita cristiana

Lima, 17aprile 2016. Ieri abbiamo ricevuto il Rapporto della Commissione etica per la giustizia e la riconciliazione. Vogliamo ringraziare per gli sforzi compiuti da tutti i commissari nell’ascoltare e incontrare le persone venute a portare la loro testimonianza.
Il rapporto è un contributo significativo e prezioso che, unitamente alla relazione del visitatore apostolico e il lavoro che stanno conducendo indagini esterne, ci permetterà di avanzare nella riconciliazione e riparazione verso tutti gli interessati.
Come si è già espresso pubblicamente il nostro superiore generale, restiamo in attesa della decisione finale che la Santa Sede vorrà prendere.

Nota della Commisione

La Commissione etica per la giustizia e la riconciliazione, rispondendo alla richiesta fatta nel mese di novembre 2015 dal superiore generale del Sodalizio di vita cristiana, rende pubblico il Rapporto finale sulla base delle testimonianze e denunce  ricevute fino all’aprile di quest’anno.

Rapporto finale

Commissione etica per la giustizia e la riconciliazione convocata dal Sodalizio di vita cristiana (SVC).

Premesse

  1. L’incarico conferito è stato motivato dalla ricerca della giustizia e della riconciliazione sulla base della premessa morale che la verità non cade in prescrizione.
  2. Tali obiettivi passavano necessariamente per la ricerca della verità che suppone stabilire: chi causò il danno, a chi fu causato, quale danno fu causato e qual è il mezzo più ragionevole per risarcirlo nella misura del possibile.
  3. Detta conclusione risulta indipendente dal compito che spetta alla giustizia civile, penale o canonica.
  4. Il lavoro realizzato dalla Commissione è stato svolto ad honorem e a servizio della verità.

I. In riferimento al Sodalizio di vita cristiana (SVC)

Le testimonianze ricevute risultano concordi nello stabilire che:

  1. Negli anni iniziali della sua fondazione, il SVC alimentò una cultura interna, aliena e contraria ai principi stabiliti dalle Costituzioni, approvate con il Decreto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica in data 1° novembre 1997; in questa cultura la disciplina e l’obbedienza al superiore comportavano prestazioni fisiche estreme e punizioni anche fisiche, fino a configurarsi come abusi che attentano ai diritti fondamentali delle persone, universalmente riconosciuti e consacrati nella Costituzione politica del Perù.
  2. Questo sistema interno al SVC era norma e pratica consolidata, ispirata e fomentata dal fondatore della suddetta società di vita apostolica e riprodotta da alcuni componenti della cupola, fino a creare una vera “cultura particolare”.
  3. I dirigenti del SVC di allora, enunciando i principi scritti nelle Costituzioni, riuscirono ad attirare giovani in età scolare e nel periodo di formazione, facendo appello agli ideali e ai propositi di bene che ispira la fede cristiana, alla quale è dedicato l’apostolato.
  4. Questi giovani entravano nella Società al primo gradino della scala che segna l’organizzazione, e per la loro formazione si inserivano nelle case del SVC destinate allo scopo. L’integrazione nel SVC prevedeva programmaticamente la separazione dalle loro famiglie, dalle quali dovevano svincolarsi disconoscendo i genitori; in alcuni casi si giungeva a intervenire sulla corrispondenza per impedire la comunicazione dei formandi con le loro famiglie.
  5. In queste case di formazione del SVC, molti dei formandi sono stati vittime di aggressioni fisiche, vessazioni e anche abusi di indole sessuale. Ciò ha contribuito a generare profondi danni psicologici e in alcuni casi ha reso inabili le persone a inserirsi nella vita civile.
  6. Il danno ai formandi è stato perpetrato avvantaggiandosi di una presunta “posizione di dominio”, intesa ad ottenere un’obbedienza assoluta, la quale veniva raggiunta con la pratica di una disciplina estrema, messa in atto da chi rivestiva allora autorità all’interno dell’organizzazione. Questo, a sua volta, ha contribuito a limitare o ad annullare la volontà dei formandi.
  7. Tale “rapporto di sottomissione”, psicologico e fisico, imposto all’interno del SVC risulta incompatibile con il proposito istituzionale che si suppone debba avere animato i formandi, i quali cercavano nell’organizzazione un percorso di discernimento vocazionale e crescita spirituale. La relazione tra le autorità del SVC e gli altri membri dell’organizzazione, ai diversi livelli, evidenzia l’intento di annullare la volontà individuale.
  8. La dipendenza e la sottomissione si incrementavano mano a mano che si avanzava nelle distinte tappe della vita istituzionale, supponendo che queste fossero parte del periodo di formazione e discernimento vocazionale.
  9. Nonostante questi fatti venissero denunciati all’interno del SVC, i superiori di allora non adottarono misure di correzione e, al contrario, li coprirono, dando origine con questo alla pratica di nuovi e maggiori abusi protetti da un manto di impunità.
  10. Il discernimento vocazionale non veniva condotto in una contesto di libertà individuale. La decisione finale per la consacrazione, sia per i laici sia per i professi, non era nelle mani della persona che si consacrava, ma nelle mani delle autorità, e in special modo di Luis Fernando Figari.
  11. Questo ha dato luogo a casi di persone che ritenevano di essere chiamate alla vita consacrata, ma non vennero accettate dall’organizzazione, benché avessero percorso l’iter formativo richiesto; o persone che, considerando e in alcuni casi esplicitando di non avere la vocazione, furono spinte a una consacrazione che in realtà non desideravano. Allo stesso modo, in altri casi è stata ritardata o negata la volontà dei formandi di consacrarsi, perché continuassero dediti alle attenzioni verso la persona di Luis Fernando Figari e al soddisfacimento dei suoi desideri arbitrari.
  12. Va sottolineato che il superiore generale di allora, Luis Fernando Figari, stabilì condizioni di privilegio personale a suo esclusivo beneficio; selezionò un gruppo di membri del SVC a suo servizio, ed essi dovevano badare alla sua persona, cucinare i suoi pasti “speciali”, obbedire alle sue richieste a qualsiasi ora del giorno e della notte, vegliare il suo sonno, occuparsi di lavare i suoi vestiti, insieme ad altre richieste. Tutti dovevano dare priorità all’attenzione personale e al soddisfacimento materiale di Luis Fernando Figari, anche a costo del tempo e dello spazio che avrebbero dovuto riservare al discernimento della loro vocazione e alla loro formazione spirituale; tutto questo con la compiacenza delle autorità del SVC.
  13. Il desiderio dei formandi di seguire gli studi superiori, diversi da teologia e filosofia, venne accontentato solo in alcuni casi e rifiutato in altri, con atteggiamento discriminatorio, benché il costo di questi studi non fosse sostenuto dal SVC, ma dalle famiglie dei formandi. Ciò ha contribuito alla soggezione e alla totale dipendenza dal SVC.
  14. Si imponevano loro le alternative che i superiori decidevano, destinandoli a compiti necessari all’associazione, a prescindere dalla loro volontà e abilità.
  15. La rinuncia e l’uscita dall’ istituzione venivano ostacolate ed erano rifiutate come un atto di tradimento. La dispensa dalle promesse era sistematicamente dilazionata o negata, e faceva sì che il rinunciante fosse allontanato o condannato sulla base di un giudizio morale sul suo futuro, causando in lui ingiusta paura e profondo dolore. In molti casi, questo ha prodotto gravi ripercussioni psicologiche, fino al rifiuto della fede cattolica anche dopo essersi reintegrati nella vita civile, obbligandoli con ciò a sopportare immeritati conflitti spirituali.
  16. Di conseguenza, le vittime hanno svolto nel corso della loro permanenza nell’istituzione attività in ambiti diversi, senza che le stesse fossero accettate con piena coscienza e volontà; tali attività sono state funzionali alla crescita dell’organizzazione, a spese della crescita personale.

II. Il rispetto delle autorità

  1. Le autorità responsabili accettarono l’ingresso nell’istituzione – intesa come l’inizio di attività con persone che fecero parte del nucleo di fondazione – anche di minorenni,[1] senza che i loro genitori ne fossero a conoscenza e dessero il consenso.
  2. Per l’ingresso e la permanenza dei membri dell’istituzione non si stabilirono una procedura, direttive, linee guida o documenti simili che permettessero di sapere chi si sarebbe preso cura dell’ingresso, quali pratiche si dovessero adottare, gli orari, le prestazioni da esigere e altre condizioni di vita nella comunità. Neppure esistevano linee da seguire per coloro che dovevano farsi carico dei nuovi membri dell’istituzione.
  3. Mancando tali riferimenti, le condizioni all’interno dell’istituzione erano conosciute solo da coloro che ne erano protagonisti o le esercitavano, non potendo essere verificate o contrastate nel tempo appoggiandosi a qualche documentazione oggettiva.
  4. Il comportamento del superiore generale, Luis Fernando Figari, si configurava fondamentalmente nell’impartire ordini che non potevano essere messi in discussione, nell’uso di un linguaggio volgare e rozzo, nell’esercizio di una dinamica indipendente dalla comunità, nel controllo di tutte le attività all’interno dell’istituzione e della vita personale dei suoi membri. Allo stesso modo, si fa rilevare che i componenti della cupola, che allora accompagnava Luis Fernando Figari, con il loro silenzio ossequiente, approvavano quella condotta, nonostante fosse evidentemente contraria al più elementare impegno di vita cristiana.
  5. Luis Fernando Figari esigeva per sé un trattamento privilegiato quanto a orari, pasti, bevande e attenzioni, in netto disaccordo con l’austerità richiesta ai formandi e «il disinteresse verso i beni effimeri e l’esercizio della Comunione dei beni»[2] stabiliti nelle Costituzioni. Una volta di più si mette in luce il silenzio complice di quanti condivisero i vertici del potere con Luis Fernando Figari a tutti i livelli. Nonostante tali condotte fossero note, non furono censurate né impedite. Essi non risposero al delicato incarico di formare i giovani che ponevano la loro fiducia e le loro aspirazioni nel SVC, e che videro alla fine frustrate le loro aspettative di vivere pienamente la vita cristiana.
  6. Luis Fernando Figari aveva la presunzione di possedere doni soprannaturali, come vedere nella pupilla dei formandi segni chiari della loro vocazione, immagini della Vergine o una spada fiammeggiante simbolo del SVC. Ciò contribuiva a conferirgli un alone di superiorità e, di conseguenza, di sottomissione alle sue decisioni, a prescindere dall’interesse o dal benessere che meritavano i membri della comunità.
  7. Le distinte autorità del SVC accettavano gli ordini arbitrariamente disposti da Luis Fernando Figari e li passavano ai loro subordinati, generando con questo un effetto di estendere un modello organizzativo basata sul culto della sua personalità.
  8. Alcune delle persone in autorità, che conobbero e accettarono la condotta di Luis Fernando Figari, sono ancora nell’istituzione e coprono anche incarichi direttivi. Spetta a ognuno di questi assumersi la propria responsabilità in rapporto a questi fatti dolosi.
  9. Per raggiungere l’obiettivo desiderato, la Commissione chiese a Luis Fernando Figari il consenso di interrogare diverse persone a motivo delle denunce ricevute. Deplorevolmente Luis Fernando Figari si rifiutò di contribuire al progetto adducendo argomentazioni formali orientate a delegittimare il lavoro di questa Commissione.

III. Pratiche indebite nella gestione dell’organizzazione

  1. Benché si prospettasse una convivenza comunitaria, non tutti i membri sapevano ciò che avveniva all’interno della comunità. L’organizzazione era pronta ad impedire che l’informazione fosse conosciuta in maniera trasparente; si sapeva solo ciò che era permesso dalle autorità.
  2. Tutto questo ha dato libero corso a prassi costanti di abusi, fisici, psicologici e anche sessuali, in maniera parallela a pratiche di crescita istituzionale.
  3. La gestione delle risorse economiche dell’istituzione, frutto anche dell’apporto dei suoi membri, era ed è riservato. Ad eccezione della cupola, i membri sono all’oscuro dell’ammontare e destinazione del patrimonio e delle risorse che l’istituzione gestisce, benché molti di loro ne contribuiscano all’incremento. In molti casi, questo è avvenuto anche a spese del sacrificio economico personale di qualcuno dei membri, come, per esempio, nel caso di quelli destinati a compiti educativi, o di quelli che hanno contribuito con parte del patrimonio familiare.
  4. L’istituzione dispone di un patrimonio e di risorse importanti, ma i componenti dovevano denunciare le proprie spese.
  5. Veniva riservato un trattamento differenziato ai membri in funzione delle loro condizioni sociali, economiche e anche razziali. C’è stata discriminazione sociale e razziale, messa in evidenza da maltrattamenti psicologici, facendosi beffe della condizione personale e anche familiare, denigrando la persona di fronte alla comunità. Le testimonianze, in questo senso, coincidono nel mettere in risalto che i membri della cupola avevano evidente preferenza per i giovani di razza bianca e/o di condizione sociale economica facoltosa. Il gruppetto di giovani che girava attorno a Luis Fernando Figari apparteneva per lo più a questo gruppo.
  6. La decisone di uscire dall’istituzione era ostacolata dalle autorità. I membri dell’istituzione, che manifestarono la decisione chiamarsi fuori, furono sottoposti a un processo di grave manipolazione orientato a impedire o ritardarne l’uscita, facendo appello sempre a una posizione di dominio e minaccia.

IV. Danni causati

Il contatto diretto con le vittime e le testimonianze raccolte dalla Commissione permettono di stabilire che:

  1. Il SVC e le sue autorità, a distinti livelli, hanno causato grave danno alle persone che sono entrate nell’organizzazione con lo scopo di far parte della medesima per vivere e crescere in comunità, nella fede cristiana. Tali danni sono di carattere fisico, psicologico, spirituale e morale.
  2. I danni fisici derivano fondamentalmente dagli abusi perpetrati applicando metodi orientati a esporre l’integrità delle persone a prove fisiche per le quali non erano preparati e in condizioni contrarie a una logica ragionevole; sono ugualmente compresi i danni inflitti a quanti furono vittime di percosse o punizioni fisiche, esercitate anche dai propri compagni in obbedienza a ordini o istigazioni dei superiori. Le esigenze di ordine fisico sono state mantenute anche in presenza di diagnosi cliniche che suggerivano il contrario, ingenerando danni anche permanenti a quanti vi furono sottoposti. Le malattie fisiche non vennero opportunamente comunicate ai familiari; al contrario vennero occultate, così da lasciare conseguenze di grado diverso.
  3. Anche i danni psicologici derivano dall’adozione di richieste fisiche eccessive e irragionevoli, dall’esposizione al rischio di subire danno, o perdere la vita, con l’imposizione di attività pericolose; da maltrattamenti verbali, derisione, burle, umiliazioni; da una costante manipolazione della volontà, così come dagli abusi sessuali inflitti ad alcuni dei formandi, compresi minorenni. Le vittime di simili abusi sessuali evidenziano un danno profondo, non solo per gli atti fisici di aggressione ai quali furono sottoposti, ma anche per le ingiuste confusioni alle quali sono stati esposti circa la propria identità sessuale, compromettendo pesantemente lo sviluppo personale e l’integrazione nella vita civile, comprese le relazioni affettive. In molti casi il danno è stato accresciuto dal timore e dalla vergogna di non aver potuto denunciare la violenza subita, così come dal constatare l’indolenza del SVC quando, conosciuta la ricorrenza di questi atti, non ha proceduto con la fermezza e la giustizia che simili abusi reclamavano. Non si sono protette le vittime benché si conoscesse quanto accaduto; sono state abbandonate alla loro sorte e più ancora, in alcuni casi, si è preferito coprire i colpevoli e proteggere l’organizzazione, simulando procedimenti di apparente investigazione che non concludevano in sanzioni effettive. Le patologie psicologiche non vennero valutate o trattate in modo opportuno né adeguato.
  4. I danni spirituali e morali derivano della strumentalizzazione, compiuta dal SVC, della vocazione manifestata dai giovani desiderosi di integrarsi nell’organizzazione, servendosi della medesima per compiacere prioritariamente il culto della personalità di Luis Fernando Figari, così come di Germán Doig. Con ciò si è inflitto uguale danno alla Chiesa cattolica, che, confidando nei fondamenti definiti nelle Costituzioni del SVC, diede ad esso sostegno, per permettere e incoraggiare la formazione spirituale dei giovani, la maturazione della fede e l’incremento delle vocazioni.
  5. Il SVC, sotto la conduzione sia di Luis Fernando Figari sia di Germán Doig e le altre autorità succedutesi nel SVC, lungo la sua esistenza, non ha corrisposto alla fiducia riposta dalla Chiesa cattolica. Le autorità non solo hanno permesso gli abusi indicati, ma hanno parimenti defraudato i fedeli laici che, seguendo la spiritualità del SVC, hanno sviluppato stili di vita affini, si sono privati di beni materiali e hanno dato il loro tempo e il loro servizio per assecondarli. Questi stessi fedeli patiscono il dolore di aver conosciuto oggi situazioni di abuso che disapprovavano e condannavano.
  6. In tutto questo processo, la Chiesa cattolica si riconosce come un’istituzione danneggiata, poiché in nome suo sono state messe in atto condotte che, alla luce dei fatti svelati, si evidenziano come assolutamente contrarie ai principi che essa promuove.
  7. Questi danni sono stati perpetrati nel contesto di un inadeguato discernimento vocazionale dei formandi e, pertanto, nell’impossibilità di scegliere e perseguire un tirocinio consono alle proprie capacità o intenzioni, tale da permettere loro di garantirsi un futuro professionale all’eterno dell’istituzione. Ciò ha accentuato dipendenza e subordinazione alla medesima. Oggi, per quanti hanno lasciato l’istituzione, questa situazione si configura come una tara che causa loro serie difficoltà di inserimento nella vita civile.
  8. La menomazione fisica, psicologica, spirituale e morale ha determinato particolari stimmate, consistenti nella perdita di autostima e delle capacità, nei giovani scelti per servire direttamente Luis Fernando Figari, per via dell’attenzione personalizzata e ininterrotta riservata alle loro attività. Questi giovani sono stati privati, in alcuni casi per più di 20 anni, della possibilità di ricevere la formazione desiderata e, più ancora, obbligati a svolgere lavori domestici senza compenso economico alcuno, pur di mantenerli a servizio del “Fondatore”; queste pratiche potrebbero così configurarsi come “schiavitù moderna” o “asservimento”, il che dovrebbe essere indagato dalle autorità competenti.

V. Interventi raccomandati

  1. Riprovazione pubblica della condotta di Luis Fernando Figari, nei confronti del quale le autorità competenti dovrebbero applicare la più alta sanzione morale e istituzionale.
  2. Le vittime degli abusi devono essere risarcite. Le loro testimonianze rivelano la necessità urgente di attenzione medica, psicologica e spirituale, oltre alla compensazione economica alla quale hanno diritto e che deve essere valutata dal SVC in riferimento a ciascuna vittima, in un autentico processo di riconciliazione e giustizia. Esso deve comprendere una richiesta di perdono e offerta di riparazione, presentata in forma personale e scritta, da parte del superiore generale a ciascuna delle vittime.
  3. Compensazione per i danni personali subiti da quanti sono stati privati di un adeguato discernimento vocazionale, e conseguentemente obbligati e prestare servizio non retribuito, anche in condizioni di “asservimento”.
  4. Il SVC dovrà procedere all’immediata consegna di tutta la documentazione corrispondente a ciascuna delle persone, che fanno o hanno fatto parte dell’istituzione, quando lo richieda.
  5. Riconoscimento dello stato di vittima da parte della Commissione per mezzo di rispettivi rapporti individuali.
  6. La santa Sede, con la premura dovuta, dovrebbe adottare mezzi drastici per ottenere l’intervento del SVC, disponendo che la sua conduzione sia affidata a persone esterne all’attuale struttura organizzativa.
  7. Le persone che abbiano esercitato incarichi nell’organizzazione del SVC, negli anni durante i quali si sono premessi gli abusi denunciati, devono essere impediti all’esercizio di qualsiasi ufficio di rappresentanza all’interno dell’organizzazione.
  8. A questo scopo, e al fine di raggiungere l’obiettivo di questo lavoro, la Commissione rimetterà il presente rapporto, e altri che ne seguano, alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica della Santa Sede.
  9. Dopo aver raccolto le testimonianze delle vittime, questa Commissione è convinta in coscienza che la Santa Sede debba disporre con urgenza gli interventi necessari perché Luis Fernando Figari venga effettivamente sanzionato per gli atti denunciati, all’interno delle competenze pertinenti la giustizia ecclesiastica.
  10. Pubblicazione del presente rapporto sulla pagina web della Commissione: comisionetica.org
  11. La consegna del presente rapporto al SVC, alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica della Santa Sede per tramite diplomatica della Nunziatura apostolica e al sig. cardinale Juan Luis Cipriani Thorne, arcivescovo di Lima e primate del Perù.

Lima, aprile 2016.

Dr. Manuel Sánchez-Palacios Paiva, presidente
Mons. Carlos García Camader, membro
Dr.ssa Rosario del Pïlar Fernández Figueroa, membro
Dr.ssa Maita García Trovato, membro
Sig. Miguel Humberto Aguirre Guajardo, membro


 

[1] Nel 1973, era in vigore l’articolo 8 del codice civile del 1936, in base al quale erano in grado di esercitare i loro diritti civili le persone che avevano compiuto i 21 anni di età.
Il 15 novembre 1977, grazie al decreto legge n. 21994, venne modificato l’articolo 8 del codice civile del 1936, stabilendo che «sono in grado di esercitare i diritti civili coloro che hanno compiuto 18 anni di età».

[2] Paragrafo 4 del numero 35 delle Costituzioni del SCV.


La riproduzione fotografica del testo originale con le firme si può trovare qui.

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