F. A. Quinn: il vescovo e le strade della città

di: Marcello Neri

Il 21 marzo è morto, presso la residenza assistita per anziani Mercy McMahon a Sacramento, F. A. Quinn (aveva compiuto i 97 anni) – che fu vescovo della diocesi dal 1980 al 1994.

Una delle figure più luminose dell’episcopato statunitense, per quanto riguarda la prossimità alla sua gente, il servizio umile e quotidiano ai poveri e gli esclusi (malati di AIDS e carcerati). Passava molte delle sue serate camminando per le strade della città, prendendosi cura dei barboni.

«Sostenitore della giustizia sociale, parlò contro le violazioni dei diritti umani, la corsa agli armamenti nucleari e gli interventi militari statunitensi in America Centrale. Criticò pubblicamente le forze dell’ordine per i loro raid nelle baraccopoli dei senza tetto, e pregò per gli immigranti davanti ai tribunali federali». Così lo ricorda un giornale della città di Sacramento.

Poco prima della fine del suo mandato, si trovò a dover fare i conti con abusi sessuali all’interno della sua diocesi, e fu costretto a testimoniare in corte in uno dei casi. In un’intervista rilasciata nel 2010 al «Sacramento Bee» Quinn ha affermato: «Sono stato stupido e ignorante, me ne assumo tutte le responsabilità. Pensavamo di fare la cosa giusta, ma eravamo troppo concentrati sulle esigenze delle istituzioni e non quanto dovevamo sui bisogni dei minori».

Quinn fu tutto, tranne che clericale; sicuramente stava più sulle strade che negli uffici della diocesi; l’impegno personale sulle scene della giustizia sociale lo rendeva accattivante per i liberal americani, che deludeva immediatamente opponendosi all’aborto. Ma questo certo non bastava ai conservatori, perché non ha mai accettato la violenza a cui essi hanno portato lo scontro all’interno della Chiesa.

Oggi potremmo dire, un prete da strada che ha continuato a essere tale anche quando divenne vescovo. Intelligente, culturalmente preparato, uomo di profonda spiritualità e costante vita di preghiera. Come ha detto lui stesso, tutto questo non ti mette al riparo dal più madornale degli errori. Lo ha riconosciuto e ha dovuto convivere con questa sua fallibilità per il resto della sua vita – senza perdere quella serenità di fondo del peccatore che sa di essere tale. In tutto rimane una bella figura, anche con i suoi limiti ed errori.

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