Francesco: perché le resistenze?

di: Martin Spilker (a cura)

Il giornalista Marco Politi ha scritto dei libri sugli ultimi tre papi. Egli osserva gli avvenimenti come da una centrale di comando. Afferma di non aver mai visto in Vaticano un’opposizione così aggressiva contro papa Francesco come quella che è in atto. In questa intervista a Martin Spilker dell’agenzia katholisch.de (27 marzo 2019), Politi spiega ciò che distingue il papa argentino dai suoi predecessori e parla degli insegnamenti che egli ha tratto dai suoi primi anni di ministero e delle possibili riforme.

– Politi, il suo libro “Francesco tra i lupi” è apparso nel 2014. Nel frattempo papa Francesco è riuscito ad addomesticare i lupi?

No, assolutamente! Il titolo del libro si basa sul racconto di Francesco d’Assisi in cui si narra che un lupo ha dato al santo la sua zampa in segno di fedeltà. Qui avviene il contrario. L’opposizione contro le riforme di Francesco è molto forte. C’è un processo di delegittimazione nei riguardi del papa.

– È un’affermazione molto forte.

Sì. Questo era già iniziato con una serie di libri in occasione del sinodo sulla famiglia. Ci furono poi i quattro cardinali che lo hanno criticato teologicamente. E, in un “Manifesto”, alcune parti dell’esortazione Amoris laetitia furono definite eretiche.

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– Ha mai visto in Vaticano un fatto del genere?

Così aggressivo, no. Andrea Riccardi, storico della Chiesa italiana, ha affermato che negli ultimi 100 anni non c’era mai stata una così forte opposizione contro un pontefice. E questo da parte di vescovi, clero e fedeli.

– Come lo spiega?

Papa Francesco vuole un forte cambiamento. Non concepisce più la Chiesa come una monarchia, ma come una comunità. E la Chiesa non deve più essere così dogmatica, ma un luogo in cui i fedeli danno testimonianza dell’amore verso il prossimo.

– Ci sono anche dei temi su cui papa Francesco si esprime in maniera definitiva. Per lui, per esempio, il sacerdozio alle donne è fuori discussione.

È vero. Ma è anche il primo papa a mettere a tema il diaconato alle donne. C’è una commissione che ha elaborato un documento che però non è ancora stato pubblicato. Qui si vede come Francesco deve fare molta attenzione affinché all’interno della Chiesa non ci sia una così grande divisione.

– Non ha il coraggio di mettere queste cose sul tavolo?

Papa Francesco è diventato certamente più cauto.

– Nel suo libro lei accenna alla provenienza del papa: il Sudamerica e la metropoli di Buenos Aires dove Francesco è stato arcivescovo. Questo spiega le differenze in Vaticano?

In Sudamerica, come anche in Europa, ci sono vescovi conservatori, vescovi molto cauti e vescovi impegnati socialmente. Ma ciò che sicuramente ha modellato lui e la sua attività sono le sue esperienze in una metropoli pluralista. Francesco non proviene da un ambiente a maggioranza cattolica come il bavarese Benedetto XVI, il polacco Giovanni Paolo II e i papi italiani precedenti.

– Dove sta la differenza?

In quella metropoli ci sono ebrei, musulmani, protestanti, massoni, pentecostali. Per questo egli ha la concezione di una società pluralistica e secolarizzata. Per lui, un non-credente non è uno a cui manca qualcosa. Egli nutre un grande rispetto per chi la pensa diversamente.

– Nel prossimo autunno avrà luogo il sinodo per l’Amazzonia. È possibile che in futuro, nella Chiesa cattolica presente nei diversi continenti, valgano regole diverse?

Un’idea di fondo di papa Francesco all’inizio del suo mandato è stata: non tutto deve essere deciso dal centro. Egli ha anche avviato un processo di decentralizzazione. Preti e vescovi possono oggi prendere delle decisioni che prima erano effettuate a un gradino più alto. Questi sono dei passi verso la decentralizzazione. Egli non comprende più la Chiesa come una monarchia.

Al sinodo sull’Amazzonia si pone l’interrogativo se sia possibile impiegare dei preti non celibi in ambiti regionali a causa dell’enorme mancanza di preti. Il papa, per esempio, ha posto questo argomento per alcune comunità particolari in luoghi molto remoti della giungla.

– Quali conseguenze ne deriverebbero?

Sarebbe un grande passo in avanti! Perché, ben presto, si alzerebbero altre voci a chiedere la medesima cosa. In America del Nord si potrebbe dire che, nella giungla della città, la mancanza di preti è altrettanto grande.

– All’interno della Chiesa si tratterebbe di grandi passi. Questi sembrano però scomparire del tutto a causa dell’attuale dibattito sugli abusi.

La Chiesa è provocata dagli abusi e papa Francesco ha detto chiaramente fin dall’inizio che per lui c’è solo una tolleranza zero. Per questo sono stati deposti anche diversi ecclesiastici di alto rango. Tuttavia, sono continuati la resistenza silenziosa e il sabotaggio nella Chiesa universale contro la strategia del papa.

– Come si dimostra?

Avrebbe dovuto esserci un tribunale all’interno del Vaticano sugli occultamenti dei casi di abuso. Ma non è mai stato istituito. Inoltre, avrebbero dovuto esserci delle direttive per occuparsi delle vittime degli abusi. Ma la maggior parte delle conferenze episcopali non hanno fatto niente finora! Le Chiese locali hanno una gran paura che vengano alla luce molti casi insabbiati.

– Papa Francesco ha ora 82 anni. Cosa ci si può ancora aspettare da lui?

Francesco è molto tenace e deciso. Ma bisogna osservare – nel caso degli abusi – ciò che avviene con le sue direttive nelle singole Chiese locali del mondo. Se, entro il prossimo anno, verrà istituito un sistema di elaborazione e di prevenzione come nell’area tedesca e anglosassone, allora si potrà dire: è un successo!

Ma se, invece, queste cose continuano ad accadere e si verificano sempre nuovi scandali, si può allora rendersi conto che anche il papa non è onnipotente e che questo papa incontra davvero una grande resistenza.

– Ma molta gente ripone tanta fiducia in questo papa. Che cosa manca?

Si può vedere una differenza con i tempi successivi al Concilio. A quel tempo c’era nel popolo di Dio una forte spinta per le riforme. C’erano vescovi, cardinali, teologi, gruppi di lavoro e associazioni di fedeli impegnati.

 

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