Il caso Viganò e le suore USA

di: Stella Morra

In un battito di ciglia il caso Viganò ha prodotto non solo una proliferazione torrenziale delle parole mediatiche, ma segna anche un’ulteriore torsione nell’imbarbarimento dell’ordine della parola all’interno della Chiesa cattolica. Al di là del caso in sé, sul quale bisognerà forse tornare con meno foga, ciò che diventa sempre più urgente è individuare un «vissuto» della Chiesa (statunitense e mondiale) in grado di pronunciare una parola legittima e credibile per accompagnare autorevolmente il traghettamento della Chiesa nella trasformazione epocale in atto (intervista a cura di L. Prezzi).

L’amara e discutibile denuncia di mons. Carlo Maria Viganò ha acceso i riflettori sul cattolicesimo americano. Fra i molti protagonisti che hanno preso parola sulla vicenda ne manca uno: le suore americane. È così?

«In realtà non molti hanno preso parola. Il papa ha scelto di non parlare. È chiaro che la Chiesa americana è attraversata da molte fatiche. In questa situazione l’esperienza delle religiose americane, secondo me, trova poca attenzione fra noi europei. Sono invece un soggetto molto significativo nella scuola e nella carità. Subiscono un certo invecchiamento, ma nella crisi di credibilità della Chiesa statunitense sono rimaste uno dei pochi interlocutori dotati di una certa stima da parte del popolo cristiano. Forse si può ripartire da lì».

La credibilità delle suore nel contesto civile americano ha paralleli sulle nostre sponde? A che cosa è dovuta?

«Soprattutto il mondo delle religiose che è coinvolto nelle vicende concrete è diverso fra paese e paese. È legato a situazioni del vissuto quotidiano ed è difficile fare paragoni sulla rilevanza delle religiose fra USA ed Europa.  In una cosa sono simili e cioè nel fatto di essere assai poco ascoltate. Mentre avrebbero molto da dire, proprio perché la loro credibilità nasce dalla vicinanza alla vita delle persone e dalla loro esperienza di credenti che, pur all’interno delle istituzioni, non hanno subito le parabole istituzionali del ministero ordinato, anche nei suoi aspetti negativi che hanno causato il crollo di credibilità in alcuni paesi».

viganò francesco

Selma (Alabama), marzo 1965

Ironia della storia. Guardate con sospetto e censurate per decenni fino a papa Francesco costituiscono oggi una delle poche risorse di credibilità ancora disponibili…

«Mi verrebbe da dire che questa rischia di essere la sorte di tutte le donne nella Chiesa. La simbolica della crocerossina nel momento di crisi rischia di diventare un destino. Non è ironia della storia, ma piuttosto un logico sviluppo. Una minore implicazione nelle strutture di potere finisce per diventare una risorsa quando queste subiscono distorsioni. Papa Francesco dice spesso che dobbiamo farci evangelizzare dai poveri, credo sarebbe un buon esercizio imparare da coloro che hanno abitato le periferie delle istituzioni».

Il fatto, cosa suggerisce alle nostre Chiese?

«La situazione non è la stessa nelle nostre Chiese, ma la lezione generale è: ricordare che le donne, e le religiose in specie, hanno qualcosa da dire in un tempo come questo in cui attraversiamo una trasformazione epocale non attraversabile se non con l’apporto di tutti».

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