Polonia: preti, abusi e beatificazioni

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Una contestata comunicazione sugli abusi perpetrati dal clero in Polonia ha riacceso il dibattito sull’argomento. La Chiesa polacca in calo di consensi.

A causa di un’imprecisa comunicazione, il primo rapporto della commissione statale polacca contro la pedofilia (27 luglio) è passato nella comunicazione internazionale con il titolo: i preti sono il 30% dei predatori. In realtà le ricerche internazionali attribuiscono al clero l’1-2% degli abusi.

Cos’è successo? La prima e assai sommaria stima dei casi si è giovata del lavoro decennale che diocesi e Fondazione San Giuseppe (l’istituzione a cui i vescovi hanno delegato l’attività di ricerca, cura e accompagnamento delle vittime e degli attori degli abusi) hanno prodotto con un paio di resoconti pubblici. Così la commissione statale ha esaminato 345 casi e 245 procedimenti giudiziari, di cui il 30% riguardavano sacerdoti e il 35% erano attribuiti a familiari (che, nelle ricerche, costituiscono l’85-94%).

Il rapporto statale, frutto di un lavoro durato otto mesi, è ricco di indicazioni importanti sull’età e il sesso della vittime, sui problemi che esse devono affrontare nei processi, sui lunghi anni di incubazione delle ferite prodotte dalle violenze sessuali. E, soprattutto, per le 22 raccomandazioni finali, fra cui alcune riguardano i necessari cambiamenti nel codice penale, pene più severe e la rimozione della prescrizione nei casi di abuso. Si auspica la creazione di un difensore dei minori.

Nei confronti della Chiesa la commissione lamenta di non avere avuto un certo numero di documenti: «Fino a questo momento abbiamo avuto più volte l’assicurazione della collaborazione e ne siamo contenti, ma non si è ancora realizzata» (B. Kmieciak, presidente). Analoghe richieste sono state rivolte a confessioni e fedi presenti nel paese, come i Testimoni di Geova.

La maggior parte non ha fornito alcuna indicazione. La Chiesa ortodossa, ad esempio, che vanta 600.000 fedeli, sostiene di non aver avuto nessuna segnalazione. I commissari sono convinti che i dati sono soltanto l’inizio di un processo di chiarificazione che porterà a risultati assai più inquietanti.

L’encomiabile attività per la difesa dei minori

In una puntualizzazione del portavoce dell’ufficio per la protezione dei minori della Conferenza episcopale (P. Studnicki) si lamenta che, «a causa della sfortunata presentazione del rapporto statuale, l’errata informazione circa il 30% del clero fra gli autori degli abusi ha fatto il giro del mondo». Auspica che si proceda a una specificazione di responsabilità, anche se gli effetti negativi sono ormai difficili da contenere.

Fra le semplificazioni e distorsioni del documento si indicano, da un lato, l’obbligo, che riguarda solo procure e tribunali civili, del trasferimento degli atti (e non quindi dei tribunali ecclesiastici, in particolare quando agiscono in nome e per conto della Santa Sede) e la richiesta alla Chiesa di produrre documenti a partire dal 2000, mentre l’indagine della commissione riguarda il periodo 2017–2020. Non si è tenuto conto delle obiezioni espresse da alcune vittime e dai loro terapeuti.

Quanto alla collaborazione, l’arcivescovo W. Polak (responsabile per il settore nella Conferenza episcopale) ha proposto un paio di volte un incontro con la commissione che, per varie ragioni, è saltato e ha inoltrato alla Santa Sede le sue richieste. Il 13 agosto, tuttavia, ha condiviso con la commissione le procedure, le metodologie, i sistemi di catalogazione elaborati dall’istituto di ricerca ecclesiale che da decenni lavora sulla sociologia religiosa e, in particolare, sulla questione abusi.

Vanno segnalate la qualità e la coerenza con cui sia la Fondazione San Giuseppe sia l’ufficio stanno lavorando in merito.

Un segnale importante è la severa richiesta di P. Studnicki al vescovo Antoni Dlugosz, vescovo ausiliare di Czestochowa, di smentire le parole pronunciate in pubblico l’11 agosto. Il prelato aveva denunciato un complotto e un attacco ai vescovi sulla questione degli abusi. Si è chiesto come poteva un vescovo, maestro e padre, portare un suo prete in giudizio e come i preti potevano osare la denuncia a un confratello, se non rinunciando alla propria vocazione e alla propria appartenenza ecclesiale.

L’ufficio episcopale per la difesa dei minori ha chiesto espressamente scuse pubbliche. «La collaborazione della Chiesa con le forze dell’ordine e giudiziarie statali è un elemento necessario per combattere efficacemente i terribili crimini commessi con le persone più vulnerabili».

Il nove luglio un altro vescovo è stato censurato dalle autorità ecclesiastiche per la negligenza in ordine a una denuncia. Mons. Wiktor Skwore si è dimesso dai suoi ruoli in Conferenza episcopale e ha chiesto la nomina di un coadiutore, in vista delle dimissioni. Il suo nome si aggiunge alla lunga serie di vescovi interessati: J. Paetz (2002), H. Gulbinowicz (2020), S. L. Glódz, E. Janak, T. Rakoczy, J. Tirawa, Z. Kiernikowski, S. Regmunt, S. Napierala (2021).

Una celebrazione meno enfatica

Siamo a poche settimane dalla beatificazione del card. Stefan Wyszynski e di sr. Elzbieta Roza Czacka (12 settembre). Molte delle attività di preghiera e di memoria sono state portate a termine. La cerimonia non avverrà sulla piazza, come previsto all’origine, ma nella chiesa della Divina Provvidenza, in ragione delle normative sanitarie. Il comitato organizzatore ha invitato tutti a rimanere a casa seguendo la cerimonia sui canali televisivi perché i posti previsti sono già al completo.

L’occasione, che rappresenta in ogni caso un punto alto della memoria recente della Chiesa e del Paese, avrà un tono più sommesso per le difficoltà dell’ambito ecclesiale come di quello politico.

La Chiesa conosce un calo rilevante di consensi soprattutto fra i giovani in ragione degli abusi e dell’esposizione politica (sulla legge dell’aborto).

Sul versante del governo e della maggioranza, che ha fatto del riferimento cattolico uno dei cardini della sua azione, per la significativa crisi determinata dall’uscita dal governo di uno dei partiti della maggioranza (Accordo), per il cedimento alla (opportuna) richiesta dell’unione Europea in ordine alla Commissione disciplinare (di nomina politica) sulla magistratura e per la scarsa sintonia con l’amministrazione americana di Biden, che contesta la chiusura ingiustificata di una rete televisiva americana in Polonia.

A questo si aggiunge la polemica con Israele a causa di una legge che impedisce di fatto la possibilità di restituzione dei beni verso i discendenti delle vittime della Shoah. Una tensione già alta per la legge sulla memoria secondo cui ogni coinvolgimento dei polacchi e della Polonia nell’Olocausto costituisce un reato.

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Un commento

  1. Alan 22 agosto 2021

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