Agar: donne in affitto anche nella Bibbia?

di: Giovanni Giavini
Sara conduce Agar da Abramo

Matthias Stom o Stomer (1600ca. – dopo 1652), Sara conduce Agar da Abramo

Anche nella Bibbia ci furono donne e uteri in affitto, o no? Sì e no. Andiamo con ordine e calma. A parte che non tutto quanto leggiamo nell’Antico Testamento va preso come oro colato né tanto meno come valido per sempre, specialmente per chi vive “dopo Cristo”.

Nei capitoli 16 e 21 della Genesi possiamo leggere due racconti molto interessanti, vivaci e realistici (come spesso nella Bibbia). Dopo tante promesse divine ad Abramo e Sara, tra cui quella di una discendenza numerosissima, Sara rimane sterile, non ha figli (e non averne, per allora, significava non avere vita oltre la morte ed essere una specie di dis-graziata!) e perciò ricorre a un’usanza dei suoi tempi: prega il marito Abramo di unirsi alla giovane e bella egiziana Agar, schiava di Sara, dicendogli: «Così io potrò avere figli tramite lei». Sembra proprio di assistere a donne surrogate e a uteri in affitto (benché, conviene subito notarlo: quell’usanza valeva solo in caso della sterilità di una moglie vera).

Abramo, anche con ovvio piacere, accetta e Agar rimane incinta e partorirà Ismaele, figlio riconosciuto di Abramo e di Sara, oltre che fisicamente di Agar.

Ma le faccende domestiche, legate anche alla vita di nomadi e in tende, precipitano: Agar sbaglia, disprezzando la padrona perché sterile. La padrona, offesa e un po’ irascibile, tratta duramente la rivale e costringe il marito, anche a nome di Dio (la religione invocata a proprio consumo) a scacciare Agar; anzi, ella stessa fa in modo che Agar non ne potesse più e se ne andasse (concreta strategia per evitare responsabilità e accollare la colpa ad altri). E difatti così avviene.

Ma dove poteva andare una povera donna, sola e incinta, senza più né i suoi parenti egiziani né il clan del padrone? Si smarrisce nel deserto del sud della Giudea e rischia di morire. Ma anche per lei Dio vede e provvede: un “angelo” (un beduino saggio, visto poi come un angelo di Dio?) le suggerisce l’unica soluzione realistica: ritornare al clan di Abramo e restare a servizio di Sara. E così avviene.

Ma ancora una volta le faccende di quella famiglia precipitano. Dopo che anche Sara era diventata felice mamma di Isacco, ella ebbe l’impressione che Ismaelino giocasse brutti scherzi a Isacchetto nella culla (i rabbini preciseranno: tirava freccette al fratellino per eliminare la concorrenza!) e quindi Sara decide: fuori di casa mia tutt’e due, Agar e Ismaele!

Abramo né è addolorato, anche perché non avrebbe potuto, per le leggi di allora e per il senso di paternità responsabile, scacciarli fuori. Prevale però la decisione della moglie (non è quasi sempre così anche oggi?…) e il patriarca scaccia Agar e Ismaele, dopo aver fornito però Agar di beni di sopravvivenza.

Tragedia: nel deserto manca l’acqua e il bambino ne sta morendo, tra le lacrime della madre. Ancora una volta subentra la Provvidenza: un angelo (il solito beduino esperto del luogo?) le indica dove trovare acqua e augura a lei e al fanciullo benedizione e fortuna. Difatti Ismaele crescerà robusto e fecondo, padre di molti popoli (molti arabi si riconoscono come ismaeliti, e quindi addirittura come i primogeniti di Abramo: cf. Gen 25, che accenna anche ad una riconciliazione tra le due discendenza “benedette” in Abramo).

 Vicende molto simili si ripetono per il patriarca Giacobbe e le sue due mogli, Lia e Rachele, e le loro concubine Bilha e Zilpa (Gen 30). Anche qui si può parlare di donne surrogate e, volendo, anche di uteri in affitto in aiuto a mogli sterili. Ma con qualche importante differenza dai casi moderni: tutte quelle donne venivano considerate anche vere mogli del patriarca, benché di secondo rango; non potevano essere maltrattate né abbandonate o… rivendute al mercato (ricorda il caso di Agar) e il capo-clan doveva provvedere al loro mantenimento (Giacobbe dovette lavorare sodo anche per loro in casa dello zio Labano) ed esse, da parte loro, dovevano contribuire col loro servizio alla vita di famiglia.

 Allora: anche la Bibbia parla di donne surrogate e di uteri in affitto? Sì, ma con qualche precisazione necessaria e dovuta a chi la vuol leggere con attenzione, scienza, buon senso e pure con un granello di humour: cose che non contrastano affatto con la sua divina “ispirazione”.

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