Se l’altro è un dono

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Brunetto Salvarani ancora una volta pone alla riflessione questioni di attualità, offrendo un contributo scorrevole e pregnante su uno dei temi a lui più cari: il dialogo interreligioso e interculturale.

Il testo segue un percorso ordinato, scandito in tre parti che riprendono il famoso metodo del «vedere, giudicare, agire»: anzitutto le “visioni”, cioè l’osservazione dei fenomeni che sono maggiormente emblematici dell’epoca che stiamo vivendo in occidente e, nello specifico, in Italia; in secondo luogo, le “prospettive”, cioè le riflessioni critiche su quanto accade al fine di raccogliere soprattutto i segni di speranza; infine, le “buone prassi” come invito all’azione concreta.

Nelle “visioni” l’autore fa riferimento a diversi studi sociologici per mostrare come l’Italia stia vivendo un vero e proprio cambio di epoca: la fine della cristianità a favore di un pluralismo di stili di vita individualizzati è un dato ormai assodato. In esso si intrecciano diverse correnti culturali come la morte di Dio e la fine delle grandi narrazioni, lo sviluppo della tecnica e le tendenze narcisiste e utilitarie, le quali spingono a sacralizzare di volta in volta nuovi elementi come l’immagine, il corpo o il consenso mediatico.

Sul piano pratico si assiste alla fine del “praticante”, che univa fede personale e appartenenza religiosa, a favore di nuove figure come quella del “pellegrino” e del “convertito”. Il primo (che sarebbe meglio chiamare “nomade”) attraversa una molteplicità di esperienze nel proprio viaggio, senza fermarsi troppo in nessuna di esse; il convertito, invece, esprime un netto cambiamento di appartenenza, che talvolta abbraccia alcuni elementi di radicalità, avvenuto in età adulta.

Il cambiamento di epoca abbraccia tutta la società, sebbene con sfumature diverse, e non va pensato solo in riferimento alla Chiesa cattolica. Brunetto ci ricorda che anche l’islam in Italia sta attraversando trasformazioni con forti analogie.

Sul piano delle “prospettive”, l’autore si chiede anzitutto cosa sia necessario conservare in una fase di trasformazione così radicale della società.

Egli individua alcuni nuclei, che sono come tesori preziosi da non perdere: anzitutto lo “spirito di Assisi” che ha contrassegnato la grande fiducia nel dialogo interreligioso e nel comune impegno per la pace, a dispetto di altri momenti storici in cui questa apertura al diverso è stata vista con sospetto.

In secondo luogo, il tema dell’identità che oggi va ricompresa come qualcosa di «incompiuto e plurale», un cantiere sempre aperto che non può accettare di essere definito in modo rigido e stereotipato, soprattutto quando queste semplificazioni servono a polarizzare settori della società per ricavarne un guadagno politico o economico.

Ancora, l’autore riprende la passione per la vita concreta delle persone, e in particolare l’attenzione a coloro che soffrono, come prospettiva che deve caratterizzare il dialogo interreligioso. Su questo versante la riflessione si appoggia soprattutto al contributo di J.B. Metz e al suo progetto di «un’ecumene della compassione»; gli esempi e le declinazioni concrete sono invece legati all’attualità, individuando nella situazione migratoria la priorità ineludibile.

Infine, Brunetto indica lo “stile” di vita come la principale forma di testimonianza: vi è stile dove la comunicazione vive di gesti oltre che di parole e dove il racconto prevale sull’argomentazione razionale.

Nell’ultima parte del testo, l’autore individua alcune buone prassi che già esistono e che costituiscono per tutti un invito a diffonderle, partecipando attivamente e costruttivamente alla storia sociale e religiosa del paese.

In particolare, egli sottolinea il valore del dialogo che è reale quando si svolge tra persone concrete e non si riduce ad un dibattito di idee: esso interessa molteplici livelli come la vita quotidiana, la spiritualità, l’impegno comune per i poveri, gli incontri ufficiali dei rappresentanti religiosi.

Sul piano del cristianesimo ci sono inoltre domande aperte per la teologia: oltre alla valorizzazione di quanto di buono esiste presso persone non cristiane e presso altre tradizioni religiose (modello inclusivista), ci si chiede se sia maturo il tempo per un passaggio a un modello pluralista.

In passato eminenti teologici che hanno esplorato questa via (come Dupluis e Panikkar) sono stati fermati dalle congregazioni vaticane, ma oggi è il pontefice stesso che nel documento di Abu Dhabi sottoscrive affermazioni che sembrano legittimare questo passaggio: «il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani».

  • BRUNETTO SALVARANI, L’alterità come grazia, ed. Pazzini, Villa Verucchio (RN) 2021, pp. 168, € 15,00.
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