Padova, ama i tuoi poveri!

di: Bruno Scapin

«Padova continui ad amare e a lasciarsi amare dai poveri, tutti i poveri!». Questo aveva scritto il vescovo, Claudio Cipolla, nel messaggio in occasione della recente festa di sant’Antonio. Per rendere concreta questa esortazione, il presule ha continuato: «Desidero farmi promotore e lanciare un progetto che vorrei chiamare “Cantieri di carità e giustizia”».

Di che cosa si tratta? Lo spiega, in un’intervista al settimanale diocesano la Difesa del Popolo, il direttore della Fondazione Zancan, Tiziano Vecchiato. È un progetto in tre tappe:

  • raccontare il passato, recuperando «il volto della Padova solidale». Il vescovo, nel suo messaggio, aveva scritto che Padova è «una città che accoglie», che «ha costruito inclusione». Intervistato dallo stesso settimanale, egli ha dichiarato che «Padova manifesta il livello della sua civiltà e lo spessore umano della sua cultura nella capacità di strutturare risposte adeguate a reintrodurre nella vita sociale gli emarginati e a rendere meno gravosa la situazione di quanti vivono nella sofferenza». Istituti religiosi, fondazioni e istituzioni, e l’associazionismo cittadino saranno chiamati a raccontare le loro iniziative di carità e di giustizia praticate lungo la storia;
  • confrontarsi con il presente, costruendo “una mappa delle opportunità e delle capacità”, individuando – scrive il vescovo – «possibilità ancora inedite, opportunità e percorsi concreti e lungimiranti» di emancipazione dalla povertà. All’elenco evangelico delle opere di misericordia – dice ancora il presule – «potremmo aggiungere i giovani senza lavoro, gli anziani soli a volte impauriti, le vittime di culture disumanizzanti, gli impoveriti dalle banche locali e mondiali, gli umiliati dalla cattiva gestione politica ed economica»;
  • attivare i “cantieri”. Si prevede che entreranno in funzione nel prossimo autunno. Ma qui occorre un cambio di passo. Lo spiega bene Tiziano Vecchiato: «Se vogliamo uscire dall’equivoco degli aiuti che non aiutano, dobbiamo smetterla anche con il materialismo del “dare senza chiedere”». E prosegue: «A quanti incontreremo dobbiamo dire: “io non posso aiutarti senza di te”, senza che ti rimetti in gioco e scommetti sulle tue capacità». La grande sfida non è fare qualcosa “per” i poveri, ma “con” i poveri. Perché – dice il vescovo – «una comunità attenta ai poveri sa vedere in essi non solo la loro povertà, ma anche le risorse che essi hanno».

Ecco il progetto dei “cantieri”. Ma il progetto funzionerà se ha un’anima. Diceva il vescovo nell’intervista: «Oggi noi cristiani ritorniamo a stare con i poveri: loro sono la nostra famiglia, la nostra casa, i nostri amici. I poveri devono sapere che la Chiesa… è per loro. Non butteremo via le risorse che ci sono state affidate, ma le useremo, anche rimettendoci, per i poveri».

Decisa scelta dei poveri sì, dunque, ma nella consapevolezza che «amare i poveri non è romantico, né comodo». Bisogna attivare alcune virtù: elasticità, fantasia, pazienza, anche la gioia però, nella consapevolezza che «i percorsi di uscita dalla povertà sono lunghi».

Ma la Chiesa patavina non intende fare tutto da sola. Il vescovo lo dice a chiare lettere: «Abbiamo bisogno di ripensare, insieme a tutte le forze vive della città, la capacità di stare accanto ai poveri», con un accorgimento preciso: tenere lontane le polemiche e le strumentalizzazioni. E ancora: «Per aiutare i poveri è necessario l’apporto di tutti, delle istituzioni pubbliche, della società civile e religiosa, del volontariato». L’appello è rivolto anche a quegli “attori economici” «che possono creare valore sociale per il territorio in cui operano».

Poi rivolgendosi a tutti, così il vescovo Claudio concludeva il suo messaggio per la festa di sant’Antonio: «Abbiamo una grande opportunità: prendersi a cuore gli ultimi, dando loro spazio e voce».

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