Papa Francesco e l’amore in famiglia

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Spostamenti di accenti

Una lettera troppo bella fino a sembrare sulle nuvole? Titolo latino: Amoris lætitia, in italiano La letizia  o gioia dell’amore. Interessante il sottotitolo: «Esortazione apostolica postsinodale sull’amore nella famiglia». Uno spostamento d’accento rispetto a encicliche precedenti: dall’accento su matrimonio e famiglia, ossia su istituzioni pur importanti e sulle loro leggi, a quello sull’amore dentro matrimonio e famiglia. In verità papa Francesco sposta vari accenti e attese in tutta la lettera (e non solo in questa). Così provoca nuove riflessioni anche dottrinali, nuove ricerche, nuove vie per la predicazione e l’azione della Chiesa. E anche reazioni negative, da parte di chi si sente… spostato: uomini di cultura laicista o cattolica, teologi e scrittori, vescovi e clero, laici abituati o sottomessi a discorsi di altro tipo (pur magari fingendo di gridare W il Papa! per nascondere il loro dissenso).  Vediamo qualcuno degli accenti papali.

Il primo è la riproposta – poco gradita a un certo laicismo nostrano – dell’ ideale della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna: matrimonio sacramento per cristiani o anche solo naturale, fondato cioè almeno su un consenso serio tra sposi anche non cristiani. Ovviamente la lettera parla a lungo anche delle difficoltà e delle crisi attuali del matrimonio e della famiglia, ma soprattutto della gioia del volersi bene.  Secondo accento:  più che alla dottrina e alle leggi anche canoniche occorre considerare il cammino concreto di una persona o di una coppia più o meno irregolare, il cammino del loro cuore: in quale situazione si trovano e verso quale meta stanno camminando? Verso un amore serio e almeno un po’ in linea con quello vissuto e insegnato da Gesù? In base anche a questa domanda il parroco o il confessore, se li conosce, potrà rispondere sì o no alla loro eventuale domanda di ammissione ai sacramenti. Quindi misericordia e serietà a braccetto.

L’educazione dei figli

Un altro spostamento di accento riguarda l’educazione dei figli oggi. Problema grave e spesso angosciante, per il quale nemmeno il papa può scrivere ricette, ma offre orientamenti (nei numeri 259-290). Vediamone alcuni. Anche qui occhio ai valori evangelici, nei quali i genitori cristiani credono o dovrebbero crederci (altrimenti i figli non si fiderebbero delle loro parole, raccomandazioni, prediche, scenate pseudoreligiose… i genitori risulterebbero, presto o tardi, persone non affidabili e recuperare la fiducia sarà un’impresa!). Oltre però a tali valori occorre anche un sano realismo: in quale contesto vivono oggi i loro figli? TV, internet, messaggini, notizie quotidiane, scuole, branchi di amici, società che – almeno dopo Marx e una certa  massoneria – tende a eliminare la mentalità tradizionale su amore, matrimonio, famiglia, religione, autorità ecc.: questo il loro e nostro contesto! Ignorarlo è impossibile e provocherebbe angosce e illusioni da struzzo.

Quindi più che interessarsi del “dove” ora si trova il figlio o la figlia, ossia in quale “spazio” sta vivendo, dare invece “tempo al loro cammino”: quale cammino stanno compiendo? Verso quale tipo di libertà e di amore? Con quali convinzioni umane o/e religiose? In questo cammino «la famiglia è la prima scuola dove si impara il buon uso della libertà, a cominciare dai loro primissimi anni… Lì si impara a recuperare la prossimità, il prendersi cura, il saluto; lì si rompe il primo cerchio del mortale egoismo per riconoscere che viviamo insieme ad altri, con altri che sono degni della nostra attenzione, della nostra gentilezza, del nostro affetto»: lì si impara a considerare in modo sanamente critico i messaggi che piovono ogni giorno e in mille modi sulle testoline o teste già grosse dei figli. Preziosa dunque la famiglia! Impressionante la sua importanza e responsabilità. Il papa la incoraggia e le ricorda l’aiuto divino da implorare nella preghiera in chiesa e nella “piccola famiglia” domestica.

L’educazione della sessualità

Uno spostamento d’accento, dentro però il precedente, è quello sulla sessualità, su questa forza meravigliosa e dirompente che irrompe a una certa età. Il papa invita a considerare bene la differenza tra informazione (che pure ci vuole ed esige nuovi e più adeguati linguaggi) e educazione sessuale: «Non serve riempire i figli di dati senza lo sviluppo di un senso critico davanti a una invasione di proposte, davanti alla pornografia senza controllo e al sovraccarico di stimoli che possono mutilare la sessualità. I giovani devono potersi rendere conto che sono bombardati da messaggi che non cercano il loro bene e la loro maturità. Occorre aiutarli a riconoscere e a cercare le influenze positive, nel tempo stesso in cui prendono le distanze da tutto ciò che deforma la loro capacità di amare».

E anche qui uno spostamento di accento: dalla preoccupazione per una purezza legalistica e relegata quasi solo al campo fisico-corporeo (e quindi ai peccati per la violazione di leggi), a quella per la vera libertà e capacità di amare. Ovviamente in questo lavoro educativo serviranno parole, dialogo, discorsi, ma soprattutto la forza dell’esempio: quello di genitori diventati capaci di amare anche alla grande, e di tante altre persone simili a loro e dedite al servizio del prossimo con tutta la loro vita: gente capace davvero di servire e non di asservire a se stessi. Il confronto tra questi tipi diversi di persone potrà invogliare anche i figli a una scelta consapevole, matura, generosa… pur con tutta l’attenzione al cammino che stanno compiendo.

Belle anche le pagine dedicate al «Trasmettere la fede», ma il loro messaggio è già implicito nel discorso precedente e le lascio all’attenzione del lettore o lettrice. In conclusione: sarebbe bello sentire i genitori e più ancora i giovani stessi circa questa lettera del papa, ovviamente dopo averla letta: è bella davvero? Troppo bella? Sulle nuvole? O realisticamente dentro il nostro comune cammino anche educativo e pastorale?

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