Nazionalismi ucraini

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Simona Merlo è docente di storia contemporanea all’università Roma 3. Ha studiato in particolare la storia dell’Ucraina in età contemporanea e il suo cristianesimo. Tra le sue pubblicazioni: All’ombra delle cupole d’oro. La Chiesa di Kiev da Nicola II a Stalin (1905-1939), Guerini e Associati, 2005; Una vita per gli ultimi, Edizioni Qiqajon, 2009. Qui risponde alle nostre domande – in chiara trasparenza alla attualità – riguardo alla figura di Stepan Bandera e alle origini del nazionalismo ucraino.

  • Gentilissima Professoressa, abbiamo sentito nominare – in questi tempi – un certo Stepan Bandera, con la sensazione che anche chi lo ha citato a sostegno delle proprie posizioni, specie in Italia, non sapesse bene chi sia. Vuole brevemente ricostruirne la vicenda?

Stepan Bandera è forse la figura più controversa della storia dell’Ucraina novecentesca. Parlare di Bandera è divisivo sia per l’opinione pubblica dell’Ucraina post-sovietica, sia per gli storici e i politologi alle prese con la contemporaneità: considerato un rivoluzionario e un combattente dagli uni, un fascista e un nazionalista estremista dagli altri. È una figura che polarizza gli animi, oltre che le menti.

La sua biografia dice che è stato uno dei massimi esponenti dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini: l’OUN.

Bandera è stato il combattente che, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ha fondato l’esercito insurrezionale ucraino – l’UPA -, che da una parte ha collaborato col nazismo tedesco in chiave antisovietica, dall’altra ha rivendicato un’Ucraina indipendente.

Nel ‘41 Bandera è stato tra i promotori di uno Stato ucraino indipendente in Galizia e – per questo motivo – è stato arrestato dagli stessi nazisti tedeschi ed internato nel campo di concentramento di Sachsenhausen. All’indomani della guerra, quando l’Ucraina occidentale fu incorporata all’Urss, si rifugiò con la famiglia in Germania Ovest, dove fu assassinato da un agente del KGB sovietico, a Monaco di Baviera.

  • Qual era la sua appartenenza religiosa?

Bandera era galiziano. Tutta la Galizia era a maggioranza greco-cattolica: la Chiesa di appartenenza cattolica di rito bizantino, originata nel XVI° secolo. Suo padre – Andriy – era un sacerdote di questa Chiesa ed era un politico: cosa non del tutto sorprendente a quel tempo e in quel contesto storico.

Questo dettaglio famigliare, a mio avviso, tuttavia non significa che, nella vicenda politica e militare di Stepan Bandera, l’appartenenza ecclesiale abbia avuto un particolare rilievo.

Sviluppi storici
  • Vuole, attorno alla figura di Bandera, delineare la storia del nazionalismo ucraino?

L’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini non è nata con Bandera, è bensì precedente alla sua attività politica. L’OUN è nata a Vienna tra le due guerre mondiali – nel 1929 – tra i combattenti ucraini della Prima Guerra Mondiale contro i polacchi in Ucraina.

Dobbiamo considerare che, specie nell’Ucraina occidentale e in Galizia in particolare, dalla Prima Guerra Mondiale in poi, in pratica senza soluzione di continuità, si è continuato a combattere. La Galizia aveva fatto parte della Confederazione polacco-lituana ed era poi divenuta territorio asburgico. Alla fine della Prima Guerra Mondiale era tornata a far parte della Polonia.

Per effetto dell’esito della Seconda Guerra Mondiale, anche la Galizia sarà compresa nei territori dell’Unione Sovietica, benché non sia mai appartenuta all’impero russo. L’aspirazione all’indipendenza non è stata coronata fino al ’91, come sappiamo.

La Galizia è da ritenersi quindi il principale – anche se non esclusivo – motore del nazionalismo ucraino, dalla seconda metà dell’800 sino ai nostri giorni. Gli impulsi nazionalisti ucraini si sono fortemente manifestati nel corso dei due conflitti mondiali, ma anche, appunto, tra gli stessi e oltre gli stessi: non dimentichiamo che l’UPA ha continuato a combattere contro i sovietici nelle regioni occidentali dell’Ucraina sino agli anni ’50.

  • Ci sono stati altri nazionalismi ucraini oltre a quello dell’OUN?

Il nazionalismo dell’OUN ha avuto il suo baricentro geografico in Galizia. Ma c’è una lunga tradizione di elaborazione nazionale in Galizia, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, soprattutto a Leopoli, e ci sono altri centri del nazionalismo ucraino anche nell’impero russo, a Kiev e a Kharkiv.

  • Quanta parte ha avuto Bandera nella formazione ideologica del nazionalismo ucraino? È giustificata, in tal senso, la sua frequente citazione? Quali altri figure andrebbero citate?

Come ho detto, Bandera è stato soprattutto un combattente. Come tale è passato alla storia e all’immaginario nazionalistico ucraino. Non era di per sé un teorico del nazionalismo. In tale veste andrebbe maggiormente citato Dmytro Doncov, l’ideologo del «nazionalismo integrale».

Messianismo e nazionalismo
  • Su quali idee si fondava questo genere di nazionalismo ucraino?

Nei suoi scritti, Doncov – ammiratore di Mussolini – si è fatto portavoce di una vocazione messianica del nazionalismo ucraino. Il suo nazionalismo si è definito «integrale»: polonofobo, antisemita, russofobo. Polonofobo e antisemita in terre, come la Galizia e la Volinia – ossia le regioni occidentali dell’Ucraina -, multietniche, dove la presenza di ebrei e polacchi era cospicua.

La seconda guerra mondiale, in queste terre, è stata particolarmente efferata, con l’eliminazione di ebrei e polacchi. La componente ebraica è stata pressoché azzerata in queste regioni ad opera dei nazisti tedeschi durante l’occupazione, con la determinante collaborazione dei collaborazionisti ucraini.

Mentre l’esodo incrociato di polacchi ed ucraini attraverso i confini tra Ucraina sovietica e Polonia – in vista di una sorta di omogeneità etnica – è proseguito ben oltre il termine della Seconda Guerra Mondiale.

  • Qual è stato il ruolo delle Chiese – e in particolare della Chiesa greco-cattolica – nella storia di divisioni che ci sta presentando? 

La presenza maggioritaria della Chiesa greco-cattolica nelle regioni occidentali – motore, appunto, del nazionalismo ucraino – ha evidentemente un suo rilevo nella formazione del sentimento nazionale ucraino e tuttora costituisce una particolarità nella fitta complessità di questo Paese.

Non ritengo tuttavia che si possa – con una banale semplificazione – identificare storicamente la posizione della Chiesa greco-cattolica ucraina con il nazionalismo radicale. Posso citare, ad esempio, la figura del Metropolita Andrej Szeptycki, che protesse gli ebrei, o la figura del prete greco-cattolico Omeljan Kovch, che morì nel campo di concentramento di Majdanek per la sua opera a favore degli ebrei.

La fine del XX secolo
  • Veniamo alla storia più recente, sino alla attualità. Che cosa è successo nel ’91?

Il periodo della perestroika di Michail Gorbaciov, nella Ucraina ancora sovietica – prima quindi del ’91 – è stato un periodo di risveglio nazionale. È nel clima della perestroika che si comincia a parlare della riabilitazione di di Stepan Bandera e, più in generale, dei combattenti dell’UPA.

Già nel ’90 – quindi nel periodo ancora sovietico – è stato eretto il primo dei monumenti a Bandera e ad altri combattenti dell’UPA. In quel periodo sono pure riapparse le bandiere rosso-nere di memoria del movimento nazionalistico di Bandera, così come si è ricominciato a fare il suo nome in qualche manifestazione popolare.

Questo spiega come, dal ’91 in poi, ossia dalla indipendenza dell’Ucraina, con la trasformazione, in pratica, dei confini amministrativi della Unione Sovietica in confini nazionali tra Russia, Bielorussia e Ucraina, i governi che si sono succeduti, sia pure in maniere molto diverse, abbiano dovuto fare i conti con l’esigenza di costruire un pantheon e una storia nazionale, ricorrendo anche a figure divisive.

La figura di Bandera risulta in tal senso emblematica. Non tutti gli ucraini potevano e possono riconoscersi nell’ideologia di cui era portatore Bandera.

  • Quali letture governative sono state dunque date di Bandera e del suo nazionalismo?

Nel 2005, il terzo presidente, dal ’91, dell’Ucraina, Victor Yuscenko, uscito dalla cosiddetta rivoluzione arancione, ha deciso di conferire a Bandera l’ordine di eroe dell’Ucraina, la più alta onorificenza nazionale.

Tale riconoscimento è stato revocato nel 2011 dal successore, Viktor Yanukovic: la contromossa filorussa di quest’ultimo non ha fatto altro che enfatizzarne il mito nei circoli nazionali o nazionalistici, tanto che il successivo presidente Petro Poroshenko  – espressione della cosiddetta Rivoluzione della dignità (o Euromajdan) del 2014 – è arrivato a firmare una legge per il riconoscimento dell’UPA, l’ala militare dei nazionalisti di Bandera, fatto che non ha mancato di produrre una reazione soprattutto nelle regioni dell’Ucraina orientale e tensioni sociali sempre più forti.

Soprattutto nella seconda metà del suo periodo di presidenza, Poroshenko ha adottato una serie di misure divisive dell’opinione pubblica ucraina, quali il cambiamento della toponomastica per eliminare ogni traccia della Russia e la messa fuori uso della lingua russa nella ufficialità.

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Ricordo che l’attuale presidente Volodomir Zelensky è stato eletto anche in ragione della stanchezza della opinione pubblica ucraina rispetto alla retorica nazionalista di Poroshenko. Zelensky è stato presentato ed eletto – con oltre il 70% dei consensi al secondo turno – sulla scorta del suo programma di pacificazione del Paese, oltre che del ridimensionamento del ruolo dominante delle oligarchie, a cui anche l’uomo d’affari Poroshenko era legato.

Zelensky stava fallendo su entrambi questi fronti e, alla vigilia dell’invasione russa, i suoi consensi, secondo i sondaggi, erano in caduta libera. Paradossalmente l’aggressione della Russia e quindi la trasformazione di Zelensky in un presidente resistente in armi, lo stanno riscattando agli occhi di una opinione pubblica ricompattata dal grave pericolo.

  • E la Russia? Come sta usando la figura di Bandera?

Nel gioco delle personalizzazioni e delle semplificazioni a scopo di propaganda, Bandera è agitato in Russia a modo di contro-bandiera. Tutti quelli che fanno un discorso non gradito alla Russia sono, per la propaganda russa, “seguaci di Bandera”, quindi nazionalisti ucraini e nazisti.

Il discorso sulla denazificazione dell’Ucraina che fa Vladimir Putin per giustificarne l’aggressione, fa riferimento ai “seguaci di Bandera”, enfatizzando e strumentalizzando. Ovviamente non è vero che gli ucraini siano seguaci di Bandera, se non alcune frange nazionaliste minoritarie nel Paese, così come non è vero che il governo di Kiev sia nazista.

Territori e nazione
  • Quanto pesa tutta questa storia del passato nel presente dell’Ucraina?

Un serio studioso – Timothy Snyder – parla dei territori di quella che oggi è l’Ucraina, quali “terre di sangue”. Pensiamo solo alla Prima Guerra Mondiale, poi alla rivoluzione bolscevica, alla guerra civile, alla carestia del 1932-33, all’invasione nazista, alle stragi tra ucraini e polacchi, alla Shoah…: tutto ciò ha significato milioni di morti da tutte le parti e l’emersione di sentimenti profondi e di una complessità tale da non poter essere ora ridotta a personalizzazioni, a miti più o meno inventati, a semplificazioni ideologiche.

Secondo una legge voluta da Poroshenko non si deve dire che l’Ucraina è stata liberata dal nazismo dalle truppe sovietiche. Per Putin si deve invece dire che gli ucraini sono “seguaci di Bandera”.  È chiaro che questo significa fare un uso strumentale della storia e soffiare sul fuoco di un passato sempre pronto ad ardere.

  • Può esistere – dal punto di vista storico – uno Stato ucraino?  

La componente nazionalista tende a rendere la storia dell’Ucraina molto più omogenea di quanto in effetti sia stata ed è. Come ho accennato, la storia delle regioni che compongono l’attuale Ucraina è assai diversificata. Questo non vuol dire che l’Ucraina non abbia e non possa avere la legittimità di Stato: affatto!

Sto dicendo che l’Ucraina è uno Stato al plurale, come del resto tanti Stati del mondo, specie in regioni cosiddette di faglia, ossia di incontro tra popoli e culture. Non a caso il toponimo “Ukraïna” significa «terra alla frontiera». Con la guerra in corso l’Ucraina sta trovando una nuova coesione. Ma ciò non può certamente azzerare la complessità storica. La politica del dopo dovrà tenerne necessariamente conto.

  • Un’ultima domanda per delineare una prospettiva o forse un motivo di speranza: il cristianesimo e le Chiese in Ucraina potranno contribuire al processo della pacificazione? 

Ho scritto a suo tempo un libro, pubblicato nel 2008, “Una vita per gli ultimi”, dedicato all’archimandrita ortodosso Spiridon Kisljakov, vissuto a Kiev, dove è morto nel 1930. Si tratta di una figura straordinaria. È stato cappellano militare nella Prima Guerra Mondiale.

Da quell’esperienza è tornato fortemente critico nei confronti delle Chiese che avevano alimentato, con le loro parole, quella guerra. Per il monaco cristiano Spiridon una Chiesa che si schiera a favore della guerra non è una Chiesa evangelica. Mi sembra un messaggio fortemente attuale.

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Un commento

  1. Franco 24 maggio 2022

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