Brasile: al peggio

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1ª nota

Una nota del Consiglio permanente della Conferenza episcopale brasiliana (23 marzo 2017) prende posizione critica sul cosiddetto foro privilegiato, che, pur avendo il suo fondamento negli articoli 102 e 105 della Costituzione federale, conferisce al Supremo tribunale federale e al Supremo tribunale della giustizia l’esclusività del giudizio riguardo ad azioni penali contro determinate autorità.

Si calcola che siano circa 22 mila le autorità che vengono privilegiate ricorrendo al foro privilegiato. Il procedimento giuridico ha tutta l’aria di essere una garanzia di impunità imperdonabile, se si tiene conto e si rispetta il principio costituzionale che tutti sono uguali davanti alla legge. Per questo – afferma il Consiglio dei vescovi – questi articoli della Costituzione federale del 1988 vanno completamente rivisti.

Non si comprende – osserva la nota del Consiglio che porta la firma del presidente, il card. arcivescovo di Brasilia, Sergio da Rocha, del vice-presidente, arcivescovo di San Salvador di Bahia, dom Murilo Krieger, e del segretario, il vescovo ausiliare di Brasilia, dom Leonardo Ulrich Steiner – come in una società giusta si pratichino due giustizie: una per le autorità e l’altra per i cittadini comuni.

2ª nota

La seconda nota della Conferenza nazionale brasiliana sempre del 23 marzo 2017 riguarda la riforma della previdenza, proposta dal Governo federale sull’esenzione dei contributi per la sicurezza sociale di numerosi organismi. La nota rileva che è necessario rivedere l’esenzione di alcune entità, ma è sbagliato pretendere di eliminare le esenzioni delle istituzioni filantropiche che prestano reali servizi nei settori della salute, dell’educazione e dell’assistenza sociale.

Si fa notare che molte di queste istituzioni sono presenti là dove lo Stato è assente, soprattutto negli ambiti della salute (1.500 istituzioni), dell’educazione (2.100), dell’assistenza sociale (5.000). Le entità filantropiche sono fondamentali per le politiche pubbliche e per la diminuzione delle disuguaglianze sociali.

La Conferenza manifesta il suo totale disaccordo con la proposta di eliminare l’esenzione previdenziale delle istituzioni filantropiche, come pretendono alcuni nella discussione della PEC 287/2016 sulla riforma della previdenza. La nota è firmata dal presidente, card. Sergio da Rocha, dal vice dom Murilo Krieger, e dal segretario dom Leonardo Ulrich Steiner.

3ª nota

La terza nota riguarda la PEC 287/16: Riforma della previdenza. È un emendamento della Costituzione (PEC) per iniziativa del Potere esecutivo all’esame del Congresso nazionale.

I vescovi lamentano che le informazioni che si danno non sono esatte, sono insicure e contraddittorie. Il sistema della previdenza sociale – osserva la nota – possiede un’intrinseca matrice etica. È creato per la protezione sociale di persone che, per vari motivi, sono esposte alla vulnerabilità sociale, cioè i più poveri. La PEC 287/16 esclude dalla protezione sociale coloro che hanno diritto a benefici, soprattutto i lavoratori rurali, gli indigeni, i pescatori… Riduce il valore della pensione delle vedove e dei vedovi; in una parola, sceglie la strada dell’esclusione sociale.

Il dibattito sulla previdenza – osservano i vescovi – non dev’essere circoscritto entro una disputa ideologico-partitica, soggetto a influenze di gruppi dei più diversi interessi. Il dialogo sincero va cercato tra governo e società, e ricordano le parole di papa Francesco sull’attenzione da privilegiare nei confronti del lavoro, delle donne lavoratrici e dell’assistenza alla maternità.

Concludono la nota invitando i cristiani e le persone di buona volontà, particolarmente le comunità, alla mobilitazione.

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