Terza lettera aperta sul “caso Becciu”

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Ammetto che mi sbagliavo, quando credevo che non avrei assistito, nella nostra epoca, a scene di questo tipo.

Negli ultimi mesi ho visto folle inferocite gridare «Crucifige! Crucifige!» e auspicare «Liberate Barabba!». Ho visto giornalisti e intellettuali – anche sedicenti cattolici – comportarsi come Caifa, come Erode, come Pilato, condannare un uomo senza argomenti, sulla base di voci di corridoio, di un preconcetto: giustificare con supponenza l’ingiustificabile. Ho visto comportamenti barbari che mi illudevo fossero superati da secoli, o almeno da parecchi decenni. Ho visto pensatori blasonati stigmatizzare a cuor leggero – su riviste patinate e siti accreditati – un uomo magari innocente, un po’ come facevano i tribunali delle dittature, che usavano il sangue di un capro espiatorio per appagare con superba improntitudine la sete del popolo da ubriacare. Ho visto un servilismo indegno, un clericalismo supino, un laicato incapace d’una sana laicità.

Eppure – mi rendo conto – queste cose i più non le hanno viste; o almeno non si sono resi conto d’averle viste; magari d’averle compiute. Per questo voglio scrivere una nuova lettera aperta che – spero di non scandalizzare nessuno – indirizzo ai calunniatori e agli ipocriti. A qualcuno, chissà, potrebbe servire per uscire dal gregge.

Presunzione di innocenza

Illustri calunniatori e ipocriti, (se tu, lettore, non appartieni a queste due categorie, non sentirti chiamato in causa)

da un po’ di tempo alcune testate giornalistiche – non certo cattoliche – si sono erte a paladine della Chiesa, imputando a un cardinale – non scelto a caso – una raffica obbrobriosa di colpe. Il 24 settembre 2020 questo cardinale, Giovanni Angelo Becciu, ha presentato la propria rinuncia – forzata – «alla carica di Prefetto della Congregazione dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato» (così ha scritto la Sala Stampa vaticana): rinuncia accettata da papa Francesco.

Curiosamente la Santa Sede – benché siano ormai passati sei mesi e mezzo da quella sera – non ha ancora fornito nessuna spiegazione per un fatto così grave e senza precedenti. Come mai? Il cardinale è forse stato riconosciuto colpevole di qualche misfatto? Non lo sappiamo. Possiamo solo fare supposizioni. Ma cerchiamo di farle in modo ragionevole!

Probabilmente il silenzio imbarazzato della Santa Sede si spiega così: c’è stata una punizione, ma non c’è stato nessun processo, nessuna sentenza di colpevolezza, oltreché nessuna ammissione di colpa.

A meno che il papa, venuto a conoscenza delle accuse rivolte a questo suo collaboratore, abbia voluto spogliarlo delle prerogative spettanti ai cardinali – che possono essere giudicati solo dal papa stesso – per metterlo nelle condizioni di presentarsi laicamente davanti alla giustizia: per permettergli insomma di difendersi con libertà (come ipotizzato da monsignor Nunzio Galantino).

Fatto sta che questo silenzio non è servito a frenare le illazioni e, anzi, ha fomentato calunnie, che sono divampate come fuoco in una steppa arida: ciascuno s’è sentito legittimato a lanciare, oltre alla prima pietra, la propria vagonata di fango. E così una persona fino al giorno prima sconosciuta ai più, improvvisamente, è stata messa alla gogna dalla stampa di tutto il mondo, e dal popolo di Dio, diventando il bersaglio di un incredibile tiro a segno: «Crucifige! Crucifige!».

Abbiamo assistito insomma a una clamorosa incongruenza con una conquista ferma, inalienabile, della nostra cultura – se solo fosse messa in pratica! – sulla quale non è possibile transigere: il diritto alla presunzione d’innocenza, che il papa ha definito “un diritto umano” e che a Becciu è stato negato, prima ancora del diritto umano a un equo processo.

Da parte sua, il cardinale Becciu si è limitato a dirsi innocente, trovando la vicenda surreale e confidando in un chiarimento risolutorio. Ma quant’è lungo mezz’anno nella vita di un uomo? Poco? Tanto? Văn Thuận stette in carcere per tredici anni, Simoni per diciotto!

Le accuse

Ma vediamo un po’ quali sono le accuse, cominciando dalla più infamante.

«Becciu», avete sostenuto, «ha mandato in Australia del denaro – ora rintracciato dalla giustizia australiana – per corrompere i testimoni del processo al cardinale Pell». Ben trovato, non c’è che dire, c’è da far inorridire: oltre alla colpa, terribile, c’è il dolo! E infatti il mondo intero è inorridito, scagliandosi contro lo scellerato malfattore. Sennonché dopo alcuni mesi di colate di fango, la giustizia australiana ha certificato che aveva fatto male i calcoli, che non c’era nessun versamento sospetto giunto dal Vaticano, che tutto era regolare: una svista, insomma, che però v’è servita per fabbricare ad arte le vostre accuse. Già, già, e ora chi torna a rimangiarsi il fango? Chi raccoglie le piume sparse a piene mani dai calunniatori (san Filippo Neri docet)?

«Ma l’Obolo di San Pietro è stato saccheggiato!», asserite. Ecco: voi parlate dell’Obolo di San Pietro come se conosceste i libri contabili. Poco importa che monsignor Galantino – la voce più autorevole in materia – abbia dichiarato che non c’è stato nessun saccheggio dell’Obolo di San Pietro. Ah, già le sento, le vostre mormorazioni crescenti come l’alta marea: «Ma i soldi che ha rubato, allora?!» Ed ecco sfornata l’accusa d’essersi arricchito o d’aver arricchito i familiari. Chi ve lo spiega che non hanno intascato nemmeno un centesimo? A voi non interessano le prove: vi basta alludere, far sorgere il sospetto, gettare il discredito, e fare a gara a chi la spara più grossa. Vi basta la presunzione di colpevolezza, «scagioni se stesso, adesso, se è capace! Crucifige! Crucifige!».

E i soldi alla Marogna: una donna c’entra sempre, orsù, ci voleva l’insinuazione di un po’ di pepe! E chi se ne importa se questa collaboratrice – che magari nascondeva la sua vera identità – era stata incaricata, non da Becciu soltanto, di svolgere una missione di vitale importanza per liberare una suora rapita in Africa!

E poi c’è la compravendita del palazzo di Londra: lì i soldi ci sono e dove ci sono i soldi – puntate il dito – si annida il marcio! Chi se ne stropiccia – dite – se la Chiesa di Francesco ci avesse guadagnato, con un buon investimento (così lo chiama il papa), come quelli fatti da un padre di famiglia che non tiene il denaro in un cassetto, ma lo fa fruttare per il bene della famiglia stessa (della Chiesa)! Poco importa pure se – carte alla mano – vi si dimostra che la decisione di quell’investimento è stata presa da altri, non dal cardinale sardo, e che lui non si è occupato dell’acquisto. «Mica potrà chiamarsi fuori, del resto», assicurate, «se l’ha scritto l’Espresso!». Ora poi che il tribunale di Londra scagiona completamente Becciu, beh, che importa, basta non dirlo, sorvolare, sottacere! «Crucifige! Crucifige!».

E allora avete spulciato il codice penale alla ricerca morbosa di qualcosa su cui concentrare il vostro furore; guarda guarda, cerca cerca, ecco qua, trovato: offesa al Re, offesa a Cesare! «Crucifige!». C’è bisogno di commentare la genialità di questa trovata o basta seppellirla con la risata di Francesco?

Anche le nuove accuse emerse nella trasmissione Report – tanto clamorose quanto scandalose – si sono dimostrate per quello che sono nel giro di poche ore: calunnie inventate di sana pianta. Il sedicente postulatore Nicola Giampaolo ha mentito con dolo; perché i presunti dossieraggi commissionati alla Marogna e la «brutta lettera» spedita alla figlia di Aldo Moro non sono stati mostrati? Forse perché i primi non esistono e la seconda è diversa da come raccontato? Come mai i ricatti di Torzi a Becciu e ad altri prelati non li ha visti nessuno? È stata l’ennesima raffica di calunnie, orchestrata dalla vostra «solita» regia.

E poco importa, per voi, se finora il cadinale Becciu non è stato inviato a processo da nessuna giustizia al mondo, mentre i suoi accusatori dovranno rispondere di calunnia davanti ai tribunali italiani (evidentemente Becciu, che li ha denunciati, non teme affatto che la verità venga alla luce, anzi non aspetta altro). Poco importa, per voi, se l’autore delle accuse è un falsario matricolato. Poco importa se l’Espresso aveva scritto la notizia delle dimissioni prima ancora che il cardinale ne venisse a conoscenza. Poco importa se la campagna di denigrazione – il killeraggio mediatico – viene sempre più smascherata. Ormai il marchio è impresso a fuoco e non glielo toglierà nessuno. «Crucifige! Crucifige!».

Che poi la magistratura vaticana stia incassando una batosta dopo l’altra da parte delle autorità giudiziarie di paesi civili e democratici (Gran Bretagna, Italia), che stia facendo una figura barbina, lo sottacete con disinvoltura, n’est-ce pas? Altrimenti si potrebbe pensare che quei magistrati abbiano preso un granchio anche sul «caso Becciu».

Come dite? Avete sentito – stracciandovi le vesti – che il papa è andato a celebrare la Messa “in coena Domini” a casa del cardinal Becciu? «(Ma perché l’ha fatto? E perché l’ha fatto sapere? Che cavolata ha fatto, Francesco, ché poi alla nostra gente sfuggiranno le motivazioni politiche, religiose, culturali di un gesto tanto spropositato! Declassiamo, declassiamo!) Ah, vedi: è il papa della misericordia, che perdona un peccatore. Crucifige!». A nessuno di voi perbenisti passa per l’anticamera del cervello che Becciu – sia mai! – potrebbe essere innocente. No, a nessuno: è un’ipotesi che non considerate. «Alla fine anche Gesù, se l’hanno messo in croce, se la sarà cercata, no? Condannato è condannato, quel che ho scritto ho scritto». E cosa importa se l’intero castello delle accuse si sta sbriciolando!

Ebbene, no: sappiate che il papa non ha fatto un gesto di perdono o di misericordia il Giovedì Santo (se il papa avesse voluto andare a trovare un peccatore non avrebbe fatto diffondere la notizia, per non umiliare il peccatore); semmai – credo – il papa ha inteso compiere un gesto di solidarietà e di vicinanza fraterna, visto che il suo amico non ha nulla da farsi perdonare. Ma voi – voi che vi pavoneggiate d’essere seguaci del Vangelo – da quell’orecchio non ci sentite.

Oh, guai a voi, ipocriti manicheisti, che pensate d’avere la verità in tasca e non cambiate idea mai. Guai a voi, perché la verità è più grande delle vostre tasche e, volenti o nolenti, ci renderà liberi. «E se anche fosse innocente, bah, che importa?», dite: «Meglio che un uomo solo paghi per tutti! Crucifige! Crucifige!».

Oh, no, non pensavo proprio di vedere queste scene, 2000 anni dopo. Ma evidentemente non abbiamo imparato nulla.

La verità ci farà liberi

Io, sappiatelo, sono sempre più convinto che il cardinale Becciu sia un uomo corretto e fedele al papa, pronto veramente a dare la vita per lui: la vittima innocente di un’oscura trama orchestrata (da chi?) con le calunnie dell’Espresso, tesa a screditarlo e, indirettamente, a mettere in cattiva luce lo stesso papa Francesco. L’Espresso, del resto, ammette sornione d’aver causato quelle dimissioni, anzi se ne vanta! E penso che il papa sia stato spinto a compiere il gesto del 24 settembre da persone in cattiva fede, che hanno montato lo scandalo per loschi fini.

Qualche settimana fa chi frequenta le cerimonie religiose ha sentito una lettura istruttiva, la vicenda di Susanna, tratta dal libro del profeta Daniele: «Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei». E qualche giorno fa abbiamo sentito una frase di Gesù, al suo processo: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Lo dice perfino lui, oltre ai principi fondanti di ogni stato di diritto: è la colpevolezza, semmai, che va dimostrata, non certo l’innocenza. La presunzione d’innocenza è un sacrosanto diritto umano; fino a prova contraria. Meglio quindi giudicare quando si conoscono i fatti che conoscere i fatti dopo aver giudicato. Altrimenti siamo nell’arbitrio e nella barbarie più totale. Altrimenti basta un’orchestrata campagna di stampa per modificare la composizione di un ipotetico conclave, per manipolare la Chiesa.

A questo mondo chiunque – perfino Gesù – può essere accusato di ogni crimine, ma perché una punizione sia giustificata è necessario un iter processuale che in questo caso voi avete ritenuto superfluo. Perché voi ne sapete di più perfino di quel Gesù che pure millantate sulle vostre bandiere, adorandolo con le labbra e standogli lontano con il cuore.

È vero: il cristiano che intende realmente vivere il Vangelo si conforma alla vita e alla passione di Cristo, fino a sacrificare se stesso, fino alla croce, fino all’abbandono – così avvertito – del Padre. Ma davvero vogliamo essere complici della «più grande operazione mondiale di diffamazione nei confronti di un uomo», della «crocifissione» – ancora una volta – di un innocente? Io no. Voi?

Non vi sorge il dubbio che le accuse che restano ancora in piedi – ce ne sono? – siano dello stesso genere di quelle che, rivelandosi calunnie, sono cadute una dopo l’altra come birilli? Se vi consegnano dodici uova e le prime undici sono marce, non vi sorge il dubbio che l’intera dozzina possa essere marcia e che il fornitore vi abbia gabbato? Chi c’è dietro questa colossale operazione di killeraggio mediatico? A chi serve e di chi si serve? Chi è l’obiettivo reale? Cui prodest?

Temo che la vittima designata di questa trappola, ideata da forze oscure, non sia solo un cardinale, ma il papa stesso, tratto in inganno, e in ultima analisi la Chiesa. Spero che lo Spirito Santo illumini le menti e indichi una via d’uscita da questo brutto incidente: per la libertà e l’unità del Corpo di Cristo. O il cardinale Becciu sarà processato e condannato oppure – qualora verrà riconosciuto innocente – dovrà essere riabilitato.

La verità, che smaschera bugie e calunnie, ci farà liberi. Tutti.

Cf. qui la prima e qui la seconda lettera aperta di Andrea Paganini sul «caso Becciu».

 

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6 Commenti

  1. Adelmo li Cauzi 17 aprile 2021
  2. Michele Piras 16 aprile 2021
  3. Giovanni Berrettini 14 aprile 2021
  4. Giorgio Berton 14 aprile 2021

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