Gesù e il matrimonio

di: Roberto Mela
Gesù e il matrimonio

Silvio Barbaglia,
Gesù e il matrimonio.
Indissolubile per chi?

Il cinquantatreenne biblista novarese, sacerdote docente di Introduzione all’AT e al NT e di Esegesi dell’AT e del NT nelle due sedi accademiche della città presenta un testo di studio accattivante per il tema seppur impegnativo nel percorso. Le parole di Gesù riguardanti il matrimonio (inserite in Mt 5 nel Discorso della Montagna e in Mt 19 in un contesto capzioso creato dagli “avversari” e riguardante la casistica del divorzio) sono rivolte non immediatamente a tutti, ma in prima battura ai discepoli del Regno e poi alle folle. Sono parole per il popolo rinnovato messianico, chiamato poi diventare lievito del mondo per trasformale in un ambito in cui è possibile sperimentare l’irruzione del Regno.  Anche tra i discepoli c’è poi una etica tensionale a scalare, identificabile nel trenta, sessanta e cento per uno della produzione del seme nell’unico “terreno buono”. A coloro che sono già suoi discepoli, uomini e donne, anche sposati, Gesù annuncia e dà la forza per avere la possibilità di vivere un’unione indissolubile che rispecchi il disegno originale di Dio sulla coppia – annunciato nei primi tempi protologici, ma di fatto mai realizzatosi nella storia.

Nell’unione indissolubile dei discepoli di Gesù si rispecchia la fedeltà unica ed eterna di Dio alla sua alleanza con Israele. Nella sua argomentazione Gesù si fonda sulle pagine genesiache precedenti il peccato. Esse insistono sul valore unitivo della coppia, e non primariamente generativo, realtà menzionata dopo il peccato delle origini, correlata al dominio maschile e subordinata alla creazione di un sistema sociale patrilineare e androcentrico, funzionale alla creazione anche di un mondo incentrato sul patri-monio. Gesù ha una parola nuova sul matri-monio così come sul patri-monio. In Mt 19,16-30 Gesù ha parole chiare sulla ricchezza, pericolo gravissimo per chi vuol essere suo discepolo. Gesù non venuto a portare “pace” /shalom, ma divisione. Barbaglia intende shalom anche come patri-monio.

Gesù indica una via discepolare di rinuncia all’accumulo del patri-mono attraverso una vita discepolare – anche da sposati – che faccia sperimentare la libertà dei figli di Dio anche all’interno del matrimonio, dove la donna era sottomessa al marito e dove l’istituto matrimoniale era funzionale anche a un discorso di natura patri-moniale. Per questo in Mrt 19 Gesù ricorda, nella sua citazione biblica che fonda il suo dire, il semiversetto che ricorda che la donna lascia la casa di suo padre per unirsi al suo uomo e fare una realtà sola con lui. Sciolta da soverchianti interessi patrimoniali, la donna potrà sperimentare con il proprio uomo una vita matri-moniale da discepoli del regno di Dio, con importanti ricadute su un discorso di distacco dal discorso patri-moniale. Potranno dedicarsi intensamente e primariamente al loro rapporto unitivo (quello pensato da sempre da Dio nella creazione in Gen 1 – 2) senza lasciarsi subissare da discorsi immediatamente generativi collegati al livello patri-moniale. Di qui il significato del paragone fatto da Gesù con gli “eunuchi”, dove il paragone intende riferirsi e spiegare le parole che precedono, quelle sul matrimonio appunto). Il discorso di Barbaglia è serrato, ben fondato, molto interessante e sottolinea l’importanza ermeneutica di individuare correttamente i destinatari e i contenuti della parola di Gesù.

Silvio Barbaglia, Gesù e il matrimonio. Indissolubile per chi? (Cantiere coppia s.n.), Cittadella Editrice, Assisi 2016, pp. 196, € 14,80.

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