Martini: un vescovo negli anni di piombo

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Meroni, Carlo Maria Martini e gli anni di piombo

Dai risultati di alcune indagini si è scoperto in questi giorni che i giovani hanno attraversato con ansia – spesso con molta ansia – gli scorsi mesi di emergenza sanitaria e, per alcuni, si è trattato di un’esperienza difficilissima da superare. Forse occorrerebbe raccontare che i loro genitori e i nonni hanno passato anche di peggio, vedi gli “anni di piombo”, il periodo delle bombe, le stragi, i rapimenti come il tragico sequestro e omicidio Moro.

Non credo sia questa la finalità dell’ultimo testo giunto sugli scaffali per i tipi dell’editrice Àncora, quanto piuttosto la volontà del far ricordare a chi li ha vissuti quei terribili anni, anche se una lettura da parte dei giovani (per i quali soltanto “ieri” diventa “storia” alla stregua dei due conflitti mondiali) potrebbe contribuire a ridimensionare esperienze ed emozioni.

Il testo in questione è un agile volume dedicato alla figura del card. Martini, allora arcivescovo di Milano, e i suoi discorsi e comportamenti negli anni bui della nostra storia: «Carlo Maria Martini è stato segno di contraddizione per la Chiesa e per la città, sin dal suo ingresso a Milano il 10 febbraio 1980, quarant’anni fa, quando ha percorso le vie del centro a piedi, presentandosi col Vangelo in mano – scrive nella prefazione il giornalista Marco Garzonio che, nel 2017, ha firmato insieme ad Ermanno Olmi il docufilm Vedete sono uno di voi sulla figura di Martini –.

E segno di contraddizione è ancora oggi, quando lo si studia e si cerca di ritrovare tracce del suo Magistero nelle coscienze di cattolici e laici, nella cultura, nella società civile, e di verificare se sono ancora validi i criteri delle sue scelte, da molti lodate, ma da altrettanti avversate».

Milano e le Brigate Rosse

L’originalità della scelta di guardare agli “anni di piombo” attraverso il prisma della figura del cardinale è spiegata fin dalle prime battute: «O, Signore, non permettere che ci lasciamo travolgere da forze oscure» sarà la preghiera alla sua prima messa in Duomo da arcivescovo e La dimensione contemplativa della vita il titolo della sua prima lettera pastorale pochi mesi dopo.

Ma ciò che rende il testo un prezioso scrigno da collocare in biblioteca sono tutte le citazioni e i riferimenti a parole e a comportamenti in occasione dei momenti più drammatici degli “anni di piombo” in terra lombarda nella sterminata diocesi di Milano. In un tempo in cui – scrive Garzonio – «si poteva uscire di casa al mattino senza essere sicuri di tornarci alla sera», le scelte di Martini costituiscono una testimonianza di fede che ha guidato tante persone associando al contempo serenità e umanità.

Altro tratto caratteristico della sua scelta pastorale è quella che il testo chiama l’“attenzione alle vittime”: le parole del cardinale, anche ai funerali, non sono mai state di prammatica o di circostanza; lui ha sempre cercato di incontrare i parenti, condividere il loro dolore e assicurare la vicinanza sua e della Chiesa.

Significativa anche la scelta di iniziare le visite pastorali a partire dai muri del carcere di San Vittore dove ha voluto incontrare i detenuti intrattenendosi con loro per “capire” le loro motivazioni… Non mancarono neppure la rabbia e il risentimento dei parenti delle vittime al sentire dal cardinale parole di “perdono”, ma si sono dovuti attendere mesi per comprendere il senso di una scelta che appariva come l’unica dettata dal Vangelo a partire dalle espressioni di Gesù in croce a colloquio con i due ladroni crocifissi con lui.

Il testo ha lo stile di un racconto dove l’autrice intende mostrare, con semplicità e verità, la cronaca di quei giorni tragici per far conoscere (ai più giovani) o far ricordare (ai loro genitori e nonni) avvenimenti e comportamenti con l’obiettivo di non ripetere scelte angosciose ormai consegnate alla storia d’Italia e di cui viviamo ancora oggi le conseguenze in termini di memoria collettiva.

Il ricordo di una città

È un lungo rosario di vittime inermi – molti i padri di famiglia e i figli rimasti orfani improvvisamente – quello che Silvia Meroni fa emergere tra le pagine dove la figura di Martini si staglia con la grandezza che molti gli hanno riconosciuto e altrettanti – come dice Garzonio – avversato. Su tutto brillano le scelte di grande umanità e di fede da parte dell’arcivescovo, vero operatore di pace e strumento evangelico di beatitudine.

Un’opera che nessuno aveva mai ideato quella dell’autrice, ma che rappresenta una preziosa miniera di ricordi per quanti si accingono a rievocare quegli anni bui, anni di troppe morti senza un perché come i successivi “pentimenti” dei protagonisti dal grilletto troppo facile e le bombe troppo spesso abbandonate tra la gente, i brigatisti rossi o gli squadristi neri, hanno mostrato nella loro lucida follia.

Ma c’è di più in questo intento di carattere storico: «Non possiamo dimenticare che Martini, da religioso, vede uccidere confratelli gesuiti impegnati nelle missioni mentre assiste all’insorgere della violenza armata in Italia – continua Meroni spostando l’attenzione da Milano all’America Latina che registrerà di lì a poco l’assassinio del vescovo Romero sull’altare – che lo condurrà ad asciugare le lacrime dei figli della Chiesa milanese vittime del terrorismo».

Tornando appunto a Milano, tra il 1969 e il 1977 saranno 46 le vittime della violenza nelle strade tra manifestazioni di piazza e scontri con la polizia: un clima di scarsa democrazia dove Martini giunge in punta di piedi – e sappiamo anche con tanta apprensione – con solo il Vangelo in mano.

È uno stile pastorale che molti suoi confratelli hanno seguito e ancora oggi seguono in tante comunità sparse nel mondo, in particolare in quelle diocesi dove è più forte la violenza manifesta. Una modalità di porsi che ha evidentemente influenzato anche un suo confratello gesuita come papa Bergoglio.

Molto tempo è passato da quel 28 maggio 1974 giorno della strage di Piazza della Loggia a Brescia, madre di troppe stragi nel nostro Paese: forse la memoria si è affievolita, ma non può cessare lo spirito di Martini per “rispondere” alla violenza porgendo evangelicamente l’altra guancia e mettendo al primo posto i parenti delle vittime. Con l’augurio che si tratti di storia di cui fare tesoro perché quei giorni non si ripetano, mai più.

Silvia Meroni, Carlo Maria Martini e gli anni di piombo. Le fatiche di un vescovo e le voci dei testimoni, Àncora Editrice, Milano 2020, pp. 351, € 27,00, EAN: 9788851422158

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