Przywara: Che “cosa” è Dio? - SettimanaNews

Przywara: Che “cosa” è Dio?

di: Matteo Prodi

copertinaLa riflessione teologica oggi, ma come sempre del resto, deve affrontare il come Dio sia pensabile nella drammaticità della nostra storia, e come tutto questo si sposi con la riflessione della Chiesa e del magistero. Leggere un’opera di un teologo che papa Francesco considera un suo maestro e che ha cercato di capire quale parola Dio voglia consegnare al mondo può essere molto interessante. Il libro in questione è: E. Przywara, Che “cosa” è Dio? Eccesso e paradosso dell’amore di Dio: una teologia, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2017.

«Quest’opera oscilla tra l’essere un breve compendio di teologia cattolica e un testo di meditazione teologica e spirituale. Malgrado la sua complessità e non sempre ovvia decifrabilità – sia nella lingua originale sia, di conseguenza, nella traduzione – ci pare testimoni, con un linguaggio denso e talora ellittico, alcune verità del vangelo con una singolare nettezza e capacità profetica» (Introduzione, a cura di Fabrizio Mandreoli e Michele Zanardi, pag. 5).

La parola che potrebbe rimanere più impressa nella mente del lettore del presente volume è la parola eccesso, molte volte spesa per caratterizzare l’amore di Dio, ma altrettanto urgente per descrivere le miserie dell’uomo e dell’umanità in ogni epoca storica.

In questo libro l’autore non sviluppa tante conseguenze politiche del suo pensiero, come in altre sue opere; ma è chiaro che l’orizzonte è il desiderio di consegnarci un Dio che possa essere pensato anche dentro le grandi tragedie della storia; non per nulla è scritto nel 1947. Tenere in armonia l’eccesso dell’amore di Dio e l’eccesso della sofferenza dell’uomo è sicuramente frutto dell’attitudine di Przywara di vivere insieme anche le posizioni più contrastanti. È una sorta di apertura universale anche verso situazioni «straniere», altre rispetto alla propria, ma che chiariscono il proprio ragionare. Sophie Scholl (attivista de La Rosa Bianca) studiò il nostro autore e anche da lui prese impulso per le sue scelte di vita, sul solco agostiniano di riflessone sulla fede, la libertà e la coscienza. Quindi, quale Dio si può pensare se deve essere contemporaneamente il Dio verso cui ascendo e il Dio che discende verso le miserie dell’uomo? Ma soprattutto, quale uomo nasce da questa nuova teologia? Quale uomo è redento in Cristo e nella Chiesa?

Per dare una risposta completa, il nostro teologo scrive queste pagine che affrontano le grandi questioni poste dalla rivelazione: Dio, Cristo, la Chiesa, l’uomo e, come conclusione, Maria, la mamma di Gesù. Che cosa è Dio è, quindi, «la testimonianza di un teologo che vuole contribuire alla ricerca di un’identità davvero cristiana all’interno di un contesto europeo di crisi e di svolte epocali» (Introduzione, pag. 10).

Un merito straordinario di questo libro è non solo di saper presentare tutte le strutturali questioni teologiche in poche pagine, ma di saperle affrontare con un unico metodo e con una unica sequenza di passaggi. Nel caso di Dio i passaggi sono: Dio in quanto qualità divina; Dio in quanto limite della creatura; Dio in quanto l’ideale della creatura; il Dio vivente; Dio in lotta e amore; Dio nell’eccesso; Dio dalla theologia directa alla theologia excessus; la tehologia excessus in Dionigi, Agostino e Vangelo.

Non ci è possibile in questa sede sintetizzare i contenuti precisi del libro. Ma “è possibile trovare una trama profonda del percorso proposto dall’autore. Prima di tutto va rilevato il modo di procedere teologico, articolato secondo cinque passaggi; l’affermazione diretta, la negazione, la dialettica, l’eminenza e l’eccesso (…) Questi elementi sono tra loro correlati ed intrecciati in maniera dinamica e possono essere identificati, a grandi linee, nella sua dottrina dell’analogia, nella singolare teologia della croce dell’evento pasquale di Gesù, nella teologia dello scambio salvifico” (Introduzione, pagg. 40-41).

Przywara, infatti, assume l’analogia della dissomiglianza come la struttura dinamica per descrivere l’andamento della creazione, accostandola alla sua personale e creativa riflessione sulla teologia della croce. Si svela chi sia Dio, come sia altro rispetto al mondo, contemplando come la sua gloria appaia nell’evento più maledetto: «Dio appare in Cristo, il crocifisso, come “oltraggio e pazzia” alla maestà, alla santità, alla beatitudine, e anche oltraggio e pazzia a colui che è in pienezza, proprio in tale momento quello è Deus lux in tenebris, Dio che risplende come luce nella sua oscurità» (pag. 95). Questo è il Dio dell’eccesso che discende dal cielo per far ascendere l’uomo. «Si tratta dell’admirabile commercium: nella croce di Gesù avviene lo scambio per il quale “colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui potessimo diventare giustizia di Dio” (2 Cor 5,21)» (Introduzione, pag. 44). Il Dio sempre più grande si rivela proprio scendendo negli inferi delle miserie umane: lì scaturisce la vita di Dio e nasce la vita nuova dell’uomo.

Ma la dottrina dello scambio è essenziale anche per la vita della Chiesa, dei cristiani: i credenti nel Messia crocifisso hanno come unico orizzonte quello di vivere anch’essi lo scambio radicale con gli uomini del loro tempo, mettendosi a servizio come indica l’episodio della lavanda dei piedi.

Dio, Gesù, la chiesa, l’uomo: ogni passaggio della storia della salvezza deve essere capace di tenere insieme gli eccessi che sembrerebbero elidersi ed escludersi a vicenda. Ma proprio l’eccesso dell’amore di Dio sana gli eccessi delle tragedie dell’uomo. Tutto deve essere tenuto insieme dentro la storia del mondo.

Per questo orizzonte di fondo il pensiero di Przywara è teologicamente fecondo anche per l’oggi dove alcune questione (ad esempio la morale familiare) pongono problemi che chiedono di non maltrattare i limiti e di non condannare le persone che li hanno concretamente vissuti. Papa Francesco ha studiato e cita il nostro autore. Questo libro pone, inoltre, il tema della cattolicità che deve sempre più tendere all’unità del molteplice e non alla omogeneizzazione delle vite concrete. «Ci ricorda che la ricerca della verità non può essere il perseguimento di una semplificazione, e il percorso dell’uomo che si interroga su Dio non può prendere delle scorciatoie che evitino le vie tortuose e i tornanti che conducono alla teologia secondo il Vangelo» (Introduzione, pag. 54).

Teologia che non può che avere nel principio pasquale e nell’admirabile commercium il suo centro. Proprio per questa dinamicità, che tale teologia non può non avere, anche la forma della chiesa non può che essere pensata in continua trasformazione: il cambiamento ecclesiale è necessario, se il popolo di Dio desidera sanare le ferite degli uomini del proprio oggi, se vuole veramente seguire i segni dei tempi. E proprio nella concretezza della storia, l’eccesso di Dio si rivelerà eccesso di amore capace di ricreare l’uomo e tutta l’umanità.

Questo libro e il pensiero di Przywara ci chiede di assumere con lo stile di Gesù (lo stile della non violenza attiva) ogni tragedia dell’umano: lì il vangelo si manifesterà credibile, attraverso i credenti che occupano l’ultimo posto e servono a tavola al banchetto del re.

E. Przywara, Che «cosa» è Dio? Eccesso e paradosso dell’amore di Dio: una teologia, a cura di F. Mandreoli e M. Zanardi, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2017. Per approfondire il tema più politico possiamo consigliare anche il volume: E. Przywara, L’idea d’Europa. La «crisi» di ogni politica «cristiana», a cura di F. Mandreoli e J.L. Narrava, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2013.

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