Qoèlet: le domande nude

di: Roberto Mela

Una casa senza idoli

Dopo un capitolo introduttivo centrato sul tema principale di Qoèlet – la lotta contro la religione economica del do ut des –, il docente di economia politica all’Università Lumsa raccoglie i quindici editoriali – molto apprezzati – comparsi su Avvenire a commento dell’enigmatico ma avvincente libro sapienziale. “Colui che parla nell’assemblea” (Qōhelet < qāhāl/assemblea)” mette per iscritto le sue riflessioni nel pieno del periodo ellenistico, quando la cultura greco-romana impera e sembra avere la meglio anche sull’antica sapienza ebraica, specialmente nelle grandi città cosmopolite.

Il saggio Qòhelet – il cui testo è entrato a fatica nel canone ebraico – si pone in modo realistico – non pessimistico – di fronte alla realtà per descriverne la sua enigmaticità, senza nascondersi dietro la foglia di fico della religione ebraica. Il suo sguardo disincantato vede come tutta la realtà sia “hebel/vapore/soffio/precarietà/provvisorietà”, sia tutta “Abele”.

Sotto il nome tutelare di Salomone, il re sapiente per eccellenza, il saggio Qòhelet prova di tutto nella vita, dalla riflessione sapienziale alla lettura assidua, al mangiare e bere in abbondanza – fino all’orgia –, ma sempre arrivando allo stesso risultato. La sapienza aggiunge dolore al dolore, tutto è hebel. Non che tutto sia “vanità/vano” – un giudizio morale negativo inappropriato, entrato nella storia per la fatale traduzione latina di Girolamo vanitas vanitatum – ma tutto è instabile, precario, passeggero, non definitivo.

Anche il sapiente ha il suo limite. Dio ha posto nell’uomo «il mistero del tempo» – bella traduzione dell’esegeta specialista dei libri Sapienziali Luca Mazzinghi – ma l’uomo non riesce a comprendere tutto l’insieme, dall’inizio alla sua fine. La lotta di Qoèlet è contro l’idolatria di una religione e di un pensiero sapienziale fondato sulla logica mercantile del merito e del premio, del do ut des. Egli vuole smascherare la religiosità che tende a placare Dio con sacrifici – a vantaggio economico dei sacerdoti – per una visione di gratuità che sappia apprezzare le cose belle della vita, ne sappia godere (specialmente nella giovinezza) pur sapendo di doverne rendere conto a Dio.

Qoèlet pone “domande nude” a Dio, al lettore, a se stesso, ed è molto avaro nelle risposte, spesso situate a livello di costatazione della contraddittorietà della vita.

La fede non è un mercato, e bisogna rapportarsi a Dio e agli altri con gratuità. Bruni, economista, porta spesso esempi di natura economica per sottolineare come la società capitalista e consumista fondata sulle banche, sul merito, sui benefit, sui meriti, sia in realtà una piramide di vittime, dove anche il potente che sta in cima è vittima della sua logica perversa del massimo profitto – pagato con lauti stipendi e benefit – a spese della salute, della famiglia e della vita sociale. Ogni persona ha sotto di sé un inferiore e sopra di sé un superiore. Ma tutti sono vittime.

Guardare lucidamente alla realtà, non vergognarsi delle proprie disillusioni e delusioni è una benedizione. La realtà smonta le nostre fisime e i nostri atteggiamenti di grandeur, distruggendo il narcisismo che mette il proprio ombelico al centro del mondo.

Il sapiente non deve fare della sua sapienza un’ideologia, ma essere sempre pronto all’autosovversione, cioè a mettere in discussione le verità da lui stesso credute all’inizio, sapendo accettare anche il pensiero diverso proposti dagli altri.

La fede deve restare tale e non diventare ideologia, costruzione intellettuale di domande e risposte già pronte, sacrifici animali e denaro che girano vorticosamente dentro il tempio.

La cifra migliore che deve segnare la vita del sapiente è per Qòhelet la gratuità. «Manda il tuo pane sul volto delle acque, perché in molti giorni lo ritroverai» (Qo 11,1). Il pane prezioso e indispensabile, prodotto allora in casa e consumato – o donato – non dovrebbe essere “mandato sul volto del acque”, buttato al vento. Eppure il saggio Qòelet insegna la gratuità, la generosità nel seminare anche senza vedere subito i risultati del proprio lavoro. La fecondità del proprio agire si trasformerà in fecondità di risultati e darà la gioia di una vita vissuta con un senso. Una civiltà del pane donato.

Arricchita di una traduzione personale molto pregnante, le riflessioni di Bruni sono sempre profonde, attualizzanti, corrette dal punto di vista esegetico, attente a cogliere la cifra ermeneutica dei detti, pur consapevole della pluralità delle posizioni di Qòhelet, talvolta addirittura apparentemente contraddittorie fra di loro.

Un libro davvero prezioso, attualizzante un testo biblico molto complesso, ma modernissimo. In bibliografia, a p. 131 si può aggiungere: L. Mazzinghi, Il Pentateuco sapienziale. Proverbi Giobbe Qohelet Siracide Sapienza. Caratteristiche letterarie e temi teologici (Testi e commenti s.n.), EDB, Bologna 2012, pp. 135-173; Id., “Ho cercato e ho esplorato”. Studi sul Qohelet, EDB, Bologna 22009.

 Luigino Bruni, Una casa senza idoli. Qoèlet, il libro delle nude domande (Lapislazzuli s.n.), EDB, Bologna 2017, pp. 136, € 12,50. 9788810559079

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